dalla Redazione Catanzarese del Quotidiano l’Italiano
CATANZARO – Franco Petramala è stato presidente del Coreco dal 1981 al 1987. Ha avuto importanti responsabilità politiche (consigliere comunale di Cosenza dal 1971 al 1975, segretario regionale della D.C. dal 1976 al 1979) e manageriali nella sanità (Direttore generale dell’Asp di Cosenza dal 1991 al 1999 e dal 2008 al 2010). È stato Direttore generale del dipartimento della presidenza della regione Calabria (2005-2007), del dipartimento Formazione, Lavoro e Sociale e del controllo di secondo livello sui fondi POR (2007-2008). Nel 1988 ha fondato “Polis”, agenzia di consulenza per la Pubblica amministrazione. Nella prima decade settembrina ha promosso un convegno sul tema “Quale Calabria stiamo consegnando al futuro?. Il meeting ha inteso porre a confronto la narrazione della regione con i numeri e i problemi reali: lo spopolamento delle aree interne, la crisi della sanità, la mancanza di prospettive di sviluppo e le conseguenze dell’autonomia differenziata.
In una delle più ampie sale del T Hotel, l’ex deputato alla Camera per tre legislature, senatore della Repubblica nella XIII legislatura, sottosegretario di Stato al Ministero per i beni e le attività culturali (Primo Governo D’Alema), ministro per i rapporti con il Palramento (II Governo D’Alema), ministro per gli affari regionale (II Governo Amato) e infine presidente della Regione Calabria dal 2005 al 2010 Agazio Loiero ha introdotto i lavori, mentre al professor Domenico Cersosimo è stato affidato il compito di analizzerà la situazione economica e sociale della Calabria e del Mezzogiorno.
Com’era naturale nelle previsioni è seguito un dibattito aperto ai partecipanti durante il quale ha preso brevemente la parola anche l’on. Mario Tassone (plurideputato per nove legislature, ex vice ministro) segr. naz. nCDU
Un’occasione per guardare in faccia la realtà della Calabria, attraverso i numeri, e interrogarsi sulle possibili strade per invertire una tendenza che rischia di rendere il futuro della regione sempre più difficile.
Per gli organizzatori del convegno la Calabria sta attraversando una fase parecchio delicata, segnata da problemi che si trascinano da anni senza che per essi si sia mai trovata una soluzione efficace al punto che stanno per assumere dimensioni sempre più preoccupanti; tra questi: la sanità, lo spopolamento, la crisi economica, l’esodo giovanile di chi decide di andare via dalla regione per trovare altrove lavoro e la miriade di difficoltà delle aree interne.
Agazio Loiero ci ha tenuto a spiegare le ragioni dell’evento: “Abbiamo voluto opporre al mondo dei social, che spesso offrono un’idea leggiadra e quasi edulcorata della Calabria, alcuni numeri reali sulla nostra condizione. Numeri che saranno illustrati da un economista di grande qualità come Domenico Cersosimo, che negli ultimi anni si è occupato della nostra regione con assiduità e profondità. Tutto qua: mettere davanti alla rappresentazione dei social la realtà dei dati. I temi di cui ci stiamo occupando rischiano, nel giro di un breve periodo temporale di consegnarci una Calabria irriconoscibile. E non soltanto per l’esodo dei giovani che abbadonano il luoghi d’origine ma anche per le famiglie benestanti che cercano altrove un luogo dove vivere in maniera migliore la propria esistenza e soprattutto dove la sanità funziona e assicura risposte concrete ai problemi. Fra qualche anno la popolazione calabrese potrebbe essere ridotta al lumicino. La Calabria della nostra infanzia, se continuerà a esistere, rischia di resistere unicamente nella nostra memoria e nei nostri ricordi“.
Le colpe appartengono tutte agli attuali amministratori? Agazio Loiero pare avere pochi dubbi: “Di sicuro molti problemi hanno radici antiche, ma in passato esisteva almeno la consapevolezza, da parte di chi governava, della difficoltà della realtà calabrese. Oggi, invece, la regione viene spesso rappresentata in forma ottimistica sui social, che in Calabria sono trasformati, a mio parere, nel regno delle bugie. Non eravamo mai arrivati a queste condizioni, se non forse nell’immediato dopoguerra. Non è facile rispondere a questa domanda. Noi abbiamo pensato e creato i presupposti per lanciare il nostro convegno se non per offrire ai calabresi la testimonianza corredata da numeri indiscutibili, come sono sempre i numeri, e per mostrare la difficilissima situazione nella quale versa la regione. Non posso prevedere se otterremo audience. Ma, se non lo avremo, non escludiamo affatto di indicare noi stessi, in un successivo incontro, alcuni rimedi e alcune soluzioni da applicare alla nostra difficile situazione.Aspettiamo, a tal proposito, i numeri che ci offrirà la relazione del professor Cersosimo“.
