Presentato il progetto di rigenerazione della GAM di Torino 


È ancora presto per definire orizzonti temporali certi e modalità di svolgimento del cantiere per la rigenerazione della GAM di Torino, opera sulla quale la Fondazione Compagnia di San Paolo ha scelto di investire 27,5 milioni di euro (manifestando piena disponibilità in caso di spese impreviste). Sei mesi dopo l’annuncio del successo del gruppo di progettazione formato dagli studi MVRDV, Balance Architettura ed EP&S Group e altri partner al concorso internazionale di progettazione per il piano di riqualificazione, rilancio e valorizzazione del cosiddetto “museo dei primati” del capoluogo piemontese, l’impareggiabile Teatro Regio di Torino ha fatto da cornice alla presentazione pubblica del progetto.

Oltre 27 milioni di euro per riqualificare e valorizzare la GAM di Torino

Dinanzi al sindaco Lo Russo, fortemente proiettato verso la possibile candidatura della città come Capitale europea della Cultura 2033, a Marco Gilli, Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo (anche Presidente della giuria), Massimo Broccio, Presidente della Fondazione Torino Musei, e all’attuale direttrice Chiara Bertola, i vincitori della competizione alla quale hanno partecipato 49 team da tutto il mondo hanno spiegato i punti di forza della loro proposta. A cominciare dal cofondatore di MVRDV, Winy Maas, che esattamente vent’anni fa aveva visto naufragare il sogno di lasciare un segno senza precedenti in città: al posto della sua irrealizzata Floating Tower, dal 2015 c’è infatti il grattacielo Intesa Sanpaolo di RPWB. A offrirgli una (forse) inaspettata occasione di “riscatto” è stata la volontà di far rinascere la GAM, costruita nel secondo dopoguerra (anch’essa in seguito a un concorso) su progetto degli architetti Carlo Bassi e Goffredo Boschetti. Un’astronave, come viene definitiva, sottoposta a vincolo e dal finire del Novecento appesantita nei prospetti, nell’involucro e negli interni dagli adeguamenti alle mutate normative. Oggi Torino scommette sul suo rilancio affinché diventi un nuovo punto di riferimento capace di contribuire a rendere la città una “capitale nazionale” del moderno e del contemporaneo e, nel contempo, sia funzionale anche ad attrarre nuovi pubblici e riscrivere il destino di un intero quadrante urbano e della sua comunità.

IL DEPOSITO. La GAM mai raccontata
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino Progetto architettonico: MVRDV + BALANCE. Credito fotografico: MVRDV

Il Depot di Rotterdam “ispira” il Deposito Vivente della futura GAM

Come? Alcuni numeri salienti del processo che forse prenderà il via nel 2027 sono stati forniti dai torinesi dello studio Balance Architettura. Oltre a evidenziare lo spirito internazionale dell’operazione promossa a Torino, Alberto Lessan e Jacopo Bracco hanno chiarito che appena il 2% della collezione della GAM (custode di quasi 50mila opere) risulta attualmente esposta e visibile. Per cambiare radicalmente tale status quo, hanno quindi quantificato l’auspicato incrementi degli spazi, piano per piano: dagli attuali 4300mq si dovrebbe arrivare a sfiorare i 7000 mq al termine dei lavori. In tal senso il contribuito più arriverebbe dall’esistente livello interrato, nel quale la riorganizzazione spaziale (prevista ovunque) consentirà di liberare e mettere a disposizione oltre 1800mq. Sulla scia del modello Depot, già sperimentato a Rotterdam da MVRDV, questo piano cesserà di essere un deposito inaccessibile, entrando a pieno titolo nella fruibilità e circolazione pubblica del museo per rivelare i suoi tesori. Ma non solo.

LE MOSTRE TEMPORANEE Un organismo vivente che evolve a seconda del contenuto GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino Progetto architettonico: MVRDV + BALANCE Credito fotografico: MVRDV
LE MOSTRE TEMPORANEE. Un organismo vivente che evolve a seconda del contenuto GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino Progetto architettonico: MVRDV + BALANCE. Credito fotografico: MVRDV

Verso il recupero dell’impianto architettonico degli Anni Cinquanta e una grande piazza civica

Stando all’attuale progetto, attraverso superfici trasparenti il cosiddetto Deposito Vivente verrà posto in connessione diretta con gli spazi esterni della GAM, a loro volta al centro di una “rivoluzione urbana”. Negli intenti dei progettisti, infatti, i flessibili primo e il secondo livello saranno destinati alle collezioni permanenti e alle mostre temporanee, mentre il piano terra (in associazione gli esterni, con i rinnovati giardini espositivi e l’annunciata piazza, immaginata come sempre aperta) agirà come generatore di nuove funzione pubbliche. Sarà un centro civico polifunzionale (“un hub”, citando ancora Maas), con zona ristorazione accessibile in forma indipendente, aree per la didattica e la formazione, e un auditorium, anch’esso concepito per usi autonomi.

LA NUOVA DIMENSIONE DELL’ARTE
Uno spazio pubblico in cui arte, didattica e società si incontrano
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino Progetto architettonico: MVRDV + BALANCE Credito fotografico: MVRDV
LA NUOVA DIMENSIONE DELL’ARTE
. Uno spazio pubblico in cui arte, didattica e società si incontrano
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino Progetto architettonico: MVRDV + BALANCE. Credito fotografico: MVRDV

La GAM del futuro: non energivora e generatrice di impatto urbano

In questo quadro, infine, non meno sfidante appare l’armonizzazione del programma architettonico e urbano con le esigenze in termini di sicurezza, sostenibilità, efficientamento energetico e della futura GAM. Non a caso, l’ingegnera Lea Bo (referente di progetto per il Consorzio EP&S) ha adottato per l’edificio brutalista la metafora del malato, con la conseguente necessità di approcciarsi a questo organismo vivente – “un esemplare ante litteram di architettura bioclimatica, che Bassi e Boschetti non hanno orientato secondo secondo la maglia romana, ma secondo l’asse eliotermico” – in maniera scientifica, medica. Alcune delle strategie di cura che dovranno essere adottate sono in fase di valutazione e discussione con la soprintendenza, ma tra gli obiettivi rientra indiscutibilmente quello di migliorare le prestazioni dell’edificio, definito energivoro. Già chiaro, invece, come la committenza punti a certificare l’edificio secondo il protocollo LEED.

Valentina Silvestrini

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