L’ondata di caldo che sta attraversando l’Italia non sta mettendo sotto pressione soltanto cittadini e consumi energetici. A pagare un prezzo sempre più elevato sono anche imprese, negozi e attività produttive, alle prese con un numero crescente di interruzioni dell’energia elettrica che rischiano di trasformarsi da evento eccezionale a problema strutturale. Dai piccoli blackout alle micro-interruzioni della rete, fino ai lunghi stop dell’alimentazione elettrica, il fenomeno sta facendo emergere tutte le fragilità delle infrastrutture di distribuzione, mentre il sistema produttivo denuncia danni economici che, nella maggior parte dei casi, non vengono compensati dagli indennizzi previsti.
Le cronache delle ultime settimane raccontano una situazione diffusa lungo tutta la Penisola. A Fonte Nuova, nell’area metropolitana di Roma, l’amministrazione comunale ha chiesto verifiche dopo una lunga serie di blackout che hanno interessato il quadrante nord-orientale del territorio. A Torino il tema è approdato perfino in Consiglio comunale dopo i ripetuti disservizi registrati a fine giugno, mentre a Teramo Comune ed E-Distribuzione hanno affrontato la questione in Prefettura a seguito delle frequenti interruzioni dell’energia elettrica.
Dietro questi episodi non c’è un problema di produzione energetica, ma la crescente difficoltà delle reti di distribuzione a sostenere carichi sempre più elevati in condizioni climatiche estreme. Secondo i dati di Arera e dei principali operatori della distribuzione elettrica, il peggioramento della continuità del servizio risulta particolarmente evidente e viene aggravato dall’aumento delle temperature e dalla maggiore frequenza degli eventi meteorologici estremi.
Le differenze territoriali restano marcate. Nel corso dell’ultimo anno ogni utenza del Sud Italia ha registrato in media 7,5 blackout, più del doppio rispetto ai 3,5 rilevati nelle regioni del Nord. Un divario che testimonia come le criticità della rete siano distribuite in modo disomogeneo sul territorio nazionale.
Per il sistema industriale il problema non coincide necessariamente con i blackout prolungati. Nelle reti di media e alta tensione le interruzioni complete dell’alimentazione sono relativamente meno frequenti. A creare le maggiori difficoltà sono invece le cosiddette micro-interruzioni e il progressivo peggioramento della qualità della tensione elettrica.
Secondo Daniele Bianchi, presidente del Coordinamento dei Consorzi Energia di Confindustria, negli ultimi anni le prestazioni della rete hanno mostrato un progressivo deterioramento e gli episodi di brevissima interruzione sono diventati sempre più frequenti. Se in un’abitazione uno sbalzo di corrente può tradursi in un semplice sfarfallio delle luci, in uno stabilimento industriale anche pochi istanti senza alimentazione possono provocare l’arresto improvviso di macchinari altamente automatizzati.
Le conseguenze economiche possono essere rilevanti. Impianti che si bloccano improvvisamente rischiano infatti di subire danni tecnici, richiedendo interventi di manutenzione, tempi di riavvio e costosi fermi produttivi. È una criticità che interessa numerosi comparti energivori, dalle cartiere alla metalmeccanica, fino alle aziende dell’elettronica, dove la continuità dell’alimentazione rappresenta un elemento essenziale del processo produttivo.
Gli effetti dei blackout non si limitano alla produzione industriale. Sempre più spesso le interruzioni coinvolgono anche le infrastrutture di telecomunicazione, provocando blocchi delle connessioni dati e difficoltà operative per tutte le imprese che basano la propria attività su sistemi digitali, piattaforme informatiche e servizi online.
Secondo Confindustria, il caldo estremo sta accelerando il deterioramento delle infrastrutture elettriche. L’aumento delle temperature sottopone infatti cavi e impianti a uno stress crescente, mettendo in evidenza i limiti di reti che in molti territori mostrano ormai evidenti segni di obsolescenza. Per questo motivo è stato avviato un protocollo di collaborazione con E-Distribuzione finalizzato a raccogliere dati sulle criticità e individuare gli interventi prioritari.
Proprio gli investimenti rappresentano uno dei punti più delicati del confronto tra imprese e gestori della rete. Secondo gli industriali le risorse disponibili dovrebbero essere indirizzate con maggiore decisione verso il rafforzamento delle cabine primarie e delle infrastrutture strategiche, piuttosto che concentrarsi prevalentemente sulla diffusione dei contatori intelligenti. Da qui la richiesta di introdurre criteri più rigorosi nella valutazione degli investimenti e di rafforzare il controllo delle autorità sull’effettiva destinazione delle risorse impiegate.
Tra le criticità segnalate emerge anche la saturazione di numerose cabine primarie, che in molti casi impedisce alle imprese di collegare nuovi impianti fotovoltaici. Un limite che rischia di rallentare gli investimenti nelle energie rinnovabili proprio mentre cresce la domanda di elettrificazione dei consumi.
Se per l’industria il costo maggiore è rappresentato dal fermo produttivo, per il commercio il danno economico si manifesta spesso nell’arco di poche ore. Secondo le stime di Confcommercio, un blackout può provocare perdite comprese tra 2.000 e 5.000 euro, considerando gli incassi sfumati, il deterioramento delle merci deperibili, il personale improduttivo e l’impossibilità di utilizzare strumenti essenziali come registratori di cassa, terminali Pos e impianti di refrigerazione.
La situazione diventa ancora più critica per bar, ristoranti e pubblici esercizi quando l’interruzione dell’energia si verifica durante il servizio, con clienti già presenti nei locali e cucine improvvisamente inutilizzabili.
Per Confcommercio i blackout estivi non rappresentano più episodi isolati, ma stanno assumendo i contorni di un problema strutturale destinato a ripetersi con frequenza crescente. Le segnalazioni raccolte nelle ultime settimane, in particolare da città come Torino e Milano, confermerebbero la necessità di accelerare gli interventi sulle reti elettriche e di adottare sistemi di monitoraggio in grado di prevedere e gestire in modo più efficiente i picchi di domanda.
Sul fronte dei ristori, il sistema attualmente previsto dalla regolazione viene giudicato largamente insufficiente dalle associazioni di categoria. Le norme dell’Arera prevedono che gli indennizzi automatici scattino soltanto quando l’interruzione della fornitura supera le otto ore consecutive. Per famiglie e piccole utenze il rimborso iniziale è pari a 34,50 euro e aumenta di 17,25 euro ogni ulteriori quattro ore di disservizio, senza un limite massimo.
Per le imprese gli importi crescono in funzione della potenza impegnata e della tipologia di utenza, arrivando fino a un massimo di 10 mila euro per alcune forniture in bassa tensione di maggiori dimensioni e fino a 40 mila euro per determinate utenze alimentate in media tensione.
Secondo le organizzazioni che rappresentano imprese e commercianti, tuttavia, questi importi sono ben lontani dal compensare i danni economici realmente subiti. Le perdite derivanti dall’interruzione della produzione, dal deterioramento delle merci, dal blocco dei sistemi informatici e dall’impossibilità di lavorare superano spesso di gran lunga gli indennizzi riconosciuti automaticamente in bolletta.
Va inoltre ricordato che il rimborso automatico non viene riconosciuto in tutte le circostanze. Restano infatti esclusi i blackout provocati da eventi di forza maggiore, dagli interventi programmati di manutenzione o da esigenze legate alla sicurezza della rete nazionale.
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