PREMESSA: “Pizzetto” è il nomignolo con il quale viene individuato da centinaia e centinaia di “vittime” il vice brigadiere dei carabinieri di Cosenza Luca Restaneo (scusate la parola).
Vi racconto di quando Pizzetto compì un vero e proprio blitz illegittimo ai danni della mia famiglia, con tanto di cani antidroga.
Era un solitario e afoso pomeriggio di Luglio di diversi anni fa. Mi trovavo a casa da sola con un mio familiare che avrebbe terminato la detenzione ai domiciliari da lì ad una settimana (e questa è un’altra storia, frutto di debolezze ed errori nella sua difesa essendo incriminato per ipotesi di reato e non in flagranza). Suonarono alla porta e lontano vidi un carabiniere per il solito controllo di routine. Uno solo.
Io ero piccola, appena diciottenne, in maniera innocente andai a chiamare la persona che doveva esser controllata e con l’inganno ci ritrovammo in casa nove carabinieri e due cani antidroga. Questi ultimi si erano organizzati e nascosti alla mia vista, per poi entrare di forza e compiendo un’imboscata. Gli stessi non avevano un mandato, né uno straccio di autorizzazione nè una motivazione. Ci aggredirono verbalmente e alle mie domande, Pizzetto (Luca Restaneo), mi chiese quanti anni avessi. Solo dopo capii il perché della domanda. Avevo compiuto da poco 18 anni e avrebbe rischiato molto di più se fossi stata ancora minorenne.
Alla risposta positiva sulla mia maggiore età mi prese per un braccio e mi chiuse a chiave in una stanza di casa mia. Senza cellulare. Letteralmente: sequestro di persona e abuso di potere. Preciso, in un secondo momento entrò e mi prese anche il cellulare richiudendo la porta a chiave. Mentre nove carabinieri erano soli con la persona mia familiare. Fortunatamente prima di ciò riuscii ad avvisare mia madre che arrivò dopo circa trenta minuti.
La cosa grave? Pizzetto aveva visto e appurato che in quel momento in casa non ci fosse nessuno (neanche le nostre auto) e approfittò della situazione per lui agevole.
All’arrivo di mia madre, da canto suo, iniziò ad inveire contro di lei, mortificandola. Lei, che sfinita dalla situazione e da altri abusi pregressi di “minore entità” chiedeva almeno di poter chiudere la porta e che spegnessero le sirene giacché sembrava fossero venuti a prendere Matteo Messina Denaro.
Un’ora e mezza di panico, rabbia, terrore e umiliazione. Alla richiesta di motivazioni Pizzetto disse che stavano cercando droga (la persona in questione non sapeva rollare neanche una sigaretta e loro lo sapevano bene nè aveva mai avuto precedenti per consumo e/o vendita di sostanze stupefacenti). Mia madre disse che non potendo uscire e non essendo mai stato consumatore o altro non avrebbero trovato nulla e sottolineò l’accanimento. I colleghi di Pizzetto tutti muti, uno gli faceva da spalla volentieri invece, solo lui con una favella iraconda diceva a mia madre che doveva essere lei a vergognarsi per avere dei figli del genere (tra cui io) e che la droga in casa la avrei potuta portare io, neodiciottenne sequestrata in casa o altri miei parenti.
Solo dopo aver telefonato a mio padre, che si trovava fuori regione per lavoro e stava rientrando, e avendo informato i carabinieri che fosse un avvocato, dopo più di un’ora se ne andarono. Nelle ore successive mio padre si recò in caserma e lì venne fuori la verità sconcertante: avendo effettuato una perquisizione autorizzata presso un’abitazione vicino alla nostra, Pizzetto aveva ben pensato di recarsi anche a casa mia, senza che alcuna autorità lo sapesse o ne avesse fatto richiesta, dicendo ai colleghi “che questo ora esce e lo freghiamo noi”.
Dopo qualche tempo venni a sapere che Luca Restaneo (conosciuto ai più come Pizzetto per come portava la barba ai tempi ma forse anche adesso) fu trasferito dalla compagnia di Rende, ma mai mi aspettavo fosse stato semplicemente spostato il problema. Tutto insabbiato con un trasferimento su Cosenza e qualche anno di lavoro d’ufficio a mo’ di “punizione”. Un esaltato, perverso, violento e consapevole di esserlo.
