INPS 2025, utile a 4,5 miliardi e saldo a 16,8


Il Rendiconto INPS 2025 usa tre registri contabili separati: competenza finanziaria, risultato economico di esercizio e patrimonio netto. La separazione impedisce l’errore più frequente: trattare il risultato economico da 4,5 miliardi come cassa libera dell’Istituto.

Sommario dei contenuti

Il saldo da 16.818 milioni dentro i conti 2025

La cifra completa del saldo è 16.818 milioni, superiore al 16 indicato nelle versioni brevi d’agenzia per effetto dell’arrotondamento. Nasce dalla distanza fra accertamenti per 571.210 milioni e impegni per 554.392 milioni. La parte corrente produce 13.813 milioni, la parte in conto capitale 3.004 milioni. L’esercizio consegna al CIV un rendiconto con più diritti accertati che obbligazioni assunte.

Questa metrica misura la competenza finanziaria, cioè il rapporto fra quanto l’ente ha titolo ad acquisire e quanto si impegna a pagare nell’anno. Non coincide con il denaro già incassato né con l’utile economico. Per leggere i conti INPS senza sovrapporre categorie diverse bisogna tenere distinti saldo finanziario, risultato economico e patrimonio.

Risultato economico e patrimonio, due misure separate

Il risultato economico di esercizio è pari a 4.525 milioni, in miglioramento di 3.496 milioni sul 2024. Il patrimonio netto passa da 35.313 milioni a 42.838 milioni al 31 dicembre 2025. Il balzo patrimoniale risente del risultato di esercizio e della riduzione del debito per anticipazioni di tesoreria.


La Relazione del CIV aggiunge la cifra spesso saltata nelle versioni corte: al netto delle assegnazioni alle riserve legali e al fondo di riserva dei Fondi di solidarietà, l’esercizio determina un disavanzo economico di 1.130 milioni. Il titolo da 4,5 miliardi fotografa l’utile contabile prima di quella destinazione.

Entrate: contributi in aumento e trasferimenti in rientro

Le entrate totali toccano 571 miliardi. I contributi valgono 294 miliardi, con aumento del 3,6% sul 2024. I trasferimenti correnti da fiscalità generale scendono a 165 miliardi, con riduzione dell’8,4%. Il Rendiconto sociale CIV mette in sequenza 157 miliardi nel 2022, 164 nel 2023, 180 nel 2024 e 165 nel 2025.

Il rientro del 2025 deriva soprattutto dalla trasformazione di una quota di sgravi contributivi in beneficio fiscale. La spesa non sparisce dal perimetro pubblico, cambia canale contabile. Per questo il calo dei trasferimenti INPS non va scambiato per una contrazione uniforme del welfare finanziato dallo Stato.

Uscite: 554 miliardi, prestazioni istituzionali a 425

Le uscite totali ammontano a 554 miliardi. Le prestazioni istituzionali assorbono 425 miliardi e crescono del 2%. Nei saldi correnti l’Istituto registra 451.235 milioni di uscite, 8.309 milioni in meno sul 2024. La riduzione delle uscite correnti supera la diminuzione delle entrate correnti di circa 2,6 miliardi: da qui arriva l’allargamento del saldo corrente a 13.813 milioni.

La composizione delle uscite mostra un ente che non gestisce soltanto pensioni. Nei capitoli INPS convivono previdenza, ammortizzatori, inclusione, famiglia, invalidità civile e partite coperte dalla fiscalità. La distinzione contabile serve a capire chi finanzia ogni voce e quale spesa resta legata ai contributi versati.


Pensioni a 325,06 miliardi, aumento all’1,4%

Le pensioni salgono a 325,06 miliardi, 4,4 miliardi in più sul 2024. L’incremento percentuale è dell’1,4% e il comunicato INPS lo lega quasi per intero alla rivalutazione collegata all’inflazione 2024, indicata all’1% medio. Il 2025 presenta una crescita pensionistica molto più contenuta della corsa registrata nell’esercizio precedente.

Nel 2024 la spesa pensionistica aveva incorporato un adeguamento più pesante, legato alla fiammata dei prezzi dell’anno precedente. Nel 2025 il meccanismo di rivalutazione continua a incidere, però lo fa su un’inflazione di partenza più bassa. La differenza spiega il passaggio da una crescita pensionistica vigorosa a un incremento limitato.

GIAS e sgravi: 15 miliardi in meno sulla quota fiscale

Il costo degli interventi coperti dalla GIAS, Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, cala di 15 miliardi. La spinta maggiore deriva dagli sgravi contributivi, in diminuzione di 18 miliardi dopo la trasformazione dello sgravio della quota contributiva del lavoratore in beneficio di natura fiscale.

Un’altra parte arriva dalla spesa per anticipo pensionistico con le Quote, ridotta di 2,1 miliardi. Il saldo finale fotografa una riclassificazione di coperture insieme alla flessione di alcune uscite gestite dall’Istituto. La GIAS rimane il luogo dove la previdenza incontra le scelte di bilancio statale.

Sostegno al reddito e inclusione: ADI a 5,612 miliardi

Il sostegno al reddito sale da 18,9 a 19,7 miliardi, con 0,8 miliardi in più. La crescita riguarda disoccupazione e integrazione salariale. Sull’inclusione sociale l’aumento è di 2,4 miliardi, spinto da Assegno di inclusione, Supporto per la formazione e lavoro e pensioni assistenziali.


