Minetti, gli autisti di Punta de L’Este confermano la testimone: “Così portavamo prostitute al Gin Tonic dei Cipriani”



(estratti di Antonio Massari – ilfattoquotidiano.it) – […] “Non dargli il mio telefono. Non voglio finire in un fosso o incendiato”. È questo il clima a Punta del Este quando chiedo informazioni. Tutto quello che leggerete è stato documentato attraverso registrazioni, messaggi whatsapp e audio. Nessuna fonte mi autorizza a fare il suo nome. E quindi non lo farò. È tutto in salita, però dopo qualche giorno, meno di 72 ore, qualcosa inizia a muoversi. A tutela delle fonti userò questa formula: A, B, C. Il messaggio che avete letto è di B, persona fondamentale in questo racconto, perché dirà con chiarezza di aver portato delle prostitute nella chakra di Giuseppe Cipriani, il Gin Tonic, in contrada La Barra qui a Punta del Este. […]

È un’informazione importante. E non perché rappresenti un reato. Qui in Uruguay non soltanto la prostituzione è legale, ma è perfettamente gestita, in modo trasparente e sicuro, sia per le prostitute sia per i clienti. Nessun reato stiamo quindi addebitando a Giuseppe Cipriani o a Nicole Minetti. È un’informazione importante per un altro motivo. E riguarda l’attendibilità dell’ex massaggiatrice del Gin Tonic, Graciela, intervistata nel corso della sua inchiesta dal mio collega Thomas MacKinson e poi dalla redazione uruguaiana di Sin Piedad, che ha più volte chiesto di essere sentita dai magistrati italiani. Inutilmente. La Procura generale ha nei fatti bollato come inattendibile il suo racconto sulle feste con sesso e droga al Gin Tonic, poiché è stato smentito dai testimoni prodotti dalla coppia Cipriani-Minetti e (per ora) anonime persone informate sui fatti ascoltate dai carabinieri.

Qui non risultano indagini nei riguardi di Cipriani e Minetti, né su droga né su altro, neanche la benché minima denuncia per una festa con musica d alto volume. Sull’attendibilità del racconto di Graciela, però, il discorso cambia. In questi tre giorni, almeno tre punti del racconto fatto a MacKinson mi vengono confermati da altre fonti. Due di questi tre sono confermati dalle parole di B.

A e B si conoscono da anni. Sono entrambi autisti. A mi racconta che a Punta del Este tutti sanno delle feste al Gin Tonic. E tanti sanno che arrivano ragazze anche da un night con prostitute che si chiama White. Ovviamente, che tutti sappiano non basta. Ho bisogno di parlare con un testimone diretto. A va a colpo sicuro. Ma non ha il numero del collega. Lo chiede ad altri autisti. Poi chiama B davanti a me. Registro la telefonata. Dopo me la riassume con Google translate. Però non mi basta: gli chiedo di farsi mandare da B un audio chiaro. In cui spieghi tutto. Ve lo riporto integralmente: “L’episodio che ti raccontavo era di tre, quattro anni fa, fai tre. Tutti sapevano dei casini che si facevano lì, ho portato… due o tre volte, credo… quattro ragazze del White. Ma non avevo idea di come funzionasse, quello che facevo era… loro chiamavano, mi dicevano ‘Devo andare in questo posto’, io ce le portavo, le lasciavo lì, e poi andavo a cercarle quando mi avvisavano. Quasi sempre il giorno dopo o alle sei del mattino. Finivano quello che dovevano fare e io le riportavo indietro. Arrivavano che erano contente, si vede che guadagnavano bene, ma non so molto più di questo. E poi, come ti ho detto, con questa gente non si scherza, quindi preferisco che tu faccia da intermediario. Se vogliono qualcosa glielo racconto, ma poi col telefono non posso. Questa gente è pesante”.

