Il nuovo colpo su Kiev non nasce come coda del raid del 2 luglio. La sequenza del 6 luglio ha una sua firma militare: meno vettori totali rispetto alle 570 armi aeree di quattro giorni prima e maggiore pressione sulla parte balistica. A terra restano palazzi residenziali danneggiati, cantieri di soccorso, blocchi stradali, incendi e sospensioni mirate del gas nei fabbricati lesionati.
Nota redazionale: il testo separa il raid del 6 luglio dal precedente del 2 luglio già trattato dalla testata, perché la nuova finestra notturna introduce un diverso rapporto tra numero di vettori, balistica e difesa Patriot.
Sommario dei contenuti
La notte del raid: Kiev torna sotto salva
Tra il 5 e il 6 luglio la Russia ha lanciato ondate combinate contro l’Ucraina, con Kiev indicata come direzione prevalente dell’attacco. Nella capitale le esplosioni hanno spinto migliaia di residenti verso stazioni della metropolitana e rifugi, con avvisi sulla presenza di missili in arrivo diffusi lungo la rete di protezione civile.
Durante le ore dei soccorsi il conto delle vittime è cresciuto, fra decessi confermati in ospedale e recuperi tra le macerie. Per il lettore italiano, nella fascia di pubblicazione, il bilancio va fissato nell’ordine di quasi venti morti e di feriti nell’ordine delle decine.
Le 419 armi aeree lanciate da Mosca
Il pacchetto russo censito dall’Aeronautica ucraina comprende 68 missili e 351 droni. Dentro i missili figurano sei 3M22 Zircon o Oniks, ventitré Iskander-M o S-400 in impiego balistico, trentatré Kh-101 e sei Kalibr. La componente senza pilota riunisce Shahed, Gerbera, Italmas e Parodiya.
Le traiettorie rivelano una costruzione a strati. Gli Kh-101 e i Kalibr obbligano la difesa a seguire rotte più lunghe; i droni saturano radar e squadre mobili; la balistica lascia pochi minuti, spesso solo frammenti di tempo, tra allarme e arrivo a terra. La notte del 6 luglio ha riunito tali famiglie d’arma in una sola finestra.
Droni fermati, balistica arrivata a terra
La difesa ucraina registra 363 neutralizzazioni: 37 missili e 326 droni. Sono stati fermati 31 Kh-101, tutti e sei i Kalibr e gran parte degli UAV. La quota non fermata ha peso diverso: 29 missili balistici o antinave e 18 droni hanno raggiunto 34 località, con resti di bersagli intercettati caduti in altre 16.
Il limite per Kiev nasce dalla classe dei vettori arrivati a terra. Missili Iskander-M, S-400 in traiettoria balistica e Zircon o Oniks chiedono intercettori Patriot; quando tali munizioni scarseggiano, anche una difesa capace di abbattere moltissimi droni rimane esposta al segmento più veloce della salva.
Podilskyi e Darnytskyi, i palazzi colpiti
Nel distretto Podilskyi una parte di un edificio residenziale è crollata dopo un colpo diretto. L’area ha concentrato il lavoro di scale aeree, squadre USAR, medici e polizia. Le immagini diffuse dalle autorità cittadine mostrano un fabbricato aperto dal lato strada, con appartamenti esposti e accessi interni compromessi.
Nel Darnytskyi il danno ha preso un’altra forma: colpi e frammenti hanno coinvolto più palazzi, cortili interni e piani alti. I due distretti descrivono due volti dello stesso raid: Podilskyi con il crollo verticale, Darnytskyi con la dispersione del danno tra edifici vicini.
Obolonskyi, Holosiivskyi e gas interrotto
Obolonskyi e Holosiivskyi entrano nel perimetro cittadino dei danni con incendi e fabbricati non residenziali colpiti. Dopo l’alba, le squadre di Kyivgaz hanno lavorato su reti condominiali e tubazioni di pertinenza, sospendendo il gas nei fabbricati lesionati durante le operazioni nei vani scala e nei cortili.
Un palazzo colpito lascia ascensori bloccati, condutture da isolare, finestre aperte, auto bruciate e documenti persi. I centri mobili del ministero dell’Interno sono stati attivati anche per il recupero gratuito dei documenti e la gestione amministrativa dei veicoli distrutti dal bombardamento.
Vyshneve, evacuazione per detonazioni residue
Nell’oblast, Vyshneve ha imposto un problema diverso dalla capitale. La minaccia di nuove detonazioni ha portato all’evacuazione temporanea di centinaia di residenti, finché artificieri e soccorritori hanno isolato l’area. La presenza di esplosivi residui apre una seconda fascia di pericolo, perché ogni rientro anticipato intralcia ispezioni e bonifiche.
Boyarka, Bucha, Vyshhorod e Brovary compaiono nelle comunicazioni regionali per case e attività danneggiate. Capitale e cintura urbana seguono due registri: Kiev ha i crolli più visibili, l’oblast ha evacuazioni, blackout locali e controlli su abitazioni private.
Dal 2 luglio al nuovo colpo sulla capitale
Quattro giorni prima, Sbircia la Notizia Magazine aveva seguito il raid del 2 luglio su Kiev, quando l’Aeronautica ucraina aveva contato 570 armi aeree dirette in gran parte sulla capitale. Il 6 luglio riduce la massa della salva e mantiene il bersaglio politico: palazzi residenziali, tempi corti di reazione e consumo di intercettori.
Con 419 vettori, la notte del 6 luglio rimane sotto la soglia numerica del 2 luglio. La pressione sui missili Patriot però sale, perché i balistici e gli antinave giunti a terra sono la quota che Kiev ha meno margine per fermare.
Polonia, Mare di Norvegia e perimetro NATO
Varsavia ha fatto decollare caccia in via preventiva durante la salva russa, misura coerente con la procedura adottata quando vettori russi entrano nel raggio di attenzione del fianco orientale. L’azione polacca resta nel campo della sorveglianza preventiva e misura il costo di guardia che ogni notte di missili impone agli alleati confinanti.
Nel Mare di Norvegia, il Regno Unito ha denunciato la manovra ravvicinata di un Tu-142 Bear-F vicino alla portaerei HMS Prince of Wales; due F-35B hanno scortato il velivolo russo lontano dal gruppo navale. Kiev, Polonia e Artico nella stessa giornata indicano una pressione russa distribuita su città ucraine e periferia NATO, senza bisogno di un singolo fronte terrestre.
Patriot e vertice NATO di Ankara
Volodymyr Zelensky ha portato il tema degli intercettori verso il vertice NATO di Ankara, previsto dal 7 luglio. La richiesta ucraina riguarda scorte esistenti e produzione: i Patriot restano il sistema citato da Kiev per l’ingaggio della balistica russa.
Il raid offre la prova militare della richiesta. Neutralizzare 326 droni protegge molte zone ma un singolo missile balistico arrivato su un condominio cambia il bilancio umano. La guerra aerea intorno a Kiev non si decide soltanto sul numero di bersagli fermati: pesa la classe del vettore che passa.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Junior Cristarella
Source link



