Pantelleria fra terme naturali e mare smeraldo, ecco cosa vedere e fare — idealista/news


In una settimana a Pantelleria si entra nel suo tempo, tra tuffi dagli scogli, dammusi di pietra lavica e bagni caldi dove il vulcano respira ancora. La sorpresa? Non esistono spiagge di sabbia, eppure il mare resta tra i più fotogenici del Mediterraneo. Ed è proprio qui, a metà strada tra Sicilia e Tunisia, che si scopre un paradiso selvaggio che premia chi cerca silenzio e natura autentica.

Dove si trova e come arrivare

Pantelleria è un’isola nel Canale di Sicilia, per raggiungerla si hanno due opzioni principali. In aereo, con collegamenti stagionali che variano di anno in anno e che andrebbero verificati prima della partenza. Oppure via mare da Trapani, scegliendo tra aliscafo veloce e traghetto tradizionale, utile anche per imbarcare un’auto e godersi l’avvicinamento con la costa nera che emerge all’orizzonte.

Quando andare e come muoversi

La finestra ideale per una settimana tranquilla va dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno. L’estate regala acqua tiepida e giornate lunghissime, ma anche più caldo e più presenze; maggio, giugno e settembre permettono di alternare bagni e camminate. Chi punta su terme naturali e trekking può valutare periodi più freschi, sapendo che il vento qui è spesso protagonista. 

Per gli spostamenti serve un mezzo proprio: l’isola è estesa, le calette sono sparse lungo tutta la costa e autobus e taxi non coprono con la stessa libertà orari e soste balneari. In alta stagione è prudente prenotare con anticipo auto o scooter e mettere in valigia scarpette da scoglio, indispensabili su fondali lavici.


Dormire in un dammuso: l’esperienza pantesca

Il dammuso è la casa simbolo di Pantelleria: muri spessi in pietra lavica, tetto a cupola, finestre piccole. Non è solo estetica, ma una tecnologia antica contro vento e caldo. Soggiornare in un dammuso cambia la relazione con il territorio: grandi terrazze ombreggiate diventano salotti all’aperto dove leggere, cenare, guardare il cielo.

A ovest, tra Scauri e dintorni, i tramonti tingono di arancio le scogliere; sul versante est l’alba illumina vigne e terrazzamenti. Molte strutture si raggiungono da strade secondarie, talvolta strette o sterrate: si dovrebbe prevedere qualche minuto in più alla guida serale e preferire vetture non troppo basse. 

Mare e terme naturali: dove fare il bagno

A Pantelleria il mare si vive dalle rocce. Niente stabilimenti classici, ma discese attrezzate con scalette e piattaforme nei punti più accessibili. La costa alterna scogliere scure e calette riparate dove l’acqua è così trasparente da leggere il fondale già dalla riva. 

Cala Tramontana, Cala Levante e Gadir

Qui si trovano alcuni accessi comodi, con supporti artificiali che facilitano l’ingresso in acqua senza rinunciare al fascino della roccia lavica. I colori virano dal turchese al verde intenso, con pareti a picco che creano scorci scenografici. A Gadir si aggiunge l’interesse archeologico: nelle sue acque è stato creato un itinerario subacqueo che racconta rotte e reperti antichi.

Sataria e le vasche calde sul mare

Tra Sataria e le calette vicine al porto di Scauri le sorgenti termali emergono direttamente tra le pietre, formando piccole vasche naturali. In piena estate l’acqua può risultare molto calda, ma nelle mezze stagioni il contrasto con il mare a pochi metri rende l’esperienza unica e rigenerante.


Arco dell’Elefante e la potenza della lava

L’Arco dell’Elefante è l’icona della costa: una lingua di lava che entra in mare come una proboscide, tra fondali smeraldo e rocce nere. Si osserva bene da terra, scendendo verso Cala Levante, e offre un colpo d’occhio altrettanto forte dal mare durante eventuali uscite in barca.

Il Lago di Venere, tra fanghi e acqua tiepida

Nell’entroterra, una caldera vulcanica ospita il Lago di Venere. Lungo la riva emergono sorgenti che riscaldano l’acqua, mentre il fondale ospita fanghi utilizzati per scrub naturali prima di un tuffo. La cornice, tra colline e macchia, mostra un volto diverso e sorprendente dell’isola, lontano dalle scogliere.

Trekking e vulcano: tra Montagna Grande e Favare

Sulla Montagna Grande, che tocca gli 836 metri, si cammina tra lecci e pini marittimi con vedute che abbracciano l’intero profilo costiero; nelle giornate limpide si intravede la Sicilia. Sui versanti si incontrano le Favare, getti di vapore bollente che fuoriescono da fratture nella roccia. 

Poco distante, la Grotta di Benikulà a Sibà funziona come una sauna naturale: il vapore a circa 40 gradi scalda una piccola cavità con affaccio sulla piana agricola. Per chi cerca luoghi selvaggi, la Balata dei Turchi premia chi guida con attenzione su un percorso in parte sconnesso: una grande lastra di roccia scende verso un mare di un blu profondissimo.

Storia e archeologia: dai Sesi alle Teste imperiali

Pantelleria è stata un nodo nel Canale di Sicilia fin dal Neolitico, grazie all’ossidiana, vetro vulcanico tagliente usato per utensili e armi. Tra Mursia e Cimillia si incontrano i Sesi, monumenti megalitici in pietra lavica a pianta ellittica: per lungo tempo scambiati per cumuli di pietre, sono oggi riconosciuti come strutture sepolcrali risalenti a popolazioni arrivate dall’Africa settentrionale circa 5.000 anni fa. 


In epoca punica e romana l’isola resta strategica: sull’Acropoli di San Marco e Santa Teresa sopravvivono cisterne e canalizzazioni di un antico sistema idrico pubblico. Da una cisterna provengono le celebri Teste imperiali di Giulio Cesare, Antonia Minore e Tito, oggi esposte nel Castello di Pantelleria. Anche il mare conserva tracce del passato: a Cala Tramontana e nel porto di Scauri sono stati rinvenuti reperti e monete che raccontano rotte e commerci di duemila anni fa.

Vigneti, capperi e tavola pantesca

Sui terrazzamenti di pietra si coltiva la vite ad alberello, allevata bassa e protetta dal vento: una pratica tradizionale riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dall’UNESCO. Nella zona di Kamma i filari seguono le curve del terreno tra dammusi rurali e muretti a secco. Da qui nascono il Passito di Pantelleria, ottenuto dall’uva Zibibbo appassita naturalmente, e vini che riflettono la mineralità del suolo vulcanico. Diverse cantine organizzano visite e degustazioni, tra cui la realtà di Donnafugata con percorsi dedicati al tempo e all’interesse di chi partecipa.

Articolo visto su (travel.thewom.it) L’isola tra Italia e Africa con terme naturali e mare smeraldo: un paradiso selvaggio dove il tempo si ferma


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