Alle 12:20 del 10 luglio Sbircia la Notizia ha pubblicato Milano, donna ferita al volto nella metro Duomo, dedicato all’intervento della Polizia locale e al primo fermo. I documenti diffusi nel pomeriggio aggiungono la richiesta della pm e il contenuto del verbale della persona offesa.
Stato giudiziario: le contestazioni appartengono alla fase cautelare. La responsabilità penale richiede una sentenza definitiva.
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La firma della pm e i due pericoli indicati
Simona Ferraiuolo ha chiesto al giudice la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere. L’atto indica il pericolo di reiterazione e il pericolo di fuga. Sono le ragioni usate dalla Procura per domandare che il 27enne rimanga detenuto.
La firma e i due rischi indicati nell’atto collimano con le cronache di ANSA e Adnkronos. L’ordinanza spetta al giudice. Il documento della pm contiene la domanda dell’accusa.
Reiterazione e fuga nella richiesta cautelare
Nel lessico cautelare la reiterazione riguarda il timore di nuovi reati della stessa specie. Il pericolo di fuga riguarda la sottrazione al giudizio. La pm inserisce entrambe le esigenze nella domanda rivolta al magistrato.
L’articolo 274 del codice di procedura penale richiede circostanze attuali a fondamento della misura. L’ordinanza dovrà motivare in proprio la scelta del carcere. Il testo vigente pubblicato su Normattiva conferma la separazione tra richiesta dell’accusa e decisione giudiziaria.
Convalida dell’arresto e misura cautelare hanno compiti diversi
La convalida riguarda la legittimità dell’arresto già eseguito. La domanda cautelare riguarda la permanenza in carcere durante il giudizio. Il giudice esamina le due questioni nello stesso tratto processuale pur mantenendole separate.
La richiesta della Procura contiene entrambe. Un eventuale diniego sulla custodia non cancellerebbe da solo le contestazioni penali. Un’ordinanza favorevole alla richiesta non equivale a una condanna.
Il tentativo di protezione raccontato dalla giovane
La giovane ha riferito di non avere mai incontrato quell’uomo. Lui le parlò in arabo e le domandò perché lo stesse guardando. Lei negò e disse di parlare con un’amica. La ragazza indicata si trovava nelle vicinanze e le era sconosciuta.
Quando le urla continuarono la giovane gli chiese di allontanarsi. Aggiunse che avrebbe chiamato la polizia. La risposta precede il contatto fisico e viene descritta nel verbale come un tentativo di protezione. Corriere della Sera e Il Giorno pubblicano il medesimo tratto della deposizione.
«Ho pensato di morire»: le parole depositate dopo il soccorso
Nel verbale compare una frase netta: «Ho pensato di morire, non riuscivo più a vedere nulla e il sangue mi impediva di respirare». Il racconto colloca l’impossibilità di vedere e l’impedimento nel respirare nello stesso momento della perdita ematica. Non attribuisce una diagnosi medica.
Sky TG24 e la Repubblica riportano le medesime parole consegnate agli investigatori. Quelle parole consegnano agli atti la percezione vissuta dalla persona offesa durante l’aggressione.
Verbale della giovane e dichiarazioni dei testimoni
La domanda cautelare richiama il verbale della giovane e le dichiarazioni dei testimoni. La persona offesa descrive le parole udite e ciò che avvertì durante la perdita di sangue. I testimoni collocano la condotta osservata e la fuga.
La frase sull’amica appartiene al racconto personale della giovane. La successione fisica compare anche nelle dichiarazioni raccolte attorno alla stazione. La concordanza tra i due nuclei fissa l’ordine degli eventi senza attribuire ai presenti sensazioni conosciute soltanto dalla vittima.
Dal primo contatto al colpo con la lama
Il verbale colloca gli sputi e il pugno prima del colpo con la lama. La fuga comincia subito dopo l’aggressione. L’arresto eseguito dalla Polizia locale porta nel fascicolo anche la contestazione di resistenza a pubblico ufficiale.
La medesima successione compare nelle cronache di Fanpage e Il Fatto Quotidiano. La violenza contro la giovane e la condotta tenuta durante il fermo appartengono a capi distinti.
Le ore precedenti e il divieto di dimora a Milano
Poche ore prima il 27enne era stato arrestato per fatti legati a vetture in sosta. Nel giudizio direttissimo il magistrato aveva convalidato quel fermo e applicato il divieto di dimora a Milano. La libertà successiva all’udienza coesisteva con il divieto di dimora già in vigore.
L’aggressione nella metropolitana è avvenuta dopo l’applicazione del divieto. La parola scarcerato descrive il ritorno in libertà dopo l’udienza. Il primo fascicolo rimaneva aperto e il divieto continuava a operare.
La successione temporale coincide con quanto pubblicato da Avvenire e La Stampa. Il nuovo arresto riguarda un fatto autonomo e apre un fascicolo diverso da quello sulle vetture.
Le contestazioni separate nel fascicolo
La contestazione per la deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso riguarda l’uso della lama. Il capo sulle lesioni riguarda il pugno. La resistenza a pubblico ufficiale è collegata alla condotta attribuita al 27enne durante il blocco.
Tgcom24 riporta la medesima ripartizione nelle ore seguite all’arresto. I capi formulati dalla pm descrivono accuse provvisorie che il giudice dovrà esaminare.
La contestazione prevista dall’articolo 583-quinquies
L’articolo 583-quinquies del codice penale riguarda la deformazione o lo sfregio permanente del viso prodotti da una lesione. Nel fascicolo milanese la Procura collega tale contestazione al colpo inferto con la lama.
Il carattere permanente appartiene alla qualificazione provvisoria formulata dall’accusa. La sua dimostrazione richiede gli accertamenti sanitari e l’esame giudiziario degli atti. La presenza del reato nella richiesta cautelare non anticipa l’esito del giudizio.
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 Junior Cristarella
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