-0,2% sul mese, +7,3% annuo


Il perimetro è quello degli indici Istat in base 2021=100, con periodo di riferimento maggio 2026 e pubblicazione del 30 giugno. I prospetti distinguono mercato interno, area euro, area non euro, raggruppamenti principali di industrie e costruzioni. Il numero nazionale non racconta una frenata uniforme: il mese fotografa il ribasso dell’energia, i dodici mesi misurano l’eredità ancora presente nei contratti di produzione.

Scala percentuale: le percentuali mensili confrontano maggio 2026 con aprile 2026; quelle annue mettono maggio 2026 accanto a maggio 2025. La base degli indici è il 2021.

Sommario dei contenuti

Totale industria: flessione mensile e rialzo annuo

Il totale dell’industria segna -0,2% nel confronto con aprile. Nello stesso rigo dei prospetti Istat compaiono +7,3% nei dodici mesi e +2,7% nel cumulato gennaio-maggio contro lo stesso periodo 2025. L’apparente contrasto nasce dal perimetro temporale: il mese intercetta soprattutto la correzione dei prodotti energetici, l’anno conserva rincari accumulati su energia, intermedi e alcuni comparti manifatturieri.

Il +7,3% non coincide con un aumento uniforme dei listini. Beni di consumo a +0,8%, beni strumentali a +1,9%, beni intermedi a +3,9% ed energia a +23,0% formano una scala molto larga. Il totale somma un mese energetico in calo a settori che continuano a salire nei prezzi di vendita alla fabbrica.

Mercato interno: -0,5% nel mese e +9,1% nell’anno

La parte nazionale dell’indice guida il rientro mensile: -0,5% contro il +0,6% dell’estero. La distanza diventa più ampia sui dodici mesi, con +9,1% interno e +2,7% estero. La serie senza energia vale +0,4% nel mese e +2,4% annuo; quel doppio più dice che la discesa energetica di maggio non ha cancellato la pressione degli input industriali.

Energia a -2,4% nel mese interno e +22,6% annuo, beni intermedi a +0,9% nel mese e +4,5% annuo, beni strumentali a +0,5% nel mese e +2,4% annuo: i preventivi aziendali assorbono insieme il rincaro annuale degli intermedi e il livello ancora alto dell’energia.

Estero: area euro più vivace dell’area non euro

All’estero il mese resta positivo: +0,6% complessivo, con +0,9% area euro e +0,3% area non euro. Nei dodici mesi l’area euro sale del 3,1%, l’area non euro del 2,4%. La distanza riaffiora nei beni di consumo: area euro +2,5%, area non euro +2,1%; nei durevoli il differenziale è invertito, con +5,7% contro +7,9%.

Il mercato non euro conserva la coda energetica più ampia, +41,4% annuo. Il mercato euro si distingue nei beni strumentali a +3,7% annuo e nei prodotti chimici a +5,5% annuo. Per le imprese esportatrici la geografia commerciale conta più del numero medio nazionale.

Petroliferi: mese in caduta e anno ancora molto alto

Coke e prodotti petroliferi raffinati dominano la parte più vistosa del movimento. Sul mercato interno il comparto cala del 7,5% rispetto ad aprile e sale del 67,6% su maggio 2025. Nel totale industria la voce segna -6,6% mensile e +62,2% annuo. La combinazione dice che il ribasso recente del petrolio attraversa i listini alla produzione ma la base di confronto del 2025 mantiene un incremento annuo enorme.

All’estero il segmento sale dell’1,0% nel mese e del 30,5% annuo; la componente non euro conserva +41,4% annuo. Nel canale euro il rialzo annuo è +4,2%, molto più basso, pur con +5,1% nel confronto mensile. La frattura geografica è più forte del numero medio e segnala contratti, valute e mercati di sbocco con tempi diversi.

