Negli ultimi anni l’America Latina è tornata al centro della competizione geopolitica tra le grandi potenze. La crescente presenza economica e diplomatica della Cina, il riemergere di governi progressisti in diversi Paesi della regione e il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca hanno modificato un equilibrio che per decenni aveva visto gli Stati Uniti esercitare un’influenza quasi incontrastata nel proprio emisfero. In questo scenario, la Colombia rappresenta un osservatorio privilegiato: storico alleato di Washington, il Paese è oggi chiamato a conciliare il mantenimento di una solida partnership con gli Stati Uniti con l’esigenza di ampliare il proprio spazio di autonomia internazionale. La presidenza di Gustavo Petro si inserisce proprio in questa trasformazione, offrendo un esempio di come le dinamiche geopolitiche regionali stiano ridefinendo anche le relazioni tra gli alleati più consolidati.
Da alleato privilegiato a partner autonomo
Per decenni, la Colombia è stata considerata una dei partner più solidi degli Stati Uniti in America Latina. La cooperazione bilaterale tra Washington e Bogotà si è costruita soprattutto attorno alla sicurezza, alla lotta al narcotraffico, al contrasto ai gruppi armati e alla stabilizzazione del Paese. In questo quadro, la Colombia ha rappresentato per gli Stati Uniti un alleato strategico in una regione spesso attraversata da governi ostili o critici verso l’influenza statunitense.
La relazione tra Stati Uniti e Colombia resta tuttavia strutturale. Nel 2022, poco prima dell’insediamento di Gustavo Petro, Washington ha designato la Colombia come “Major Non-NATO Ally”, riconoscendo formalmente il ruolo centrale che Bogotá occupa nella strategia statunitense per l’America Latina. Tale decisione rappresenta il punto di arrivo di una partnership costruita nel corso di oltre due decenni attorno alla lotta al narcotraffico, alla cooperazione militare e alla stabilizzazione regionale. Attraverso programmi di assistenza, addestramento e finanziamento delle forze armate colombiane, Washington ha continuato a investire ingenti risorse nel rafforzamento delle capacità di difesa colombiane: solo nel 2023 l’assistenza statunitense alla sicurezza ha superato i 90 milioni di dollari, mentre tra il 2017 e il 2023 Washington ha destinato circa 278 milioni di dollari ai programmi di Foreign Military Financing. Sul piano economico, il rapporto resta altrettanto rilevante: gli Stati Uniti rappresentano il principale partner commerciale della Colombia e una delle principali destinazioni delle esportazioni colombiane. Non sorprende quindi che Washington continui a considerare Bogotá uno dei propri partner più importanti nell’emisfero occidentale.
La svolta di Petro
Proprio per questo, la svolta introdotta da Gustavo Petro assume una rilevanza particolare. Pur senza mettere in discussione l’alleanza con Washington, il Presidente colombiano ha cercato di ridefinire le priorità della politica estera e di sicurezza del Paese. Primo Presidente di sinistra nella storia recente della Colombia, Petro ha promosso una visione meno incentrata sulla dimensione militare e più orientata a temi come giustizia sociale, sviluppo economico, transizione energetica e integrazione regionale.
La Colombia di Petro non ha quindi abbandonato la partnership con gli Stati Uniti, ma ha iniziato a perseguire una politica estera più autonoma e multilaterale, cercando di ampliare i propri margini di manovra in un contesto internazionale caratterizzato dalla crescente competizione tra grandi potenze. Più che una rottura, quella di Petro rappresenta una ridefinizione del rapporto con Washington: una relazione che continua a essere centrale per Bogotá, ma che non viene più considerata l’unico asse della politica estera colombiana.
Uno dei principali terreni di discontinuità riguarda la lotta al narcotraffico. Per oltre vent’anni, la cooperazione tra Washington e Bogotá si è basata sul presupposto che la riduzione della produzione di cocaina dovesse passare principalmente attraverso strumenti repressivi e militari. Tale approccio è stato alla base del Piano Colombia, uno dei più importanti programmi di cooperazione tra Stati Uniti e America Latina dall’inizio del XXI secolo.
