Il potere logora chi non decide: il caso che può far implodere la maggioranza Mastrangeli

Se Massimiliano Tagliaferri voleva mettere in difficoltà il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli, difficilmente avrebbe potuto escogitare qualcosa di più dirompente delle sue dimissioni da Presidente del Consiglio Comunale. Tutti sapevano che l’elezione del successore sarebbe stata complicata. Pochi immaginavano che un fatto istituzionale potesse trasformarsi in un terreno di scontro tale, dove le fibrillazioni interne si riproducono come conigli in batteria. (Leggi qui: Tagliaferri stacca la spina: ora il cerino passa a Mastrangeli. E qui: Frosinone: tutti gli uomini del sindaco. Poi qui: Cercasi 17 voti disperatamente: l’Aula di Frosinone alla prova della sopravvivenza).

La maggioranza del sindaco Mastrangeli non è soltanto nervosa. È in piena crisi di identità. In tutti i sensi.

La frattura in Identità Frusinate: il veto di FdI e Nanogitis che prende le distanze dai suoi

Marcello Nanogitis

La frattura più evidente è quella dentro Identità Frusinate, la civica del presidente Marcello Nanogitis, nata per sostenere il sindaco e che ora, a causa dei distinguo interni sull’elezione del notaio d’aula, si ritrova a prendere le distanze dai propri consiglieri più esposti: Marco Ferrara e Sergio Crescenzi. Entrambi erano usciti recentemente da Fratelli d’Italia con l’aspettativa — legittima, dal loro punto di vista — di incassare qualcosa in termini politici nel nuovo gruppo consiliare. Le fusioni a freddo però raramente producono risultati duraturi.

Visto che Crescenzi non aveva ottenuto l’assessorato con FdI, Ferrara rivendicava la Presidenza dell’assise in quota Identità Frusinate. Ma quel riconoscimento non poteva arrivare solo dalla civica: doveva essere un atto dell’intera maggioranza. E la maggioranza, in particolare FdI, ha detto no.


Marco Ferrara (Foto © Massimo Scaccia)

Nanogitis ne ha preso atto con una chiarezza che non lascia margini di interpretazione: Identità Frusinate aveva proposto Ferrara ma Fratelli d’Italia ha posto un veto «chiaro e inderogabile». Fine della candidatura. Identità Frusinate, anziché trasformare la questione in una battaglia identitaria, ha scelto di prendere atto della realtà politica: dimostrando più pragmatismo di quanto ci si potesse aspettare da una civica nata da poco. Prima viene il sostegno al sindaco, poi le legittime ambizioni personali.

Tradotto: chi vuole restare, lo faccia con lealtà. Chi non vuole, è libero di uscire. Una linea che ricorda la vecchia massima di Raymond Aron«La politica è scegliere». In Identità Frusinate qualcuno dovrà scegliere davvero adesso.

Ferrara solo 6 voti. Alviani non vota il suo capogruppo

Antonio Scaccia (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

La situazione è precipitata nell’ultima seduta consiliare: Ferrara ha raccolto soltanto sei voti: i quattro della Lista per Frosinone del vicesindaco Antonio Scaccia, il suo e quello di CrescenziNon quello del capogruppo della sua stessa lista, Christian Alviani. Un segnale che più chiaro non si può, ribadito con altrettanta fermezza dal presidente della civica. Da notare che anche il voto di Scaccia a Ferrara non è stato casuale: con quella scelta il vicesindaco ha inteso mandare un messaggio alla sua stessa maggioranza.

Che faranno adesso Crescenzi e Ferrara? Sono ancora collocabili in Identità Frusinate e, soprattutto, in maggioranza? Come e chi voteranno alla prossima seduta? Come osservava lo scrittore Mario Vargas Llosa«L’incertezza è una margherita i cui petali non si finiscono mai di sfogliare».

Renzi chiede un vertice

Corrado Renzi e Sergio Verrelli

Sulla maggioranza si è abbattuto anche il richiamo del consigliere della Lista per Frosinone Corrado Renzi, che ha invitato pubblicamente il sindaco Mastrangeli a convocare immediatamente un vertice della coalizione per individuare un candidato alla Presidenza capace di raccogliere 17 voti. Parole tutt’altro che casuali. Quando un consigliere di maggioranza parla di «gioco delle tre carte», di «franchi tiratori» e di «ambiguità da superare», significa che il problema non è più soltanto l’elezione del presidente. Significa che all’interno della coalizione sono venute meno, clamorosamente, fiducia, unità, affidabilità e una direzione politica condivisa.


Una maggioranza può sopravvivere alle divisioni. Molto più difficile è sopravvivere all’assenza di una strategia. Oggi la coalizione che sostiene Mastrangeli cerca faticosamente di arrivare a fine consiliatura sulla base della convenienza amministrativa, più che di una vera visione politica comune. Ogni votazione importante diventa una trattativa. Ogni decisione apre nuove tensioni. ed ogni equilibrio appare precario. 

I processi politici vengono subiti passivamente, anziché essere orientati e governati. Come osservava lo scrittore francese André Malraux«Una grande politica è fatta di grandi scelte, non di grandi espedienti». È esattamente ciò che sembra mancare.

La presidenza come termometro

(Foto © IchnusaPapers)

La partita della presidenza del Consiglio non riguarda più soltanto chi occuperà quella poltrona. Se dopo settimane non si riesce a trovare un candidato condiviso con 17 voti certi, il problema non è il presidente. È la coalizione. La presidenza è soltanto la punta dell’iceberg: sotto la superficie c’è molto di più. Il posizionamento dei consiglieri in vista delle prossime elezioni comunali, la ridefinizione degli equilibri interni, il peso che ciascuno intende rivendicare nella futura coalizione. 

Il rischio è che questa lunga sequenza di distinguo, veti incrociati e franchi tiratori finisca per presentare un conto molto più salato proprio alle prossime comunali: dove il sindaco uscente Mastrangeli, al momento, non sembra avere competitor in grado di impensierirlo seriamente.

Come scriveva lo storico inglese Arnold J. Toynbee«Le civiltà non vengono sconfitte dall’esterno: si consumano dall’interno»La maggioranza Mastrangeli sembra combattere soprattutto contro se stessa, piuttosto che contro la sinistra. E qualcuno sarebbe tentato di osservare: «E dove sta la novità?»



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