il Delpozzo di Cuneo punta su STEM, intelligenza artificiale e laboratori- Cuneocronaca.it


CUNEO CRONACA – Si è fatto un gran parlare della riforma degli Istituti Tecnici e non sempre a questo dibattito è corrisposta una maggiore chiarezza. In particolare, si è spesso confusa la riforma del 2026 con il percorso 4+2, un’equiparazione non corretta, dal momento che la riforma del 2026 mantiene un percorso quinquennale, analogamente a quello attuale.

Come spesso accade nei processi di cambiamento, anche questa riforma presenta alcuni aspetti che potranno e dovranno essere ulteriormente migliorati. Al tempo stesso, però, introduce importanti opportunità di innovazione didattica e riconosce alle scuole significativi spazi di autonomia. Gli istituti sono pertanto chiamati a riflettere su una nuova visione educativa, capace di spostare progressivamente l’attenzione dalla logica dell’insegnamento a quella dell’apprendimento.

Trasformare il cambiamento normativo in un’occasione di crescita culturale, organizzativa e didattica, prima ancora che in un semplice adempimento, rappresenta una necessità per una scuola che intenda porre realmente al centro l’apprendimento degli studenti. I dati INVALSI 2026 delineano, del resto, un sistema scolastico in miglioramento sia per quanto riguarda la dispersione scolastica sia rispetto agli esiti complessivi, anche grazie ai percorsi e agli interventi attivati attraverso i finanziamenti europei, quali i PON e il PNRR.

In questo contesto, l’Istituto Delpozzo di Cuneo si è interrogato su come declinare concretamente la riforma degli Istituti Tecnici all’interno della propria realtà territoriale, tenendo conto sia dell’attuale offerta formativa sia delle caratteristiche dell’area geografica di riferimento, con le sue peculiarità, le sue esigenze e le sue potenzialità.

Dalle analisi effettuate è emersa con chiarezza la necessità di intervenire lungo due direttrici complementari. Da un lato, occorre potenziare alcune competenze fondamentali, a partire da quelle matematiche, insieme alla comprensione del testo e all’analisi logica; dall’altro, appare necessario rendere pienamente curricolari ambiti quali le STEM e l’Intelligenza Artificiale, destinati a rappresentare una componente sempre più significativa del futuro formativo, professionale e personale degli studenti.

La scelta è stata pertanto quella di investire con decisione sull’innovazione didattica, portando al centro del proprio progetto formativo il curricolo, le metodologie, i linguaggi della scienza e della tecnologia e la capacità degli studenti di interpretare criticamente il presente, accogliendo la riforma non come un semplice adeguamento ordinamentale, ma come un’occasione di crescita culturale e pedagogica. L’istituto non si è limitato a recepire il cambiamento, ma lo ha trasformato in una proposta educativa coerente, ambiziosa e fortemente identitaria.

La riforma prevede un’area di indirizzo flessibile che assegna alla scuola una quota del curricolo da utilizzare per potenziare gli insegnamenti, introdurre nuove discipline e sviluppare competenze coerenti con i bisogni formativi e con il territorio. Per il settore tecnologico-ambientale, tale quota corrisponde a 4 ore settimanali nel primo biennio, 6 ore nel secondo biennio e 7 ore nel quinto anno. È all’interno di questo spazio di autonomia responsabile che si è sviluppata la progettazione del Delpozzo.

Una delle scelte qualificanti del nuovo impianto ha riguardato la riduzione del numero delle discipline, senza però ridurre le conoscenze e le competenze da acquisire. L’obiettivo è stato quello di organizzare i contenuti in modo più integrato e progressivo, evitando una frammentazione eccessiva degli apprendimenti.

Nel primo anno l’attenzione si concentra soprattutto sulle scienze sperimentali e sulla chimica, con l’obiettivo di fornire agli studenti le basi del metodo scientifico, dell’osservazione dei fenomeni e del linguaggio disciplinare. Nel secondo anno viene invece dato maggiore spazio alla fisica, sviluppata all’interno di una forte componente laboratoriale. Questa scelta consente anche di costruire il percorso in modo più coerente, poiché lo studio della fisica richiede competenze matematiche che possono essere consolidate già nel primo anno. In questo modo il biennio assume una struttura più organica: meno discipline separate, ma conoscenze più connesse tra loro e costruite secondo una progressione funzionale agli apprendimenti successivi.

Nel primo anno il percorso viene ulteriormente differenziato in base agli indirizzi. Per elettrotecnica, meccatronica e logistica è previsto un potenziamento del disegno tecnico, mentre per informatica, smart-robot, chimica e biotecnologie sanitarie vengono introdotti fondamenti di geometria come complemento della matematica. L’obiettivo è fornire a ciascun indirizzo basi coerenti con le competenze che saranno sviluppate negli anni successivi: il disegno tecnico come primo strumento della progettazione e la geometria come supporto alla matematica applicata, alla logica e alla comprensione dei problemi tecnici. La scelta, quindi, non è quella di aggiungere contenuti, ma di rendere più mirata la formazione di base in funzione dei diversi percorsi.

