Il noto avvocato amministrativista Oreste Morcavallo ha sciolto la sua “personalissima prognosi” sul ballottaggio di San Giovanni in Fiore, regalandoci una perla di saggezza giuridica che lascerà i manuali di diritto elettorale impressi per sempre. La tesi è di quelle che tolgono il fiato per l’audacia intellettuale: se vince il candidato con le liste di maggioranza, avrà la maggioranza; se invece vince l’altro, non ce l’avrà. Come dire: il ghiaccio è freddo! Un’analisi così profonda e disinteressata non nasce certo per caso. Sorge infatti il leggero sospetto che dietro questa folgorante spiegazione sulla cosiddetta “anatra zoppa” ci sia lo zampino di Marco a ‘mbroglia e della consorte Rosaria Succurro, sindaca uscente fino a dicembre. Un modo elegantissimo per dire agli elettori: “Guardate che se non votate Ambrogio, si blocca tutto”.
Tuttavia l’avvocato Oreste Morcavallo, per salvare la faccia, nel mentre si espone illustrando la scoperta dell’acqua bagnata, fa riferimento al Comune di Lamezia per dire che esperienze di anatra zoppa non sono una novità. A proposito di Lamezia, noi aggiungiamo che in quella esperienza la consiliatura è durata cinque anni! All’avvocato Oreste Morcavallo ricordiamo anche che, oltre a Lamezia, avrebbe potuto fare un elenco lungo di Comuni amministrati con l’anatra zoppa, visto che lui li conosce bene. Tra questi avrebbe potuto citare Catanzaro ovvero la città capoluogo di regione, dove il sindaco Nicola Fiorita sta amministrando da quattro anni e sta per entrare nell’ultimo anno del suo mandato.
Oreste Morcavallo conosce meglio di noi la realtà e noi comprendiamo il suo imbarazzo nello scrivere quelle 10 righe che lo hanno fatto ergere a campione dell’ovvio sottoponendosi ad una figura barbina che non trova giustificazione alcuna. È una ovvietà così grossolana che neanche il richiamo secondo cui per i figli si fanno cose da pazzi… può giustificare. Ma non pensiamo subito male! Non c’è alcun conflitto di interessi, solo una bellissima armonia familiare e professionale. Dopotutto, il figlio dell’illustre avvocato Oreste Morcavallo, Enrico (anch’egli legale nello studio di famiglia), conosce benissimo le stanze del Comune di San Giovanni in Fiore. Le frequenta da ben sei anni in veste di consulente legale, con un sobrio e continuativo rimborso spese di appena 3.000 (tremila) euro al mese, tutti sappiamo che l’avvocato del comune è Filomena Bafaro, utile solo a firmare le innumerevoli ‘mbroglie per le magie di Marco, assumendo responsabilità delle quali probabilmente non si è resa nemmeno conto tanta è la sua impreparazione.
L’unica vera domanda che resta aperta è: ma se l’anatra è zoppa, la consulenza da 36 mila euro all’anno cammina benissimo lo stesso? Come direbbe Marzullo: “Fatti una domanda e datti una risposta!”. Ai posteri (e al ballottaggio) la sentenza, che a ben vedere è già scritta mentre le ovvietà dell’illustre Morcavallo hanno prodotto l’effetto contrario alle intenzioni. Infatti c’è una fascia di incerti che non accettano la condotta immorale e corrotta della coppia Ambrogio/Succurro e non li vota, ma allo stesso tempo non hanno un buon ricordo di Barile sindaco. Pur avendo deciso di non votare per Marco a ‘mbroglia sono indecisi tra l’astensione ed il voto a Barile.
Paradossalmente l’intervento dell’illustre Morcavallo potrebbe essere accolto da costoro come un invito a sciogliere il dubbio e andare a votare Barile proprio in considerazione del fatto che non avendo una maggioranza precostituita, Barile dovrà misurarsi con il Consiglio che tornerà così ad essere luogo di confronto sui problemi della Comunità ed epicentro della vita democratica dopo essere stato mortificato, avvvilito e svuotato da Marco a ‘mbroglia che pur non facendone parte interveniva dal pubblico spesso sostituendosi, da intruso, a Peppino Bitonti a cui era stata attribuito il pennacchio di Presidente del Consiglio.
Ma se proprio dobbiamo dirla tutta – e la diciamo tutta – è chiaro come il sole che anche e soprattutto quei 10 consiglieri che risulteranno eletti in quota Ambrogio hanno già fatto votare… Barile al primo turno e non avranno nessuna difficoltà a rapportarsi con lui, anzi… E potete stare certi che quando Ambrogio, dopo la sconfitta, chiederà loro di… dimettersi, sapranno benissimo dove mandarlo!
Marco a ‘mbroglia sa di avere le ore contate e via via che si avvicina il momento della chiusura del bancomat diventa sempre più nervoso. In preda alla disperazione le sta inventando tutte: dal pranzo sul lago al karaoke, dalle promesse a go go alle bugie seriali, dalle minacce ai ricatti. Quella che sta per concludersi è stata una campagna elettorale incentrata sul voto di scambio e costata qualche centinaia di migliaia di euro. Naturalmente tutto a carico delle risorse pubbliche del Comune e fino a dicembre scorso della Provincia di Cosenza. Il tutto per mantenere in piedi un sistema affaristico che ha fruttato un patrimonio inestimabile per la società a delinquere di Marco a ‘mbroglia e di sua moglie la regina squallida. Un sistema che gli ha consentito investimenti patrimoniali a Cosenza a partire da Corso Mazzini nei pressi della famosa fontana di giugno e non solo: a Campora San Giovanni in Amantea con innumerevoli appartamenti, a Lorica, a Roma… È questo è quanto è già di dominio pubblico ed è accertato! Il resto lo scopriremo quando chi di dovere sarà costretto a svolgere il proprio compito. Statene certi ne scopriremo delle belle!
È evidente che la coppia dell’imbroglio a delinquere, trema al solo pensiero che lunedì prossimo Antonio Barile diventera sindaco! Il solo pensiero che qualcuno potrà aprire i cassetti del Comune e leggere le carte li sta tormentando. Ecco la vera ragione per cui Marco a ‘mbroglia & Consorte stanno facendo di tutto per evitare che ciò accada. Ormai lo hanno capito tutti. Circola in queste ore la notizia che persino nel porto delle nebbie della Procura di Cosenza, regno sovrano della corruzione, se ne sarebbero resi conto. Solo i complici,fanno finta di non capire, ma tremano anche molti di loro. A questi naturalmente bisogna aggiungere i “vuccapierti” e quelli che pensano di comprarli con un panino e con un giro di karaoke e di ballo in piazza. Ma questi ultimi sono sempre di meno. Anzi, molti di essi hanno imparato che si può anche partecipare al ballo senza per questo rendersi responsabili di mantenere la corruzione ed il malaffare alla guida del Comune. Statene certi: quel che si è verificato al primo turno con il voto disgiunto, al ballottaggio diventerà una slavina a favore di Antonio Barile. “A Merica” è finita per la coppia cosentina. Le valige sono pronte per ritornare a Donnici….
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