5,3 miliardi, attese e bilanci tardivi


La stessa giornata istituzionale consegna due esiti distinti. Il rendiconto supera il controllo contabile. L’accesso alle prestazioni conserva ritardi e rinunce con scarti marcati fra territori. Le cifre mostrano la distanza fra denaro autorizzato e servizio erogato al cittadino.

Periodo esaminato: esercizio 2025 con integrazioni trasmesse fino al 16 giugno 2026. Le misure rivolte ai cittadini sono descritte secondo gli atti in vigore l’11 luglio 2026.

Sommario dei contenuti

Parifica e accesso sanitario rispondono a controlli diversi

La parifica confronta il Rendiconto con le scritture regionali e con le regole che governano entrate, spese, risultato di amministrazione e patrimonio. Il giudizio positivo consente al Consiglio regionale di proseguire l’iter di approvazione del consuntivo 2025. La pagina istituzionale della Regione Sardegna conferma che il conto del bilancio, il conto economico e lo stato patrimoniale sono stati dichiarati regolari.


Quel giudizio non assegna una valutazione alle agende CUP oppure ai turni di reparto. Neppure misura la disponibilità di una risonanza entro la classe prescritta. Tali aspetti compaiono nella relazione allegata e nelle osservazioni della Procura contabile. La sanità occupa la quota maggiore del bilancio regionale. Il peso finanziario impone un esame severo sull’esito ottenuto dai finanziamenti.

La dicitura Rendiconto parificato attesta l’affidabilità del consuntivo regionale. L’espressione emergenza sanitaria riguarda tempi di accesso, disavanzi aziendali, personale e investimenti. Confondere i due piani farebbe apparire risolto un problema che il fascicolo dichiara ancora presente.

Dove vanno i 5,325 miliardi della Missione 13

Il blocco dominante è il finanziamento ordinario corrente destinato ai livelli essenziali di assistenza. Vale 4.063.536.870,27 euro. Su questo capitolo gli impegni raggiungono 3.973.705.030,60 euro e i pagamenti 3.781.119.134,23 euro. Da sola assorbe quasi nove decimi dei pagamenti sanitari registrati nel 2025.

Al finanziamento ordinario si affiancano 80.794.395,05 euro per livelli di assistenza superiori ai LEA. La copertura dello squilibrio corrente dispone di 188.207.133,58 euro. Il ripiano dei disavanzi sanitari riferiti a esercizi precedenti vale 216.169.860,18 euro ed è stato interamente impegnato e pagato.

Gli investimenti sanitari iscritti nel programma dedicato ammontano a 486.320.016,56 euro. La politica regionale unitaria per la tutela della salute aggiunge 283.531.453,20 euro. Altre spese sanitarie valgono 6.917.000 euro. La somma delle voci porta alla previsione finale di 5,325 miliardi.


Nel ciclo di bilancio la previsione autorizza la spesa e l’impegno lega la somma a un’obbligazione. La liquidazione accerta quanto dovuto. Il pagamento trasferisce il denaro. Il cittadino incontra il servizio quando quella catena arriva a personale in turno e agende aperte. Servono anche apparecchiature funzionanti oppure strutture accessibili.

Più risorse autorizzate, pagamenti quasi invariati

Nel 2024 la Missione 13 disponeva di 5.000.855.718,42 euro. Nel 2025 sale a 5.325.476.728,84 euro. L’aumento è di 324.621.010,42 euro, pari a circa il 6,5%. Gli impegni passano da 4,307 a 4,562 miliardi con una crescita di 254.284.054,72 euro.

I pagamenti seguono una traiettoria diversa. Nel 2024 erano 4.246.436.462,32 euro. Nel 2025 scendono a 4.241.041.901,52 euro. La variazione è negativa per 5.394.560,80 euro. La quota degli stanziamenti trasformata in impegni passa dall’86,13% all’85,66%. Il rapporto fra pagamenti e impegni cala dal 98,59% al 92,97%. La percentuale pubblicata da SardiniaPost coincide con il prospetto contabile.

