Italia Viva chiude il 2025 con 234.181 euro di avanzo


Sbircia la Notizia Magazine ha isolato la meccanica del rendiconto 2025: l’avanzo nasce dalla distanza fra entrate ordinarie e costi della macchina nazionale, non da una patrimonialità larga. Le righe che spiegano l’anno sono due: la massa del 2 per mille e il debito commerciale verso fornitori.

Avviso redazionale: gli importi si riferiscono all’esercizio chiuso al 31 dicembre 2025. Quando una cifra deriva da un rapporto fra voci del rendiconto, la percentuale è arrotondata al primo decimale.

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Il saldo che apre il rendiconto

Il numero di apertura è 234.181 euro, avanzo dell’esercizio 2025. Dentro quell’importo, il conto ordinario pesa quasi per intero: 1.534.907 euro di proventi contro 1.303.468 euro di oneri producono 231.439 euro di saldo positivo nella gestione caratteristica.

Lo scarto fra il saldo caratteristico e l’avanzo finale è di 2.742 euro. Il rendiconto consegna un esame contabile netto: la parte politica corrente ha coperto i costi dell’anno e ha lasciato un margine, senza dipendere da una partita straordinaria di grande taglia. Adnkronos ha riportato gli stessi importi nella cronaca dedicata al bilancio.

Il 2 per mille domina gli incassi

La riga più ampia degli incassi è il 2 per mille: poco più di 1,13 milioni di euro. Sul totale dei proventi caratteristici significa circa tre quarti della raccolta ordinaria. Il rendiconto descrive un partito alimentato in larga misura da una scelta fiscale dei contribuenti, molto più che dalle quote associative.

Il Dipartimento delle Finanze colloca Italia Viva oltre 55 mila scelte valide nelle dichiarazioni 2025 e vicino al 2,5% delle preferenze espresse per i partiti. Il codice nei modelli fiscali è C46, presente anche nella tabella dell’Agenzia delle Entrate.

Persone fisiche e tesseramento: il secondo blocco

Le contribuzioni da persone fisiche valgono 345.750 euro, pari a circa il 22,5% dei proventi caratteristici. Le quote associative annuali si fermano a 33.190 euro. I contributi da altri soggetti sono 17.000 euro. Le altre iniziative dichiarate sommano 3.316 euro.

La sproporzione è istruttiva: la tessera porta risorse molto inferiori al 2 per mille. In una forza politica costruita intorno a un leader nazionale e a una comunità militante più stretta in rapporto ai grandi partiti, questa composizione dice come la mobilitazione fiscale abbia superato la quota di iscrizione classica.

Le uscite: servizi al primo posto, sito vicino a 140 mila euro

Sul lato dei costi, i servizi vari afferenti all’attività del partito arrivano a 464.991 euro, circa il 35,7% degli oneri caratteristici. Le spese di rappresentanza, viaggi, trasferte, alberghi e ristoranti ammontano a 171.694 euro. Il sito internet aziendale, indicato così nel rendiconto, pesa 139.802 euro.

La riga digitale merita spazio autonomo: vale più di quattro volte le quote associative annuali e assorbe quasi il 10,7% dei costi ordinari. Per un partito che nel 2026 intende proseguire con donazioni di piccolo importo via web, il sito assume il posto di infrastruttura di raccolta.

Cassa alta, debiti oltre gli attivi

La situazione patrimoniale mostra 489.349 euro di attività e 399.720 euro di cassa. Circa l’82% degli attivi è denaro disponibile o depositato: una riserva di cassa visibile in rapporto alla taglia annuale del partito.

Il lato passivo pesa di più: 1.112.200 euro, con 1.036.626 euro di debiti verso fornitori e 13.067 euro di trattamento di fine rapporto. I debiti commerciali coprono oltre il 93% delle passività e valgono circa 2,1 volte gli attivi. L’avanzo 2025 non cancella questa asimmetria patrimoniale.

Renzi e il versamento da 6 mila euro

Tra le libere contribuzioni soggette alla dichiarazione congiunta compare anche Matteo Renzi, con un versamento di 6.000 euro. La cifra resta marginale nel profilo quantitativo del rendiconto. Il suo peso è politico, perché segnala la partecipazione personale del fondatore alla raccolta dichiarata.

La presenza del versamento va separata dal 2 per mille. Il primo è una contribuzione personale tracciata. Il secondo passa dalla dichiarazione dei redditi dei contribuenti e produce la quota dominante del finanziamento annuale.

Il 2026 nella relazione del tesoriere

Francesco Bonifazi, tesoriere del partito, orienta l’esercizio 2026 su due leve: donazioni anche di piccolo importo tramite sito e campagna di tesseramento in corso. La quota legata al 2 per mille figura come risorsa da mantenere.

La previsione interna illumina la centralità del canale web già nel 2025. Se la raccolta piccola passa dal sito, l’onere digitale diventa parte della macchina finanziaria. Il tesseramento rimane invece il terreno su cui Italia Viva deve recuperare densità associativa, perché nel rendiconto 2025 la tessera non raggiunge il 3% dei proventi caratteristici.

Le regole del 2 per mille

Il finanziamento tramite 2 per mille non riguarda qualunque sigla politica. Il Parlamento italiano inserisce Italia Viva nella parte seconda del Registro nazionale dei partiti, la sezione dei soggetti ammessi ai benefici legati alle detrazioni fiscali e alla destinazione del 2 per mille.

Il meccanismo passa dal contribuente: nella dichiarazione dei redditi viene indicato un codice e la quota dell’Irpef già dovuta viene destinata al partito scelto. Pagella Politica ha documentato il peso crescente del canale negli ultimi anni; ANSA ha registrato per le dichiarazioni 2025 un totale nazionale di 32,584 milioni di euro destinati ai partiti, con Italia Viva nel gruppo fra uno e due milioni.

Bilancio e partita del centro riformista

Il rendiconto arriva dopo una primavera in cui il partito ha usato il 2 per mille come campagna politica nazionale oltre che come richiamo fiscale. TgLa7 ha raccontato il caso dei maxi-schermi nelle stazioni di Roma e Milano; quella mossa comunicativa rientra nello stesso impianto finanziario visibile nel bilancio: convertire una scelta fiscale in identità di partito.

Dentro la partita del centro riformista, il saldo positivo rafforza l’autonomia di manovra di Italia Viva. La scheda patrimoniale invita però a leggere l’avanzo con disciplina: cassa presente, debiti commerciali alti e raccolta concentrata su un canale fiscale. La tenuta politica del 2026 dipenderà dalla capacità di allargare tesseramento e contributi privati senza consumare cassa.


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 Junior Cristarella

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