Sì, Presidente Costantini, voglio bene agli artigiani e voglio bene alla CNA e sono qui per ringraziarvi. Intanto, per ringraziarvi, come associazione, per quello che abbiamo insieme discusso, portato avanti, costruito in questi anni, perché, e non lo dico per un fatto di piaggeria, mi sono trovata di fronte a una realtà ragionevole, pragmatica, cioè una realtà che legittimamente difende il proprio interesse, ma capisce che quell’interesse deve stare dentro un interesse più grande, che deve riuscire a legarsi con altri interessi.
Questo lo dico davvero, senza piaggeria, lo dico con convinzione, questo davvero per me fa la differenza, perché fa la differenza tra chi pensa che il suo interesse sia più importante di quello degli altri, e quindi chi pensa di essere più importante degli altri, e chi sa che il suo interesse è utile perché se riesce a difenderlo fa un pezzo della comunità di questa Nazione.
Per me le due cose sono un po’ diverse e quando io trovo qualcuno che è in grado di inserire il proprio interesse in un ragionamento più ampio, riesce a farlo avendo una dimensione della comunità, della Nazione e della Patria, quella persona merita assolutamente anche di essere ascoltata un’ora e mezza. Voglio dirvi che questo furbissimo Presidente che voi avete eletto è stato qui 20 minuti a farmi dei grandi complimenti, perché sa che sono molte le volte che noi abbiamo discusso anche e sono moltissime le volte che lui l’ha spuntata.
Perché è un ottimo rappresentante della categoria. E quindi sono contenta che si veda questo rapporto per me molto prezioso, che abbiamo costruito negli anni con il Presidente Costantini e chiaramente con la CNA. Faccio i miei complimenti e ringrazio ovviamente anche ciascuno di voi. Vengo dalla gestione di un’organizzazione complessa, non lo Stato italiano, ma un partito politico, e so quale sia il ruolo delle rappresentanze provinciali e regionali in un’organizzazione complessa.
So che il Presidente Costantini non potrebbe il lavoro che fa e non lo potrebbe fare con la forza con cui fa quel lavoro se dietro non avesse le spalle coperte dai suoi rappresentanti, dalla sua associazione, dal suo radicamento sul territorio e da quello che complessivamente la CNA rappresenta, e quindi grazie.
Sono molto contenta di essere qui in questo anno in cui la CNA celebra i suoi 80 anni di storia. Non dirò, Presidente Costantini, perché avete fatto vedere in questi anni di nostre relazioni, che il tempo ha impattato su di te più di quanto abbia impattato su di me, ma dirò che certamente non ha impattato sulla CNA.
E voglio dirvi che credo che sia davvero molto significativo questo anno la celebrazione degli 80 anni della nascita della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa. Nell’anno in cui noi celebriamo gli 80 anni della Repubblica Italiana, gli 80 anni del voto alle donne, siete nati quando l’Italia ricominciava, quando ricominciava questa Nazione ferita che aveva ancora le città da ricostruire, che appunto nel 1946 sceglieva la Repubblica e che cominciava a discutere del fatto che il lavoro sarebbe stato il principio sul quale quella Repubblica si sarebbe fondata. E per questo lo considero molto importante, perché in 80 anni il lavoro che voi avete fatto non è mai stato difendere quel principio sulla carta, come si dice, è stato costruire ogni giorno il valore del lavoro, portarlo nelle botteghe, nei laboratori, nei cantieri, nei luoghi dove il lavoro non è banalmente un concetto ma è un gesto, un gesto ripetuto fino a quando diventa sapere e dunque diventa un pezzo di identità.
In questi 80 anni l’Italia è cambiata molte volte, ha conosciuto il boom economico, ha conosciuto le crisi, sono cambiati i mestieri, le città, ha cambiato il suo volto, voi siete rimasti sempre un punto fermo, non perché siate rimasti fermi, ma perché avete saputo adattarvi sempre senza perdervi.
