Secondo il figlio del fondatore di Luxottica il debito personale e quello societario non sono sommabili. Anche se si pagano gli interessi e resta l’obbligo di rimborso. I 150 milioni spesi in barche e il piano dei fratelli per fargli vendere la quota in Delfin
Debito? Quale debito? Leonardo Maria Del Vecchio non ha un miliardo di esposizione nei confronti dlele banche. Perché sono solo 950 milioni, dice la sua azienda Lmdv Capital. E perché il credito «Lombard» (un finanziamento garantito da titoli, che consente di ottenere liquidità senza venderli) sarebbe «patrimonio reso liquido». Mentre debito personale e societario «non sono sommabili» e i crediti di firma non sono debito. Anche se si pagano gli interessi e resta l’obbligo di rimborso. Non solo. Lmdv sostiene anche che il patrimonio personale di Leonardo Maria ammonta a «circa 6 miliardi». Eppure ha il 12,5% di Delfin. E qualche mese fa aveva concordato di pagare 5 miliardi per ciascuna delle analoghe quote del 12,5% dei fratelli Luca e Paola. I quali gli hanno chiesto 250 milioni a testa per non aver perfezionato l’acquisto.
I debiti di Leonardo Maria Del Vecchio
Il Corriere della Sera oggi riepiloga e replica ai contenuti di Lmdv Capital. Del Vecchio junior spiega che le esposizioni ammontano a 950 milioni ma il debito personale va distinto da quello delle società. Mentre i crediti di firma sono garanzie e non debito per cassa. La cifra arriva esattamente dalla somma del debito personale e societario. Secondo Lmdv però non si tratterebbe di «debito vero», ma di «lombardizzazione». Anche se si pagano interessi e c’è obbligo di rimborso. Secondo il family office poi 500 milioni di affidamenti rappresentano meno del 10% del patrimonio, quindi sono una leva contenuta. Ma è difficile arrivare a 6 miliardi conteggiando il patrimonio di Leonardo Maria.
Le quote Delfin
Le quote Delfin ai fratelli Luca e Paola voleva pagarle 5 miliardi, per esempio. E non 6. EssilorLuxottica in Borsa vale oggi 149,60 euro (+0,71%), lontano dal picco di 323,80 euro toccato a novembre 2025. Poi ci sono i 500 milioni chiesti da Luca e Paola per il mancato acquisto delle quote in Delfin. E che potrebbero finire in un arbitrato. Repubblica spiega che le penali del contratto incredibilmente non erano subordinate all’ottenimento del finanziamento che Lmdv stava negoziando con le banche. Per questo sono scattate automaticamente. Difficile uscirne vista la situazione familiare. I figli più piccoli di Leonardo Del Vecchio, Luca e Clemente di 25 e 22, hanno stretto fin dall’inizio un’alleanza molto forte con la sorella più grande Paola, 65 anni, figlia del primo matrimonio del fondatore di Luxottica con Luciana Nervo.
Luca, Clemente e Paola Del Vecchio
Al quotidiano risulta che l’idea dei tre sarebbe quella di continuare sulla linea della stretta sulla liquidità per costringere il fratello a vendere il suo 12,5% di Delfin a un prezzo molto più basso di quello di 5 miliardi definito a febbraio scorso. Perché Lmdv è esposto con le banche. E non può utilizzare come garanzia le azioni Delfin. In quanto vincolate per statuto. A Lmdv sono stati erogati 350 milioni da Indosuez (gruppo Crédit Agricole). Poi ci sono leasing e mutui per 120-150 milioni utilizzati per acquistare barche, prima un Mangusta 100 piedi e poi un Admiral da 72 metri. E infine investimenti con società finanziarie senza dati ufficiali.
La posizione di Lmdv
Lmdv ha precisato che «alla data odierna non risulta alcuna posizione scaduta e non onorata, in nessuno dei due perimetri (personale e di Lmdv capital, ndr). Tutte le obbligazioni sono state adempiute alle scadenze contrattuali». Ma senza dividendi importanti in entrata e con ulteriori obblighi come le penali e l’esercizio della prelazione sullo 0,4% di Delfin in mano a Rocco Basilico che vale 149 milioni, la situazione potrebbe peggiorare a breve. L’unica cosa che lega insieme i quattro fratelli è l’ostilità nei confronti di Francesco Milleri.
Le dimissioni da EssiLux
In una intervista al settimanale Chi Lmdv ha spiegato così la sua recente rinuncia ai ruoli operativi in Essilux: «L’azienda ha sempre creduto in me e continua a credere in me, sono andato via perché non posso essere a capo di strategie che non condivido. L’ho fatto perché nella mia visione il cuore è Agordo, le persone, le generazioni, lì ho visto nascere il successo». Ma per cambiare i vertici del colosso degli occhiali occorre prima riformare lo statuto di Delfin che esclude i soci-famigliari da qualsiasi decisione. E per riformarlo occorre l’unanimità degli otto soci.
