Un “Board” per i primi mille giorni di vita: al via la campagna di Cittadinanzattiva


I primi mille giorni di vita — dal concepimento ai due anni del bambino — valgono una vita intera. Lo dice la scienza da decenni. Ma la realtà italiana, fotografata dall’analisi civica realizzata da Cittadinanzattiva, racconta ancora una storia di profondi divari: tra Nord e Sud, tra aree urbane e aree interne, tra famiglie con risorse diverse.

È questo il cuore di “1.000 Buoni Giorni“, la campagna che Cittadinanzattiva ha lanciato ufficialmente ieri, presso il Senato. Un programma operativo, sostenuto da un ampio Board di organizzazioni — tra cui Iss, Fimmg, Fimp, Fnopi, Sip, Sin, Anci, Gruppo Crc e molti altri — che ha l’obiettivo di promuovere un programma di azioni volte a tutelare e sostenere i primi mille giorni di vita.

Il progetto punta sulla connessione tra famiglie, istituzioni, professionisti sanitari, educatori, Terzo Settore e comunità territoriali, per trasformare i primi 1000 giorni in una leva concreta di equità sociale, salute pubblica e innovazione del welfare.

Si articolerà in una serie di azioni: innanzitutto, laboratori territoriali partecipativi per genitori, operatori sanitari, educatori e professionisti sociali, sui temi della prevenzione precoce, della salute mentale perinatale e dell’equità di accesso.

Previsti anche sportelli di tutela per le famiglie che incontrano difficoltà nell’accesso ai servizi, ai sostegni economici o alle informazioni sui propri diritti. E una piattaforma digitale gratuita con materiali informativi, contenuti scientifici, strumenti multilingue e buone pratiche territoriali.

Ancora, per sensibilizzare e informare la cittadinanza rispetto ai diritti e alle risorse, sarà messa in campo una campagna di comunicazione capillare sulla prevenzione precoce, la genitorialità e l’equità territoriale.

«Si parla tanto di denatalità, ma non si dice che nascere in un territorio diverso significa accedere a diritti diversi»: ha detto in apertura Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato, che ha ospitato la presentazione. «Lavoriamo insieme per accogliere dati e per elaborare proposte concrete, a volte anche legislative. Il dialogo istituzionale con i cittadini è fondamentale». E ha confermato la disponibilità a tradurre le istanze emerse dalla campagna in proposte operative.

Sei modelli regionali, un Paese diseguale

Per fare, però, bisogna conoscere: per quanto le diseguaglianze siano spesso evidenti, misurarle e analizzarle è l’unico modo per proporre misure efficaci. Per questo, il primo passo di questo nuovo impegno di Cittadinanzattiva è proprio l’analisi dei Piani Regionali della Prevenzione 2021-2025: un lavoro che mappa, per la prima volta in chiave civica, come le regioni italiane interpretano e attuano le politiche sui primi mille giorni di vita.

L’analisi mostra che non esiste un’Italia sola quando si parla di salute materno-infantile, sostegno alla genitorialità, consultori, servizi educativi 0-3 anni.

Emergono sei modelli distinti di governance:

Alcune regioni — Lombardia, Veneto, Lazio, Campania, Piemonte, Basilicata e Umbria — hanno sviluppato una programmazione dedicata, con progetti strutturati, indicatori di monitoraggio e sistemi multilivello. È quello che viene definito modello della “Governance programmatoria dedicata”.

Abruzzo, Liguria, Marche e Molise centrano il loro approccio sul percorso nascita e sui consultori familiari come presidio principale. È la “Governance consultoriale e del percorso nascita”.

Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Valle d’Aosta e le Province Autonome di Trento e Bolzano adottano un modello sociosanitario integrato, dove consultori, Centri per le Famiglie, salute mentale, servizi educativi e comunità locali dialogano in rete. È la “Governance sociosanitaria integrata e comunitaria”.

