Pattada, quattro misure per l’agguato a Regaglia


Il provvedimento del giudice per le indagini preliminari di Sassari arriva 201 giorni dopo l’agguato e 199 giorni dopo il primo fermo. Gli atti divulgati separano chi avrebbe concorso al piano da chi sarebbe intervenuto nelle ore seguenti per agevolare la fuga e occultare il fucile.

Stato dell’inchiesta: l’ordinanza limita la libertà durante le indagini. Il giudizio dovrà stabilire se ciascun indagato risponde degli addebiti.

Sommario dei contenuti

Quattro posizioni nell’ordinanza del 10 luglio

Il Gip del Tribunale di Sassari ha accolto la richiesta della Procura della Repubblica e ha disposto misure nei confronti di quattro uomini. L’esecuzione è stata affidata alla Compagnia Carabinieri di Ozieri. Sardegna Live colloca l’intervento all’alba di venerdì 10 luglio e riporta lo stesso numero di destinatari.


Due indagati sono stati condotti nella casa circondariale di Sassari-Bancali. Gli altri due sono rimasti nelle rispettive abitazioni con il vincolo degli arresti domiciliari. La formula «quattro arresti» descrive l’operazione di polizia. L’atto giudiziario contiene due forme di custodia con prescrizioni differenti.

Bancali e domiciliari derivano da valutazioni individuali

La custodia in carcere colloca la persona nell’istituto penitenziario. I domiciliari impongono la permanenza nell’abitazione entro i limiti fissati dal giudice. La diversa sede di custodia non misura la colpevolezza e non assegna un grado automatico alle accuse.

Le motivazioni integrali dell’ordinanza non sono state diffuse. Una gerarchia ricavata soltanto dalla destinazione a Bancali o dalla permanenza in casa sarebbe arbitraria. Sassari Notizie conferma la divisione numerica e attribuisce i domiciliari alle due posizioni legate alla fuga e al nascondimento dell’arma.

Due accuse riguardano il piano e gli spari

Per due destinatari l’ordinanza richiama un presunto contributo alla pianificazione e all’esecuzione del tentato omicidio. La pianificazione riguarda le condotte anteriori all’attacco. L’esecuzione copre ciò che sarebbe accaduto durante l’azione armata.

La ripartizione interna dei compiti non è stata divulgata. Nessun atto accessibile assegna a ciascuno una singola decisione o una condotta materiale determinata. Logudoro Live riproduce la medesima contestazione congiunta senza aggiungere ruoli personali.


Fuga e arma compaiono nelle altre due posizioni

Ai due uomini sottoposti ai domiciliari viene attribuito un intervento successivo agli spari. Avrebbero agevolato la fuga del giovane fermato il 23 dicembre e provveduto all’occultamento dell’arma da fuoco clandestina. Il collocamento temporale distingue tali condotte dall’organizzazione dell’agguato.

La notizia pubblicata sul portale dell’Arma dei Carabinieri usa il termine favoreggiatori e lega entrambe le condotte ai momenti successivi all’attacco. La comunicazione descrive il nascondimento del fucile e tace su luogo o modalità di recupero. La sorte materiale dell’arma rimane separata dall’addebito contenuto nell’ordinanza.

L’ordinanza attribuisce azioni successive e consapevoli: l’agevolazione dell’allontanamento e la sottrazione del fucile agli accertamenti. La sola frequentazione personale non compare fra le condotte divulgate. La prova delle azioni contestate appartiene al giudizio.

La sera del 21 dicembre sulla strada del podere

Antonello Regaglia, allevatore di Pattada allora cinquantacinquenne, stava raggiungendo in automobile il proprio podere. L’attacco avvenne nelle campagne vicine al Monte Lerno. Numerosi colpi di fucile furono esplosi contro di lui e lo ferirono in più parti del corpo.

L’Unione Sarda colloca la vittima in auto lungo il tragitto verso il terreno. ANSA fissa l’attacco alla sera del 21 dicembre 2025 nella stessa zona rurale.


