prescrizione e sanzioni — idealista/news


L’Imposta Municipale Propria rappresenta uno dei principali obblighi fiscali a livello locale, il cui omesso versamento attiva specifiche procedure di recupero da parte delle amministrazioni comunali. Queste azioni, tuttavia, devono rispettare precisi limiti temporali fissati dalla legge a tutela del contribuente. 

Infatti, dalla data di notifica dell’avviso di accertamento (o, meglio, dal 60° giorno dopo la mancata impugnazione) decorre un nuovo termine di 5 anni entro il quale il Comune deve attivare la riscossione coattiva. Se l’ente lascia trascorrere questo lasso senza riscuotere, il debito di un’IMU non pagata dopo 5 o 10 anni si prescrive, rispettivamente, per il decorso del termine ordinario o a seguito di una sentenza del giudice. 

Quanto tempo ha il comune per richiedere l’IMU

Per il recupero dei tributi locali omessi, le amministrazioni comunali devono rispettare i termini stabiliti dalla normativa vigente. L’obbligo di notifica degli avvisi di accertamento trova la sua disciplina nell’articolo 1, comma 161, della Legge 296/2006, il quale dispone testualmente: 

“Gli avvisi di accertamento in rettifica e d’ufficio devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati. Entro gli stessi termini devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie, a norma degli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni”. 

Il limite di tempo configura un termine di decadenza, il cui mancato rispetto comporta la perdita irrevocabile del potere impositivo da parte del Comune. Di conseguenza, eventuali richieste recapitate oltre questa finestra temporale risultano illegittime. 

Occorre precisare che, a causa della situazione emergenziale, i termini pendenti all’8 marzo 2020 hanno subito una proroga di 85 giorni, posticipando le scadenze originarie per le annualità fino al 2019. Resta comunque fondamentale verificare la data di effettiva spedizione dell’atto all’ufficio postale per stabilire la piena regolarità della notifica formale.

Quanti anni indietro possono richiedere l’IMU

Le richieste dei versamenti fiscali dei Comuni si fermano, per legge, alla soglia dei cinque anni. Il calcolo parte, di regola, dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il tributo doveva essere versato. Un’amministrazione, pertanto, non può esigere pagamenti per periodi troppo lontani nel tempo, a patto che non abbia inviato avvisi formali. 

Per fare un esempio pratico, la richiesta di un’IMU non pagata per 10 anni risulta certamente prescritta e non più dovuta, a meno che l’ente non abbia interrotto i termini inviando solleciti a cadenza regolare durante l’intero decennio. Se il Comune non notifica alcun accertamento entro i tempi previsti, il cittadino può far valere la prescrizione e annullare il debito. 

Occorre, tuttavia, prestare attenzione al caso dell’omessa dichiarazione: in questa specifica circostanza, i tempi a disposizione dell’ente per i controlli si allungano di un ulteriore anno.

Come funzionano la prescrizione e la decadenza dell’IMU

Ancorché frequentemente confusi, decadenza e prescrizione costituiscono istituti giuridici differenti, fondamentali per valutare la legittimità temporale di una pretesa fiscale. Nello specifico, l’iter procedurale si sviluppa attraverso fasi consequenziali:

  • la decadenza costituisce il lasso di tempo massimo concesso all’amministrazione per notificare il primo avviso di accertamento, con scadenza inderogabile fissata al 31 dicembre del quinto anno successivo all’omissione;
  • la prescrizione opera invece nella fase successiva della riscossione, in merito alla quale l’articolo 2948, numero 4, del Codice Civile stabilisce che i tributi periodici si estinguano definitivamente trascorso un ulteriore quinquennio.

Di conseguenza, il debito di un’IMU non pagata dopo 5 anni dalla scadenza originaria, o dall’ultima notifica ricevuta, viene annullato in via definitiva. Se arriva un nuovo atto formale nei termini di legge, il conteggio si interrompe e riparte da zero. A latere di queste dinamiche strutturali, risulta sempre utile informarsi su cosa cambia per l’IMU, in quanto le riforme fiscali sono soggette a revisioni capaci di incidere sulle procedure di accertamento.