L’Assegno di inclusione vale 5.612 milioni nel 2025, 1.171 milioni sopra il 2024. Il Supporto per la formazione e il lavoro arriva a 439 milioni nella Relazione di fine mandato e a 440 milioni nei flussi finanziari di dicembre. Il confronto con il Reddito di cittadinanza del 2021 rimane ampio: allora le erogazioni erano 8.871 milioni.

Famiglia e genitorialità: spese da 26,1 a 26,7 miliardi

Le misure per famiglia e genitorialità passano da 26,1 a 26,7 miliardi. L’aumento di 0,6 miliardi arriva dopo anni di crescita forte. In questa voce convivono assegni, congedi e sostegni collegati ai nuclei con figli. Il 2025 segnala una stabilizzazione della spesa, senza la spinta già osservata nelle annualità precedenti.

Il dato va incrociato con l’evoluzione della fruizione dei congedi parentali e di paternità. L’INPS rileva un incremento d’uso legato anche alla normativa più recente. La voce non pesa quanto le pensioni ma racconta il modo in cui l’Istituto sta assorbendo politiche familiari sempre più integrate con il lavoro dipendente.

Fondi: dove il sistema produce segni diversi

Il comunicato INPS conferma la positività del Fondo gestione separata e del Fondo lavoratori dipendenti privati. Il primo pesa soprattutto sulle prestazioni temporanee, il secondo sulle pensioni e sulle prestazioni collegate al lavoro subordinato privato. Nei fondi dei lavoratori autonomi e dei dipendenti pubblici affiorano negatività differenti per natura e dimensione.

La separazione per gestioni impedisce di usare l’avanzo generale come fotografia uniforme di ogni comparto. L’INPS chiude il 2025 con un saldo generale positivo, però le gestioni interne conservano equilibri molto diversi. È qui che il rendiconto diventa più istruttivo: l’ente sta in attivo nel totale, mentre alcuni fondi continuano a mostrare fragilità strutturali.


Crediti contributivi: 125,767 miliardi e 79,4% inesigibile

Il Rendiconto sociale CIV porta nel patrimonio una massa di crediti contributivi pari a 125.767 milioni, in aumento dai 119.127 milioni del 2024. La quota considerata inesigibile è il 79,4%. Il fondo di riserva a copertura parziale arriva a 99.873 milioni, con 5.387 milioni in più sull’anno precedente.

Le iscrizioni a ruolo al netto di sgravi e sospensioni salgono da 182.987 a 193.341 milioni. Le riscossioni crescono di 3.592 milioni e il rapporto fra riscosso e affidato passa dal 29,71% al 29,98%. La materia patrimoniale più dura del bilancio è tutta qui: crediti alti, recupero lento e bisogno di una rappresentazione contabile meno opaca.

Vigilanza: ispettori giù, evasione accertata su

Le ispezioni calano da 9.701 a 8.311 nel biennio. Gli ispettori scendono da 761 a 736. L’evasione accertata passa da 761 a 816 milioni. Il numero stona solo in apparenza: meno personale e meno accessi consegnano un accertato superiore, indizio di selezione più concentrata sugli interventi ad alta probabilità di recupero.

I verbali verso committenti obbligati solidali scendono da 1.529 a 1.203, mentre gli importi associati aumentano da 156 a 189 milioni. Per l’Istituto la strozzatura rimane la capacità ispettiva. Il blocco delle assunzioni vigente dal 2015 ha inciso sul numero degli ispettori e ha costretto la vigilanza a lavorare su platee selezionate.

Contributi e salari: il +3,6% racconta anche redditi bassi

Il +3,6% delle entrate contributive sostiene la cassa previdenziale. Il Rendiconto sociale CIV lo giudica però non proporzionale alla crescita occupazionale e alla spinta inflativa, attribuendo la distanza alla diffusione di attività lavorative a reddito medio basso. La quantità di occupazione non basta a garantire un gettito contributivo robusto quando la retribuzione media resta compressa.


Per le imprese la base contributiva rimane più ampia. Per i lavoratori il segnale è meno comodo: più occupazione non genera contributi futuri elevati se i salari restano modesti. Il bilancio INPS diventa così una lente sul lavoro povero, perché i versamenti previdenziali sono l’impronta contabile delle retribuzioni.

Bilancio statale: INPS stabilizza i conti e la demografia pesa

Il Rendiconto colloca l’Istituto dentro la contabilità dello Stato: una gestione in avanzo attenua la pressione immediata sul bilancio pubblico. Il peso della fiscalità generale, anche dopo il rientro a 165 miliardi, è sufficiente a ricordare che previdenza e assistenza non viaggiano più in compartimenti stagni.

La componente non previdenziale, le decontribuzioni e l’invecchiamento della popolazione continueranno a misurare la tenuta del sistema nel medio periodo. Il 2025 offre un esercizio positivo ma la solidità dei prossimi bilanci passerà dal reddito prodotto dal lavoro regolare e dalla gestione dei crediti già iscritti.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Junior Cristarella

Source link


Di