il credito cambia prospettiva, dalla valutazione iniziale alla sostenibilità nel tempo – CREDIT VILLAGE


Il mercato del credito italiano si prepara a un cambio di passo. Con l’avvicinarsi del 20 novembre 2026, data indicata per la scadenza operativa della CCD2, l’attenzione degli operatori non si concentra soltanto sugli adempimenti necessari per adeguarsi alla nuova disciplina. A emergere è un cambiamento più profondo nel modo di valutare e gestire il credito: non basta più stabilire se un consumatore possa ottenere un finanziamento oggi, diventa sempre più importante comprendere se sarà in grado di sostenerlo nel tempo.

È questa una delle principali evidenze della survey realizzata da Experian sulla preparazione degli operatori italiani alla CCD2. La ricerca ha raccolto 49 risposte da banche tradizionali e digitali, finanziarie specializzate, fintech, operatori BNPL e fornitori di servizi di pagamento, rappresentativi, secondo Experian, dell’80% del mercato italiano del credito al consumo.

Il rapporto tra rata mensile e reddito resta oggi il criterio più diffuso per valutare la capacità di un consumatore di sostenere un prestito: viene utilizzato dal 73% degli operatori intervistati. Il 59% considera anche gli impegni creditizi già in essere e le eventuali rate scadute, mentre il 57% tiene conto di reddito, spese ricorrenti e liquidità disponibile.

La survey mette però in evidenza come il mercato stia guardando sempre più a strumenti capaci di andare oltre questa fotografia iniziale.

Il 46% degli operatori intende infatti introdurre uno strumento per misurare il sovraindebitamento, mentre il 41% punta su sistemi capaci di individuare i primi segnali di difficoltà finanziaria prima che possano trasformarsi in insolvenze.

Al momento queste capacità risultano ancora relativamente poco diffuse. Solo il 30% degli intervistati utilizza già strumenti dedicati a rilevare un accumulo eccessivo di debito e appena il 22% simula scenari per valutare come potrebbe cambiare la sostenibilità di un prestito in presenza, ad esempio, di un aumento dei tassi, dell’inflazione o delle spese familiari.

Proprio questi strumenti figurano però tra le priorità di investimento indicate dagli operatori. Un segnale che suggerisce come il mercato non stia semplicemente reagendo a un nuovo quadro normativo, ma stia iniziando a ripensare il proprio modello di valutazione del credito.

A sintetizzare questo passaggio è Giulio Mariani, Data & AI Manager di Experian Italia: “Il mercato si sta spostando da una valutazione che risponde alla domanda ‘questo consumatore può ottenere credito oggi?’ a una che si chiede ‘potrà sostenerlo nel tempo?’”.

La survey mostra un settore che non parte da zero. Il 73% degli operatori lavora sulla CCD2 da almeno sei mesi. Ma tra aver avviato un percorso e averlo trasformato in un programma strutturato rimane ancora una distanza significativa: solo il 24% dispone di un piano attuativo con budget approvato e scadenze definite fino al completamento.

Il tema, dunque, non è esclusivamente tecnologico.

Tra le principali aree sulle quali gli operatori stanno lavorando figurano la gestione della documentazione e dei workflow, indicata dal 59% del campione, la verifica del reddito del cliente (51%), la formazione e la gestione del cambiamento organizzativo (49%) e il supporto legale e di compliance (46%).

Anche la verifica reddituale assume un peso crescente. Gli operatori stanno combinando strumenti differenti, dai modelli di stima del reddito all’analisi documentale fino ai dati transazionali provenienti dall’Open Banking, con l’obiettivo di costruire valutazioni proporzionate all’importo erogato e, al tempo stesso, tracciabili.

In questo scenario, anche l’intelligenza artificiale e l’automazione assumono un ruolo centrale. I dati mostrano un livello di adozione già significativo: il 43% degli operatori dichiara di automatizzare più della metà delle proprie valutazioni di credito, mentre il 22% automatizza fino alla metà dei casi. Un ulteriore 30% utilizza modelli predittivi mantenendo però un passaggio finale di approvazione umana.

La questione, tuttavia, non sembra essere semplicemente automatizzare un numero maggiore di decisioni. Con il nuovo scenario normativo diventano centrali la spiegabilità e la tracciabilità dei modelli, insieme alla possibilità di disporre delle evidenze necessarie nel caso in cui venga richiesto un riesame manuale della decisione.

Più indietro, ma in evoluzione, l’adozione dell’Intelligenza Artificiale Generativa. Il 57% degli operatori sta lavorando alla sua introduzione nei processi, mentre il 22% dichiara di utilizzarla già in applicazioni specifiche. Il 14% è ancora in fase di valutazione e l’8% non la utilizza.

Il quadro che emerge è quindi quello di un settore nel quale la tecnologia assume un peso crescente, ma dove automazione e AI devono necessariamente confrontarsi con esigenze di trasparenza, controllo e supervisione.

Un altro fronte sul quale il nuovo scenario è destinato a produrre effetti importanti è quello del Buy Now Pay Later. Con la CCD2, la maggior parte delle operazioni BNPL entrerà nel perimetro del credito al consumo, rendendo necessario integrare anche queste forme di pagamento nella valutazione complessiva dell’indebitamento del cliente.

Il tema assume ancora maggiore rilevanza alla luce della crescita del fenomeno. Secondo i dati dell’Osservatorio sul Credito di Experian citati nella survey, ad agosto 2026 le richieste di BNPL in Italia sono cresciute del 22,2% rispetto allo stesso mese del 2025.

Millennial e Gen Z rappresentano insieme quasi il 68% dei richiedenti, mentre la sola Gen Z registra un incremento del 33,6% su base annua. Numeri che mostrano una diffusione crescente dello strumento e, contemporaneamente, rafforzano l’esigenza di disporre di una visione complessiva e aggiornata della sostenibilità del debito.

Dalla survey di Experian emerge quindi un mercato che non si limita a prepararsi ai nuovi requisiti normativi, ma sta ripensando più in profondità il modo di valutare e gestire il credito.

La CCD2 pone certamente agli operatori nuovi requisiti, ma al tempo stesso accelera un percorso che riguarda più in generale il modo in cui viene valutato e gestito il rapporto tra credito e consumatore.

Il passaggio più significativo è quello da una valutazione prevalentemente concentrata sul momento dell’erogazione a una visione più dinamica, capace di considerare l’evoluzione della situazione finanziaria del cliente e di intercettare tempestivamente eventuali segnali di difficoltà.

In questa prospettiva, dati, Open Banking, modelli predittivi e intelligenza artificiale diventano strumenti di un cambiamento più ampio. La sfida non sarà soltanto prendere decisioni più velocemente o automatizzare più processi, ma utilizzare la tecnologia per rendere il credito più sostenibile, le decisioni più comprensibili e il monitoraggio più efficace nel tempo.

Il 20 novembre rappresenta quindi una scadenza importante, ma il vero banco di prova arriverà dopo: quando gli strumenti e i progetti messi in campo per rispondere alla normativa dovranno diventare parte strutturale dei modelli di gestione del credito.


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