Perché avete custodito la tradizione senza rinunciare all’innovazione, ben sapendo che, lo dico perché, il Presidente Costantini faceva riferimento anche alla capacità degli artigiani di utilizzare le nuove tecnologie, di entrare nella modernità, di fare uso, ad esempio, dell’intelligenza artificiale.
Però, credo che voi sappiate esattamente come me, che la differenza dell’artigiano la fa proprio il fatto che riesce a fare qualcosa che le macchine non possono fare, ok? C’è una differenza tra quello che una macchina può fare in sequenza e quello che la passione dell’uomo riconosce e distingue: l’occhio che sa riconoscere il difetto, la pazienza di continuare a provare a fare una cosa finché quella cosa non viene fatta in modo perfetto. Questo è qualcosa che chiaramente distingue voi da, e distingue noi e distingue l’uomo da tutte le forme di meccanizzazione che noi possiamo immaginare ed è il motivo per cui dobbiamo sempre tenere l’uomo, le persone, il loro passato, la loro identità al centro di quello che costruiamo.
Perché in fondo il Made in Italy è soprattutto questo. Il Made in Italy non è semplicemente un marchio: non sarebbe il marchio che è se non fosse molto di più di un marchio, se non fosse un modo di stare al mondo, se dentro non ci fosse l’umiltà di chi ogni giorno si rimbocca le maniche, la fierezza di chi sa che quello che esce dalle sue mani porta con sé il nome dell’Italia.
Molto di più di quanto possa fare io, ecco, andando in giro per il mondo, c’è l’intraprendenza di chi sa che si può e si deve tendere a migliorare sempre.
Allora ripeto: sono qui intanto per farvi gli auguri per questi primi 80 anni e per ringraziarvi e per il vostro tramite ringraziare tutti i vostri associati perché ogni volta che un artigiano fa bene il proprio lavoro rende l’Italia un po’ più grande e un po’ più unica. Grazie perché in un mondo che ci spinge verso l’omologazione, in cui sembra che tutto debba essere per forza immateriale, voi continuate a rappresentare un baluardo di realtà, di concretezza e di autenticità. E del resto, e grazie anche per questo, senza l’artigianato, senza le piccole e medie imprese, il Made in Italy banalmente non esisterebbe, senza di voi l’Italia non potrebbe contare su quel patrimonio di competenza, di tradizione, di capitale umano, di innovazione che ci fa conoscere e amare in ogni singolo angolo del pianeta.
L’export non sarebbe in grado di raggiungere i traguardi che ottiene anno dopo anno, anche nel 2025 con il record di 643 miliardi, il quarto posto nella classifica globale delle Nazioni esportatrici. Abbiamo superato i nostri amici giapponesi. Senza di voi l’Italia non sarebbe la Nazione che è, non lo sarebbe banalmente perché ovviamente le imprese artigiane contano oltre 1 milione e 200 mila realtà che sono un quarto del nostro sistema produttivo, non lo sarebbe perché quelle imprese certo creano ricchezza, ma creano anche comunità, rappresentano dei punti di riferimento in un mondo in cui i punti di riferimento stanno venendo meno, e poi appunto la ricchezza dell’identità, la ricchezza della qualità e credo che questa sia diciamo la nostra forza più grande, soprattutto in un mondo che si fa ogni giorno più globalizzato, più interconnesso.
In questo mondo globalizzato e interconnesso chiaramente ci sono dei limiti e ci sono dei vantaggi. Uno di quei vantaggi è che certamente l’Italia non può competere sulla quantità del prodotto, però nessuno può competere con l’Italia sulla qualità del prodotto, e quella qualità la fate voi.
Solo che chiaramente questa qualità per rimanere tale deve essere difesa, protetta, valorizzata sui mercati internazionali quanto a livello nazionale. Lo dico per ricordare che siamo intervenuti su questo per una questione di rispetto prima ancora che economica. Voi avete per molto tempo dovuto subire la concorrenza sleale di chi si spaccia per artigiano senza esserlo persone che aggirano le regole, evadono le tasse, minano la vostra credibilità con la prima legge annuale sulle piccole e medie imprese, e approfitto per salutare il ministro Urso, che era attesa da quindici anni, abbiamo fissato un punto fermo su questo. Basta con i finti artigiani basta con chi usurpa, diciamo così, il vostro nome, basta con la concorrenza sleale.
