Il CISO romano ha portato la salute orale fuori dal comparto isolato. Il programma ha messo nella stessa stanza clinici, igienisti, società mediche, istituzioni e ricerca economica. Il risultato è una traccia di lavoro che collega denti e gengive alla gestione delle cronicità, all’accesso alle visite e alla spesa sanitaria rinviata.
Nota redazionale: l’articolo riporta i fatti chiusi nella due giorni romana del 25 e 26 giugno 2026, con i nomi dei siti citati solo come riscontro documentale.
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Due sedi romane e un calendario serrato
Il congresso si è mosso lungo due luoghi distinti della Capitale. Il 25 giugno i lavori si sono svolti all’Auditorium della Conciliazione, in via della Conciliazione 4, con sessioni previste dalle 14:00 alle 19:00. Il 26 giugno la chiusura è stata fissata alla Sala della Regina della Camera dei deputati, in piazza Montecitorio 1, dalle 10:30 alle 12:30.
La scelta delle sedi consegna già il senso sanitario dell’operazione: apertura scientifica vicino a San Pietro, firma istituzionale dentro Montecitorio. L’agenda pubblica di Take The Date conferma questa scansione e indica anche la finestra di accredito della seconda giornata, dalle 9:30, segno di una cerimonia costruita come atto pubblico oltre il perimetro congressuale.
Il Manifesto riunisce odontoiatria e medicina
Il primo Manifesto della Salute Orale porta nello stesso documento sigle che coprono odontoiatria, igiene dentale, chirurgia, medicina interna, cardiologia, odontoiatria infantile, patologia orale ed endodonzia con le professioni sanitarie. Le adesioni raccolgono EFP, SIdP, AIDI, ACOI, FADOI, SIC, SIOI, SIPMO, SIUEC e UNID.
La composizione dei firmatari dice che la bocca viene trattata come parte del corpo clinico dentro una catena sanitaria unica. Periodontite, diabete, rischio cardiovascolare e accesso alle visite finiscono dentro la stessa grammatica di prevenzione. Per il paziente significa una assistenza meno frammentata: il dentista intercetta segnali sistemici e il medico inserisce la bocca fra i segnali sanitari da leggere.
La review Bocconi lega denti, gengive e cronicità
Nel giorno della cerimonia conclusiva è stata presentata la review Bocconi Salute orale: scenari globali e prospettive. Il lavoro aggrega 106 studi pubblicati nell’arco di dieci anni e concentra l’attenzione sugli esiti economici delle patologie orali quando si intrecciano con diabete e malattie cardiovascolari.
La portata sanitaria del documento, richiamato anche da AboutPharma, sta nel modo in cui quantifica un problema spesso trattato tardi. Una gengiva infiammata non rimane confinata alla seduta odontoiatrica quando convive con glicemia instabile, terapia farmacologica cronica o fragilità sociale. Il costo nasce prima del ricovero e spesso prima della diagnosi specialistica.
Il diabete mostra la scala del problema
La serie sul diabete offre la misura più netta della pressione sanitaria. In Europa le persone tra 20 e 79 anni con diabete sono passate da 22,4 milioni nel 2000 a 65,6 milioni nel 2024. In Italia il conteggio è salito da 3,1 milioni a 5 milioni, pari al 7% della popolazione adulta.
Portare questi numeri dentro un congresso di salute orale cambia la gerarchia dei controlli. La visita odontoiatrica supera l’orizzonte di dolore, carie e sostituzione protesica. Diventa una sede di intercettazione dell’infiammazione cronica, dove la bocca anticipa segnali che la medicina generale e la diabetologia leggono spesso a valle.
Le rinunce alle visite odontoiatriche pesano sulle disuguaglianze
Il 2024 consegna una frattura sociale difficile da ignorare: in Europa le persone a rischio povertà rinunciano alle cure odontoiatriche quasi tre volte più spesso rispetto al resto della popolazione. Questo dato porta il Manifesto fuori dal perimetro della sola clinica e lo colloca nel terreno dell’accesso.
Quando una visita viene rinviata per ragioni economiche, il danno non rimane fermo. La malattia parodontale avanza, le terapie diventano più costose e le cronicità già presenti incontrano un altro fattore di instabilità. La prevenzione orale, letta così, diventa una voce di politica sanitaria prima di essere un appuntamento in agenda.