La Regione ha collegato la flessione a due scadenze arrivate a fine anno. La ripartizione delle risorse per l’equilibrio corrente è stata adottata il 17 dicembre 2025. L’intesa sul riparto del Fondo sanitario nazionale è arrivata in Conferenza Stato-Regioni il 29 dicembre. Il saldo passivo della mobilità interregionale e una parte dei trasferimenti non hanno completato l’iter entro il 31 dicembre.

Il confronto annuale restituisce un risultato netto. Il bilancio autorizza più risorse e assume più obbligazioni. La cassa eroga quasi la stessa somma dell’anno precedente. L’aumento nominale del finanziamento non coincide con un aumento dei pagamenti eseguiti entro l’esercizio.


Il 92,97% riguarda soltanto la cassa sanitaria

Il rapporto nasce dividendo 4.241.041.901,52 euro di pagamenti per 4.561.538.885,57 euro di impegni. Misura quanta parte delle obbligazioni registrate nel 2025 è stata pagata nello stesso esercizio. Una percentuale alta segnala che la cassa segue gran parte degli impegni assunti.

La percentuale non rivela quanti cittadini abbiano ottenuto una visita entro dieci giorni oppure quanti esami differibili siano stati eseguiti entro sessanta. Non conta le agende chiuse. Neppure separa una prestazione acquistata da una realmente erogata. Il monitoraggio delle attese usa prenotazioni e classi di priorità. Registra anche primo accesso e data assegnata.

La distanza fra i due conteggi è decisiva. Una Regione può trasferire regolarmente il fondo a un’azienda sanitaria anche quando quella stessa azienda non riesce a convertire tutte le ore finanziate in appuntamenti. Il pagamento certifica il movimento finanziario. L’appuntamento certifica l’accesso del paziente.

Le perdite provvisorie 2025 superano 234 milioni

I modelli CE del quarto trimestre 2025 caricati nel sistema NSIS registrano tutte le aziende sanitarie in perdita. La somma dei saldi aziendali è pari a 234.676.930,66 euro. Il consolidato regionale arriva a 235.249.911,06 euro. Lo scarto fra i due importi è di 572.980,40 euro.

Fra le aziende territoriali la ASL 1 di Sassari registra 37,970 milioni in negativo. La ASL 2 Gallura segna 2,284 milioni e la ASL 3 Nuoro 24,486 milioni. La ASL 4 Ogliastra registra 3,882 milioni di perdita.


La ASL 5 Oristano registra 10,079 milioni. Per la ASL 6 Medio Campidano il saldo negativo è di 132.813 euro. La ASL 7 Sulcis arriva a 10,215 milioni e la ASL 8 Cagliari a 22,844 milioni.

Fra gli altri enti l’importo maggiore appartiene all’AOU di Sassari con 69,516 milioni. L’ARNAS Brotzu registra 39,399 milioni. L’AOU di Cagliari segna 4,264 milioni. AREUS arriva a 4,798 milioni e ARES a 4,807 milioni.

Sono importi provvisori derivati dalla rilevazione ministeriale del quarto trimestre. Non equivalgono a bilanci d’esercizio approvati. Trattare una stima di chiusura come un consuntivo aziendale definitivo falserebbe il confronto. Agenzia Nova ha registrato il richiamo pubblico della magistratura contabile sulla gestione sanitaria e sui bilanci.

I bilanci 2023 e 2024 arrivano dopo le decisioni di spesa

Il ritardo non riguarda soltanto il 2025. Entro il 29 aprile 2026 risultavano definitivamente approvati i bilanci 2023 di ASL 1, ASL 3, ASL 5, ASL 8, ARNAS Brotzu e AOU Cagliari. Il 16 giugno la Regione ha comunicato anche l’adozione del bilancio 2023 della ASL 7 Sulcis. Per il 2024 erano state adottate soltanto le delibere sui progetti di bilancio.

Il fascicolo depositato al Consiglio regionale della Sardegna collega il ritardo alla riorganizzazione avviata dal 2022 e alle procedure di ribaltamento dei costi in capo ad ARES. La legge regionale 8 del 2025 ha modificato tali passaggi. Gli effetti pieni sono attesi con i bilanci 2026.


