Il numero da cui partire è piccolo, però non neutro: lo 0,1% in volume arriva dopo un aprile fermo in valore e negativo nelle quantità. Maggio recupera il mese precedente senza cancellare la distanza tra prezzi correnti e prodotti comprati, soprattutto nel comparto alimentare.
Base dei confronti: le variazioni su aprile sono destagionalizzate; i dodici mesi usano serie grezze in base 2021=100. Così il mese e l’anno restano separati.
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Maggio porta una ripresa corta
Il totale mensile cresce dello 0,2% in valore e dello 0,1% in volume. Alimentari e non alimentari hanno lo stesso passo in valore e quantità, +0,2% per entrambe le misure. La cifra arrivata il 3 luglio pesa perché riapre i volumi dopo il -0,3% di aprile e lascia una traccia selettiva del rimbalzo: basta un decimale per cambiare il segno della serie mensile ma non per dichiarare una ripartenza piena della domanda.
Il mese precedente aveva consegnato un commercio fermo negli incassi e in calo nei pezzi venduti. Maggio spinge il totale appena sopra la linea dello zero, senza produrre quella simmetria che a marzo aveva fatto salire quasi allo stesso ritmo scontrino e quantità.
Il carrello alimentare divide scontrino e quantità
Nei dodici mesi il totale va a +2,2% in valore e +0,4% in volume. Gli alimentari restano il punto di attrito: +2,0% in valore con -0,4% in volume. Il divario di 2,4 punti tra spesa e quantità racconta un carrello dove lo scontrino sale anche se passano meno prodotti.
Nei non alimentari la forbice è più contenuta, +2,2% in valore e +0,9% in volume, con un differenziale di 1,3 punti. Il numero reale positivo fuori dal comparto alimentare impedisce di ridurre maggio a puro rincaro: una parte degli acquisti in più c’è ma si concentra fuori dalla spesa quotidiana.
Trimestre marzo-maggio: il non alimentare muove più pezzi
Nel trimestre marzo-maggio le vendite salgono dell’1,2% in valore e dello 0,5% in volume rispetto ai tre mesi precedenti. Gli alimentari registrano +1,1% negli incassi e +0,3% nelle quantità. Il non alimentare sale dell’1,2% negli incassi e dello 0,8% nei volumi.
La distanza fra le due aree restringe il campo del recupero reale. Il reparto non alimentare muove più pezzi, mentre il carrello di base rimane frenato. Per supermercati, discount e negozi specializzati significa una programmazione di assortimento diversa: la domanda non si distribuisce nello stesso modo tra beni quotidiani e acquisti rinviabili.
Online e grandi insegne, due velocità opposte
Nel confronto con maggio 2025 il commercio elettronico registra +11,9% in valore e +12,1% in volume. Nell’online le quantità crescono più degli incassi, un fatto che lo separa dalla maggior parte dei canali fisici.
La grande distribuzione avanza del 2,7% in valore e dell’1,0% in volume. Le piccole superfici si fermano a +0,9% in valore e scendono dell’1,3% nelle quantità, mentre le vendite fuori dai negozi arretrano del 2,1% in valore e del 6,8% in volume. La mappa dei canali è netta: le quantità si muovono dove il prezzo viene assorbito da scala, logistica e assortimento profondo.
Ipermercati sotto volume zero, discount sopra
Dentro la grande distribuzione la differenza fra formati è netta. Gli ipermercati segnano +2,3% in valore e -0,3% in volume. I supermercati restano appena sopra la parità nelle quantità, +0,1%, con +2,5% negli incassi. I discount alimentari arrivano a +2,8% in valore e +0,4% in volume.
Le superfici a prevalenza non alimentare staccano tutti: +4,3% negli incassi e +7,1% nelle quantità. Gli esercizi specializzati della grande distribuzione si collocano a +2,6% in valore e +1,7% in volume. La parte non alimentare delle grandi insegne assorbe la quota più viva del mese, ben oltre la spesa alimentare standard.
Elettronica davanti, casa in arretramento
Tra i prodotti non alimentari, il gruppo elettrodomestici, radio, tv e registratori guida la graduatoria a +4,9%. Seguono abbigliamento e pellicceria a +4,2%, dotazioni per informatica, telecomunicazioni e telefonia a +4,1%, giochi, giocattoli, sport e campeggio a +3,7%.
All’estremo opposto ci sono i generi casalinghi durevoli e non durevoli a -0,2%, unica area negativa. Mobili, articoli tessili e arredamento restano a +0,2%, quasi piatti. Il mese premia quindi tecnologia, abbigliamento e tempo libero; gli acquisti per la casa restano deboli anche quando la media non alimentare risale.
La taglia dell’impresa pesa sugli incassi
Le imprese con almeno 50 addetti chiudono maggio a +3,6% sul 2025 e il periodo gennaio-maggio a +3,2%. Le aziende da 6 a 49 addetti sono a +0,9% nel mese, quelle fino a 5 addetti a +0,2%. Il fatturato si concentra sulle strutture più grandi.
Il peso strutturale aiuta a leggere il risultato: nella base 2021 la grande distribuzione vale il 46,2% del fatturato, le piccole superfici il 45,5%, il commercio elettronico il 5,0% e le vendite fuori dai negozi il 3,3%. Quando online e grandi insegne accelerano, l’indice totale assorbe subito la loro trazione.
Da marzo ai saldi, la sequenza Sbircia
Nel servizio Sbircia sulle vendite di marzo il mese correva a +0,8% in valore e +0,7% in volume, con online a +11,2%. Maggio conserva la spinta digitale ma perde intensità nel totale.
L’altro tassello interno è l’avvio dei saldi estivi 2026: le promozioni partono dopo la fotografia di maggio e toccheranno soprattutto giugno-luglio. Separare i due momenti evita di caricare sui saldi una rilevazione che li precede.
Origine delle cifre usate
Le percentuali pubblicate qui derivano dal comunicato Istat Commercio al dettaglio – Maggio 2026 e dal relativo testo integrale. La coincidenza delle soglie principali è stata controllata anche sulle cronache di ANSA, Radiocor, Teleborsa, Agenzia Nova, EFA News, Format Research e Confcommercio.
Per la parte interna sono stati usati il pezzo Sbircia su marzo 2026 e il servizio sui saldi estivi. Il risultato finale separa mese, dodici mesi, trimestre, canali, formati della grande distribuzione e gruppi di prodotto per evitare letture sommarie del segno positivo.
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Junior Cristarella
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