CUBANI IN ITALIA, CONTI BANCARI E NUOVE SANZIONI USA: DOVE SONO LE ISOLE DI TUTELA?
di Yuleisy Cruz Lezcano editorialista – Foto Imagoeconomica
Le nuove sanzioni degli Stati Uniti contro Cuba, entrate in vigore il 30 settembre 2026, aprono una questione che riguarda direttamente anche i cittadini cubani che vivono in Europa. OFAC, l’ufficio del Tesoro americano incaricato delle sanzioni, ha eliminato l’autorizzazione che consentiva alle banche soggette alla giurisdizione statunitense di aprire e mantenere determinati conti intestati esclusivamente a cittadini cubani qualificati come imprenditori indipendenti del settore privato. Per i conti già esistenti interessati dalla precedente autorizzazione, OFAC stabilisce che, salvo diversa autorizzazione, i fondi debbano essere immediatamente bloccati e che per sbloccarli sia necessaria una specifica licenza americana.
La misura è particolarmente significativa perché dimostra concretamente che Washington può modificare le condizioni di accesso al sistema finanziario statunitense anche per cittadini cubani che operano nel settore privato. Nello stesso momento sono state eliminate le precedenti autorizzazioni alle cosiddette “U-turn transactions”, cioè determinate operazioni relative a Cuba che partivano e terminavano fuori dagli Stati Uniti ma transitavano attraverso il sistema bancario americano.
Il punto delicato, però, riguarda ciò che potrebbe accadere al di fuori degli Stati Uniti. Infatti, per un cittadino cubano che vive e lavora in Italia non esiste oggi una regola che stabilisca automaticamente il congelamento del conto italiano. Le sanzioni OFAC non diventano automaticamente diritto italiano ed europeo. Al contrario, l’Unione europea mantiene il cosiddetto Blocking Statute, il Regolamento CE 2271/96, nato proprio per proteggere gli operatori europei dagli effetti extraterritoriali di determinate norme statunitensi. Nell’allegato sono comprese le misure statunitensi relative a Cuba e ai Cuban Assets Control Regulations. La Commissione europea afferma espressamente che il Blocking Statute mira a proteggere gli operatori dell’UE dall’applicazione extraterritoriale delle leggi di Paesi terzi e, in linea generale, vieta agli operatori europei di conformarsi a determinate prescrizioni fondate su quelle norme extraterritoriali, salvo specifiche autorizzazioni.

Questo significa che un cittadino cubano che possiede anche la cittadinanza italiana e vive stabilmente in Italia non può essere considerato automaticamente una persona sanzionata soltanto perché è cubano. La stessa Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia chiarisce che le liste OFAC sono pubblicate a fini di supporto alle valutazioni sulle operazioni sospette e che la presenza di un nominativo in una lista OFAC non comporta, di per sé, un obbligo italiano di congelamento dei fondi: gli obblighi di congelamento derivano dalle misure ONU e dell’Unione europea applicabili in Italia. Comunque sarebbe sbagliato ignorare il rischio, visto che il sistema bancario italiano è profondamente inserito nei mercati finanziari internazionali.
La Banca d’Italia ha individuato gli Stati Uniti tra i Paesi terzi rilevanti per il sistema bancario italiano proprio sulla base delle esposizioni degli intermediari italiani verso l’estero. Banca d’Italia e la stessa Commissione europea riconosce che le sanzioni extraterritoriali possono mettere gli intermediari finanziari europei davanti a un problema concreto di dover scegliere tra l’esecuzione di una transazione che non è vietata dal diritto europeo e il rischio di perdere o compromettere l’accesso a un mercato finanziario extraeuropeo. Nella consultazione europea sul Blocking Statute, proprio le istituzioni finanziarie hanno segnalato questo problema, indicando il settore bancario e dei pagamenti tra quelli maggiormente esposti agli effetti delle sanzioni extraterritoriali. Pertanto è possibile che il rischio non si manifesti come un ordine americano diretto alla banca italiana di congelare il conto, ma come una forma di prudenza bancaria, di de-risking o di rifiuto di determinate operazioni considerate troppo esposte al rischio sanzionatorio.
Per i cittadini cubani residenti in Italia questa distinzione è fondamentale, per ora essere cubani non significa essere sanzionati e avere un conto italiano non significa avere un conto sottoposto automaticamente a OFAC, ma un rapporto bancario che presenti collegamenti con soggetti cubani sanzionati, determinate entità della Cuba Restricted List, intermediari finanziari sottoposti a restrizioni o operazioni internazionali particolari può essere sottoposto a controlli molto più severi. E allora dove sono le cosiddette “isole di tutela”?
La risposta più corretta è che non esiste oggi una banca italiana che possa essere certificata pubblicamente come completamente indipendente dal sistema finanziario statunitense e quindi immune dalle conseguenze di OFAC. Sarebbe irresponsabile indicare una banca come “sicura” soltanto perché ha capitale italiano o perché non è un gruppo americano.