Abbiamo stabilito in norma che i termini artigianato e artigianale possono e devono essere utilizzati solo da chi è regolarmente iscritto all’albo delle imprese artigiane, produce direttamente beni e servizi qualificati come artigianali. È secondo me una norma di assoluto buonsenso che nessuno aveva pensato a fare prima.
Abbiamo corretto questa stortura, lo abbiamo fatto non solo per difendere la vostra professionalità, ma anche per tutelare i consumatori che oggi, quando acquistano un prodotto, un servizio artigiano, sanno di poter contare su una garanzia in più.
Abbiamo scelto allo stesso modo di combattere un altro fenomeno odioso, che è quello delle attività apri e chiudi, cioè di quelle aziende che aprono, evadono il fisco e chiudono prima che il fisco cominci a fare i controlli e riaprono con un altro nome. Anche questo tema, che per anni nessuno ha voluto affrontare, ne abbiamo chiuse grazie alle norme che abbiamo fatto oltre 30000, concorrenza sleale ai vostri danni un po’ di sana giustizia in questa Nazione per gli imprenditori onesti. Chiaramente proteggere il settore se il settore non cresce non basta, e come il Presidente Costantini diceva, che uno degli ostacoli maggiori che ha il comparto, e lo so, è quello del credito. Ci siamo messi anche qui all’opera, abbiamo lavorato insieme per costruire soluzioni che fossero concrete, utili, efficaci, e tra le tante che abbiamo realizzato in questi anni c’è la rinascita di Artigiancassa.
E’ una storia che chiaramente voi conoscete molto meglio di me. Artigiancassa ha rappresentato per tanti anni uno dei principali motori finanziari della artigianato delle piccole e medie imprese. Il suo ruolo è stato semplice e strategico, che era chiaramente rispondere alla domanda di credito di un comparto che le banche di sistema tendono, diciamo, spesso a non considerare abbastanza. Per tanti anni la cassa ha assolto questo obiettivo, poi qualcosa si è inceppato, e ovviamente è arrivata la battuta d’arresto che tutti conosciamo, con la privatizzazione, le scelte di una proprietà che non erano compatibili con le vostre.
Noi abbiamo scelto di non restare a guardare anche su questo e ci abbiamo lavorato insieme, ci abbiamo lavorato a lungo, abbiamo recuperato questo prezioso patrimonio, abbiamo dato forma e sostanza a un modello unico e innovativo.
Oggi la nuova Artigiancassa si poggia su una governance mista pubblico-privata, che coinvolge direttamente il Mediocredito Centrale, le confederazioni dell’artigianato, i confidi e sfrutta la capillarità della rete distributiva degli Artigiancassa point. E’ cioè un modello che unisce territorio, prossimità, conoscenza reale dei bisogni delle imprese, perché chiaramente nessun funzionario pubblico, per quanto possa essere bravo, per quanto possa essere capace, capisce le esigenze di un tornitore, di un ceramista, di un falegname, meglio di chi quel lavoro lo fa ogni giorno.
Parallelamente voglio ricordare anche che abbiamo istituito presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy un Fondo da 50 milioni di euro per la promozione, lo sviluppo e la crescita delle imprese artigiane. Anche questo vuole essere un segnale chiaro di attenzione al credito degli artigiani. A proposito sempre di crescita, abbiamo deciso di affrontare un altro aspetto, altrettanto dirimente. Voi sapete che oggi lo Stato dice a un bravo artigiano: va bene, hai aumentato il fatturato, vuoi far crescere l’azienda, magari vuoi assumere qualche dipendente in più? Bene, lo puoi fare, però in cambio devi smettere di essere un artigiano. Devi cioè cambiare pelle, devi cambiare comparto produttivo, devi perdere la tua specificità che è riconosciuta dall’articolo 45 della Costituzione.
