Ceccano, la sanità infiamma il Consiglio. L’opposizione attacca, Querqui resiste

Come ampiamente previsto, l’Ordine del Giorno dell’ultimo Consiglio Comunale di Ceccano è stato quasi interamente fagocitato dal punto più caldo in scaletta: l’interrogazione sul futuro del Presidio Sanitario. Un dibattito serrato, consumato tutto all’interno dell’aula, che ha messo a nudo le due visioni politiche contrapposte sulla vertenza che tiene col fiato sospeso la città. Da una parte la trincea dell’opposizione, che ha bollato la protesta in piazza come inutile demagogia; dall’altra la difesa dell’Amministrazione, culminata con l’intervento del sindaco Andrea Querqui.

L’interrogazione di Maliziola e la risposta tecnica

La Consigliera Manuela Maliziola

Ad aprire le danze è stata l’interrogazione urgente di Manuela Maliziola: un documento volto a denunciare l’impoverimento dei livelli di assistenza con la chiusura improvvisa del PAT e dell’UDI. La consigliera ha incalzato il sindaco: c’era consapevolezza di queste chiusure? Il Comune è stato coinvolto dalla Regione? Quali azioni urgenti sono state attivate per evitare il sovraccarico del Pronto Soccorso di Frosinone? (Leggi qui: Il blitz della Maliziola: nel mirino PAT, UDI e le mosse della Giunta).

A rispondere per la maggioranza è stata Cristina Micheli, consigliera con delega alla Sanità. Sfruttando la propria competenza professionale, Micheli ha ripercorso la cronostoria dei dialoghi con la Regione: le rassicurazioni iniziali della Pisana non erano state seguite dai fatti, da qui la scelta di attivare il presidio permanente. La richiesta è una sola: la delibera di Giunta Regionale che converta formalmente la struttura in Casa di Comunità per blindare i servizi. Una linea supportata anche dall’intervento della consigliera Carlini, che ha illustrato all’Aula le differenze tecniche tra Ospedale e Casa di Comunità.

Maliziola si è detta insoddisfatta della replica, riaprendo il fuoco e cedendo la parola all’artiglieria della minoranza. 

L’affondo dell’opposizione: «Il presidio è inutile»

Alessia Macciomei

Alessia Macciomei ha spostato il dibattito su un piano politico, contestando la «narrazione allarmistica» della maggioranza. Ha ricordato come la programmazione che sposta la Casa della Salute ad Amaseno risalga alla Giunta Zingaretti (2022) e come la riorganizzazione territoriale porti la firma dell’ex assessore Alessio D’Amato, sostenuto alle urne proprio dall’attuale maggioranza di Querqui«La Giunta Rocca non ha sottratto servizi ma ha previsto un Ospedale di Comunità con 20 posti letto», ha sottolineato, criticando la scelta di fare un presidio sotto il sole a 40 gradi e segnalando la pesante assenza dei vertici del PD.

Un attacco rincarato dalla Consigliera Ginevra Bianchini«Sono d’accordo nel portare a casa più servizi possibili ma sono in totale disaccordo con la demagogia di questa Amministrazione». La sua sintesi è tranchant: «Prima il problema era il PAT, ora che i medici sono stati reclutati il problema è diventata la delibera, che è solo un modo per chiamare diversamente un servizio che già esiste. La sensazione è che il presidio servisse a intestarsi successi politici che sarebbero arrivati comunque». Una lettura condivisa anche dal consigliere Ugo Di Pofi.

Il dibattito in maggioranza

Sara Battisti

A difesa della linea dell’Amministrazione è intervenuto il presidente della Commissione Urbanistica Mariano Cavese. Ha annunciato un imminente emendamento in Regione Lazio a firma dei Consiglieri Claudio Marotta (Europa Verde) e Sara Battisti (Pd).

Poi è intervenuto Colombo Massa. Quest’ultimo, esponente di Europa Verde, ha riportato il focus sui bisogni concreti: ammettendo che le colpe originarie risalgono alla gestione Zingaretti, ha ribadito che ai cittadini non interessa di chi sia la responsabilità, ma che vengano erogati i servizi. A chiudere il giro è stato l’assessore Giulio Conti, con un intervento a difesa dell’operato della giunta.