Differenza tra i 5 anni per l’accertamento e la riscossione coattiva

L’iter che conduce dal mancato versamento dell’IMU alla riscossione coattiva segue un percorso a tappe bene scandite. Innanzitutto, il Comune notifica l’avviso di accertamento, che dal 2020 funge da titolo esecutivo; se il contribuente non salda il dovuto né ricorre dinanzi ai giudici entro 60 giorni, l’atto diventa definitivo. 

Soltanto a questo punto si apre la seconda fase, quella del recupero coattivo, che accorda all’ente un quinquennio di tempo per agire tramite l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Il contribuente gode di tutele fondamentali: persino nel caso limite di un’IMU non pagata per 20 anni, la decadenza del potere impositivo blocca qualsiasi richiesta non preceduta da atti formali regolarmente notificati. 

Come sancito dalla Suprema Corte di Cassazione, a partire dalla pronuncia a Sezioni Unite numero 23397/2016 (recentemente confermata dalla numero 11676/2024), un avviso di accertamento non impugnato diviene un atto amministrativo definitivo, ma non si trasforma in una sentenza passata in giudicato. 

Di conseguenza, è da escludersi l’applicazione della prescrizione decennale prevista dall’articolo 2953 del Codice Civile – riservata esclusivamente ai crediti consacrati da un pronunciamento giudiziale – mantenendo inalterata la prescrizione breve quinquennale propria dei tributi locali.

A cosa si va incontro se non si paga l’IMU

L’omissione del versamento dell’Imposta Municipale Propria comporta l’applicazione automatica di sanzioni amministrative pecuniarie e la conseguente maturazione di interessi moratori. L’inadempimento non costituisce, in ogni modo, un illecito penale, diversamente da quanto accade per le imposte erariali al superamento di determinate soglie quantitative.

Il sistema sanzionatorio degli enti locali prevede una maggiorazione calcolata in percentuale sull’imposta evasa, cui si sommano gli interessi maturati al tasso legale vigente per ogni singolo giorno di ritardo. A seguito del Decreto Legislativo 87/2024, la sanzione base ordinaria è stata ridotta dal 30% al 25% per le violazioni commesse a partire dal 1° settembre 2024. 

Tuttavia, l’aggravio effettivo degli oneri dipende in larga misura dalla tempestività con cui la pendenza viene regolarizzata. Attendere – senza procedere con il pagamento – l’intervento dell’ente fa decadere, infatti, l’opportunità di beneficiare delle cospicue riduzioni accordate dalle procedure di ravvedimento spontaneo.

Cosa succede se non pago l’IMU arretrata

L’evoluzione delle azioni di recupero crediti da parte degli enti locali segue un iter procedurale rigoroso. Non appena l’amministrazione rileva il mancato versamento, procede tempestivamente con la notifica dell’avviso di accertamento esecutivo. Il contribuente dispone di 60 giorni per:  

  • saldare l’importo per intero; 
  • presentare un’istanza di accertamento con adesione finalizzata a ridurre il carico sanzionatorio;  
  • instaurare un contenzioso tributario. 

Diversamente, ignorare la comunicazione fa scattare la fase coattiva che comporta l’affidamento immediato del debito al soggetto preposto alla riscossione coercitiva. Dall’analisi di cosa succede a fronte di un’IMU non pagata per 5 anni, emerge inevitabilmente un rapido aggravio causato da ulteriori spese di notifica e aggi di legge. L’esposizione complessiva lievita in modo sensibile, tramutando la pretesa in un titolo idoneo all’immediata attivazione delle misure cautelari.

Sanzioni, pignoramento e fermo amministrativo

Quando il debito tributario diviene inoppugnabile e la fase di riscossione coattiva entra nel vivo, l’ente creditore acquisisce la facoltà di adottare misure cautelari ed esecutive piuttosto gravose, finalizzate ad assicurare il recupero delle somme non versate. 

Tra gli strumenti più frequentemente utilizzati spicca il fermo amministrativo sui veicoli intestati al trasgressore, attivabile generalmente a fronte di esposizioni superiori a 1.000 euro.