Una perdita conosciuta tardi altera il calendario delle decisioni. Il bilancio regionale deve finanziare il servizio e predisporre gli eventuali ripiani prima di disporre di consuntivi aziendali aggiornati. Le coperture vengono così costruite su rilevazioni trimestrali e stime provvisorie. La magistratura contabile giudica cronico il ritardo. Programmazione e controllo della spesa perdono affidabilità quando i saldi arrivano fuori tempo.

Il 2025 ha già pagato 216.169.860,18 euro per disavanzi sanitari pregressi. Quel pagamento appartiene a perdite di esercizi precedenti. Il saldo provvisorio 2025 apre un ciclo distinto e richiederà l’approvazione dei bilanci aziendali prima della quantificazione finale.

Attese estese dalla specialistica agli screening

Al 31 dicembre 2025 l’arretrato riguardava prestazioni ambulatoriali e attività ospedaliere programmate. Anche gli screening presentavano attese. Nel corso dell’anno sono aumentate le sedute ambulatoriali e chirurgiche. Le aziende hanno utilizzato ore aggiuntive del personale insieme ad acquisti presso privati accreditati. Il monitoraggio CUP copre il periodo da gennaio 2025 a gennaio 2026.

Una spesa di 3 milioni di euro è stata autorizzata per acquistare interventi di cataratta, colonscopie, gastroscopie, risonanze magnetiche, mammografie e tomografie computerizzate. Un ulteriore intervento superiore a 13 milioni ha destinato 7,616 milioni alle prestazioni aggiuntive del personale e 5,440 milioni agli acquisti dal privato accreditato.

La legge regionale 12 del 2025 stanzia altri 5 milioni di euro. La delibera del 10 settembre li assegna ad ARES. Il 70% è rivolto alla specialistica ambulatoriale e il 30% alle prestazioni ospedaliere. La ripartizione finanziaria mostra quali canali hanno ottenuto le risorse. L’arretrato ancora presente dimostra che le sole autorizzazioni di spesa non hanno chiuso la distanza fra domanda e disponibilità.


La conseguenza sociale è già visibile. Donata Cabras ha richiamato i viaggi fuori dall’Isola e la rinuncia legata all’esborso. ANSA ha riportato entrambi i fenomeni. Il nostro articolo sul sondaggio nazionale sulle liste d’attesa mostra che nel Sud e nelle Isole il 66% degli intervistati ha rinviato una prestazione o vi ha rinunciato almeno qualche volta. Quel sondaggio misura esperienze dichiarate e non le agende regionali.

U, B, D e P: la lettera sulla ricetta stabilisce il termine

Per una prima visita o un primo esame la ricetta deve riportare il quesito diagnostico, la tipologia di accesso e la classe di priorità. La classe U richiede l’esecuzione entro 72 ore. La classe B fissa dieci giorni. La classe D assegna trenta giorni alle visite e sessanta agli accertamenti diagnostici. La classe P arriva a centoventi giorni.

Le soglie pubblicate dal Ministero della Salute riguardano il primo accesso. Controlli successivi e prestazioni inserite in un programma clinico seguono la calendarizzazione definita dallo specialista. Il termine decorre nel territorio individuato come ambito di garanzia dall’azienda sanitaria.

Per i ricoveri programmati le classi sono A entro trenta giorni, B entro sessanta, C entro centottanta e D entro dodici mesi. La classe viene assegnata secondo condizioni cliniche e possibilità di aggravamento. Il CUP non decide la priorità medica. Registra quella indicata dal prescrittore e cerca la prima disponibilità compatibile.

Il rifiuto della prima data disponibile compatibile con la classe fa uscire la prenotazione dall’ambito di garanzia. La scelta di una sede diversa o di un giorno più comodo resta legittima. Il sistema non conteggia però quell’attesa come mancato rispetto del termine assegnato.


Quando il CUP non assegna una data entro la classe

La delibera regionale 30/17 del 21 agosto 2024 disciplina i percorsi di tutela da attivare quando il servizio non garantisce il termine. Al 9 marzo 2026 li avevano adottati ASL 1, ASL 3, ASL 4, ASL 6, ASL 7 e ASL 8. La relazione non registra la medesima adozione per ASL 2 Gallura e ASL 5 Oristano alla data del riscontro.

