RAI ha chiuso la finestra negoziale con una formula che pesa più di una presa d’atto: non esiste una base condivisa per portare avanti l’aggregazione. Rai Way ne ha preso atto il giorno dopo e ha rimesso in evidenza i numeri già approvati nel piano al 2027.
Nota redazionale: il pezzo fotografa la situazione alle 09:47 del 3 luglio 2026 e usa solo riferimenti pubblicabili nel perimetro societario e finanziario.
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La scadenza che chiude il negoziato
Alle 00:00 del 1 luglio 2026 il Memorandum of Understanding tra RAI, F2i SGR e MFE-MediaForEurope era scaduto. L’atto riguardava esami preliminari per integrare Rai Way ed EI Towers. La formula usata da RAI parla di interlocuzioni su profili industriali, societari, finanziari, regolamentari e di governance concluse senza una base negoziale condivisa. Non c’è un rinvio residuo, né un nuovo termine comunicato.
Il perimetro fissato qui collima con quanto pubblicato da ANSA sulla scadenza del 1 luglio, con Il Sole 24 Ore Radiocor sulla presa d’atto del Cda Rai Way e con Reuters sui nodi negoziali del giro finale. Le pubblicazioni esterne confermano lo stesso asse: l’accordo non è stato portato oltre la soglia del 30 giugno.
La catena delle proroghe
La finestra nasce il 19 dicembre 2024. Il primo termine fissato per il 30 settembre 2025 non chiude l’esame. La data passa al 31 marzo 2026. A fine marzo arriva un nuovo prolungamento e il 16 giugno 2026 una mini estensione porta la scadenza al 30 giugno. La sequenza ha consumato quasi diciotto mesi senza produrre uno schema accettato dai soci coinvolti.
La mini proroga finale restringe la distanza tra due momenti: il tentativo di chiudere una base negoziale e la dichiarazione pubblica di mancato accordo. Quando una trattativa societaria arriva a una finestra di soli quattordici giorni, la materia residua di solito riguarda percentuali, valore attribuito alle infrastrutture e clausole capaci di incidere sui flussi futuri.
Il Cda Rai Way del 2 luglio
Il 2 luglio 2026 il Consiglio di amministrazione di Rai Way, riunito sotto la presidenza di Enrico Mordillo, ha preso atto della comunicazione RAI. La società ha richiamato il Piano Industriale 2024-2027 e il proprio posizionamento come operatore di infrastrutture digitali integrate e servizi per la distribuzione di contenuti media.
Nei numeri già approvati, il piano indica per il 2027 316 milioni di ricavi core, 207 milioni di adjusted EBITDA, 92 milioni di risultato netto e circa 240 milioni di investimenti di sviluppo. La comunicazione del Cda non riapre il tema EI Towers: rimette l’azienda dentro il tracciato industriale già noto agli investitori.
Valore e contratti nel mancato incastro
Il negoziato non si è infranto su un solo numero. Il perimetro richiedeva un concambio accettabile tra la società quotata Rai Way e la non quotata EI Towers, insieme a contratti di servizio abbastanza lunghi da reggere il valore attribuito alle torri private. Websim ha indicato il tema del MSA tra MFE ed EI Towers, con scadenza 2032 e ipotesi di estensione al 2047.
Il punto industriale è immediato: una tower company vive di durata dei contratti, qualità dei clienti e stabilità dei flussi. Se il valore di EI Towers sale grazie a una maggiore durata contrattuale, il concambio chiesto dai soci privati tende a salire. Se il concambio sale troppo, RAI vede diminuire la convenienza finanziaria e il controllo economico dell’operazione.
La mappa azionaria che resta intatta
RAI mantiene il 65% di Rai Way. EI Towers resta partecipata da F2i al 60% e da MFE al 40%. La mancata aggregazione lascia separate due leve: il controllo pubblico sulla società quotata e l’equilibrio privato dentro EI Towers. Dentro quest’ultima pesa il rapporto commerciale di MFE con la rete delle torri.