E allora ascoltiamolo il professor Domenico Cersosimo che dall’alto della sua esperienza universitaria quale docente UNICAL ha avuto più che qualcosa da dire nel concreto: «Siamo in una regione inchiodata a una crisi strutturale da molti anni. Questo è il vero problema, c’è una struttura che condiziona il futuro e condiziona anche le performance della congiuntura in Calabria. Questa è una delle poche regioni, se non l’unica, a non avere una congiuntura. Ci sono sì piccoli movimenti, spostamenti sopra e sotto che annualmente si notano. Ma il carro non si muove. Il carro è fermo anche se assistiamo a quale spintatella che però si dimostra insufficiente a determinare cambiamenti, la Calabria non è un deserto sotto il profilo economico e sociale, ci sono innovazioni. Una volta si parlava di macchie di leopardo, ora direi che c’è una pelle di ghepardo. Tanti punti ma isolati». Una delle soluzioni per Cersosimo sono le politiche pubbliche «è evidente che ci vogliono e devono stimolare una interazione. Spesso noi guardiamo, ad esempio, ad una scuola, magari l’edifico scolastico è anche bello ed attrezzato ma non osserviamo il contesto che lo circonda. Vale la stessa cosa per le iniziative imprenditoriali, non ci deve mai sfugire il contesto….Ma il problema non è che un ragazzo va fuori a studiare o un cittadino vada in un’altra regione a curarsi. Il problema è che da fuori non vengono qui. Perchè non lo fanno? Questa è la domanda…» alla quale da anche risposta «ed io comprendo che è una prospettiva di lungo periodo ma se non si parte mai saremo sempre al punto zero».
Agazio Loiero ha precisato a tutti gli intervenuti «chiarisco a tutti che qui non c’è nessuno, per evidenti ragioni, che ha ambizioni politiche o a qualcosa, siamo qui per confrontarci e ragionare sulle analisi e sui numeri che Cersosimo ci fornisce. Non escludo che tra un mese ci rivedremo e forniremo alla politica, alla Giunta regionale le nostre proproste, le soluzioni che pensiamo essere giuste».
Dunque un convegno che ha il grande merito di far affiorare ed emergere tante domande, e persino di sollecitare molte risposte. Di iniziative del genere dovrebbero scaturirne in continuazione anche perconfermare che c’é sempre qualcuno che vuole risolvere i problemi irrisolti dagli altri che poi sono gli stessi che quando aveva avuto possibilità di occuparsene non è stato in grado di risolverne nemmeno uno a prescindere da quelli riguardanti questioni personali e familiari. Loiero, per esempio, dal 2005 al 2010 ha governato la Calabria nel posto esatto dove oggi è installato Occhiuto. Son trascorsi da allora altri tre lustri abbondanti. Non sta a noi giudicare se in questo tempo si sia andati più avanti o più indietro… Una cosa è certa: si spendono energie, danari, idee e proposte, salvo poi ritrovarsi quasi sempre al punto di partenza; come nel gioco dell’Oca o del Monopoli e tra innumerevoli “probabilità” e mille “imprevisti” ci si scambia il testimone tra una generazione e l’altra nell’attesa del domani ancorato a… lo…ieri mentre il presente si consuma nella dannazione dell’attesa. Ne “Il deserto dei tartari”, celebre racconto di Dino Buzzati, mentre echeggiano parole consumate dal vento, i protagonisti in costante guardia, non scorgono materializzare nulla di nuovo all’orizzonte. Agazio Lojero e Franco Petramala hanno lanciato la pietra nello stagno della politica calabrese… tanta gente ha presenziato al convegno… il che vuol significare che nonostante il trascorrere del tempo riscuotono credibilità …Molti visi della politica “ancien régime” tra i quali persino chi si è distinto nel molto annunciare e nel ben poco realizzare… In fondo, finché c’é politica c’é… speranza!.

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