Il Bonus Giorgetti è una delle misure più interessanti per i lavoratori che, pur potendo andare in pensione, decidono di continuare la loro attività lavorativa. Quali le modalità di presentazione e le tempistiche da rispettare per ottenere l’incentivo senza perdere il diritto al beneficio? Il Bonus Giorgetti 2026, noto anche come incentivo al posticipo del pensionamento, consente ai lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che di quello privato, che hanno già raggiunto i requisiti per la pensione anticipata, di ricevere direttamente in busta paga la quota dei contributi previdenziali a loro carico, pari al 9,19%. Questa misura si traduce in un significativo incremento dello stipendio netto mensile.
Cos’è il bonus Giorgetti in busta paga?
Il bonus Giorgetti (evoluzione del bonus Maroni del 2004) consiste in un incentivo economico riconosciuto ai lavoratori dipendenti che, pur potendo accedere alla pensione anticipata, decidono di rimanere al lavoro. Prorogato dalla finanziaria 2026, il bonus Giorgetti ha il duplice obiettivo di aumentare il reddito netto dei lavoratori che scelgono di rinviare il pensionamento e alleggerire al contempo la pressione sul sistema previdenziale. La misura rientra tra gli interventi previsti dalla legge di bilancio 2026 che contiene anche altre novità.
Al fine di rendere più appetibile la permanenza al lavoro, a chi ha raggiunto i requisiti per la pensione anticipata, vale a dire 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, più il periodo di finestra, è offerta la possibilità di rinunciare all’accredito contributivo della quota dei contributi a proprio carico relativi all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, pari al 9,19%.
La somma corrispondente viene così riconosciuta direttamente in busta paga, determinando un immediato incremento della stessa, tenendo presente che l’importo non è imponibile ai fini fiscali dal momento che non rientra nel reddito da lavoro dipendente soggetto a tassazione.
Bonus Giorgetti 2026 come funziona?
Il meccanismo del bonus Giorgetti 2026 è relativamente semplice: i lavoratori che maturano i requisiti per la pensione anticipata possono scegliere di restare in servizio. In questo caso, la quota di contribuzione previdenziale normalmente trattenuta al dipendente, pari al 9,919% dello stipendio lordo, non viene versata all’ente previdenziale, ma è corrisposta direttamente nella retribuzione mensile, con conseguente aumento della stessa, che può arrivare a diverse centinaia di euro al mese a seconda della retribuzione percepita.
Quando si parla di come funziona il bonus Giorgetti 2026 è bene evidenziare che la platea dei beneficiari si è ridotta, visto che per il 2026 non è stato prorogato il pensionamento con Quota 103 che, fino alla fine del 2025, consentiva l’accesso al bonus Giorgetti a quanti entro il 31 dicembre 2025 avevano maturato 41 anni di contributi, con almeno 62 anni di età.
Da quest’anno, invece, l’incentivo potrà essere richiesto solo dai lavoratori dipendenti, sia nel pubblico che nel privato, che presenteranno dei requisiti ben precisi, come spiegato nella circolare n. 42 del 3 aprile 2026 diffusa dall’INPS sul bonus Giorgetti 2026:
- essere un lavoratore dipendente iscritto all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) o a una gestione sostitutiva/esclusiva:
- aver maturato entro il 31 dicembre 2026 il diritto alla pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
- non essere già titolare di una pensione diretta;
- non aver già raggiunto l’età per la pensione di vecchiaia, ossia i 67 anni entro il 31 dicembre 2026.
Bonus Giorgetti 2026: pro e contro
Per quanto allettante, l’incentivo al posticipo del pensionamento ha sollevato non pochi dubbi e tanti interrogativi e quello centrale è senza dubbio il seguente: il bonus Giorgetti 2026 conviene? Questo è sicuramente è uno degli aspetti più discussi, visto che ci sono vantaggi e svantaggi:
Pro
- aumento immediato dello stipendio netto;
- possibilità di continuare l’attività lavorativa con una retribuzione più elevata;
- maggiore flessibilità nella scelta del momento del pensionamento;
- le somme erogate in busta paga non concorrono al reddito da lavoratore dipendente e sono esenti da IRPEF.
Contro
- minore contribuzione previdenziale durante il periodo di adesione;
- possibile riduzione dell’importo della pensione futura;
- maggiore penalizzazione per i lavoratori nel sistema interamente contributivo;
- convenienza diversa in base all’età, alla carriera contributiva e al reddito.
In sintesi, per chi ha una pensione già consistente e desidera aumentare il reddito negli ultimi anni di lavoro, il bonus Giorgetti 2026 può rappresentare una soluzione interessante. Al contrario, chi ha una carriera contributiva discontinua, potrebbe preferire continuare a versare regolarmente i contributi per incrementare l’assegno pensionistico futuro.
Quando scade la domanda per il bonus Giorgetti?
Parlando delle tempistiche per la richiesta del bonus Giorgetti (ex bonus Maroni), si deve evidenziare in primis che non si tratta di un click day, ma di una procedura che può essere attivata una volta maturati i requisiti pensionistici richiesti. Come richiederlo il bonus Giorgetti 2026?
Quando il lavoratore, entro la fine di quest’anno, raggiunge le condizioni previste dall’attuale normativa per la pensione anticipata, deve presentare un’apposita domanda all’INPS, che verifica il possesso dei requisiti prima di autorizzare il beneficio.
Terminata la sua analisi, l’ente previdenziale comunica l’esito della richiesta entro 30 giorni al datore di lavoro e quest’ultimo, dopo l’accoglimento della domanda, può procedere con gli adempimenti a proprio carico, ossia a non effettuare il versamento della quota di contribuzione a carico del lavoratore e all’eventuale recupero, a conguaglio, delle contribuzioni pensionistiche già versate.
Il bonus Giorgetti 2026 decorre dalla prima data utile di accesso al pensionamento successiva all’esercizio della facoltà di rinuncia e cessa quando si consegue un trattamento pensionistico diretto, ad eccezione dell’assegno ordinario di invalidità, o quando si maturano i requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia, oppure quando è il lavoratore che rinuncia al bonus, con effetti a decorrere dal mese successivo alla revoca.
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Davide Pantaleo
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