La struttura azionaria spiega la frizione senza ridurla a un prezzo. F2i cerca una valorizzazione coerente con l’investimento infrastrutturale. MFE custodisce un contratto di servizio che vale per la continuità della tv commerciale. RAI deve difendere il presidio sulle infrastrutture di trasmissione legate al servizio pubblico.
Il vincolo pubblico del 2024
Il decreto del 2024 aveva già fissato una traiettoria politica: ogni riduzione della quota RAI doveva salvare una presenza pubblica forte sulle infrastrutture di trasmissione. Il limite minimo indicato nei passaggi governativi era il 30% di Rai Way. Senza il veicolo comune con EI Towers, quel vincolo pesa sull’eventuale riapertura del tema legato alla cessione del 15% eccedente rispetto alla maggioranza assoluta.
La differenza tra vendita di una quota e aggregazione industriale è netta. Una cessione riduce l’esposizione di RAI senza creare un nuovo operatore. L’aggregazione avrebbe unito reti, clienti e contratti sotto una sola architettura societaria. La scadenza del MoU lascia in piedi solo la prima ipotesi come tema di mercato da riaprire con un atto autonomo.
Il mercato legge uno stop, non una pausa tecnica
Il titolo Rai Way ha reagito il 1 luglio con vendite nette. Il calo intraday riportato da Teleborsa, fino al 6,6% a 4,725 euro nel pomeriggio, misura la sottrazione del premio legato all’operazione. Senza fusione vengono meno i risparmi attesi e la componente speculativa legata al veicolo unico perde forza.
Per gli azionisti Rai Way la partita torna al rendimento stand alone: cedola, crescita organica, investimenti nei nuovi servizi e disciplina del capitale. Per F2i, invece, il mancato accordo rinvia l’uscita naturale da un investimento entrato nella fase matura. Per MFE resta una partecipazione industriale connessa al proprio ciclo televisivo.
Il piano 2024-2027 davanti al mercato
Il piano ora pesa senza il supporto di EI Towers. Rai Way aveva già indicato 10 data center edge, una CDN e la prima data hall del data center hyperscale nell’area di Roma tra i programmi di investimento. Il pacchetto da circa 240 milioni si divide tra attività tradizionali e nuovi servizi.
La società dovrà difendere il percorso verso i ricavi 2027 contando su trasmissione broadcast, ospitalità su torri, fibra proprietaria, data center periferici e distribuzione IP dei contenuti. La fusione avrebbe accelerato la scala nelle torri. Senza EI Towers, il ritmo torna nelle mani del piano approvato a marzo 2024 e dell’esecuzione sugli investimenti già annunciati.
Per gli spettatori la fruizione TV resta invariata
Per chi guarda la televisione digitale terrestre non nasce alcuna modifica nella ricezione dei canali per effetto della scadenza del MoU. Rai Way continua a presidiare la rete RAI e EI Towers mantiene il proprio perimetro di clienti privati.
La partita riguarda proprietà e contratti. Il capitale investito decideva il peso dei soci nel veicolo ipotizzato. Il telecomando di casa non entra in questa frattura: la rete resta operativa nei rispettivi perimetri e la qualità della ricezione segue le normali attività di gestione delle infrastrutture.
Il collegamento interno con MFE
Per la traiettoria di MFE, il passaggio già pubblicato da Sbircia sui conti 2025 registra ricavi consolidati a 4,031 miliardi e risultato netto a 300,7 milioni. Quei numeri collocano il 40% in EI Towers dentro la filiera televisiva del gruppo, lontano da una pura logica di portafoglio.
Il mancato accordo sulle torri entra quindi nel percorso più largo di MFE: rafforzamento europeo da una parte, presidio della distribuzione televisiva italiana dall’altra. La quota EI Towers resta il ponte tra attività editoriale, raccolta pubblicitaria e infrastruttura di trasmissione.
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Junior Cristarella
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