Paola. Lettera aperta alla Città: “Ecco perché ho deciso di chiudere l’esposizione di antichi strumenti medici”



Lettera aperta all’Amministrazione Comunale e alla Città di Paola – di Giuseppe Perrotta –

Ci sono decisioni che non si prendono in un giorno. Maturano lentamente, dopo mesi e pure anni di attese, di richieste rimaste senza risposta, di disponibilità offerte senza ricevere alcun segnale di attenzione, anzi… . La decisione di chiudere l’esposizione di antichi strumenti medici, costituita per la maggior parte da oggetti personali e da altri dati in concessione da altri amici che ringrazio, messa gratuitamente a disposizione della Città, per la valorizzazione di Badia, appartiene a questa categoria. Non è una scelta contro qualcuno. È una scelta impostami dai fatti.

Sono sette anni, infatti, che provo a valorizzare Badia, dopo aver fortemente contribuito ad evitarne la vendita al privato, quando tantissimi erano pure favorevoli. Da oltre tre anni ho sostenuto personalmente impegno e dato risorse economiche, responsabilità, disponibilità e tempo, molto tempo, incluso decine di ore di anticamera in Comune, affinché cittadini, studenti, visitatori e appassionati potessero usufruire liberamente di un patrimonio culturale importante per la Città di Paola, il Museo della Memoria, voluto e creato dal Rotary Club di Paola.

Da due anni, poi, ho realizzato una esposizione di materiale sanitario vintage, la più importante della Regione, con annessa una biblioteca di circa 400 testi dei quali oltre un quarto dell’‘800. Con il Rotary Club di Paola, prima, e con l’Associazione Custodi di bellezza della Città di Paola, in seguito, abbiamo sostenuto anche molte spese, con molto impegno dei soci tutti, senza richiesta di alcun contributo, animati solo dalla volontà di offrire alla Città un’opportunità di conoscenza, di maggiore coscienza identitaria, di riflessione e di crescita culturale. E ringrazio i tanti amici che, in modo del tutto disinteressato, hanno contribuito ad allestire, anche con il proprio lavoro fisico, il Museo della memoria della Città di Paola e l’esposizione Strumentaria medica.


Eppure, nonostante il valore riconosciuto da cittadini e visitatori vari, tutta questa esperienza è stata lasciata sostanzialmente sola. Da qui una grande amarezza che nasce essenzialmente dall’assenza di attenzione, dal silenzio, dalla mancanza di interlocuzione, dalla sensazione che ciò che veniva offerto alla Città fosse considerato marginale quasi irrilevante, con un capovolgimento di attenzione e di considerazione per altro e per motivi diversi dalla Cultura: tanti miseri episodi su cui sorvolo. In questi anni ho avuto modo di riflettere su una domanda semplice: quale idea di cultura e di valorizzazione del territorio guida realmente le scelte pubbliche? Perché da anni sento parlare di promozione culturale, di identità cittadina e di crescita del territorio.

Ma le parole acquistano significato soltanto quando vengono accompagnate dai fatti. E, da chirurgo, profondamente pragmatico, ho annotato tante parole e rari fatti o zero. La vera cultura non può essere evocata nei discorsi ufficiali e poi ignorata. Non può essere celebrata come valore e contemporaneamente lasciata priva di sostegno, di ascolto e di prospettiva. Ancora più difficile da comprendere è quando iniziative capaci di arricchire gratuitamente l’offerta culturale della Città, finiscono per essere sacrificate non sulla base di valutazioni oggettive, pubbliche e trasparenti, ma per ragioni che appaiono estranee all’interesse generale. Quando il timore di scontentare qualcuno pesa più dell’opportunità di offrire qualcosa a tutti, allora si compie una scelta politica precisa: si preferisce la tutela di un consenso particolare alla promozione di un bene collettivo. Si lascia che la res privata prevalga o disponga o si possa anche appropriare, per assurdo, della res publica!

Alla mia età posso comprendere quanto appena espresso, cosa che, certamente, non condivido. È una scelta legittima, ma è una scelta che merita di essere dichiarata apertamente ai cittadini, perché ciò che colpisce maggiormente non è l’assenza di accoglimento di richieste che si ritengono importanti per il bene pubblico ma la ferma determinazione a non incontrarsi per non dare spiegazioni. Il contrario di quanto del tutto recentemente ha raccomandato lo Stesso pontefice Leone XIV nella sua Enciclica Magnifica Humanitas sul “rendere conto delle decisioni, motivarle, controllarle e quando necessario contestarle e rimediare ai danni che ne derivano”. In una comunità democratica chi amministra ha tutto il diritto di decidere, ma ha anche il dovere di rendere conto delle proprie decisioni. Ha il dovere di spiegare perché alcune opportunità vengono sostenute e altre no, perché alcune iniziative vengono considerate strategiche, indipendentemente dalla qualità, e altre, pure se molto apprezzate e apprezzabili, lasciate spegnere nel disinteresse e nel silenzio.

La chiusura della esposizione “Strumentaria medica” a Badia, una esposizione oggettivamente rilevante, rappresenta certamente una grande delusione personale, in ogni senso. Ho lasciato a Badia, per il bene di tutti, tanti miei oggetti, importantissimi anche sul lato affettivo. E l’ho fatto a favore della Città ma a mio esclusivo rischio: tutto praticamente incustodito perché da un anno circa tre telecamere hanno deciso di non funzionare, e pure questo nella indifferenza generale e per compiacere chi e perchè? La vera perdita, però, riguarda la Città, per tanti motivi, ed è dimostrazione della subalternità del bene comune ad altro. Non scrivo queste parole per alimentare divisioni, poiché da tempo mi sono allontanato dalla politica sia pure paesana.

Le scrivo perché ritengo che una comunità abbia il diritto di conoscere e di riflettere. Ringrazio tutti coloro che hanno visitato il museo e l’esposizione, che hanno espresso apprezzamento anche per iscritto, che hanno dedicato tempo e attenzione a questa esperienza e che si sono adoperati, pur con poco successo, per riportare certe scelte entro i giusti binari. Sono tutti loro la dimostrazione che la cultura non è un lusso per pochi, ma una necessità per una comunità che voglia crescere. Chiudo questa esperienza con amarezza, ma senza rimpianti. Ho fatto ciò che ritenevo giusto fare per la mia Città: una esperienza che, però, ha termine perché alla mia età, a breve 80 anni, non voglio più sprecare altro tempo per far comprendere le cose a chi non vuole comprenderle. Motivo per il quale rinuncio anche a far parte della Commissione consiliare speciale “Patrimonio storico, culturale e religioso”, ringraziando chi ha pensato di inserirmi. Resta infine una domanda che affido all’Amministrazione e all’intera collettività: quale futuro può costruire una comunità che proclama il valore della cultura ma non trova il modo di sostenerla quando essa si manifesta pure concretamente e gratuitamente al servizio di tutti? La risposta a questa domanda non riguarda soltanto una mostra che chiude ma, soprattutto, riguarda il modello di Città che vogliamo essere e testimoniare. Paola, 27 giugno 2026 Giuseppe Perrotta


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