Calabria, Sardegna, Sicilia e Puglia, infine, orientano le loro politiche soprattutto verso l’equità e il contrasto alle fragilità nelle aree interne e per le famiglie vulnerabili. È la “Governance equity-oriented”.

A questi si aggiungono due modelli trasversali di crescente rilevanza. Il primo è quello della “governance evidence-based e digitale”, propria di regioni come Lazio, Veneto, Lombardia, Valle d’Aosta e Campania, che utilizzano piattaforme digitali, screening neonatali, sistemi di sorveglianza e strumenti di monitoraggio del neurosviluppo come vere leve di programmazione.

Il secondo è il modello ambiente-salute: Toscana, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Bolzano interpretano i mille giorni come finestra critica per intervenire sui determinanti ambientali, nutrizionali e comportamentali, riconoscendo che fumo, inquinamento e stili di vita in gravidanza lasciano tracce epigenetiche durature.

Un quadro ricco di esperienze, ma ancora profondamente frammentato. «Le innovazioni più avanzate — l’Home Visiting, i programmi di lettura precoce, le reti Baby Friendly — restano spesso legate a progettualità sperimentali, senza piena stabilizzazione organizzativa», si legge nell’analisi. E persistono criticità strutturali: carenza di personale nei servizi territoriali, percorsi di salute mentale perinatale ancora insufficienti, debole integrazione tra sanitario, sociale ed educativo.

«Una questione di diritti, non di fortuna»

«La tutela della salute dei più piccoli e il sostegno alle famiglie non possono dipendere dal codice postale o dalle condizioni socio-economiche», ha detto con forza Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, aprendo la serata. «Attraverso questo programma vogliamo rimettere al centro i diritti dei cittadini e attivare strumenti concreti di ascolto e orientamento. Chiediamo alle istituzioni una governance nazionale stabile sui primi mille giorni, il rafforzamento della rete di prossimità a partire dai consultori come fulcri territoriali integrati, e la semplificazione delle procedure di accesso ai servizi e ai sussidi».

Un appello che si estende oltre i confini nazionali: Cittadinanzattiva propone infatti, a livello europeo, l’adozione di un “EU First 1000 Days Act“, capace di trasformare le raccomandazioni oggi esistenti in diritti realmente esigibili, con standard comuni su salute materno-infantile, nutrizione, educazione, prevenzione e accesso ai servizi. «Un investimento strategico sul capitale umano europeo», lo ha definito Mandorino, «capace di ridurre le disuguaglianze, prevenire lo svantaggio intergenerazionale e costruire un’Europa più equa».

La sfida dei prossimi anni

«La sfida non è sapere cosa fare», ha concluso Mandorino. «Sappiamo già cosa funziona: i consultori rafforzati, l’Home Visiting, la salute mentale perinatale, la lettura precoce, i Centri per le Famiglie. La sfida è farlo ovunque, in modo stabile, per tutti. Trasformare i mille giorni da insieme di buone pratiche a infrastruttura di salute pubblica».

Questi ad oggi gli aderenti al Board:
AIFEC, ANCI, Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini – ETS, CNOAS, CNOP, Donne in Campo – CIA, Farmaciste insieme, FIASO, FIMMG, FIMP, FNOPI, FNOPO, FOFI, Giovani Farmacisti Fenagifar, Gruppo CRC, Gruppo Nazionale Nidi e Infanzia, Istituto Superiore di Sanità, Riabitare l’Italia, SIGO, SIMG, SIN, SIP, Emmanuele Pavolini, Professore ordinario di Sociologia economica del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università di Milano, Manuela Stranges, Professoressa associata di Demografia del Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza dell’Università della Calabria, e Paolo Siani, pediatra e già vicepresidente della Commissione parlamentare Infanzia e Adolescenza.

Qui l’analisi civica completa

Foto interne e video dell’autrice. Foto apertura Unsplash

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 Chiara Ludovisi

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