Il cittadino deve far registrare il tentativo di prenotazione e chiedere l’attivazione della tutela prevista dalla propria azienda. Ricetta, numero elettronico, giorno del contatto, canale usato e prima data proposta documentano l’esito del CUP. L’URP aziendale e il responsabile delle liste d’attesa ricevono le segnalazioni quando la prenotazione non rispetta la classe.

Le agende bloccate sono vietate dalla legge nazionale. Una risposta generica come “agenda chiusa” non sostituisce la ricerca della disponibilità nel territorio di garanzia. Il sistema deve esporre l’offerta pubblica e quella privata accreditata inserita nel CUP. Dove la prestazione resta indisponibile scatta il meccanismo aziendale previsto per garantire il termine.

Ogni azienda dispone di un RUGLA, il responsabile unico del governo delle liste d’attesa. Su scala regionale opera il RUAS. Queste figure devono collegare segnalazioni e agende alla produzione effettiva. Il loro lavoro ha senso quando il mancato appuntamento lascia una traccia consultabile e genera una risposta nominativa al paziente.

Buoni sanitari per ricette U e B e redditi bassi

Dal 16 marzo 2026 è attivo un canale aggiuntivo da 10 milioni di euro. Riguarda residenti in Sardegna con ISEE fino a 10.000 euro oppure esenzione per reddito. Serve una ricetta in classe U o B e il CUP deve risultare incapace di assegnare la prestazione entro 72 ore oppure dieci giorni.


Il catalogo pubblicato da ASPAL riunisce strutture private autorizzate aderenti. Il cittadino contatta la struttura presente nel catalogo. La struttura controlla i requisiti, esegue la prestazione prevista e riceve il pagamento dall’Agenzia. L’assistito non anticipa denaro.

Le prestazioni comprendono le visite specialistiche indicate nell’avviso. Il catalogo include anche diagnostica per immagini e fisiochinesiterapia. La misura è separata dai percorsi di tutela delle ASL e non è cumulabile con un rimborso aziendale per la stessa prestazione. Otto milioni provengono dal programma FSE+ e due milioni da risorse regionali.

Il buono interviene sulla povertà sanitaria e sulle urgenze che il CUP non riesce a collocare. Le classi D e P seguono i canali ordinari e i percorsi aziendali. Questa delimitazione evita di presentare il fondo da 10 milioni come copertura universale di ogni lista d’attesa.

Agende riunite e canali collegati nel nuovo CUP regionale

Nel 2025 la Giunta ha approvato le regole organizzative per la riforma del CUP. Gli atti uniformano le agende e collegano sportelli con call center. I servizi online devono vedere le stesse disponibilità. È prevista anche l’interoperabilità con i sistemi aziendali e il controllo in tempo reale dei posti liberi.

L’unificazione serve a evitare che un posto libero rimanga invisibile a chi prenota da un altro canale o da un’altra azienda. I richiami prima dell’appuntamento e la gestione delle disdette riportano in agenda gli spazi liberati. Il conteggio dei pazienti assenti senza preavviso misura ore già finanziate che non hanno prodotto una prestazione.


Gli obiettivi assegnati ai direttori generali per il 2026 riguardano l’aumento delle visite in classe D, la crescita degli esami strumentali nella stessa classe, il rapporto fra visite erogate e prescritte e il corrispondente rapporto per gli esami. La valutazione dei vertici viene così collegata a volumi e scadenze osservabili.

Sardegna Live ha riportato la replica di Alessandra Todde dopo l’udienza. La presidente ha collocato CUP e liste fra le urgenze regionali. Ha richiamato anche il personale. La risposta politica acquisterà consistenza quando le nuove agende mostreranno una prima data compatibile con la ricetta.

Le agende dipendono dalle ore realmente disponibili

Una seduta aggiuntiva richiede specialisti e infermieri. Servono anche tecnici oppure personale amministrativo. L’acquisto di una prestazione dal privato aumenta l’offerta per un periodo definito. La stabilità delle agende pubbliche dipende invece dalla presenza continuativa delle équipe e dalla copertura dei turni.

