La Chiesa di San Francesco ad Alessandria recuperata dopo 200 anni di chiusura. Sarà Museo della città


Negli ultimi venticinque anni, la Chiesa di San Francesco, ad Alessandria, è stata oggetto di una complessa operazione di recupero e riqualificazione.
La struttura, con l’annesso convento, era uno degli edifici gotici di maggior importanza della città piemontese, ma nell’Ottocento diverse vicissitudini portarono a radicali trasformazioni, che ne alterarono l’aspetto e l’uso originale. Soprattutto per merito del restauro architettonico avviato nel 2022, ora il complesso, sottratto alla fruizione da due secoli a questa parte, viene restituito alla città, leggibile negli elementi che testimoniano la sua importanza storico-artistica in ambito regionale.

La Chiesa di San Francesco ad Alessandria restituita alla città

L’ambiziosa operazione, che al momento consentirà al pubblico di visitare la chiesa per tutti i weekend di giugno 2026 (a partire dal 6 e 7 giugno 2026, fino al 28, su prenotazione), si completerà, in realtà, sono all’atto della trasformazione del complesso in Museo della città, futuro polo culturale di riferimento per chi vive e visita Alessandria.

La storia della Chiesa di San Francesco

La chiesa fu fondata sul finire del Duecento – la costruzione è attestata a partire dal 1268, come da Bolla papale di Clemente IV – ma i lavori di realizzazione, sostenuti anche dagli Angiò, conti di Provenza e futuri regnanti di Sicilia, si protrassero fino ai primi anni del secolo successivo (la consacrazione data al 1314), in una stagione artistica molto fiorente per la città, come testimoniano ancora anche le chiese medievali di Santa Maria di Castello e Santa Maria del Carmine). Il complesso conventuale di San Francesco occupava un intero isolato del centro storico ed era in origine uno dei maggiori centri francescani del Nord Italia. Secondo la tradizione locale, smentita dagli storici ma ben evidente nelle testimonianze iconografiche dell’epoca legate alla radicata devozione del Santo, Francesco sarebbe passato in città nel secondo decennio del Duecento e qui avrebbe operato alcuni miracoli).

Il mattone a vista caratterizza tutto l’aspetto esterno della Chiesa, mentre il prospetto laterale, verso via San Giacomo della Vittoria, mantiene parti della decorazione in cotto della fascia sottogronda; ben conservato è anche il campanile, scandito da una serie di archetti pensili ogivali su registri sovrapposti.
La facciata su via XXIV Maggio, che si estende per circa 22 metri, presenta ancora il portale di accesso principale, ad arco pieno. All’interno, invece, si sono preservate la decorazione pittorica policroma delle volte e alcune tracce di affreschi, risalenti alla prima metà del Trecento.
Nell’Ottocento, con la soppressione degli Ordini Monastici, il convento divenne proprietà del Demanio. Dapprima la conversione dell’edificio in caserma di cavalleria negli anni della campagna napoleonica (1803), poi la trasformazione in ospedale militare, nel 1833 con Carlo Alberto di Savoia, determinarono la suddivisione in due livelli e la costruzione di tramezze, oltre all’aggiunta di un ampio cavedio interno nella parte centrale. Al pian terreno furono allestiti i magazzini, al superiore i dormitori.
All’epoca, la facciata perse le sue connotazioni sacre, e solo l’intervento della Soprintendenza, che nel 1919 notificò l’interesse archeologico dell’edificio, sventò la distruzione del complesso per realizzare una strada di collegamento diretto tra piazza Garibaldi e piazza della Libertà (due i progetti accantonati: nel 1893 e nel 1952). Dal 1989, l’immobile è di proprietà del Comune di Alessandria che lo acquistò dal Genio Militare.

Il recupero della Chiesa di San Francesco

Iniziarono così, negli Anni Novanta, gli scavi archeologici e i lavori di consolidamento delle strutture dell’edificio, oltre al recupero delle decorazioni affrescate. E nel 2022, nell’ambito della programmazione Territoriale POR FESR 2014-2020 Asse VI “Sviluppo urbano sostenibile – Strategia Urbana Integrata denominata Alessandria torna al centro”, il restauro architettonico che ha condotto al risultato ora visibile è stato finanziato con fondi provenienti prevalentemente dal bilancio del Comune di Alessandria (oltre 4 milioni e mezzo di euro), dal Por-FESR/POC (quasi 4 milioni di euro) e dal Ministero della Cultura (400mila euro). Raggiunto anche il traguardo di restituire l’ex complesso francescano nell’anno delle celebrazioni per l’ottavo centenario dalla morte di San Francesco.

Per affidare la direzione dei lavori è stata bandita una gara internazionale, vinta dal Gruppo Studio Montagni, che ha lavorato sotto la supervisione della Soprintendenza locale. Sono stati così abbattuti il cavedio e i muri divisori aggiuntivi, restituendo la visibilità interna dei due livelli attuali della chiesa; è stato rimosso il riempimento delle volte ottocentesche, mentre le pareti esterne dell’edificio sono state riportate a mattone a vista. Proseguono, inoltre, gli scavi archeologici per la ricerca e il restauro di ulteriori superfici decorate, non precedentemente note: in particolare decorazioni a bande bianche e nere e fasce a spirale rosse su fondo grigio, e il riquadro affrescato con la Madonna in trono con bambino, con un santo vescovo e una santa. I lavori hanno potuto accertare anche una successiva fase decorativa, di fine Cinquecento, e hanno riportato alla luce due sepolture a inumazione della fase più antica e sepolture a ossario tardo medievali.

Il futuro della Chiesa di San Francesco: un Museo per la cittàIn vista della realizzazione del percorso museale, gli scavi archeologici saranno mantenuti a vista, per agevolare la comprensione dell’impianto architettonico basso medievale, con la possibilità di apprezzare l’originaria quota pavimentale due-trecentesca. Tutto su una superficie di ben 1250 metri quadri, suddivisa in tre navate (in origine erano quattro, e dovevano esservi anche molte cappelle laterali gentilizie), con pilastri polistili e volte a crociera caratterizzate da monumentali costoloni, tipici dello stile gotico. Sempre ai fini di una visita più immersiva, si è scelto di mantenere il solaio ottocentesco, che ora consente di osservare le decorazioni sulle volte (compare anche il Giglio di Francia, probabile conferma della presenza angioina). Il progetto ha previsto anche la realizzazione di nuovi ambienti funzionali alla prossima destinazione museale, come il giardino d’inverno. Negli ex spazi conventuali, anch’essi riqualificati, saranno invece realizzate residenze universitarie e l’Auditorium del Conservatorio, grazie all’impegno congiunto dell’amministrazione cittadina e della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria.

Livia Montagnoli

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