Tfa sostegno XI ciclo, il costo della specializzazione: da 2.700 a 4.100 euro. Ecco quanto spendono gli aspiranti docenti ateneo per ateneo


Diventare insegnante di sostegno in Italia ha un prezzo. E non è irrilevante. L’XI ciclo dei percorsi di specializzazione, appena avviato con il decreto ministeriale n. 926 del 26 giugno, mette a disposizione 30.241 posti, ma per accedervi gli aspiranti docenti devono fare i conti con una spesa che varia significativamente da un ateneo all’altro.

Tra quota di partecipazione al test preselettivo e tassa di iscrizione al percorso formativo, la cifra complessiva oscilla tra i 2.700 euro dell’Università di Teramo e i 4.250 euro dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Una differenza di oltre 1.500 euro a parità di titolo conseguito.


La mappa delle tasse universitarie

L’analisi dei bandi pubblicati dagli atenei italiani rivela un panorama frammentato, con costi che non seguono necessariamente il divario Nord-Sud.

Oltre quattromila euro al Sud

Al vertice della graduatoria dei costi si piazza la Suor Orsola Benincasa di Napoli, che chiede 4.100 euro per la frequenza del corso, ai quali si aggiungono 150 euro per la partecipazione al test. Totale: 4.250 euro. La cifra più alta rilevata tra tutti gli atenei.

Subito sotto, Catania ed Enna Kore si attestano sulla stessa soglia: 3.700 euro di tassa più 150 di quota, per un totale di 3.850 euro. Salerno segue con 3.500 euro di iscrizione e 150 di partecipazione: 3.650 euro complessivi.

Palermo e Catanzaro non hanno ancora pubblicato gli importi definitivi, ma tutto lascia intendere che si collocheranno su valori simili, considerando il contesto regionale.

La fascia intermedia: tra 3.000 e 3.350 euro

La maggior parte delle università si posiziona in questa forchetta. Tre atenei del Lazio propongono tariffe vicine: il Campus Biomedico di Roma arriva a 3.300 euro (3.200 di iscrizione più 100 di quota), mentre LUMSA e Link Campus raggiungono 3.350 euro (3.200 più 150). Nella stessa fascia si colloca l’Università della Tuscia con sedi a Viterbo e Rieti, mentre l’Università Europea di Roma si ferma a 3.200 euro senza specificare la quota di accesso.


Un gradino più sotto si trovano gli atenei del Nord. Sassari (3.156 + 100 = 3.256 euro) offre un costo intermedio. Modena-Reggio Emilia, Trento e Milano Bicocca propongono tutte 3.000 euro di tassa più 100 di partecipazione, per un totale di 3.100 euro. Parma si ferma a 3.000 euro (quota non specificata).

La meno cara in questa fascia è Perugia, che applica la quota di partecipazione più bassa in assoluto, 60 euro, portando il totale a 3.060 euro.

Sotto i tremila euro

Solo pochi atenei scendono sotto la soglia dei 3.000 euro. L’Università di Teramo chiede 2.700 euro di iscrizione più 150 di quota, per un totale di 2.850 euro, risultando tra le più economiche.

Per l’Università della Calabria i dati definitivi non sono ancora disponibili: si conosce solo la quota di partecipazione al test, 135,75 euro. Padova ha comunicato i 101 euro per la preselezione, ma la tassa di iscrizione non è ancora stata definita.

Le voci di spesa nascoste

Al di là delle cifre dichiarate nei bandi, gli aspiranti docenti devono considerare costi aggiuntivi che i bandi raramente menzionano:


Spese di viaggio e alloggio. Le prove preselettive si tengono a metà luglio in sede universitaria. Per chi abita lontano, soprattutto al Sud dove le sedi sono meno capillari, si aggiungono centinaia di euro tra spostamenti e pernottamenti.

Materiale didattico. I 60 crediti formativi prevedono testi obbligatori, piattaforme online e in alcuni casi software specifici. Un costo che può superare i 300 euro.

Tirocinio. Il percorso formativo include ore di tirocinio presso le scuole. Non sempre è garantito il rimborso spese per gli spostamenti, che nei percorsi articolati su più sedi possono diventare significativi.

Immatricolazione e tasse regionali. Aggiungono qualche decina di euro, variabile da ateneo ad ateneo.

Assicurazione e bollo. Piccole voci (20-30 euro) che compaiono in alcuni bandi.


Il peso economico per le famiglie

Per un insegnante precario o per un giovane neolaureato, sostenere una spesa del genere, con finestre di iscrizione che si chiudono in pochi giorni, è un investimento tutt’altro che scontato. Soprattutto se si considera che il percorso formativo dura un anno e richiede impegno a tempo pieno, rendendo difficile conciliare studio e lavoro.

Il confronto con altri percorsi di specializzazione è impietoso. Per un master universitario di primo livello, la media nazionale si aggira tra i 2.000 e i 3.000 euro. Per un corso di laurea magistrale, le tasse variano da regione a regione ma raramente superano i 2.500 euro annui al Nord. Il sostegno costa di più.

Le agevolazioni previste

Alcuni atenei prevedono riduzioni per particolari categorie: studenti con disabilità, componenti di famiglie numerose, vincitori di borse di studio regionali. Ma si tratta di eccezioni, non di regola. La maggior parte degli aspiranti docenti deve affrontare l’intero importo senza alcun tipo di sconto.

Un investimento necessario?

Nonostante i costi elevati, il numero di domande atteso per l’XI ciclo resta alto. La cronicità della carenza di docenti specializzati, unita alla possibilità di ottenere un contratto a tempo indeterminato, rende il percorso comunque appetibile.

Resta il fatto che formare un insegnante di sostegno costa allo Stato molto meno di quanto costa al singolo candidato. E che l’attuale sistema, che scarica sulle spalle degli aspiranti docenti il peso della specializzazione, finisce per selezionare non solo i più preparati ma anche i più abbienti. Una distorsione che il legislatore, prima o poi, dovrà affrontare.


Le date della prova preselettiva

  • 14 luglio 2026: Prove per la Scuola dell’Infanzia
  • 15 luglio 2026: Prove per la Scuola Primaria
  • 16 luglio 2026: Prove per la Scuola Secondaria di I Grado
  • 17 luglio 2026: Prove per la Scuola Secondaria di II Grado

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 Andrea Carlino

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