Voglio dirvi che io penso che un’impresa artigiana abbia il diritto di crescere restando quella che è, conservando la propria peculiarità.
Ragione per cui il Governo intende andare avanti con la legge delega sull’artigianato, con l’intenzione di consentire alle imprese artigiane con una reale storicità, di aumentare il proprio numero d’addetti, senza per questo perdere requisiti artigiani, ed al di là delle battute che possiamo farci, non lo considero un favore che facciamo al mondo degli artigiani, lo considero una misura che rafforza il nostro sistema produttivo, che rafforza i nostri territori, che aumenta l’occupazione, che arricchisce l’Italia nel suo complesso, e questo è un po’ come dimostra tutto il lavoro che il Governo ha portato avanti in questi anni.
Il nostro obiettivo non è chiaramente creare fratture nel tessuto produttivo, ma è aiutare tutte le imprese di questa Nazione a prescindere dalla loro specificità che per noi è una ricchezza a crescere, a creare maggiore occupazione, a essere sempre più forti, sempre più competitive.
Voglio citare un’altra iniziativa di questo Governo che vi riguarda, che personalmente io considero importante perché è vero che gli artigiani sono gli amanti ambasciatori della nostra identità in Europa e nel mondo, però anche qui il principio funziona se quel prodotto d’eccellenza viene protetto, se quel prodotto d’eccellenza viene riconosciuto.
Quante volte noi abbiamo visto in giro per il mondo, purtroppo anche in Europa, delle pessime imitazioni dei nostri prodotti d’eccellenza venduti a prezzi stracciati?
È la ragione per cui anche su questo abbiamo lavorato in Europa per estendere la protezione delle indicazioni geografiche protette, che oggi è prevista per l’eccellenza agroalimentare, anche ai prodotti dell’artigianato, le prime domande sono già state approvate a livello nazionale e ora sono in fase di registrazione europea. Riguardano prodotti meravigliosi, straordinari della nostra identità: il vetro di Murano, il merletto di Burano, il corallo di Torre del Greco, la ceramica di Vietri e chi più ne ha più ne metta. Sono i primi esempi concreti di un percorso che permetterà anche alle nostre eccellenze territoriali di avere uno scudo europeo contro la contraffazione.
Dopodiché però e arrivo a un altro tema che il Presidente Costantini poneva, tutto questo lavoro, tutte le risorse messe in campo sarebbero inutili se non ci preoccupassimo anche di dare continuità a quello che costruite, ovvero non ci occupassimo di chi un domani dovrà ricevere il vostro testimone, prendere in mano i vostri attrezzi, guidare le vostre aziende. Il ricambio generazionale rimane una delle priorità su cui intendiamo moltiplicare gli sforzi, siamo consapevoli che se non lo facciamo il nostro Made in Italy rischia sostanzialmente di non avere un futuro, non ce lo possiamo permettere. Allora, se è vero che bisogna immaginare risorse e strumenti, è altrettanto vero che è necessaria anche una rivoluzione di carattere culturale. Su questo ci dobbiamo dire la verità.
Chiaramente ringrazio il Presidente Costantini per aver ricordato il tema dei corridoi, della formazione nei paesi terzi, di canali di immigrazione legale, perché è uno degli elementi che hanno composto la nostra politica migratoria. La condizione per favorire l’immigrazione legale è combattere l’immigrazione illegale, ma fornire all’immigrazione legale la formazione per potersi pienamente integrare da noi fa la differenza. E questo è un lavoro che abbiamo fatto insieme, ma dall’altra parte, io non voglio rinunciare a vedere ragazzi italiani ben pagati che danno continuità alle nostre aziende così legate alla loro identità e su questo ripeto: credo che ci voglia il tema di una rivoluzione culturale.
