Nel cuore di Torino, in Via Stampatori 4, c’è un edificio che attraversa i secoli senza perdere la propria identità. Stiamo parlando di Palazzo Scaglia di Verrua, sorto nella seconda metà del Cinquecento e unico esempio architettonico in città di facciata rinascimentale affrescata, sopravvissuto ai rimaneggiamenti barocchi e ai bombardamenti del Novecento. Un edificio che racconta una storia stratificata, fatta di committenze sabaude, aristocrazie europee e ferite della guerra.
Ad oggi lo storico Palazzo torna a essere un crocevia di arte e cultura grazie alle diverse realtà che ospita, tra gallerie d’arte e case editrici. Ecco quali.
La storia di Palazzo Scaglia di Verrua a Torino
L’attuale configurazione dell’edificio risale alla fine del Cinquecento, quando Giacomo Solaro, Generale delle Finanze del governo sabaudo, unificò diverse proprietà dell’antica Isola Sant’Alessio e commissionò nel 1603 al pittore bresciano Antonino Parentani gli affreschi della facciata e della corte interna. Blasoni, divinità, paesaggi e figure allegoriche compongono ancora oggi un apparato decorativo raro per Torino, città che nei secoli successivi avrebbe cancellato quasi completamente le tracce del proprio volto rinascimentale.
Gli affreschi, scialbati nel Settecento e riscoperti soltanto alla fine dell’Ottocento, furono danneggiati durante i bombardamenti del 1943, quando l’intero isolato tra vVa Stampatori, Via Barbaroux e Via Garibaldi venne colpito. Eppure il palazzo sopravvisse, mantenendo intatta la struttura degli spazi interni e trasformandosi progressivamente in sede di studi professionali, attività imprenditoriali e, infine, realtà culturali.

Hopefulmonster, quarant’anni di editoria indipendente
Dal 2021 ad abitare parte degli ambienti di Palazzo Scaglia è Hopefulmonster, casa editrice indipendente che nel 2026 celebra quarant’anni di attività. Fondata a Firenze nel 1986 da un gruppo di intellettuali e operatori culturali, deve il suo nome agli “hopeful monsters”, i “mostri promettenti” della teoria evoluzionista: salti improvvisi, deviazioni impreviste capaci di generare nuove forme. Oggi il marchio è guidato da Beatrice Merz insieme a Silvano Bertalot, con un progetto editoriale che alterna libri d’arte, narrativa contemporanea, teatro e riflessioni geopolitiche. Negli ultimi anni la casa editrice ha ampliato il proprio catalogo attraverso collane come Pennisole, diretta da Dario Voltolini, La stanza del mondo, a cura di Paola Caridi, ed Echos, dedicata alla scrittura teatrale.
“Palazzo Scaglia è casa di Hopefulmonster dal 2021, affaccia sulla seconda corte, dove il tempo è scandito dai colori di un grande ippocastano”, racconta ad Artribune la direttrice Beatrice Merz. Gli anni di Hopefulmonster sono ora 40; dagli esordi fiorentini a oggi sono centinaia i libri d’arte o i saggi e ora anche altre narrazioni del mondo con romanzi o testi teatrali. Tra le belle pitture del palazzo, ve n’è una della fama: orecchie sparse sulla veste, data la capacità di ascoltare, un paio di robuste ali per viaggiare senza confini, e una tromba. Di norma la suona ma qui, curioso, la porta sul fianco. Quasi ragionasse a fondo su cosa annunciare. L’immagine di questa capacità di ascolto e riflessione è l’augurio che vorremmo per noi e per tutta l’editoria in tempi così disperati come quelli attuali”.
Giorgio Persano, la lunga stagione dell’arte contemporanea
Tra le realtà che abitano Palazzo Scaglia c’è Galleria Giorgio Persano che rappresenta una presenza storica del contemporaneo torinese. Fondata nel 1970 con il nome Multipli, la galleria nasce intorno all’interesse per la grafica pop americana e per la produzione di opere moltiplicate di artisti italiani destinati a segnare la storia dell’arte contemporanea: Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Giovanni Anselmo, Giuseppe Penone e Giulio Paolini. A partire dalla metà degli Anni Settanta, molti di loro trasformano gli spazi della galleria in un laboratorio permanente, sperimentando installazioni e nuovi processi creativi in collaborazione con Persano.
Nel corso dei decenni, la galleria ha costruito una rete internazionale lavorando con figure come Mario Merz, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Lawrence Weiner, Franz West e Joseph Kosuth, mantenendo sempre un dialogo aperto tra la scena italiana e quella globale. La recente personale dell’artista afghana Lida Abdul, We do not want to become legendary because we’ll disappear, ha confermato questa vocazione. Attraverso fotografie realizzate a Kabul tra il 2005 e il 2013, la mostra affrontava i temi dell’identità, dell’esilio e della memoria collettiva, mettendo in relazione le macerie della guerra con la possibilità di una resistenza poetica. Un progetto che, dentro un palazzo sopravvissuto ai bombardamenti del Novecento, assumeva inevitabilmente una risonanza ulteriore.

Galleria Simóndi si trasferisce a Palazzo Scaglia di Verrua a Torino
“Da settembre Palazzo Scaglia di Verrua sarà la nuova sede della galleria: una scelta che riflette la volontà di dare forma a uno spazio capace di accogliere e custodire l’identità e la visione che ne guidano il percorso”, racconta ad Artribune Francesca Simondi. “Palazzo Scaglia di Verrua rappresenta una delle poche tracce ancora visibili dell’architettura rinascimentale torinese, testimonianza di una memoria urbana stratificata che il tempo, le ricostruzioni e le trasformazioni della città hanno in parte cancellato. È un luogo che invita a riflettere sul rapporto tra passato e presente, sulla capacità della memoria di continuare a generare significati e visioni. Un tema che attraversa da sempre il lavoro della galleria e quello delle artiste e degli artisti con cui collaboro, impegnati a interrogare la storia, a recuperare memorie individuali e collettive e a leggerle attraverso le complessità del presente.
Tornare oggi a interrogare queste eredità significa chiedersi quali valori desideriamo trasmettere e quale idea di civiltà vogliamo continuare a costruire attraverso la cultura e l’arte. Uno spazio in cui immaginare il futuro attraverso ricerca, relazione e confronto, aperto al dialogo tra artisti, pubblico e collezionismo e orientato a nuove prospettive per l’arte contemporanea. Il nuovo corso sarà inaugurato giovedì 17 settembre in occasione dell’opening coordinato delle gallerie del circuito TAG, un appuntamento che rappresenterà anche l’occasione per delineare le prospettive future della galleria”.
Palazzo Scaglia di Verrua
Via dei Stampatori 4, Torino
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