Il 25 giugno: ricerca clinica, relazione e fragilità
La prima giornata ha dato spazio alla ricerca clinica europea. David Herrera, dean della Universidad Complutense de Madrid e Dagmar Else Slot della Vrije Universiteit Amsterdam hanno aperto il confronto su prevenzione e ricerca, con Filippo Graziani alla moderazione. Subito dopo il programma ha lavorato sulle relazioni fra salute orale ed equilibrio psicofisico nella vita sociale attraverso gli interventi di Carlo Cafiero dell’Università Federico II e Maria Beatrice Toro di Scint.
La tavola rotonda sui pazienti con fattori di rischio e special needs ha coinvolto Valentina Teresa Giuliani Rò per AIDI, Gianluca Russo per IIP, Ludovico Sbordone per la Fondazione SIdP e Ambrogio Marcelletti. Le relazioni di Restituta Castellaccio e Marta Giovannardi hanno portato nel programma chimica clinica con evidence based medicine e controllo della tenuta clinica. Adnkronos ha documentato la stessa sequenza dei lavori nel servizio di apertura del congresso.
Il 26 giugno: dalla Sala della Regina al testo firmato
La mattina alla Camera ha trasferito il CISO sul terreno degli atti pubblici. La scaletta indicava l’intervento del ministro della Salute Orazio Schillaci, la moderazione di Susanna Lemma del Tg1, la relazione di Francesco Billari e gli interventi di Maria Teresa Agneta, Marco Cossolo, Mia Rakic, Linda Sanin e Leonardo Trombelli.
ANSA ha dato conto della firma e del messaggio inviato da Schillaci, centrato sull’inserimento della salute orale nelle programmi di prevenzione e promozione della salute. Il rilievo politico sta nella sede parlamentare e nella composizione dei firmatari: odontoiatria e medicina chiamate a lavorare sullo stesso versante preventivo.
Il CISO dentro la rotta OMS 2023-2030
L’OMS colloca la salute orale fra le grandi aree delle malattie non trasmissibili. La scheda aggiornata nel 2025 stima quasi 3,7 miliardi di persone colpite da patologie orali e indica la carie non trattata nei denti permanenti come la condizione sanitaria più diffusa nel Global Burden of Disease 2021.
Il piano globale OMS per la salute orale 2023-2030 chiede sistemi più vicini alla prevenzione, con copertura sanitaria universale e servizi integrati nelle politiche sulle malattie croniche. Il Manifesto firmato a Roma si colloca esattamente in quella traiettoria: porta le società scientifiche italiane e internazionali a dichiarare che la bocca appartiene al governo generale della salute.
Il raccordo con gli articoli già pubblicati su Sbircia
Su Sbircia la traiettoria era già aperta da due servizi dedicati alla prevenzione orale. L’indagine sulla Gen Z e le gengive sanguinanti aveva portato l’attenzione sulla fascia 20-30 anni, con sanguinamento dichiarato dal 36% dei giovani adulti e alitosi persistente indicata dal 16%. Il servizio sul chewing gum ai nitrati aveva invece seguito una sperimentazione circoscritta, 30 adulti e tre settimane di osservazione.
Accostati al CISO, quei due articoli separano il dato di popolazione dal fronte sperimentale. Il congresso aggiunge il piano istituzionale: senza accesso regolare alle visite, la prevenzione resta affidata alla capacità economica dei singoli e il Manifesto nasce proprio per sottrarre la salute orale a questa fragilità.
Il lascito immediato del CISO
Il lascito del CISO è un lessico istituzionale nuovo per un tema spesso confinato ai controlli individuali. Il Manifesto nasce come atto di indirizzo privo di nuovi codici di rimborso o tariffe. Entra nel luogo in cui prende forma la spesa rinviata: visite mancate e cronicità seguite senza il capitolo orale.
Da Roma arriva una consegna netta alla sanità pubblica. La bocca entra oltre l’agenda dell’odontoiatra, perché intercetta infiammazione, fragilità, alimentazione, farmaci e disuguaglianze economiche. Il congresso ha messo questi pezzi nello stesso testo e la firma alla Camera li porta nel materiale politico oltre che clinico.
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Junior Cristarella
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