Noi abbiamo pagato tra le altre cose per lungo tempo lo scotto di un pregiudizio, diciamolo, quello per cui un ragazzo che sceglie la formazione tecnica professionale di fatto sta scegliendo una formazione di serie B, sarebbe un ragazzo di serie B. Addirittura i suoi docenti sarebbero dei docenti di serie B io penso che questa sia un’ingiustizia verso centinaia di migliaia di ragazzi, verso quegli insegnanti e penso che sia un danno per l’Italia perché il nostro tessuto produttivo ottiene i risultati che ottiene grazie a chi sa fare, ottiene i risultati che ottiene grazie ai tecnici, grazie ai chimici, grazie ai periti agrari, ai geometri, ai cuochi, agli informatici ai sarti, ai modellisti, e tante altre figure professionali che poi sono l’ossatura delle vostre aziende. Ecco, io penso che noi dobbiamo strappare una volta per tutte queste etichette inutili e ridare piena dignità e valore al lavoro e all’istruzione tecnica professionale ed è quello che stiamo facendo principalmente in due modi.
Il primo è sostenendo il passaggio di testimone tra le generazioni. Anche qui, torno alla legge sulla piccola e media impresa, grazie alla quale un’impresa può incentivare il passaggio al part-time dei lavoratori che sono vicini alla pensione azzerando i contributi fino a 3000 euro l’anno, a patto che quella stessa azienda assuma a tempo indeterminato un giovane under 35. Quindi diamo un incentivo concreto per portare i ragazzi nelle aziende, insegnare il mestiere, avere un tempo nel quale avviene fisicamente questo passaggio generazionale, formare i ragazzi come bravi artigiani e cerchiamo di dare una mano come Stato a farlo e dall’altra parte riformando il sistema dell’istruzione e anche questo è un lavoro molto ampio. Abbiamo istituito il liceo del Made in Italy, abbiamo portato a conclusione la riforma del 4+2 che quest’anno entra finalmente a regime, offre a ogni ragazzo una doppia opportunità cioè quella di entrare subito nel mercato del lavoro o continuare a lavorare, a studiare in una scuola di eccellenza post diploma, penso agli ITS Academy scuole che offrono un’altissima specializzazione tecnologica e stanno riscuotendo molto successo tra i giovani. Dal 2011 a oggi gli iscritti sono quasi quadruplicati, il tasso di occupazione supera stabilmente l’80 per cento un anno dopo il conseguimento del titolo.
Abbiamo in più reso pienamente operativa la Fondazione Imprese e Competenze per il Made in Italy che è nata con la Legge quadro sul Made in Italy per portare avanti una missione specifica che è essere il luogo d’incontro tra artigiani di oggi e quelli di domani cioè creare il ponte stabile, il ponte duraturo tra le aule dove si studia e i laboratori nei quali si produce tra chi cresce e si forma e chi progetta e crea. Personalmente sono convinta che questa sia una politica del lavoro molto efficace e molto necessaria. E mentre sosteniamo il passaggio di testimone generazionale, chiaramente non possiamo lasciare da sole le imprese di fronte alle sfide dell’innovazione che anche qui è evidente che se un artigiano vuole continuare a competere sui mercati, deve saper abbracciare anche le nuove tecnologie senza perdersi, come dicevamo prima. Anche qui, con il Nuovo Piano Transizione 5.0 abbiamo messo sul piatto quasi 10 miliardi di euro.
La risposta dell’impresa è stata poderosa, oltre ventimila progetti già presentati, che mobilitano più di 6 miliardi di euro di investimenti reali. A Transizione 5.0 abbiamo affiancato altri strumenti, dal rifinanziamento strutturale della nuova Sabbatini al nuovo bando del MIMIT rivolto alle piccole e medie imprese nel Mezzogiorno: 450 milioni di euro per fare investimenti nelle nuove tecnologie, nell’intelligenza artificiale, nei big data, nel cloud e nella cybersicurezza.