Petro ha invece sostenuto che la cosiddetta “war on drugs” abbia prodotto risultati limitati e che il fenomeno debba essere affrontato intervenendo sulle sue cause economiche e sociali. Secondo il presidente colombiano, sviluppo rurale, riduzione delle disuguaglianze e presenza dello Stato nelle aree periferiche rappresentano strumenti più efficaci rispetto al solo approccio repressivo. Pur continuando a collaborare con gli Stati Uniti sul fronte della sicurezza, Bogotá ha quindi iniziato a proporre una revisione di uno dei pilastri storici della relazione bilaterale.
Il ritorno al dialogo con Caracas
Un secondo elemento di discontinuità riguarda il Venezuela. Dopo anni di tensioni diplomatiche sotto la presidenza di Iván Duque, Petro ha ristabilito le relazioni con il governo di Nicolás Maduro e riaperto progressivamente la cooperazione bilaterale.
La scelta non è stata motivata da una piena convergenza politica con Caracas, quanto piuttosto da considerazioni pragmatiche. Colombia e Venezuela condividono oltre duemila chilometri di frontiera e devono confrontarsi con numerose questioni, che spaziano dalla gestione dei flussi migratori alla sicurezza, dal commercio transfrontaliero alla presenza di gruppi armati e reti criminali.
Anche dopo le contestate elezioni venezuelane e le tensioni che hanno coinvolto Maduro, Petro ha mantenuto una posizione intermedia, rifiutando di aderire pienamente alla linea sostenuta dagli Stati Uniti e da diversi governi occidentali. Pur esprimendo preoccupazione per la situazione politica venezuelana, il Presidente colombiano ha privilegiato il dialogo con Caracas, sostenendo che l’isolamento diplomatico non rappresenti uno strumento efficace per favorire una soluzione alla crisi. Questa scelta ha evidenziato una delle principali differenze rispetto all’approccio di Washington e ha confermato la volontà di Bogotá di perseguire una politica estera più autonoma, anche su un dossier tradizionalmente centrale per gli interessi statunitensi nella regione.
La Cina e la diversificazione strategica
La ricerca di maggiore autonomia si riflette anche nei rapporti con la Cina. Pur avendo sviluppato relazioni diplomatiche con Pechino già nel 1980, la Colombia ha mantenuto per lungo tempo un orientamento internazionale fortemente legato agli Stati Uniti, mostrando un coinvolgimento relativamente più limitato nelle iniziative cinesi rispetto ad altri Paesi della regione. Ciò non ha impedito una crescita costante dei rapporti economici: negli ultimi anni la Cina è diventata uno dei principali partner commerciali della Colombia e Bogotá ha progressivamente rafforzato il dialogo politico ed economico con la Repubblica Popolare Cinese.
Un passaggio particolarmente significativo è arrivato nel 2025 con l’adesione della Colombia alla Belt and Road Initiative (BRI), il grande progetto infrastrutturale promosso da Pechino. La decisione ha segnato una svolta nella politica estera colombiana e riflette la volontà del governo Petro di diversificare i propri partner internazionali e attrarre nuovi investimenti. Durante la visita ufficiale in Cina, il Presidente colombiano ha presentato l’accordo come un’opportunità per ampliare la cooperazione economica, tecnologica e infrastrutturale tra i due Paesi.
Per Washington, questo avvicinamento assume un significato strategico particolare. Negli ultimi anni la competizione tra Stati Uniti e Cina si è progressivamente estesa anche all’America Latina, coinvolgendo commercio, infrastrutture, energia, tecnologia e accesso alle materie prime. In questo contesto, la Colombia rappresenta un caso particolarmente sensibile: non un tradizionale alleato di Pechino, ma uno dei principali partner storici degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale.
Le tensioni con Washington nell’era Trump
Le differenze tra Bogotá e Washington sono emerse con particolare evidenza durante il secondo mandato di Donald Trump. Nel gennaio 2025, le tensioni legate alle deportazioni di migranti hanno provocato una breve ma significativa crisi diplomatica tra i due governi. Petro criticò le modalità con cui alcuni cittadini colombiani venivano rimpatriati dagli Stati Uniti a bordo di voli militari, sostenendo la necessità di garantire condizioni più dignitose ai migranti espulsi. In risposta, l’Amministrazione Trump minacciò l’introduzione di misure economiche e restrizioni sui visti nei confronti della Colombia, alimentando il rischio di un deterioramento delle relazioni bilaterali.
