“Cosa può fare la scultura e cosa si prova a essere vivi?”. Attorno a questo doppio interrogativo, posto da Antony Gormley (Londra, 1950), si sviluppa l’intera ricerca ultracinquantennale dell’artista britannico. Un’indagine che trova oggi una cassa di risonanza straordinaria nelle sale del KMSKA – Museo Reale di Belle Arti di Anversa, che fino al 20 settembre 2026 ospita l’esposizione Geestgrond.
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23 / 23La mostra “Geestgrond” di Antony Gormley al KMSKA di Anversa
Curata da Carolyn Christov-Bakargiev, la mostra non è una semplice retrospettiva, ma un corpus vivo e pulsante di oltre 100 opere – dai primi schizzi alle monumentali installazioni immersive – capace di scardinare i confini fisici del museo per colonizzarne il tetto, la piazza antistante e le banchine della città belga. Per la prima volta dalla sua memorabile riapertura nel 2022, il KMSKA concede le sue gallerie moderne interamente a un unico percorso espositivo. Il titolo stesso, Geestgrond – che fonde le parole olandesi “spirito/mente” (geest) e “terra/suolo” (grond) – evoca il fertile terreno sabbioso formatosi nei Paesi Bassi durante l’era glaciale, ma si muove su un piano squisitamente semantico che unisce la materia allo spirito, il corpo alla coscienza.

Il museo come corpo: l’omaggio alla monumentalità di Anversa
Al centro dell’esposizione c’è tutta la capacità dell’artista britannico di far interagire le proprie sculture con l’imponente architettura del KMSKA e con la sua straordinaria collezione (che vanta la più grande raccolta al mondo di James Ensor, oltre a capolavori che spaziano dai Primitivi fiamminghi a Magritte). È lo stesso Gormley a spiegare come il progetto nasca proprio come una celebrazione e un corpo a corpo con la storia artistica della città: “Penso che il vero senso di celebrazione e il desiderio di fare un omaggio monumentale sia legato a come Anversa abbia contribuito all’arte europea. Questa è una collezione inimmaginabile. La collezione con opere di Jacob Jordaens e Pieter Paul Rubens è unica e molto potente”.

Le opere di Gormley in dialogo con la potente architettura del KMSKA di Anversa
Questo dialogo tocca l’apice nella spettacolare Kaisersaal (Sala dell’Imperatore), dove le figure antropomorfe di Gormley si integrano con lo spazio storico in un gioco di rimandi psicologici e formali: “È meraviglioso vedere questo Kaisersaal, in cui questa storia è celebrata”, racconta l’artista. “Mi piace il fatto che abbiamo queste porte aperte e una soglia, c’è qualcosa che sta succedendo. I personaggi in mostra si relazionano con il resto: sono pensosi, come un ‘Pensatore’ di Rodin, mentre guardano la balconata in alto. È interessante notare che la forma di questo Kaisersaal richiama la terza posizione nella sequenza della preghiera musulmana, dove il corpo, in un certo senso, accetta la sua dipendenza dal pianeta, dal terreno. C’è quindi una relazione con l’idea di spazio, ma è anche qualcosa che suggerisce la vulnerabilità umana e la piccolezza della nostra scala rispetto al cosmo”.

Il percorso espositivo dentro e fuori il KMSKA d Anversa: un’esperienza spaziale e partecipativa
Il percorso espositivo si struttura come un’esperienza spaziale continua. Il visitatore non è mai un mero spettatore passivo, ma un elemento attivatore dell’opera stessa. Se nella penultima sala la curatrice Christov-Bakargiev ha voluto allestire Il Cuore – un’intima Wunderkammer che svela il processo creativo di Gormley attraverso quaderni, fotografie e materie prime – l’itinerario culmina nella monumentale installazione Cave (2019). Qui, un gigantesco corpo-edificio formato da imponenti lastre d’acciaio occupa l’intero spazio espositivo, invitando il pubblico a entrarci dentro e a fare un’esperienza diametralmente opposta a quella suggerita dalla caverna di Platone: la realtà non è al di fuori ma al suo interno; l’arte non risiede nell’oggetto, ma nella vita vissuta dallo spettatore nella struttura. Evocativo, infine, il posizionamento delle tre sculture della serie Domain all’esterno del museo (nello spiazzo antistante, sul tetto e sull’argine del fiume): un modo per creare una connessione e un’immersione totale nella città.
L’opera di Gormley ridefinisce la scultura contemporanea
In questo formidabile cortocircuito tra contenitore e contenuto, l’opera di Gormley getta una luce nuova e destabilizzante sui maestri del passato presenti nella collezione permanente, come Auguste Rodin, James Ensor e Julio González. Geestgrond si attesta così come uno dei progetti espositivi più ambiziosi dell’anno in Europa, dimostrando come la grande scultura contemporanea possa ancora ridefinire il nostro modo di abitare lo spazio, la storia e la nostra stessa coscienza corporea.
Claudia Giraud
Antony Gormley – Geestgrond // fino al 20 settembre 2026
Museo Reale di Belle Arti di Anversa (KMSKA), Leopold de Waelplaats 1 – Anversa
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