Altro tema che è stato posto dal Presidente Costantini e sul quale, come si vede, lavoriamo incessantemente è il costo dell’energia. Penso che tutti quanti ricorderete che in questi anni abbiamo stanziato circa 60 miliardi di euro per proteggere gli italiani dal caro energia, abbiamo potenziato e allargato il bonus sociale a milioni di famiglie, abbiamo aiutato piccole e grandi imprese ad avere bollette più leggere.
Quando i prezzi del carburante sono schizzati alle stelle con il conflitto in Iran e la crisi di Hormuz – chiaramente non entrerò nelle partite internazionali, perché vorrebbe dire terminare domani ma anche su questo continuiamo a lavorare ogni giorno e riteniamo che l’Europa possa avere una voce in capitolo più solida, dovrebbe avere una voce più solida, forse anche più unica, come mi è capitato di dire in altre situazioni. Però, quando i prezzi dei carburanti sono schizzati con il conflitto in Iran, la crisi dello Stretto di Hormuz, siamo intervenuti con il taglio delle accise, con il meccanismo delle accise mobili che questo governo aveva reso utilizzabile, e poi con l’abolizione del bollo auto sulle auto più utilizzate dalle famiglie in città. Abbiamo lanciato un appello alle società energetiche a dare una mano in questo momento di difficoltà. Sono fiera che tre società, cioè Eni, Socar e Kuwait abbiano già aderito, fissando un tetto al prezzo dei carburanti, a che a queste si sia oggi aggiunta la libica Tamoil, che pure voglio ringraziare. Così come per l’aumento del costo delle bollette energetiche, registriamo una competizione virtuosa a calmierare le bollette tra i principali operatori del settore.
Non basta, lo so, Bisogna fare di più, costruire soluzioni strutturali di lungo periodo. A livello nazionale abbiamo deciso di accelerare tra le altre cose sull’aumento della produzione nazionale di petrolio e di gas e riprendere la strada del nucleare perché per l’Italia io penso sia arrivato il momento di recuperare troppi ritardi che abbiamo accumulato negli anni. Non ha grandissimo senso che noi compriamo energia nucleare prodotta da centrali di Nazioni a noi vicine e non produciamo quella energia. Aggiungo che tra i dossier prioritari che abbiamo sul tavolo, cioè, ma proprio prioritari sul tavolo, nel senso che quando ho finito con voi mi vado a occupare di questo, c’è quello che riguarda la maggiore flessibilità ottenuta in Europa per far fronte alla crisi energetica.
Voi sapete che l’Italia, mesi fa, ha posto in Europa il tema di una necessaria maggiore flessibilità di spesa per far fronte alla crisi energetica. Quando lo abbiamo fatto molti dicevano che non era necessario, che non era una priorità, che il tema non era così esplosivo. Registro, a mesi di distanza, diversi colleghi europei che pongono la stessa questione, quindi l’Italia era semplicemente stata lucida nel porre la questione per tempo e nell’ottenere, come abbiamo ottenuto, la disponibilità per una maggiore flessibilità: parliamo di 14 miliardi di euro per l’Italia in due anni e sono risorse che chiaramente vogliamo utilizzare, soprattutto per abbassare strutturalmente i prezzi dell’energia per le imprese. Quindi, è il lavoro che stiamo portando avanti in queste ore.
Stiamo ponendo in Europa un’altra questione importante, con una lettera che oggi ho inviato alla Presidente von der Leyen circa il problema dell’impatto sui conti pubblici dell’aumento dell’inflazione rispetto all’inflazione programmata perché, è ovvio, che se l’Unione Europea ha fatto tutte le stime su un’inflazione che era programmata e oggi l’inflazione è più alta, noi dobbiamo considerare che quei conti sono completamente diversi. Cioè, il Governo italiano e l’Italia, ma è un problema che hanno tutti gli Stati membri, ha una serie di adeguamenti automatici per legge, pensate alle pensioni, pensate all’assegno unico. E non si può non tenere in considerazione di questo cambio totale dei conti che non dipende dalle scelte che fa il Governo ma dipende dalla situazione contingente, chiediamo che anche questo venga considerato. Non siamo gli unici a farlo ma è un tema che abbiamo chiesto di discutere nella prossima riunione dell’Ecofin e nella prossima riunione del Consiglio europeo che è calendarizzata tra due settimane.