La contestazione è tentato omicidio

Regaglia è sopravvissuto ai colpi esplosi contro di lui. L’addebito riguarda un’azione che gli inquirenti ritengono diretta a ucciderlo e il fascicolo reca perciò l’ipotesi di tentato omicidio.

Il ricovero in gravi condizioni documentato da RaiNews descrive l’esito sanitario dell’attacco. L’intenzione attribuita agli indagati richiede una prova autonoma nel processo ricavata dalle modalità degli spari e dagli atti ammessi dal giudice.

Il fermo del 23 dicembre nelle campagne di Osidda

La prima risposta investigativa arrivò due giorni dopo. I Carabinieri di Ozieri fermarono Salvatore Becciu, allora ventiseienne, nelle campagne di Osidda. Il giovane si era reso temporaneamente irreperibile dopo l’agguato e venne poi sottoposto alla custodia cautelare in carcere.

Il fermo del 23 dicembre riguardava il presunto autore materiale degli spari. L’ordinanza del 10 luglio amplia il numero delle persone coinvolte senza modificare retroattivamente quella posizione. Radio Kalaritana documentò il provvedimento adottato due giorni dopo il ferimento.

Il fermo di dicembre e l’ordinanza di luglio sono atti distinti

Il provvedimento del 23 dicembre intervenne durante la temporanea irreperibilità di Becciu e riguardò una sola posizione. L’atto del 10 luglio proviene dal Gip su richiesta della Procura dopo mesi di attività investigativa. Appartengono allo stesso fascicolo e seguono itinerari giudiziari differenti.


I quattro uomini raggiunti a luglio non erano stati arrestati a dicembre. Le misure nei loro confronti decorrono dall’esecuzione della nuova ordinanza. Becciu aveva già una custodia propria e conserva una posizione separata.

Duecentouno giorni di accertamenti

Dal 21 dicembre al 10 luglio trascorrono 201 giorni. Tra il fermo di Becciu e le quattro misure intercorrono 199 giorni. Il calendario separa l’intervento immediato sul primo sospettato dal lavoro successivo rivolto alle altre posizioni.

L’arco di oltre sei mesi esclude una mera estensione automatica del fermo iniziale. La nuova ordinanza arriva dopo attività sul veicolo sequestrato e sui rapporti telefonici. Gli investigatori hanno affiancato tali acquisizioni all’esame di un dispositivo mobile.

Il veicolo sequestrato entra nella sequenza probatoria

Fra le attività rese pubbliche figurano sopralluoghi ed esami specialistici sul veicolo sottoposto a sequestro probatorio. Il sequestro ha mantenuto il mezzo nella disponibilità dell’autorità giudiziaria per gli accertamenti disposti durante l’inchiesta.

Ogni passaggio del reperto fra gli operatori richiede documentazione per conservarne l’integrità. La comunicazione non attribuisce l’auto alla vittima o a uno degli indagati. L’identità del proprietario non è stata divulgata.


Non sono state rese note le tracce isolate e nessun singolo reperto viene indicato come causa dell’esito cautelare. Il mezzo compare accanto ai tabulati telefonici e al dispositivo affidato al RIS. I diversi canali d’indagine convergono su luoghi e contatti legati alla sequenza esaminata.

I tabulati fissano orari e collegamenti telefonici

I Carabinieri hanno esaminato i tabulati telefonici. Tali registri riportano utenze coinvolte, orari, durata del traffico e celle agganciate. Non contengono il testo delle conversazioni e non equivalgono da soli a un’intercettazione.

Il loro apporto nasce dall’abbinamento con gli altri atti del fascicolo. Una chiamata acquista rilievo quando l’orario coincide con uno spostamento o un fatto già documentato. Gli atti divulgati non pubblicano numeri, celle o singoli contatti. Una mappa personale più minuta supererebbe le informazioni accessibili.