[…] In questo messaggio B ci dà degli elementi chiari. Il periodo: tre o quattro anni fa. Graciela ha fornito a MacKinson il suo contratto di lavoro al Gin Tonic, che risale a maggio 2024, quindi perfettamente compatibile con i 3-4 anni di cui parla B. E ancora: le ragazze lavoravano al White, un night dove, potete verificarlo direttamente dal suo sito web, si contratta con le ragazze il compenso per la prostituzione e ci sono camere dove potersi appartare. Altro elemento: tornava a prenderle alle “6 del mattino”, erano “contente” e si vede che “guadagnavano bene”. Nell’audio però B non dice con chiarezza dove le aveva accompagnate. Quindi chiedo ad A di farsi inviare un nuovo audio. Ed ecco le parole di B: “Sì sì, certo, amico, sì, può essere che non l’abbia detto nell’audio. Ho preso le ragazze dal White, dal bordello, per la tenuta Gin tonic, la ‘villa del tesoro’ che si chiama Gin Tonic, gran bella tenuta. Io quel posto, la tenuta, non lo conosco: le lasciavo lì alla porta d’ingresso, me ne andavo, e poi quando tornavo le aspettavo lì fuori un attimo e uscivano. Ma il posto è quello, sì, il Gin Tonic, scusa se non l’ho detto nell’audio”. E qui non solo specifica che si trattava del Gin Tonic, ma precisa anche che il White è un bordello. Nessuno può sapere se queste ragazze si siano prostituite al Gin Tonic. Quel che è certo, però, è che B sostiene di aver portato ragazze prelevate da un bordello. Una testimonianza coerente con il racconto di Graciela a MacKinson: “Ragazze che vengono da un bordello, che si chiama White, c’è un suo intimo amico, quello che gli procura le ragazze…”.

[…] E ancora: “Procurano ragazze da un bordello, White, sono argentine…”. Ma c’è di più. E lo scopro riascoltando le mie registrazioni. Quando A inizia a informarsi con B, su chi possa darmi informazioni legate alle ragazze, fa un nome: Samari. Graciela aveva fatto a MacKinson un nome simile: “Samir, che è un argentino, chiama prima che inizino le riunioni e chiede tre, quattro, cinque ragazze che devono esserci perché lui porta gli imprenditori…”. È una coincidenza interessante. Richiamo A e chiedo chi sia questo Samari, al quale faceva riferimento con B, e come si scriva il suo nome: mi risponde che si scrive Semair e che è una persona molto legata al White. Quando gli domando se può aiutarmi a contattarlo, però, stranamente, mi risponde che impossibile perché è morto da circa un anno. B non è l’unico autista a confermare lo scenario. A davanti a me chiama in viva voce C, che gli spiega di non aver mai accompagnato ragazze dal White al Gin Tonic. Però poi aggiunge: “Ne ho portate da altri posti fino all’Enjoy”. A mi traduce la telefonata in questo modo: “Questo ragazzo mi ha detto che ha portato ragazze… la mattina presto, ragazze da lì, ma non al White, le ha portate da qualche hotel come l’Enjoy. Può essere che fossero lì a lavorare, o altro, uscivano da lì, ma le ha riportate all’Enjoy, e non al White. Non sa se fossero del White o di un altro posto, ma le ha portate dalla tenuta Gin Tonic all’Enjoy”. “Erano prostitute?” chiedo. A mi risponde: “Sì, certo. Ma non del White. La mattina, all’alba, da qui verso gli hotel”. Chiedo ad A se può farsi inviare un audio in cui C mi specifica che si trattava di prostitute. C risponde ad A con queste parole: “No, lascia perdere. Te l’ho detto in confidenza. Non lascerò nulla inciso, quelle persone non sono facili”.

E così, in soli tre giorni, abbiamo raccolto la conferma che, per questa frazione del suo racconto, Graciela è attendibile. Aveva chiesto pubblicamente di essere ascoltata dai magistrati italiani. Invece è rimasta sola. In questo clima. Dove raccolgo conferme da gente che ha paura di morire ammazzata e teme di lasciare qualsiasi traccia.


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