La frase pronunciata da Giovanni Malagò chiude l’equivoco più diffuso dopo il voto FIGC: la panchina azzurra non nasce isolata. Prima viene fissata la regia sportiva, poi arriva il nome del commissario tecnico.
Perimetro: al 27 giugno non esiste una nomina ufficiale per il direttore tecnico e non esiste una nomina ufficiale per il CT. L’articolo separa gli incarichi già formalizzati dalla trattativa sui profili.
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Ordine delle nomine: prima la regia sportiva
La formula usata da Malagò ha una portata istituzionale netta. Il direttore tecnico viene prima del CT perché deve tracciare il perimetro in cui la panchina lavorerà: rapporti con i club, osservazione dei calciatori, raccordo con le selezioni giovanili e governo quotidiano del Club Italia.
La scelta evita un errore già visto nel calcio italiano recente: nominare un allenatore e lasciarlo poi a mediare da solo con calendari, disponibilità dei club e pressione pubblica. Qui la presidenza federale prova a costruire una catena di comando riconoscibile prima della firma sul contratto del tecnico.
I bilanci federali entrano nella panchina
Alla domanda sul contratto del futuro CT, Malagò ha risposto di essere sui bilanci federali da ventiquattro ore. Quel passaggio entra in una spesa più larga della sola retribuzione dell’allenatore: staff, scouting, viaggi, apparati scientifici, attività delle nazionali minori e margini per il nuovo direttore tecnico.
Il vincolo economico cambia la trattativa sui nomi. Un CT di prima fascia assorbe risorse e pretende un apparato alto. Un direttore tecnico con mandato largo chiede spazio, autonomia e uomini. Sommare le due cose senza una gerarchia finanziaria rischia di consumare subito il capitale politico nato dall’assemblea del 22 giugno.
Club Italia: il ruolo che precede il nome del tecnico
Il vero incarico da disegnare riguarda il Club Italia. La figura del direttore tecnico non coincide con un ambasciatore d’immagine e non coincide con un capo delegazione. Nel disegno più coerente con le parole di Malagò, deve governare l’area sportiva azzurra e creare un ponte stabile tra Nazionale A, Under, Settore tecnico e vivaio federale.
La materia è sensibile perché tocca competenze che in FIGC vivono in comparti diversi. Chi entra in quel ruolo deve parlare con i dirigenti di Serie A sui convocabili, seguire i giocatori fuori dall’Italia e pesare sulle scelte metodologiche di Coverciano. Tra i profili entrati nel dibattito federale, Paolo Maldini resta quello con la proiezione pubblica più forte.
Il 1 luglio misura la prima tenuta politica
Il primo Consiglio Federale presieduto da Malagò è convocato per mercoledì 1 luglio alle 15. L’ordine del giorno pubblicato dalla FIGC contiene l’elezione dei vicepresidenti federali, le Licenze Nazionali per i campionati professionistici 2026/2027 e i ricorsi legati alla Serie B Femminile.
La panchina azzurra non compare tra le voci diffuse. La riunione resta però il primo test di governo della nuova presidenza, perché vice presidenti e licenze toccano la stabilità del Consiglio e la credibilità dei campionati. Senza una sala federale compatta, la nomina del direttore tecnico sarebbe esposta al peso delle componenti già dal primo giorno.
Il fronte Governo corre accanto al dossier sportivo
L’incontro del 25 giugno tra Andrea Abodi e Giovanni Malagò ha aperto il capitolo politico della nuova presidenza. Le materie sul tavolo riguardano riforme di sistema, infrastrutture, pirateria audiovisiva, scommesse e politiche industriali per il calcio italiano.
Il CT appartiene alla sfera federale. Gli stadi, i ricavi da gioco legale, la tutela dei diritti audiovisivi e il rapporto con il Governo fissano invece quante risorse la FIGC riesce a muovere attorno al progetto tecnico. La riunione è durata circa un’ora e mezza, un tempo compatibile con un primo scambio di agenda e non con un accordo chiuso.
Maldini in area, panchina ancora subordinata
Paolo Maldini resta il nome più carico di significato pubblico per il ruolo di direttore tecnico. La sua eventuale entrata avrebbe senso solo con deleghe reali, perché un profilo del genere non serve a coprire una casella cerimoniale. La richiesta di autonomia allunga la trattativa oltre i tempi di una normale scelta dell’allenatore.
Sul CT, le piste circolate restano subordinate. Antonio Conte e Roberto Mancini appartengono a famiglie tecniche diverse: il primo porta intensità immediata e gestione dura del gruppo, il secondo conserva il peso dell’Europeo vinto a Wembley. La sequenza fissata da Malagò congela il duello finché non si conosce chi avrà la regia sportiva.
La precisazione sugli anni Novanta e sugli stadi
Malagò ha anche corretto l’interpretazione nata attorno a una frase sugli acquisti di top player al posto degli investimenti negli stadi. Il presidente ha collocato quel riferimento negli anni Novanta e ha citato Giovanni Agnelli, non Andrea Agnelli, riconoscendo alla Juventus un ruolo anticipatore sul progetto stadio.
La puntualizzazione non è laterale. Dentro il rapporto con i club, il presidente FIGC deve evitare che la discussione sugli impianti diventi un processo alle proprietà attuali. L’agenda infrastrutturale serve alla nuova Federazione solo se parla al presente: norme, iter amministrativi, capitali privati e tempi degli impianti legati a EURO 2032.
Il legame con i nostri precedenti FIGC
Questo articolo aggiorna il filone già seguito da Sbircia la Notizia Magazine sulla corsa federale. Il voto del 22 giugno ha chiuso la scheda Malagò-Abete raccontata nel nostro articolo FIGC, Malagò-Abete in scheda: voto il 22 giugno. Il parere ANAC del 18 giugno sul profilo di Malagò resta collegato al pezzo Malagò candidato FIGC: ANAC esclude il divieto post CONI.
La nuova materia non riguarda più l’ammissibilità della candidatura. Riguarda il modo in cui il presidente eletto prova a trasformare il consenso assembleare in organigramma sportivo. La distanza tra voto e incarichi ora si misura in nomi, deleghe e budget.
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Junior Cristarella
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