La crisi rientrò nel giro di pochi giorni grazie a un’intesa diplomatica che consentì la ripresa dei rimpatri e il mantenimento dei canali di cooperazione tra i due Paesi. Tuttavia, l’episodio ha evidenziato come il rapporto tra Colombia e Stati Uniti sia oggi meno automatico rispetto al passato e maggiormente soggetto a divergenze politiche. Pur mantenendo una solida cooperazione strategica nei settori della sicurezza, della lotta al narcotraffico e del commercio, Petro ha mostrato una maggiore disponibilità a contestare alcune posizioni statunitensi quando ritenute in contrasto con gli interessi nazionali colombiani o con la propria agenda politica.
Le frizioni non si sono tuttavia limitate alla questione migratoria. Nel corso del 2025, Petro ha criticato apertamente alcune scelte dell’Amministrazione Trump in materia di contrasto al narcotraffico, contestando in particolare le operazioni militari statunitensi contro presunte imbarcazioni utilizzate dai trafficanti nel Mar dei Caraibi e accusando Washington di violare la sovranità colombiana. Trump, dal canto suo, ha accusato il governo colombiano di non contrastare efficacemente la produzione e il traffico di cocaina, arrivando a definire Petro un “drug leader“. Le tensioni si sono riflesse anche sul piano politico interno, con Petro che ha criticato il sostegno espresso da Trump nei confronti del candidato conservatore Abelardo de la Espriella, interpretandolo come un’ingerenza nel processo elettorale colombiano. Nonostante il duro scambio di accuse, i due leader sono successivamente riusciti ad attenuare le tensioni durante la visita di Petro alla Casa Bianca nel febbraio 2025, confermando la volontà di preservare la cooperazione bilaterale nonostante le profonde differenze ideologiche.
Una nuova Colombia in un’America Latina che cambia
La Colombia di Gustavo Petro si colloca oggi in una posizione intermedia. Non è una Colombia antiamericana, ma nemmeno una Colombia pienamente allineata alle priorità e volontà di Washington. Il Paese continua a considerare gli Stati Uniti un partner fondamentale sul piano economico, politico e della sicurezza, come dimostrano la permanenza degli accordi di cooperazione militare, il mantenimento dello status di Major Non-NATO Ally e il ruolo degli Stati Uniti come principale partner commerciale della Colombia. Allo stesso tempo, il governo Petro ha cercato di ampliare il proprio spazio di manovra attraverso una politica estera più flessibile e multilaterale, rafforzando i rapporti con altri attori internazionali, tra cui Cina e Paesi della regione.
Per gli Stati Uniti, questa evoluzione rappresenta una sfida significativa. Non si tratta della perdita di un alleato, bensì della trasformazione di uno dei principali pilastri della propria presenza in Sud America. La Colombia continua a essere un partner strategico, ma appare meno incline rispetto al passato a definire la propria politica estera esclusivamente in funzione delle priorità statunitensi, privilegiando invece una maggiore autonomia decisionale su temi come il Venezuela, la politica antidroga e le relazioni economiche internazionali.
In conclusione, Gustavo Petro non ha interrotto il rapporto storico tra Bogotá e Washington, ma ne ha progressivamente ridefinito i contorni. Tra il ripristino delle relazioni diplomatiche con il Venezuela, l’approfondimento dei rapporti economici con la Cina e la richiesta di una revisione dell’approccio tradizionale alla lotta contro il narcotraffico, la Colombia sta cercando di costruire una posizione più autonoma nel sistema internazionale. Questa evoluzione riflette non solo i cambiamenti della politica colombiana, ma anche una più ampia tendenza regionale: diversi Paesi latinoamericani stanno infatti cercando di diversificare le proprie relazioni esterne in un contesto segnato dalla crescente competizione tra Stati Uniti e Cina.
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