La precisazione di Lmdv sulla rappresentazione dell’indebitamento
«In relazione ai reiterati riferimenti all’indebitamento di Leonardo Maria Del Vecchio e di LMDV Capital comparsi sulla stampa nelle ultime settimane, LMDV Capital ritiene necessario intervenire per ricondurre il dibattito ai dati di fatto.
Il debito personale e il debito societario sono grandezze diverse, si misurano su basi diverse e non sono sommabili. Da questa confusione dipende gran parte delle ricostruzioni circolate. Sul piano personale, Leonardo Maria Del Vecchio dispone di affidamenti nell’ordine di €500 milioni presso primari istituti bancari, secondo un assetto già noto e invariato nel tempo. Sul piano societario, il debito è contratto dalle società operative, ciascuna sulla base della propria capacità di servizio e dei propri attivi. Tra queste, LMDV Capital – family office di Leonardo Maria Del Vecchio – è titolare di un finanziamento concesso da CA Indosuez, integralmente assistito dal portafoglio di investimenti della società. Le cifre circolate nascono dalla somma indistinta di queste due sfere, a cui si aggiungono voci che debito non sono. Vale comunque osservare che, anche sommando all’esposizione personale la linea di credito di LMDV Capital e le posizioni assistite da beni reali, il totale è pari a €950 milioni.
Tra le voci che si aggiungono impropriamente a questa somma, alcune meritano un chiarimento a parte. I crediti di firma sono garanzie rilasciate da banche o intermediari finanziari, non provvista erogata: includerli nell’indebitamento non è una diversa interpretazione dei dati, è un errore tecnico. Le società partecipate possono inoltre contrarre debito, bancario e non bancario, in autonomia e in funzione della propria capacità di servizio: è prassi ordinaria – e indice di solidità di un’iniziativa – avere co-investitori privati sui singoli progetti. Il loro apporto viene però erroneamente qualificato come “private debt di Leonardo Maria Del Vecchio”: chi mette capitale come co-investitore condivide il rischio del progetto, chi presta denaro come creditore ha diritto a riaverlo comunque vada. Sono ruoli diversi, con rischi diversi, e per questo chiamare “debito” l’apporto di un co-investitore non è corretto.
Al netto di queste voci improprie, le esposizioni effettive restano tutte assistite da garanzia: il finanziamento CA Indosuez è assistito dal portafoglio di investimenti del family office, le ulteriori posizioni da beni reali, sotto forma di mutui e leasing. Gli affidamenti in discussione sono stati concessi da primari istituti bancari all’esito dei rispettivi processi di istruttoria, delibera e presidio del rischio, sotto la vigilanza delle autorità competenti.
Su un punto la posizione è netta: alla data odierna non risulta alcuna posizione scaduta e non onorata, in nessuno dei due perimetri. Tutte le obbligazioni sono state adempiute alle scadenze contrattuali. Riferire di inadempimenti, morosità o rate non onorate a carico di un operatore finanziario incide direttamente sulla sua reputazione creditizia e sulla percezione della sua affidabilità presso istituti, controparti e investitori. Chi dovesse ripetere questa affermazione, totalmente priva di riscontro presso le fonti dirette, ne risponderà nelle sedi opportune.
Va inquadrata, infine, anche la dimensione degli importi in gioco. Il patrimonio personale di Leonardo Maria Del Vecchio è stimato in circa €6 miliardi. Affidamenti personali per €500 milioni corrispondono a meno del 10% di tale patrimonio, a fronte di una soglia di leva che la prassi bancaria consolidata considera agevolmente gestibile fino all’ordine del 30%. È il livello a cui opera ordinariamente chiunque gestisca un portafoglio di titoli e investimenti. È a questo livello che la parola “debito”, come usata dalla stampa, risulta impropria. Il debito vero è quello ripagato con incassi futuri – quello delle imprese sui ricavi, delle famiglie sui mutui. Sul piano personale si tratta invece di lombardizzazione: si ottiene liquidità dando in garanzia titoli già posseduti, senza venderli. È patrimonio reso liquido, non un debito da ripagare con redditi futuri. Il debito delle società operative, infine, si valuta sui loro bilanci e flussi: non è debito personale e non vi si può ricondurre.
L’informazione economica deve distinguere tra debito d’impresa e smobilizzo di patrimonio, tra dati verificabili e ricostruzioni non riscontrate. LMDV Capital si riserva di intervenire nuovamente qualora le imprecisioni segnalate dovessero essere reiterate».
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