Trapani, mentre la politica litiga la città attende risposte


Per oltre cinque ore, lunedì sera, Palazzo Cavarretta ha parlato del Trapani Calcio, del Pala Daidone, dello stadio, di Valerio Antonini, di processi, consulenze, antiche vicende urbanistiche e persino della storia di via dei Crociferi letta da Wikipedia.

 

Ha parlato del passato, dei rapporti personali e delle responsabilità reciproche.

Fuori dall’aula, però, Trapani aspettava risposte molto più concrete: capire a che punto fossero i cantieri, come stessero procedendo i progetti del PNRR e quali opere sarebbero davvero arrivate a conclusione prima della fine della sindacatura.

 

La terza relazione di mandato del sindaco Giacomo Tranchida avrebbe dovuto essere il momento più importante della consiliatura per misurare lo stato di salute della città. È accaduto, invece, esattamente il contrario.

 

La relazione rimasta senza dibattito

La relazione di mandato non è un atto burocratico.

È il documento con cui un’amministrazione racconta ciò che ha fatto, ciò che resta da fare e come intende affrontare gli ultimi anni di governo.

 

 Oltre 170 pagine nelle quali trovano spazio investimenti per decine di milioni di euro: 20,6 milioni destinati all’edilizia scolastica, oltre 5 milioni per il recupero del centro storico, 31 milioni per porto e Zona Economica Speciale, tra “Ultimo Miglio” e Autoporto Smart, e 12,3 milioni per gli interventi ambientali, dal litorale nord al progetto Trapani Green

Un documento che avrebbe meritato un confronto politico approfondito.

 

Invece, per oltre due ore, il dibattito è stato monopolizzato dall’attività ispettiva. Interventi da mezz’ora ciascuno, hanno ricostruito vicende ormai note, alternando accuse politiche, riferimenti giudiziari e ricostruzioni storiche.

La sensazione, osservando l’aula, era che la relazione di mandato fosse diventata soltanto il contenitore dentro il quale anticipare la campagna elettorale.

 

ZES: la notizia che passa quasi inosservata

Il momento più significativo della serata rimane quasi in controluce.

È quando Giacomo Tranchida comunica ufficialmente che il finanziamento PNRR di circa 17,8 milioni di euro destinato alla strada di collegamento con la Zona Economica Speciale è stato revocato.

Non si tratta di una questione marginale, perché si parla di un’infrastruttura strategica destinata a collegare porto, area industriale e svincolo autostradale di Milo, uno degli interventi più importanti per lo sviluppo logistico di Trapani.

 

Il sindaco parla di un Governo che avrebbe “lasciato Trapani con il cerino in mano” e annuncia perfino uno stato di agitazione con imprenditori e parti sociali.

Una notizia che, in qualsiasi altra seduta, avrebbe probabilmente monopolizzato il confronto politico e, probabilmente, reso ancor più aspro.

Invece anche quella scivola via, sommersa dal rumore di uno scontro ormai permanente.

 

La politica dallo specchietto retrovisore

Lo scontro più acceso è quello tra Maurizio Miceli e il sindaco.

Miceli costruisce il suo attacco seguendo una precisa sequenza temporale. 

Parte dagli allagamenti del 2022, passa per l’incarico affidato a Tecnital per studiare il rischio idraulico della città e arriva all’agosto 2024, quando il sindaco nomina l’ingegnere Simone Venturini consulente per la variante al PAI. 

In parallelo ricostruisce il procedimento giudiziario nato dalla querela per diffamazione presentata da Andrea Bulgarella contro Tranchida, evidenziando che lo stesso Venturini compare anche nella lista dei testimoni del processo. 

 

Su questo intreccio tra incarico tecnico e procedimento giudiziario Miceli costruisce la propria critica politica, respinta dal sindaco che rivendica invece la piena legittimità dell’incarico.

È un confronto politico legittimo, ma anche questo riguarda prevalentemente ciò che è stato. 

 

Perchè quello che oggi è sul tavolo è un rischio idrogeologico riconosciuto dalla Regione siciliana insieme ad un piano di studio ritenuto efficace ed un nuovo piano regolatore chiamato a tenere conto delle urgenze del dissesto affinché una bomba d’acqua non si trasformi ancora in un alluvione.

 

Intanto resta sul tavolo la domanda che interessa i cittadini: come si porteranno a termine le opere ancora aperte?

 

Il paradosso della consiliatura

Ed è qui che emerge il vero paradosso.

Mai come oggi il Comune dispone di un numero così elevato di progetti finanziati.

La relazione di mandato elenca interventi sulle scuole, investimenti nel sociale attraverso il Distretto 50, opere contro il rischio idraulico, digitalizzazione degli uffici, rigenerazione urbana, mobilità sostenibile e decine di cantieri ancora in corso.

Ma proprio mentre la macchina amministrativa è chiamata a trasformare quei finanziamenti in opere concluse, la politica sembra consumare le proprie energie in uno scontro permanente.

 

Perché quei progetti non si realizzano da soli: servono bilanci, variazioni, partecipate solide, uffici efficienti e soprattutto un Consiglio comunale capace di discutere nel merito e deliberare gli atti in tempo utile.

 

L’immagine che forse racconta meglio la serata arriva dopo la mezzanotte.

Quando finalmente prende la parola la maggioranza per intervenire sulla relazione di mandato, l’opposizione ha già lasciato l’aula. Esce anche il presidente del Consiglio.

Così la discussione sul documento politico più importante della seconda metà della legislatura si interrompe bruscamente.

 

È un’immagine che va oltre la cronaca della seduta.

Racconta un Consiglio comunale che, proprio nel momento in cui avrebbe dovuto interrogarsi sul futuro di Trapani, ha preferito continuare sullo scontro. 

E dopo aver esaurito gli argomenti ritenuti interessanti ha spento il microfono e chiuso i lavori. 

Un gesto che racconta plasticamente come la voce della maggioranza di governo non venga tenuta in considerazione, una sorta di occhio per occhio.

 

In una fase in cui la città è chiamata a non perdere finanziamenti, completare cantieri e trasformare i progetti in risultati concreti, ad approvare il bilancio che dovrebbe accompagnare il Comune per tutto quello che, probabilmente, è lo scorcio della fine di questa sindacatura, questa è forse la questione più politica di tutte.




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 redazione@tp24.it (Luca Sciacchitano)

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