Per insolvenze di maggiore entità, oltrepassata la soglia dei 20.000 euro, diviene possibile procedere con l’iscrizione di un’ipoteca legale sul patrimonio immobiliare. L’espropriazione immobiliare vera e propria, concretizzata tramite pignoramento, costituisce l’estrema ratio dell’iter. 

A tutela del cittadino sussistono tuttavia dei limiti. Infatti, l’Agente della Riscossione non possiede il potere di pignorare l’abitazione principale non di lusso e, per procedere esecutivamente sugli altri fabbricati, il debito complessivo deve inderogabilmente eccedere l’importo di 120.000 euro.

Cosa fare se si riceve un avviso di pagamento fuori tempo

Di fronte a un atto notificato palesemente oltre le scadenze decadenziali o prescrizionali stabilite dalla legge, risulta necessario attivarsi con assoluta tempestività per chiederne l’annullamento giudiziale. 

La prassi idonea a ottenere uno sgravio in autotutela, ad esempio a seguito della notifica di una cartella esattoriale relativa a un’IMU non pagata da oltre 10 anni, prevede la stesura di un’istanza motivata da inoltrare all’ente impositore, anche in assenza di notifica del prodromico avviso di accertamento.

Agendo in questo modo si permette all’amministrazione di riscontrare l’effettiva estinzione del credito (o la nullità dell’atto) e di ritirare l’avviso. Tuttavia, il semplice inoltro dell’istanza non sospende automaticamente i termini legali d’impugnazione. 

Pertanto, qualora manchi un sollecito riscontro positivo, risulta indispensabile depositare un formale ricorso dinanzi alla Corte di Giustizia Tributaria competente entro il termine perentorio di 60 giorni, in modo da far dichiarare la nullità della cartella esattoriale e respingere ogni pretesa di pagamento.

Come sanare la propria posizione per gli anni non prescritti

Per i tributi non versati in epoche recenti, i cui termini decadenziali si confermano ancora pienamente operativi, si conserva la facoltà di regolarizzare la situazione limitando in modo considerevole i costi accessori. 

In un simile contesto, in cui il debito permane del tutto esigibile e sanabile, per un’IMU non pagata da 4 anni si può ancora ricorrere all’istituto del ravvedimento operoso, a condizione che l’ente non abbia già formalizzato atti di accertamento. Tale procedura consente di corrispondere l’imposta originaria applicando sanzioni ampiamente ridotte e interessi proporzionati agli effettivi giorni di ritardo. 

Se, al contrario, l’avviso di accertamento è stato già recapitato, la strada preferibile consiste nel richiedere all’amministrazione una rateizzazione del debito, in modo da dilazionare l’onere finanziario in maniera sostenibile senza incorrere in ulteriori aggravi di natura coattiva.

La seguente tabella riepiloga le scadenze dell’omesso versamento, incrociando le annualità d’imposta con i termini massimi di decadenza. In tal modo, risulta possibile accertare immediatamente lo stato di esigibilità del debito e il rischio di azioni coattive, individuando lo strumento giuridico idoneo per regolarizzare l’inadempienza o contestare pretese tardive.

Anno d’imposta Scadenza versamento Termine di decadenza Stato del debito Sanzione ordinaria  Come risolvere
2017 18/12/2017 26/03/2023 (con proroga Covid) Prescritto 30% Istanza di autotutela/Ricorso giudiziale
2018 17/12/2018 26/03/2024 (con proroga Covid) Prescritto 30% Istanza di autotutela/Ricorso giudiziale
2019 16/12/2019 26/03/2025 (con proroga Covid) Prescrizione a breve 30% Ravvedimento operoso/Adesione
2020 16/12/2020 31/12/2025 Esigibile/ Accertabile 30% Ravvedimento operoso
2021 16/12/2021 31/12/2026 Esigibile/ Accertabile 30% Ravvedimento operoso
2022 16/12/2022 31/12/2027 Esigibile/ Accertabile 30% Ravvedimento operoso
2023 18/12/2023 31/12/2028 Esigibile/ Accertabile 30% Ravvedimento operoso/Rate


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 Carlo Iacubino

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