A questa impostazione si collega perfettamente l’introduzione, nel secondo anno, della disciplina Laboratorio STEM. Anche in questo caso il Delpozzo ha voluto leggere la norma in modo evolutivo e non burocratico. Le Linee guida per le discipline STEM chiedono alle scuole di rafforzare le competenze matematico-scientifico-tecnologiche, digitali e di innovazione attraverso metodologie attive, approcci interdisciplinari, didattica laboratoriale e sviluppo del pensiero critico. Le stesse Linee guida insistono sull’importanza di far sì che gli studenti non “subiscano” la tecnologia, ma imparino a governarla in modo consapevole.

Ed è precisamente questa la direzione scelta dall’Istituto Delpozzo. Il “Laboratorio STEM”, afferma il Dirigente Ivan RE, “è stato pensato come uno spazio in cui gli studenti possano acquisire competenze nell’uso delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale al servizio delle discipline scientifiche e tecnologiche, attraverso analisi di temi scientifici, realizzazione di laboratori, lettura critica dei dati, confronto tra risposte generate dall’IA e conoscenze scientifiche fondate. L’obiettivo non è soltanto usare strumenti innovativi, ma formare studenti capaci di interrogare ciò che la tecnologia produce, di verificarne correttezza e adeguatezza, di distinguere tra plausibilità e verità, tra risposta automatica e risposta scientificamente valida.

Il Laboratorio STEM del Delpozzo non rappresenta una semplice novità curricolare, ma una risposta educativa alta a una delle sfide decisive del nostro tempo: insegnare ai giovani a usare l’innovazione senza esserne dominati.”

Il progetto dell’istituto trova un ulteriore fondamento nelle Linee guida per l’orientamento che attribuiscono un valore centrale alla personalizzazione dei percorsi, al riconoscimento dei talenti, alla didattica laboratoriale e ai moduli di orientamento di almeno 30 ore annue. L’orientamento, secondo questa impostazione, non è un’attività episodica, ma una dimensione strutturale della scuola, chiamata ad accompagnare ogni studente nella costruzione progressiva del proprio progetto culturale, formativo e professionale.

È in questa cornice che, a detta del Dirigente, si comprende la scelta del Delpozzo, nel triennio, di “porre al centro lo studente come cittadino di un mondo moderno e attore di progresso sostenibile. Ogni indirizzo ha costruito infatti una propria traiettoria di senso, capace di coniugare competenze tecniche, responsabilità sociale e visione del futuro.”

L’informatica si è orientata verso la cybersicurezza, cioè verso una competenza oggi decisiva per abitare responsabilmente gli ambienti digitali. La curvatura smart-robot ha guardato allo sviluppo di sistemi di IA per la robotica umanoide, collocando gli studenti nel cuore di una delle frontiere più avanzate della contemporaneità tecnologica.

La meccatronica ha valorizzato il disegno tecnico 3D e lo sviluppo di prototipi, traducendo il sapere in progetto, simulazione, costruzione e verifica. La chimica si è diretta verso l’eco-chimica e la sostenibilità, interpretando il rapporto tra scienza, ambiente e futuro.

Le biotecnologie sanitarie hanno inteso mettere in relazione corpo umano e benessere, in una visione tecnica ma insieme profondamente umana. La logistica, infine, si è proiettata verso competenze innovative nella gestione delle merci, inserendosi in una filiera moderna, organizzata e tecnologicamente avanzata.

L’elettrotecnica, invece, ha ampliato i propri orizzonti verso la domotica e le smart city, affiancando questi nuovi ambiti a quelli tradizionali della produzione, distribuzione e dell’utilizzo intelligente dell’energia, grazie anche a una solida preparazione sui sistemi energetici civili e industriali.

L’insieme di queste scelte restituisce il profilo di una scuola che ha compreso il senso più profondo della riforma: l’autonomia non è uno spazio vuoto da riempire, ma una responsabilità culturale da esercitare. Il Delpozzo ha voluto esercitarla con coraggio, scegliendo di rafforzare le basi scientifiche nel biennio, di caratterizzare gli apprendimenti in modo mirato per ciascun indirizzo, di investire sulla laboratorialità e di affrontare senza timori la questione educativa delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale.

In questo sta la forza della sua proposta che il Dirigente intende sottolineare in conclusione: “non rincorrere il nuovo per moda, ma costruire un curricolo capace di tenere insieme rigore, innovazione e futuro. Una scuola, dunque, che non si limita a preparare tecnici competenti, ma forma giovani in grado di comprendere il proprio tempo, interpretarlo criticamente e contribuire a trasformarlo”.




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