Il RIS di Cagliari esamina un dispositivo mobile

Un dispositivo mobile è stato affidato al RIS di Cagliari per accertamenti forensi. La copia forense cristallizza contenuti, metadati, registri di sistema e frammenti recuperabili senza alterare l’originale. La procedura documenta anche la catena di custodia del supporto esaminato.

Gli atti pubblici non precisano a chi appartenesse il dispositivo e non riportano gli esiti dell’esame. La presenza del RIS segnala un’attività specialistica sul supporto e non autorizza a inventare messaggi o geolocalizzazioni. Il riferimento al laboratorio compare anche nel servizio di LinkOristano.


L’indagine ha affiancato due piani distinti. I gestori telefonici conservano il traffico di rete mentre il terminale custodisce informazioni locali. Nessuna comunicazione decisiva è stata divulgata e l’ordinanza accessibile non attribuisce un contenuto determinato al lavoro forense.

Dissidi privati e matrice sentimentale nell’ipotesi d’accusa

Gli investigatori collegano l’attacco, in via ipotetica, a dissidi privati riconducibili a motivi passionali. La formula appartiene alla prospettazione accusatoria. Non identifica il rapporto personale coinvolto e non attribuisce a un singolo episodio l’origine dell’agguato.

La parola passionale delimita una pista e non sostituisce la prova del movente. Gli atti divulgati non espongono messaggi o dichiarazioni capaci di raccontare la vicenda privata. Assegnare nomi e comportamenti a quella matrice introdurrebbe particolari che il materiale pubblico non offre.

Circa quaranta Carabinieri nell’esecuzione

All’operazione hanno preso parte circa quaranta militari della Compagnia di Ozieri. Lo Squadrone Eliportato Cacciatori Sardegna ha affiancato i reparti territoriali. Erano presenti unità cinofile antidroga e per la ricerca di armi ed esplosivi provenienti dai nuclei di Cagliari e Abbasanta.

Il supporto aereo è arrivato dal nuovo Agusta-Westland 119Kx del 10° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Olbia. Il dispaccio di LaPresse elenca gli stessi reparti. L’impiego dei cinofili addestrati alla ricerca di armi coincide con l’addebito relativo al fucile occultato. La comunicazione non associa sequestri determinati a una singola unità.


I cinofili antidroga non introducono accuse sugli stupefacenti

Fra i reparti impiegati compaiono unità cinofile abilitate alla ricerca di stupefacenti e unità dedicate ad armi ed esplosivi. La loro presenza descrive le capacità portate sul terreno. Nessuna contestazione per droga compare nelle informazioni pubbliche sull’ordinanza.

Il richiamo ai cinofili antidroga non associa gli indagati a sostanze illecite. Gli addebiti divulgati riguardano il tentato omicidio e le condotte successive legate alla fuga e al fucile. L’organizzazione della perquisizione non coincide con l’elenco delle accuse.

L’elicottero appartiene all’operazione del 10 luglio

Il velivolo del 10° Nucleo Elicotteri di Olbia affiancò i reparti durante l’esecuzione delle quattro misure. La comunicazione dell’Arma lo collega all’intervento del 10 luglio e non agli spari del 21 dicembre.

L’AW119Kx fornì supporto dall’alto a un dispositivo composto da reparti territoriali e unità specialistiche. Gli atti divulgati non descrivono inseguimenti o scontri durante gli arresti. Un impiego diverso del velivolo non emerge dalle informazioni rese pubbliche.

Cinque misure e responsabilità da giudicare

Il fascicolo conta ora cinque persone sottoposte a restrizioni cautelari. Becciu era già detenuto dopo il fermo di dicembre. L’ordinanza di luglio aggiunge due custodie a Bancali e due domiciliari.


Il Gip ha esaminato i gravi indizi e le esigenze cautelari richieste per limitare la libertà durante le indagini. Il processo applicherà la soglia prevista per la decisione sul merito e consentirà alle difese di contestare ogni acquisizione. L’ordinanza non trasforma l’accusa in una sentenza.


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 Junior Cristarella

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