L’arringa di Querqui: «Nessuna strumentalizzazione»

Il baricentro politico dell’intera seduta è stato il lungo intervento del sindaco Andrea Querqui. Il primo cittadino ha sgombrato subito il campo dalle accuse della minoranza: «Non voglio strumentalizzare un tema così importante. L’obiettivo è difendere la sanità di Ceccano e di un bacino di 50.000 cittadini».

Querqui ha elencato i servizi attualmente erogati dalla struttura: dal CUP ai prelievi, dalla specialistica alla salute mentale, dalla riabilitazione al consultorio, fino al corso in infermieristica. Lo ha fatto con l’intenzione di far capire cosa è davvero a rischio. L’Ospedale di Comunità da 20 posti letto? «Ben venga, ma non sostituisce tutti gli altri servizi».

Il sindaco ha poi ripercorso le interlocuzioni: l’incontro del 18 giugno con la Presidente della Commissione Sanità Alessia Savo e le rassicurazioni ricevute sul fatto che il PAT non sarebbe stato chiuso senza la contestuale attivazione dei servizi sostitutivi. «Invece il 1° luglio il PAT chiude e le alternative promesse vengono disattese. Se avessimo voluto fare demagogia non avremmo annunciato il presidio con 10 giorni di anticipo. Speravamo che la Regione o la ASL intervenissero. Non è accaduto».

Il vero paletto della vertenza: i contratti durano sei mesi

Il nervo scoperto della vicenda è nei contratti. I medici garantiti dalla ASL hanno incarichi a tempo determinato di sei mesi, prorogabili per altri sei. «Se non ci dicono fino a quando resteranno questi servizi e non si fa la delibera per la Casa di Comunità, cosa succederà tra un anno?» L’appello finale alla Pisana: «La Regione deve prendere un impegno formale: deliberate che la Casa della Salute verrà riconvertita in Casa della Comunità. Fate quella delibera e noi siamo pronti a smobilitare la protesta».

Emanuela Piroli

A far calare il sipario è stata la Presidente del Consiglio Emanuela Piroli«Avrei appoggiato questa battaglia anche nel 2022, se l’allora sindaco ne avesse compreso la gravità. La difesa della sanità per 50.000 utenti non deve avere colore politico. Spero che chi oggi è istituzione in Regione si prenda la responsabilità di firmare questa delibera».

Due dettagli hanno acceso i radar degli osservatori. Primo: la riapparizione tra il pubblico di Federica Aceto e Alessandro Savoni, figure vicine alla Presidente della Commissione Sanità regionale Alessia Savo direttamente chiamata in causa nel dibattito. Il che segnala un loro imminente ritorno all’attivismo politico cittadino. Secondo: il visibile fastidio dell’assessore Giulio Conti durante l’intervento del delegato all’Ambiente Colombo Massa, che tra le righe (e talvolta esplicitamente) ha attaccato il Partito Democratico.

Il paradosso: il sindaco di sinistra lasciato solo dal PD

La riflessione finale riguarda Querqui stesso. Analizzando la mobilitazione con freddezza, il sindaco ha finito per indossare i panni di un amministratore di centrosinistra, ergendosi a baluardo della sanità pubblica. Con un’anomalia: secondo diversi osservatori è stato lasciato fin troppo solo in questa battaglia proprio dal Partito Democratico. Le ipotesi sono due: Querqui ha organizzato una protesta troppo «di sinistra» per i gusti del Partito. Oppure c’è una seconda possibile chiave di lettura: anche il Pd ha ben chiaro che la protesta sia del tutto campata in aria ed evita di lasciarci le proprie impronte digitali.

Andrea Querqui

Ma al netto dei posizionamenti, c’è un dato oggettivo: Querqui questa battaglia l’ha fatta, ci ha messo la faccia e l’ha portata avanti fino in fondo.

I servizi, dal 3 agosto, ripartiranno. Restano aperti i nodi cruciali. Con quali modalità operative? Fino a quando reggeranno i contratti? E la delibera sulla Casa di Comunità vedrà mai la luce? In questa partita a scacchi va riconosciuto anche il ruolo di Fratelli d’Italia: il partito di maggioranza relativa alla Pisana, costantemente sotto il fuoco della protesta, non si è voltato dall’altra parte. Ha incassato l’onda d’urto ma ha lavorato per sbloccare l’impasse, portando a una prima risposta concreta e dimostrando la volontà di non recidere il filo istituzionale tra Ceccano e Roma.


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