Dal 2013 al 2017 per le strade di Rende non si parlava di altro. Tutti i ragazzini e le ragazzine conoscevano Pizzetto. Solito ad accanirsi con i più piccoli o i più deboli, fino al 2018, a quanto pare, anche platealmente. Una figura la cui fama lo precedeva. E lui, si, ne andava fiero. Basta parlare con chiunque abbia ad oggi tra i 25 e i 40 anni.
E qui c’è una riflessione da fare, al netto degli schieramenti. Questa è vita. Vita vera. C’è da chiedersi perché la nostra classe politica li vuole bruti, ignoranti e violenti. C’è da chiedere come funzionano le prove per arruolarsi e i concorsi nell’arma. C’è da chiedersi perché questo ministero (della difesa) non abbia mai mosso un dito sulle decine di segnalazioni pervenute. E ai cosiddetti carabinieri ma anche poliziotti onesti c’è da chiedere quando usciranno dalla logica corporativa che fa abbassare la testa e non dire nulla di fronte a colleghi del genere. Forse credono che pagherebbero tutti se uscisse fuori quello che realmente accade tra le loro fila, invece è non denunciando che diventano tutti colpevoli e complici. Quanti esaltati nelle caserme, nei commissariati e anche nella questura di questa provincia? Quanti individui sono noti ai più? E nessuno fa niente.
Indossare una divisa e soprattutto portare un’arma è una grossa responsabilità, detenere il potere coercitivo sulla popolazione non è una posizione per la quale può bastare che ci siano anche “poliziotti onesti”, se di fronte a tutto questo si tace o -dai vertici- si cerca di aggirare il problema con trasferimenti farlocchi da un ufficio ad un altro. C’è una storia che può essere scritta solo a quattro mani; dall’interno e dall’esterno di quello che è l’apparato giudiziario. Insieme.
Il resto è retorica, tifoseria, disonestà intellettuale. Ignoranza. Complicità. Chi sono oggi è anche frutto di esperienze come quella. Oggi, di notte, ho più paura di incontrare una volante che un ladro. Questo è un fallimento ed anche un trauma ed ha dei responsabili su piccola e grande scala.
Non si può spiegare il senso di umiliazione e impotenza nell’essere sequestrata in casa propria. Quando si sa che chi si presenta in nome della legge, le sta violando tutte. E lo fa contro degli innocenti. Non si può spiegare vedere un cane annusare anche la propria biancheria intima e aver solo voglia di lavare ogni centimetro di casa. E c’è da dire una cosa: erano gli anni degli scandali sul favoreggiamento dei carabinieri di Rende verso i clan. In particolare Lanzino-Ruà. Cosa emerse in quei periodi? Che i controlli per la detenzione domiciliare finivano a tarallucci e vino, in questo caso. Carabinieri a tavola con decine di pluripregiudicati. I delinquenti veri con i quali una grossa frangia della compagnia di Rende sé l’è sempre fatta. E poi cosa facevano con noi? Si sfogavano con la gente per bene. O con le persone oneste che seppur avessero potuto sbagliare, ne avevano tratto insegnamento e volevano solo ritornare a vivere.
Con il senno di poi e crescendo, dico che avrei dovuto denunciare prima. Ma la mia famiglia era distrutta, attonita, arrabbiata, ed io troppo giovane per avere un simile discernimento. Oggi, informandomi so che il sequestro di persona è un reato che non si prescrive prima dei 15 anni, sono ancora in tempo per fare qualcosa contro questo carabiniere. Carabiniere che ha una lunga storia di abusi e violenze, culminata purtroppo con la morte di Momo, un altro innocente. Sgomento e sconforto. Ucciso dall’incuria, prima, e da un carabiniere che non avrebbe dovuto essere più tale da almeno un decennio. Morte di stato (con la esse volutamente minuscola come i suoi molto presunti servitori).
Perché non chiediamo al comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza, colonnello Andrea Mommo, risaputo fascista, a caccia di zecche e in cerca di grandi operazioni per poter avere fama e gloria, di aggiustare il tiro anziché fomentare le teste vuote che lo circondano? Se vuole passare alla storia lo può fare facendo pulizia nell’arma nostrana, senza andare alla ricerca della costruzione di chissà quale operazione. La società pensante non ne può più di questo Stato di polizia. Sospendere e radiare subito tutti gli esaltati, violenti, razzisti e sprezzanti delle regole. Quelle stesse regole che vogliono tanto far rispettare. Spero che la Procura indaghi sulle chat di Restaneo e sui suoi pregressi lavorativi, soprattutto a Rende. (Lettera firmata)
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