Altra questione è quella della sburocratizzazione, caro Presidente, e poi vado verso la conclusione sperando di aver toccato, di aver ricordato tutti i temi che tu avevi posto che non erano quattro, non scherziamo, erano almeno nove, ma a un certo punto ho perso il conto, c’erano una serie di sottoinsiemi e quello della sburocratizzazione.
Dicevo, abbiamo fatto un buon lavoro insieme a dimostrazione che c’è volontà da parte del Governo di ascoltare chi i problemi li vive, chi li conosce meglio di noi. Io non ho la pretesa di sapere quali sono i balzelli che producono maggiori danni a un artigiano ma quello che posso fare è parlarne con gli artigiani. Chiaramente, bisogna sempre distinguere quello che ha un costo da quello che non è. Lo dico perché molto spesso mi vengono, ci vengono proposte delle misure sostenendo che non abbiano un costo e invece poi quelle misure hanno un costo e questo rende la cosa chiaramente più difficile. Ma dove siamo andati velocemente avanti è perché volevamo dimostrare che c’è tutta la volontà di – l’ho detto tante volte – non disturbare chi vuole fare, chi vuole produrre ricchezza, chi vuole produrre occupazione e anzi, quindi direi su questo, Presidente Costantini, che diciamo, se tu continui a con la tua presenza, insomma, con la tua determinazione su questo pressarci, c’è tutto l’interesse a fare di più e a fare meglio.
Ogni ora che un artigiano risparmia, che può mettere sul proprio lavoro risparmiata dalla burocrazia, io la considero una delle più grandi vittorie che ho portato a casa in questo lavoro difficile, vale per gli artigiani, vale per ogni imprenditore perché se si sommano tutte quelle ore insieme, sono ore di produzione di ricchezza e noi abbiamo bisogno di produrre ricchezza, abbiamo bisogno di crescere.
E quindi, amici miei, mi pare evidente che non siamo in un tempo facile. Non è un tempo facile per chi ha un’impresa, non è un tempo facile per un artigiano, fidatevi che non è un tempo facile neanche per chi ha la responsabilità di governare la Nazione. Però, chiaramente, delle volte anche io mi chiedo ma che altro deve accadere?” però poi, quando guardo per esempio voi, un artigiano non aspetta che diciamo le condizioni siano perfette per cominciare il suo lavoro. Lo fa, con la materia prima di cui dispone nella bottega che ha e da quella materia prima cerca di costruire qualcosa che nessuno si aspettava.
Ecco voglio provare a prenderlo a spunto per fare la stessa cosa. Le condizioni sono quelle che sono però cerchiamo tutti con le nostre mani, con la nostra intraprendenza, con la nostra intelligenza, con la storia che ci portiamo alle spalle, con la nostra creatività, ecco di costruire soluzioni. Cerchiamo di farlo insieme perché, più il contesto è difficile, più il sistema fa la differenza.
Guardate, lo abbiamo visto accadere anche in questi giorni, lo abbiamo visto accadere tantissime volte in questi anni difficili quando si è mosso il sistema noi abbiamo portato a casa i risultati e quindi io ho da imparare, diciamo, da voi. A voi spesso capita, e concludo davvero, quando c’è un prodotto del vostro lavoro vi capita di metterci sopra una firma perché io non l’ho mai visto come un fatto di vanità, l’ho sempre visto rispondo io per questo prodotto: la trovo una cosa meravigliosa. Allora, quello che voglio dirvi, e chiudo, è continuate a firmare i vostri prodotti e noi faremo quello che possiamo perché consideriate che possiamo meritarci di mettere anche la nostra firma accanto alla vostra in queste proprietà.
Buon lavoro e buon compleanno.
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