Il superbonus non supera l’esame della Corte dei Conti europea. Secondo la relazione speciale 20/2026 sul dispositivo per la ripresa e la resilienza, il Recovery and Resilience Facility (Rrf), presentata il 7 luglio, le misure di ristrutturazione finanziate dal fondo dell’Ue per la ripresa dal Covid hanno consentito di ottenere solo modesti risparmi energetici. L’analisi ha poi evidenziato che il regime italiano del superbonus, che da solo dovrebbe ricevere quasi un terzo di tutti i finanziamenti dedicati alle ristrutturazioni (14 miliardi di euro) nell’ambito dell’Rrf, costituisce un esempio particolarmente eloquente. I costi per unità di energia risparmiata sono risultati essere quattro volte superiori a quanto inizialmente previsto. Inoltre, il regime copre fino al 110% dei costi delle ristrutturazioni, il che significa che il sostegno pubblico può essere superiore ai costi effettivi. A giudizio della Corte, si tratta manifestamente di un uso inefficiente dei fondi dell’Ue.
La relazione, intitolata “Migliorare l’efficienza energetica dell’edilizia residenziale privata grazie all’Rrf – Sostegno finanziario importante, ma basi deboli”, è disponibile sul sito Internet della Corte. Con tale documento la Corte dei Conti Ue verifica se gli investimenti e le riforme dell’Rrf contribuiscano all’efficienza energetica degli edifici residenziali in modo efficace ed efficiente. Sono stati analizzati in particolare, per ottenere elementi probatori di audit, i regimi e le misure di ristrutturazione di Belgio, Cipro, Italia e Lituania.
Servono misure più mirate, una focalizzazione sui risultati e un monitoraggio più intenso
La relazione della Corte dei Conti europea ha sottolineato che sono finanziati per lo più progetti facili da realizzare, a scapito dei lavori di ristrutturazione più profondi che produrrebbero più risultati sul lungo periodo. E ha rimarcato il fatto che senza misure più mirate, un’esplicita focalizzazione sui risultati e un monitoraggio più intenso, la spesa futura potrebbe non consentire di raggiungere gli obiettivi dell’Ue in materia di clima ed energia.
Quasi tre quarti degli edifici Ue è tuttora inefficiente dal punto di vista energetico
L’analisi parla chiaro: l’Ue non può raggiungere i suoi obiettivi in materia di clima ed energia senza edifici più efficienti. Il problema, secondo quanto evidenziato, è che due terzi dell’energia consumata per riscaldare e raffrescare gli edifici è però prodotta ancora con combustibili fossili e quasi tre quarti degli edifici in tutta l’Ue è tuttora inefficiente dal punto di vista energetico.
Come ridurre dunque i consumi energetici e tagliare le emissioni? Secondo la relazione, è essenziale ristrutturare le abitazioni esistenti, soprattutto mediante progetti di ristrutturazione “profonda” che consentono di risparmiare oltre il 60 % dell’energia, fondamentali per creare un parco immobiliare altamente efficiente.
Mancano progetti di ristrutturazione profonda
Nikolaos Milionis, il membro della Corte responsabile dell’audit, ha affermato: “I finanziamenti dell’Ue per la ristrutturazione delle abitazioni private dovrebbero essere destinati ai progetti che hanno maggiori potenzialità di tagliare il consumo di energia. Invece, abbiamo constatato che troppo spesso i fondi dell’Rrf sono stati diretti a progetti per i quali potevano esser spesi più facilmente invece che a quelli che avrebbero garantito i migliori risultati”.
La relazione della Corte dei Conti Ue ha sottolineato che, nella maggior parte dei casi, si sono preferite le ristrutturazioni più semplici e veloci e che le visite di audit negli Stati membri hanno accertato che i criteri di selezione non servivano a stilare una graduatoria dei progetti in base al loro impatto atteso. In questo modo si riduce la probabilità che il sostegno finanziario vada a quei progetti che potrebbero consentire i maggiori risparmi energetici o alle famiglie che ne hanno più bisogno. Questo vuol dire che i 43 miliardi di euro che gli Stati membri hanno in programma di spendere sono spesso impiegati velocemente invece che strategicamente.
E questo approccio, secondo la Corte dei Conti europea, può generare due tipi di problemi:
- le misure di ristrutturazione di media intensità possono bloccare la prestazione energetica degli edifici a bassi livelli per anni, rendendo futuri miglioramenti addirittura più difficili e costosi da realizzare;
- gli investimenti realizzati non sono probabilmente la scelta ideale ai fini della decarbonizzazione a lungo termine.
In base a quanto riscontrato dalla Corte, vi è una forte domanda per le misure semplici, come la sostituzione delle finestre o l’installazione di pannelli solari, mentre i lavori di costruzione che assicurano una maggiore efficienza energetica sono meno richiesti.
Criticità nelle verifiche
C’è poi la questione legata alla verifica dei risultati. A tal proposito, la relazione ha precisato che in tutta l’Unione europea la maggior parte delle misure di ristrutturazione finanziate dall’Ue si focalizza sulle realizzazioni (output), come il numero di abitazioni ristrutturate o l’estensione delle superfici ristrutturate, e che pochissime misure si concentrano sui risultati effettivi, come la riduzione del consumo energetico: su 111 misure di ristrutturazione esaminate, solo tre includevano obiettivi di risparmio energetico.
E ha constatato che per stimare il risparmio energetico, i Paesi dell’Unione europea sono incoraggiati ad utilizzare gli attestati di prestazione energetica. Ma, secondo la Corte, tali informazioni non sono sufficientemente affidabili e confrontabili. Risultano quindi non idonee per un adeguato monitoraggio, essenzialmente per due ragioni:
- gli attestati sono basati sui consumi stimati e non rispecchiano i consumi reali di energia, che dipendono dal modo in cui le persone riscaldano o raffrescano le proprie abitazioni e dai parametri di utilizzo delle stesse;
- gli attestati contengono spesso errori, per cui i risparmi sono sovrastimati o sottostimati.
Il caso italiano del superbonus
In conclusione, la relazione della Corte dei Conti Ue ha evidenziato il fatto che non si tenga conto del rapporto costi-efficacia degli interventi e che così – di conseguenza – diventa difficile individuare i casi di uso inefficiente dei fondi e adottare misure correttive durante l’attuazione dei progetti.
La relazione ha quindi preso in esame diverse tipologie di interventi, edifici e scelte d’intervento, e ha mostrato che il costo dei risparmi ottenuti per unità di energia varia enormemente da uno Stato membro all’altro se esaminato in maggiore dettaglio.
Analizzando in particolare il regime italiano del superbonus, che da solo dovrebbe ricevere quasi un terzo di tutti i finanziamenti dedicati alle ristrutturazioni (14 miliardi di euro) nell’ambito dell’Rrf, la Corte dei Conti Ue ha affermato che esso costituisce un esempio particolarmente eloquente. I costi per unità di energia risparmiata sono risultati essere quattro volte superiori a quanto inizialmente previsto; inoltre, il regime copre fino al 110 % dei costi delle ristrutturazioni, il che significa che il sostegno pubblico può essere superiore ai costi effettivi. A giudizio della Corte, si tratta manifestamente di un uso inefficiente dei fondi dell’Ue.
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Stefania Giudice
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