La marcia ha attraversato la soglia domestica. La nazionalità presunta ha guidato la selezione prima dell’esame dei documenti. Il diritto sudafricano assegna l’accertamento agli apparati pubblici. Reuters ha documentato sul posto la rottura di una protezione metallica e i calci contro una porta. Le immagini proseguono con l’accompagnamento di persone verso i mezzi della polizia.
Nella stessa sequenza finiscono sovrapposti chi vive senza titolo e chi viene percepito come non sudafricano. Mhlanga ha rivendicato il ZEP quando il gruppo lo stava già conducendo via. La scelta della persona ha preceduto l’esame del suo status.
Lessico: «irregolare» indica lo status amministrativo. «Straniero» indica la cittadinanza o l’origine nazionale. I due termini non sono equivalenti.
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Porte forzate e consegna ai furgoni
Nel quartiere di Alexandra alcuni manifestanti portavano bastoni e bandiere. Il gruppo ha aperto accessi protetti da grate e ha raggiunto persone all’interno delle case. Gli occupanti individuati sono stati accompagnati verso veicoli della polizia. Adnkronos ha registrato la medesima successione degli atti.
Una donna del Malawi e un bambino sono stati condotti a uno dei mezzi. L’azione ha coinvolto così un minore che si trovava con l’adulta fermata. Africanews ha confermato gli accessi casa per casa e la consegna alla polizia.
Il permesso ZEP dichiarato dopo il fermo
Total Mhlanga si è presentato come titolare di uno Zimbabwean Exemption Permit. Il titolo consente ai cittadini zimbabwesi ammessi al programma di risiedere e lavorare legalmente in Sudafrica. I permessi in corso erano ancora validi nel luglio 2026. La nazionalità zimbabwese non rende irregolare un titolare del ZEP.
La dichiarazione di Mhlanga non certifica il singolo documento. Registra però l’intercettazione di una persona che rivendicava uno status regolare. TimesLIVE ha ripreso le sue parole e il momento in cui il gruppo lo ha accompagnato verso la polizia.
Quando «straniero» sostituisce «irregolare»
March and March presenta la campagna come iniziativa contro l’immigrazione priva di titolo. Ad Alexandra un responsabile locale ha descritto l’attività come rimozione degli stranieri. La sostituzione allarga il bersaglio. «Straniero» riguarda la cittadinanza mentre «irregolare» riguarda il rapporto amministrativo con lo Stato.
Un gruppo di residenti non dispone dei registri del Dipartimento dell’Interno. Il riconoscimento visivo o linguistico non stabilisce cittadinanza e permesso. Rifugiati e titolari di documenti finiscono esposti allo stesso filtro. Al Jazeera ha raccolto lo scarto fra il bersaglio annunciato e le persone raggiunte dalle azioni nelle abitazioni.
Dal termine del 30 giugno ai cortei del giovedì
Le ronde del 9 luglio appartengono a una campagna continuativa. Gruppi anti-immigrazione avevano fissato il 30 giugno come termine informale per la partenza degli stranieri privi di documenti. Dopo le manifestazioni nazionali Jacinta Ngobese-Zuma ha annunciato cortei ogni giovedì fino all’accoglimento delle richieste di March and March. SABC News aveva già registrato la cadenza settimanale.
Il 9 luglio si sono svolte marce anche a Soweto e Durban. I volantini di alcune iniziative accostavano una «marcia pacifica» alla ricerca porta a porta. Il calendario ripetuto dà continuità locale a un ultimatum privo di forza legale. Associated Press ha seguito le mobilitazioni del 30 giugno e la loro prosecuzione.
Le richieste di March and March
Il movimento chiede frontiere più rigide ed espulsioni su vasta scala. Rivendica anche precedenza per i sudafricani nelle scuole e nei centri sanitari. Restano richieste politiche prive di potere esecutivo. EWN ha seguito l’organizzazione dei cortei e le rivendicazioni presentate dai promotori.