Cabras ha chiesto condizioni capaci di trattenere medici e operatori in Sardegna. Rai News ha ripreso il richiamo. Il legame con le liste passa dalle ore disponibili. Un ambulatorio senza specialista non apre appuntamenti. Una diagnostica priva del tecnico richiesto non usa tutta la capacità dell’apparecchiatura.

Il personale incide anche sui territori lontani dai maggiori ospedali. Quando una disciplina è concentrata in poche sedi il CUP amplia il raggio della ricerca e il paziente affronta spostamenti più lunghi. L’onere del viaggio si aggiunge al tempo di attesa e aumenta la probabilità di rinvio.


Le prestazioni aggiuntive assorbono arretrato. La copertura ordinaria impedisce che l’arretrato si ricrei. I due compiti richiedono contabilità separata perché una crescita temporanea delle sedute non dimostra che la dotazione stabile di personale sia sufficiente alla domanda.

Sugli investimenti il collo di bottiglia precede il pagamento

Le spese in conto capitale della Missione 13 dispongono di 986.423.329,94 euro. Gli impegni sono 317.706.274,76 euro, pari al 32,21% degli stanziamenti. I pagamenti sulla competenza raggiungono 288.559.721,44 euro, cioè il 90,83% della somma impegnata.

Il confronto con il 2024 registra un avanzamento. La capacità di impegno era al 29,84% e quella di pagamento all’88,11%. L’ostacolo maggiore si colloca prima della cassa. Quasi nove euro su dieci già impegnati vengono pagati. Una quota molto più piccola delle previsioni arriva però all’impegno entro l’anno.

Nel perimetro amministrato dalla Direzione della Sanità gli stanziamenti ammontano a 719.796.299,56 euro. L’edilizia sanitaria vale 194,979 milioni e l’ammodernamento tecnologico 524,817 milioni. Durante il 2025 sono stati pagati 53,108 milioni sulla competenza e 11,039 milioni sui residui. A fine anno i residui complessivi raggiungono 683,763 milioni.

Il programma 2019-2021 da 150.828.229,77 euro mostra avanzamenti disomogenei. Fra quaranta interventi tecnologici, trentatré hanno raggiunto almeno il 30% finanziario e diciannove hanno superato l’80% o sono prossimi alla chiusura. Nell’edilizia trentotto interventi su sessantaquattro hanno raggiunto almeno il 30% e trentuno sono oltre l’80% o nelle ultime procedure.


La formula investimenti fermi sarebbe inesatta. Molti progetti risultano avanzati. Il volume dei residui e la bassa quota di stanziamenti impegnati mostrano però una lentezza nel convertire l’intera dotazione in contratti eseguibili. Per il paziente la distanza si chiude quando una nuova apparecchiatura entra in servizio oppure quando un reparto ristrutturato apre davvero.

I numeri che consentono di giudicare il servizio

La spesa sanitaria regionale va accompagnata da conteggi mensili per azienda e territorio. Servono prescrizioni registrate e prestazioni erogate. Vanno pubblicate anche la percentuale entro classe e la prima data disponibile. I rinvii chiesti dal paziente devono essere separati dai ritardi prodotti dall’offerta.

Le agende richiedono anche il numero di posti aperti e cancellati. Gli spazi recuperati dopo una disdetta vanno separati da quelli persi per assenza. Per i ricoveri programmati occorrono la posizione nella lista e la classe assegnata insieme ai giorni trascorsi. Sugli screening va pubblicato l’intervallo fra invito e adesione fino al completamento dell’esame.

I bilanci aziendali aggiungono la dimensione economica. Data di adozione e perdita definitiva vanno associate al ripiano assegnato e alla spesa per attività. Gli investimenti richiedono le date di gara e aggiudicazione. Seguono consegna e apertura al pubblico.

La magistratura contabile ritiene ancora irrisolti molti problemi già descritti nei precedenti giudizi. La pubblicazione tempestiva di questi numeri per singola azienda renderebbe continuo il controllo pubblico.



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 Junior Cristarella

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