Le attività manifatturiere segnano -0,2% nel mese e +5,8% annuo; il mercato interno manifatturiero vale -0,6% e +7,6%. Nel manifatturiero, i prodotti chimici registrano +2,1% nel mese e +6,5% annuo nel totale, con +8,0% annuo sul mercato interno. Metallurgia e prodotti in metallo salgono dello 0,5% nel mese e del 5,2% annuo; sul mercato nazionale la cifra annua sale al 5,8%.

Il confronto con i prodotti petroliferi evita una confusione ricorrente: non tutta la crescita annua arriva dall’energia. Intermedi a +3,9% nel totale e +4,5% sul mercato interno certificano prezzi a monte ancora in movimento.

Beni di consumo quasi fermi, durevoli lontani dai non durevoli

I beni di consumo chiudono maggio a variazione mensile nulla e +0,8% annuo. La stabilità del totale nasconde due curve diverse: beni durevoli +0,2% nel mese e +5,7% annuo, beni non durevoli -0,1% nel mese e -0,5% annuo. Sul mercato interno i non durevoli risultano negativi anche nei dodici mesi, -0,4%.

La distanza tocca famiglie e retail, perché i durevoli coincidono con acquisti rinviabili e importi più elevati. Nel pezzo sulla fiducia Istat di giugno il saldo sugli acquisti di beni durevoli risultava molto debole; qui il prezzo di fabbrica mostra il lato industriale della stessa frizione.

Costruzioni: edifici in aumento, strade in calo mensile

Le costruzioni non seguono una traiettoria unica. Edifici residenziali e non residenziali avanzano dello 0,3% nel mese e del 2,5% annuo; strade e ferrovie arretrano dello 0,6% nel mese e salgono del 4,0% annuo. Nel trimestre marzo-maggio, edifici +1,7% e strade +4,1%.

Lo spaccato degli edifici separa residenziale e non residenziale: residenziale +0,1% mensile e +1,5% annuo, non residenziale +0,4% mensile e +3,4% annuo. Nelle opere stradali, strade e autostrade cadono dello 0,8% nel mese e salgono del 6,2% annuo; ponti e gallerie segnano -0,7% mensile e +3,8% annuo.

Marzo-maggio: industria +4,8%, interno +6,0%

Sulla finestra marzo-maggio l’industria cresce del 4,8% sui tre mesi precedenti. Il mercato interno sale del 6,0%, l’estero dell’1,7%. Il solo mese di maggio taglia via una parte della sequenza; tre mesi incorporano il salto già avvenuto in marzo e aprile, quando l’energia aveva gonfiato l’indice in misura molto più forte.

Il cambio da aprile a maggio non cancella l’eredità del bimestre precedente. Il totale annuo accelera dal +6,8% al +7,3% pur con il -0,2% mensile: la matematica dell’indice dice che il mese recente e la base di un anno prima stanno agendo in direzioni opposte.

Fatturato nominale e volumi restano due piani diversi

I ricavi industriali risentono dei prezzi alla produzione. Nel pezzo sul fatturato industriale di marzo il magazine aveva registrato +4,4% a prezzi correnti e +2,0% in volume: quella forbice separa ricavi correnti e quantità prodotte.

Per un’impresa con contratti a listino trimestrale, +4,5% annuo sugli intermedi interni pesa diversamente dal -2,4% mensile dell’energia interna. Il primo agisce sui materiali che entrano nella produzione; il secondo scarica una parte del costo immediato ma non chiude la pressione annua.

Energia: il mese raffredda, l’anno trattiene pressione

La fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata scende dello 0,6% sul mese e sale del 12,6% nell’anno, dopo il +10,3% di aprile. Nel raggruppamento energia il totale vale -2,3% mensile e +23,0% annuo, con interno -2,4% e +22,6%, area euro +5,1% e +4,2%, non euro -0,2% e +41,4%.

Il pezzo interno su petrolio e inflazione aveva già isolato il rientro del Brent e il gas ancora sopra febbraio. Il rilascio Istat completa il lato fabbrica: i prodotti energetici tirano giù il mese e tengono alto l’anno.


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 Junior Cristarella

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