March and March attribuisce agli stranieri irregolari disoccupazione e criminalità . Collega alla presenza migrante anche la pressione sui servizi. La concomitanza fra disagio economico e immigrazione non attribuisce da sola una causa. The Guardian ha descritto la trasformazione degli slogan in mobilitazione organizzata.
Il potere di controllo resta allo Stato
La libertà di protesta non comprende il potere di chiedere una prova di nazionalità o entrare in una casa. La decisione sull’espulsione appartiene agli uffici e ai giudici previsti dalla legge. Cyril Ramaphosa ha assegnato l’applicazione delle norme migratorie agli agenti autorizzati. South African Government conserva il testo ufficiale del discorso presidenziale del 7 giugno.
La consegna successiva alla polizia lascia intatta la natura privata dell’accesso iniziale. Gli agenti ricevono una persona dopo che la selezione e l’ingresso sono già avvenuti. SA News ha pubblicato l’avvertimento di Ramaphosa contro l’autogestione dei controlli migratori.
La sentenza del 2025 contro Operation Dudula
Nel novembre 2025 l’Alta Corte del Gauteng ha vietato a Operation Dudula molestie e richieste private di documenti. L’ordine ha colpito anche gli allontanamenti illegali dalle abitazioni e gli ostacoli all’accesso a strutture sanitarie o scuole. SAFLII conserva il testo della decisione.
March and March e Operation Dudula sono organizzazioni distinte. L’ordine del 2025 riguarda Operation Dudula. Il confine giuridico fissato dalla corte conserva però rilievo per ogni gruppo privato: presentarsi come movimento civico non attribuisce facoltà di polizia. La SAHRC ha richiamato tale principio dopo il verdetto.
Cliniche, terapie e documenti all’ingresso
Un secondo giudizio del dicembre 2025 ha imposto alle amministrazioni di fermare le ostruzioni all’ingresso delle cliniche pubbliche del Gauteng. Le barriere colpivano migranti e cittadini sudafricani incapaci di esibire un documento nazionale. SECTION27 ha pubblicato l’ordine e la responsabilità assegnata agli apparati statali.
Nel luglio 2026 Medici Senza Frontiere ha aperto una risposta d’emergenza dopo minacce e spostamenti forzati. L’organizzazione ha assistito rifugiati e titolari di documenti raggiunti dalle intimidazioni. La perdita di accesso alle cliniche interrompe le terapie continuative per chi necessita di somministrazioni o controlli regolari.
L’espulsione non trasferisce i posti di lavoro
Un posto occupato da un migrante non viene assegnato per automatismo a un disoccupato sudafricano. Servono la stessa competenza e la disponibilità nella stessa area. Le attività aperte da stranieri creano anche domanda di lavoro locale. Wits University ha stimato che perfino una sostituzione totale lascerebbe irrisolta gran parte della disoccupazione.
L’uscita forzata di lavoratori interrompe rapporti d’impiego già attivi. La chiusura di un negozio gestito da migranti elimina ordini ai fornitori e affitti versati a proprietari locali. Il rapporto congiunto OECD-ILO registra un apporto economico positivo degli immigrati.
Alexandra e il precedente del 2008
Nel maggio 2008 un’ondata di violenza xenofoba iniziò ad Alexandra e si diffuse in gran parte del Sudafrica. Le aggressioni colpirono persone considerate straniere. Case e attività commerciali subirono attacchi. Human Rights Watch ha collocato nel quartiere l’avvio di quella sequenza.
La coincidenza geografica non predice lo stesso esito. Indica la capacità delle reti di quartiere di portare una campagna nazionale fino alla coercizione porta a porta. Il ritorno degli accessi informali nello stesso luogo assegna alla risposta pubblica un compito immediato: separare la protesta dall’esercizio della forza.
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 Junior Cristarella
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