Intervista a Lana Collettivo


È in programma per mercoledì primo luglio 2026 (dalle 18 alle 22) nello showroom Renault di Corso Garibaldi 73 a Milano l’ultimo appuntamento nel Listening Bar temporaneo disegnato da Lana, collettivo composto da cinque progettiste provenienti dal mondo della comunicazione e dell’exhibition design. La serata conclusiva, dal titolo “Disco Stupenda”, sarà dedicata agli Anni ’80 e vedrà la partecipazione di Tommiboy, chiamato a interpretare musicalmente questa decade attraverso una selezione ad hoc. Il progetto nasce da una collaborazione con ZERO per Renault e si sviluppa come un Listening Bar temporaneo articolato in cinque serate, ciascuna dedicata a una decade musicale, dagli anni Sessanta ai Duemila ma non in ordine cronologico. Al centro dell’intervento si trova un bancone-scultura ispirato agli storici modelli Renault, trasformato da elemento architettonico a simbolico: un oggetto che rielabora un’icona automobilistica e la restituisce come dispositivo di accoglienza e relazione. L’intero progetto si colloca all’interno della crescente diffusione dei Listening Bar nelle grandi città europee, ma si caratterizza per l’impostazione fortemente scenografica e narrativa: ogni serata non è soltanto un evento musicale, ma una variazione dello stesso spazio, che si adatta e si trasforma nel tempo.

Intervista a Lana Collettivo

Questa intervista ripercorre la nascita del collettivo, il processo progettuale che ha portato alla definizione dell’allestimento e la costruzione di un linguaggio che mette in relazione exhibition design, cultura visiva e musica: dalla ricerca sull’immaginario industriale e sul design automobilistico Anni ’60 alla sperimentazione sui materiali, fino alla dimensione più relazionale e performativa del progetto. Ne abbiamo parlato con il collettivo per ripercorrere genesi, processo e sviluppi.

Partiamo dall’inizio: come nasce Lana come collettivo?
Nasciamo da un incrocio abbastanza naturale. Veniamo tutte da percorsi simili, tra comunicazione ed exhibition design, e ci conoscevamo già per lavoro. A un certo punto abbiamo iniziato a dirci che sarebbe stato bello fare qualcosa insieme, in modo più stabile. Ma era più una possibilità, che tornava spesso nei discorsi. Poi è arrivata questa occasione e abbiamo deciso semplicemente di provarci.

Come arriva il primo progetto?
ZERO stava sviluppando per Renault un Listening Bar che raccontasse cinque decadi musicali attraverso cinque eventi. L’idea era quella di costruire un format in cui ogni serata fosse affidata a un artista diverso. Noi siamo entrate per la parte di progettazione dello spazio, occupandoci del design dell’allestimento.

Che tipo di spazio vi siete trovate a progettare?
Uno showroom Renault già esistente, in corso Garibaldi, con un piccolo bar interno. L’obiettivo era trasformarlo temporaneamente in un Listening Bar. Un formato che negli ultimi anni si è diffuso molto nelle grandi città europee e che oggi sta arrivando anche a Milano. Come rendere, quindi, memorabile uno spazio che esiste solo per una sera, ripetuta cinque volte? Un Listening Bar normalmente vive di atmosfera quotidiana. Qui invece tutto era temporaneo, e per questo serviva un progetto scenografico di impatto.

Da dove parte la ricerca progettuale?
Da un incrocio di riferimenti. Da una parte il mondo dei Listening Bar contemporanei, dall’altra la storia di Renault e in particolare la Renault 4. Ci interessava lavorare su un immaginario già esistente. Così, abbiamo studiato le forme del frontale e dei disegni tecnici della macchina e da lì è nata l’idea del bancone. Non volevamo citare l’auto in modo letterale, ma trasformarne un elemento in una nuova forma spaziale. Il cofano diventa insieme un oggetto che accoglie le persone e allo stesso tempo che racconta una storia industriale e culturale. Inizialmente, era più esplicitamente ispirato al muso dell’auto, con anche due elementi luminosi che richiamavano i fari. L’idea della luce era centrale fin dall’inizio: volevamo che l’oggetto “portasse luce” nello spazio.

E poi?
È stato un processo molto pratico, quasi laboratoriale. Lavoravamo direttamente con gli allestitori (la squadra di Factotum) costruendo prototipi sul momento e modificandoli in tempo reale.Non era il classico processo da studio con disegni esecutivi, eravamo fisicamente dentro il cantiere.Alla fine abbiamo sintetizzato l’idea iniziale in una barra luminosa continua.I due fari sono diventati un segno unico, più essenziale ma anche più coerente con l’estetica complessiva del progetto.

Che ruolo hanno avuto materiali e costruzione dello spazio?
Fondamentale. Abbiamo lavorato con legni tinti scuri e acciaio, cercando un equilibrio tra caldo e freddo. Nonostante la natura temporanea dell’allestimento, volevamo una sensazione di solidità. Anche la griglia metallica con i vinili e gli elementi luminosi contribuisce a questo mix tra industriale e narrativo.

Avete lavorato anche ad altri progetti oltre a Renault?
Sì, subito dopo abbiamo inaugurato una collaborazione per “Corpo Consapevole”, un progetto di Marika Zaramella (aka Leitalienne) dedicato alla divulgazione sul corpo, il benessere e la dimensione spirituale. L’evento si è svolto a Spazio Pantera, in zona Lambrate, e consisteva in una listening session con diversi artisti, tra cui performance musicali e sonorità legate anche a pratiche più rituali.

Che tipo di intervento avete realizzato lì?
Un allestimento molto semplice, costruito con materiali di recupero. Abbiamo lavorato con tessuti e oggetti trovati nei mercatini, creando una sorta di capanna all’interno dello spazio. L’idea era generare un ambiente raccolto, quasi intimo, dove le persone potessero sedersi e ascoltare.

Che cosa vi interessa di questo tipo di progetti?
Ci interessa molto il fatto che ogni progetto sia un ingresso dentro un mondo diverso. Che sia musica, arte, benessere o cultura visiva, ogni volta devi imparare un linguaggio nuovo e restituirlo in forma spaziale.

Entrambi i progetti hanno avuto anche una forte dimensione relazionale.
Sì, sicuramente. Abbiamo lavorato con artisti, pubblico e produzione, e ogni volta lo spazio veniva abitato in modo diverso. Questo per noi è forse l’aspetto più interessante: vedere come un’idea prende forma quando viene abitata e vissuta.

Caterina Angelucci

The Original Listening Bar
Spazio Rnlt. Corso Garibaldi 73, Milano

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