Esistono tuttavia realtà che possono essere prese in considerazione da chi vuole ridurre la propria esposizione a determinati meccanismi finanziari internazionali, verificando sempre preventivamente la situazione del singolo prodotto. Una di queste è Banca Etica, che è una banca italiana con una specifica identità cooperativa e orientata alla finanza etica, ma non deve essere presentata come completamente scollegata dagli Stati Uniti. Infatti, la stessa Banca Etica spiega infatti di utilizzare banche corrispondenti per le operazioni internazionali e ha dichiarato pubblicamente che le proprie carte di credito e debito sono emesse attraverso una società statunitense. Banca Etica Per le carte, quindi, non sarebbe corretto parlare di una vera “isola” al riparo dal sistema americano. La banca offre comunque conti e strumenti di pagamento italiani ed europei e le sue carte utilizzano circuiti internazionali Visa e Mastercard.
Questo esempio è importante perché dimostra quanto sia difficile stabilire una vera indipendenza semplicemente guardando il nome della banca. Una banca può essere italiana, avere capitale europeo e una governance indipendente e, nello stesso tempo, avere rapporti di corrispondenza con banche americane oppure utilizzare un’emittente di carte statunitense.
Per chi cerca una maggiore tutela, dunque, la domanda da porre alla banca non dovrebbe essere soltanto “siete italiani?”, ma “quali rapporti avete con banche corrispondenti statunitensi?”, “quali circuiti utilizzano le vostre carte?”, “quale soggetto emette la carta?”, “come gestite le operazioni che hanno un collegamento con Cuba?” e soprattutto “applicate restrizioni esclusivamente perché il cliente possiede la cittadinanza cubana oppure valutate la specifica operazione e i soggetti coinvolti?”.
Queste domande diventano ancora più importanti per i cittadini con doppia cittadinanza italiana e cubana. Una persona che vive e lavora in Italia, riceve lo stipendio in Italia, paga le tasse in Italia e mantiene il proprio patrimonio in Italia non dovrebbe essere automaticamente assimilata a una persona che opera attraverso il sistema finanziario cubano. Esiste inoltre una tutela specifica per il conto di base, la normativa italiana stabilisce che tutti i consumatori soggiornanti legalmente nell’Unione europea hanno diritto all’apertura di un conto di base, senza discriminazioni, fatte salve le condizioni previste dalla legge e gli obblighi antiriciclaggio e antiterrorismo.

In caso di rifiuto, la banca deve normalmente fornire per iscritto le motivazioni e indicare le procedure di reclamo e la possibilità di rivolgersi alla Banca d’Italia o ai sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie. Questo non significa che una banca debba concedere automaticamente una carta di credito, un mutuo o un investimento. Questi prodotti possono essere soggetti a valutazioni di merito creditizio e di rischio. Ma significa che, quando un cittadino cubano si sente dire semplicemente “non possiamo farlo per Cuba”, è legittimo chiedere alla banca di spiegare esattamente quale sia la base giuridica del rifiuto.
Il vero rischio da tenere sotto osservazione, quindi, non è quello di immaginare che domani tutti i conti dei cubani in Italia verranno congelati. Le fonti disponibili non dimostrano questo, il rischio concreto da monitorare è piuttosto quello di un progressivo de-risking, ciò che le banche europee per prudenza o per timore delle conseguenze derivanti dai rapporti con il sistema finanziario statunitense, decidono di rendere più difficile l’accesso a determinati servizi ai cittadini cubani o di rifiutare operazioni legittime collegate a Cuba.
Questo fenomeno merita attenzione perché può trasformare una sanzione formalmente applicabile negli Stati Uniti in una difficoltà finanziaria vissuta da una persona che si trova dall’altra parte dell’Atlantico, in un Paese che non ha adottato quella stessa misura.
Per questo i cittadini cubani che vivono in Italia, compresi quelli con doppia cittadinanza italiana e cubana, dovrebbero conservare documentazione chiara sulla propria residenza, sul lavoro, sulla provenienza dei propri redditi e sulla natura delle proprie operazioni finanziarie. In caso di rifiuto o blocco, è importante chiedere alla banca una spiegazione scritta e distinguere tra un obbligo previsto dalla normativa italiana o europea, un controllo antiriciclaggio, una decisione commerciale della banca e una misura motivata direttamente dalle sanzioni statunitensi. Se il problema riguarda un conto di base, il cliente può utilizzare la procedura di reclamo della banca e, secondo i casi, rivolgersi alla Banca d’Italia o all’Arbitro Bancario Finanziario. Se invece vengono congelate somme importanti o la banca dichiara espressamente che la misura deriva da sanzioni internazionali, diventa opportuno rivolgersi a un avvocato esperto di diritto bancario, sanzioni internazionali e diritto dell’Unione europea.
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