Bonus neoassunti 2026, requisiti, importi e agevolazioni — idealista/news


Le agevolazioni per le assunzioni rappresentano uno strumento fondamentale per incentivare l’occupazione. Anche per il 2026 sono previste diverse misure per favorire l’inserimento lavorativo e ridurre il costo del lavoro per le imprese, con interventi pensati per i più giovani, ma anche per le donne in possesso di determinati requisiti.

Il bonus neoassunti 2026 si articola in varie forme, ma non è previsto un contributo economico diretto destinato ai lavoratori appena inseriti nell’organico di un’azienda. Le misure introdotte consistono principalmente in incentivi fiscali e contributivi concessi ai datori di lavoro, con l’obiettivo di favorire nuove assunzioni, oltre a specifiche agevolazioni legate al welfare aziendale.

Bonus assunzioni under 30 2026: a chi spetta

Per il 2026 è stata confermata una serie di incentivi destinati a favorire l’occupazione stabile, non solo dei giovani, ma di diverse categorie di lavoratori. L’obiettivo del Governo è incentivare le assunzioni a tempo indeterminato, sostenendo soprattutto quelle persone che incontrano maggiori difficoltà nell’accesso al mercato del lavoro.

La legge di bilancio 2018 ha introdotto un incentivo che è diventato strutturale, relativo alle assunzioni di giovani under 30. Questa misura, pensata per chi non ha compiuto ancora 30 anni, contempla uno sgravio contributivo per il datore di lavoro e prevede in particolare:


  • un esonero del 50% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro;
  • fino a 3.000 euro annui di beneficio;
  • durata per un massimo di 36 mesi;
  • assunzione a tempo indeterminato, o la trasformazione da tempo determinato, di lavoratori che non abbiano compiuto 30 anni al momento dell’assunzione e
    non siano mai stati occupati a tempo indeterminato in precedenza.

Come funziona il bonus assunzioni under 35 2026?

Oltre al bonus under 30, diventato strutturale, è stato introdotto dal DL n. 62 del 30 aprile 2026, un altro incentivo per l’occupazione stabile in Italia. Si tratta del bonus assunzioni under 35, con diverse novità nel 2026. Meglio noto come Bonus Giovani 2026, consiste in un esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro.

L’incentivo si applica solo nel settore privato per le nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel corso del 2026, di giovani che non hanno ancora compiuto 35 anni alla data di stipula del contratto e che si trovino in una delle seguenti condizioni:

  • disoccupati da almeno 24 mesi, per i quali è previsto un bonus di 24 mesi;
  • disoccupati da almeno 12 mesi, se “svantaggiati”, ad esempio senza diploma superiore, genitori single o impiegati in settori ad alta disparità di genere, con bonus di 24 mesi;
  • disoccupati da almeno 6 mesi o giovani tra i 15 e i 24 anni, per i quali il bonus è di 12 mesi.

Bonus assunzioni under 35: requisiti e condizioni per l’azienda

Il bonus Giovani 2026 prevede uno sgravio del 100% sui contributi previdenziali fino a un massimo di 500 euro al mese per ogni lavoratore. Sono esclusi dall’agevolazione i contratti di apprendistato, il lavoro domestico e i rapporti con la Pubblica Amministrazione.

Per ottenere il beneficio, il datore di lavoro deve inoltre rispettare alcuni requisiti fondamentali, tra cui la regolarità contributiva e il rispetto dei contratti collettivi. Inoltre, deve essere soddisfatta anche la condizione dell’incremento occupazionale netto dell’organico aziendale, vale a dire che l’assunzione del giovane under 35 deve portare a un aumento del numero complessivo dei dipendenti in confronto alla media dei 12 mesi precedenti.

Bonus ZES 2026: di cosa si tratta?

Il bonus ZES per le assunzioni prevede un esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, fino a un massimo di 650 euro al mese per ciascun lavoratore e per un periodo massimo di 24 mesi. L’incentivo riguarda le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel 2026 di lavoratori con almeno 35 anni di età e disoccupati da almeno 24 mesi, in posizione non dirigenziale, presso sedi operative situate nella ZES Unica del Mezzogiorno, comprendente le regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna e Umbria.


L’impresa, da parte sua, non deve aver effettuato, nei 6 mesi precedenti, licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi nella stessa unità produttiva interessata, e deve occupare fino a 10 dipendenti nel mese in cui viene effettuata l’assunzione, al netto di quelli per i quali si richiede il bonus ZES. 

Bonus assunzione donne 2026: quali incentivi?

Tra le misure più rilevanti pensate per il mondo del lavoro, troviamo anche il bonus assunzione donne 2026, ideato per favorire l’occupazione femminile e ridurre il divario di genere nel mondo del lavoro. L’incentivo consiste nell’esonero totale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratrici considerate svantaggiate o molto svantaggiate. In particolare spetta a:

  • donne prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, ovunque residenti e senza limiti di età;
  • donne disoccupate da almeno 12 mesi e con un età compresa tra 15 e 24 anni, oppure con più di 50 anni, o che vivano sole con persone a carico, non abbiano un diploma o lavorino in settori con un forte divario di genere;
  • donne disoccupate da almeno 6 mesi, che rientrano in una delle categorie svantaggiate.

Il bonus di cui può fruire il datore di lavoro per i contratti subordinati a tempo indeterminato è della durata di 24 mesi nei primi due casi e di 12 mesi nel terzo. Il risparmio per l’azienda arriva fino a un massimo di 650 euro mensili per ciascuna lavoratrice, ma sale a 800 euro se quest’ultima è residente in una delle regioni della ZES Unica.

È ancora valido il bonus dipendenti nel 2026?

Anche per il 2026 è valido il bonus dipendenti, prorogato fino al 2027, che permette alle aziende private di riconoscere fringe benefit esenti da imposta. Il tetto ordinario di 258 euro viene infatti elevato a 1.000 euro per tutti i lavoratori e a 2.000 euro per i dipendenti con figli. Si tratta però di una facoltà e non di un obbligo: ogni datore di lavoro decide liberamente se concedere il beneficio e a quali dipendenti destinarlo.

Tra le spese che possono essere coperte dal welfare aziendale rientrano anche l’affitto e gli interessi del mutuo della prima casa, ampliando così le possibilità di utilizzo del bonus. Non rinnovato, invece, il bonus da 5.000 euro destinato ai neoassunti che avevano trasferito la residenza per motivi di lavoro: continuerà a essere riconosciuto solo a chi ne beneficia già.



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 Davide Pantaleo

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