L’Italia continua a presentare un divario significativo nella protezione assicurativa di famiglie e imprese. Tra casa, salute, eventi naturali e nuovi rischi, secondo Andrea Battista, amministratore delegato di Net Insurance, il problema non riguarda soltanto l’offerta delle polizze, ma anche la cultura assicurativa e le modalità con cui le persone riescono ad accedere alle coperture.
Ospite della 22ª Settimana Veneta della Finanza, Battista ha affrontato anche il ruolo crescente della bancassicurazione e dell’intelligenza artificiale, indicando nell’integrazione tra tecnologia e capitale umano una delle principali direttrici di sviluppo del settore.
Dott. Battista, quali sono oggi i rischi più sottovalutati da famiglie e piccole imprese?
I rischi climatici rappresentano certamente uno degli ambiti più evidenti, perché la frequenza e la severità degli eventi naturali stanno aumentando. Ma c’è un problema ancora più strutturale che riguarda la casa. Gli italiani investono moltissimo negli immobili, che considerano un bene essenziale, ma contemporaneamente li assicurano poco. Potremmo dire che siamo sovrainvestiti in case e sottoassicurati proprio sullo stesso bene. È una contraddizione che deriva in parte da una scarsa conoscenza del tema assicurativo e in parte anche da un’offerta che non sempre è stata sufficientemente vicina ai bisogni delle persone.
Quindi la questione non riguarda soltanto il prodotto assicurativo?
Esatto. Un prodotto assicurativo non è soltanto l’insieme delle condizioni economiche e contrattuali. Conta anche come viene distribuito, quanto è accessibile e quanto riesce a presentarsi nel momento in cui nasce un bisogno concreto. Un’evoluzione della distribuzione può quindi ampliare l’accesso a coperture per la casa, gli eventi naturali, le piccole imprese e altri rischi. Un altro ambito nel quale vediamo crescere molto la sensibilità è quello della salute.
Quale ruolo può avere la banca nella diffusione delle coperture assicurative?
Negli ultimi trent’anni il sistema bancario è diventato un interlocutore sempre più importante per famiglie e piccole imprese anche sul fronte assicurativo. Inizialmente soprattutto nel ramo vita e nel risparmio, più recentemente anche nella protezione. Questo canale ha consentito di raggiungere persone e imprese che altri modelli distributivi non erano riusciti a intercettare. Oggi la banca sta evolvendo verso una gestione sempre più integrata dei rischi finanziari e assicurativi, con benefici sia per i clienti sia in termini di efficienza. È però un percorso ancora lungo.
Net Insurance opera anche nelle coperture legate alla cessione del quinto. Come funziona questo strumento?
La cessione del quinto è uno strumento tradizionale italiano che permette l’accesso al credito anche a persone che potrebbero avere maggiori difficoltà a ottenere un normale prestito personale. La garanzia deriva dai redditi futuri, quindi dallo stipendio o dalla pensione, attraverso una trattenuta che viene versata direttamente al finanziatore. Questo tipo di finanziamento prevede necessariamente anche una copertura assicurativa.
Che cosa copre esattamente l’assicurazione collegata alla cessione del quinto?
Innanzitutto il rischio morte, evitando che un debito residuo possa ricadere sugli eredi. Poi esiste il rischio legato alla perdita del lavoro, ma su questo bisogna essere molto chiari: l’assicurazione non cancella il debito. Anticipa all’istituto finanziatore l’importo residuo e successivamente il credito viene assunto dall’impresa assicurativa. Non si tratta quindi di una polizza che esonera dalla restituzione del finanziamento, ma di una copertura necessaria affinché il credito possa essere concesso con un livello di rischio sostenibile.
L’intelligenza artificiale sta entrando anche nel settore assicurativo. Dove può avere l’impatto maggiore?
È una tecnologia general purpose e quindi naturalmente tende ad avere un impatto trasversale. Ma contemporaneamente sta diventando sempre più verticale e specifica nei diversi settori e nei differenti passaggi della catena del valore. Nel mondo assicurativo bisogna distinguere, per esempio, tra il rapporto con il cliente, l’assunzione del rischio e la liquidazione del sinistro. In ciascuna di queste attività l’AI può avere applicazioni differenti.
Qual è la sua visione del rapporto tra intelligenza artificiale e persone?
L’intelligenza artificiale è uno strumento molto potente, una sorta di superpotere, ma deve rimanere al servizio delle persone. Credo che le aziende che cresceranno saranno quelle capaci di investire contemporaneamente nel capitale umano e nell’intelligenza artificiale. È questa combinazione a creare valore. Naturalmente bisogna anche saper governare gli aspetti etici e morali della tecnologia e avere molta concretezza nell’implementazione.
In quali attività assicurative vede oggi le applicazioni più concrete?
Soprattutto nell’assunzione dei rischi e nella liquidazione dei sinistri. Nell’underwriting l’intelligenza artificiale può elaborare una mole enorme di informazioni in tempi molto ridotti, cambiando significativamente efficienza e capacità di analisi. Nella liquidazione può aiutare a valutare documenti complessi, grandi quantità di dati e anche proporre stime di danno. Ma deve sempre essere uno strumento nelle mani di una persona.
Quindi non immagina un sistema nel quale l’AI sostituisce completamente chi gestisce un sinistro?
No. Anche nel medio periodo vediamo persone che continuano a dialogare direttamente con i danneggiati, ma con strumenti molto più potenti a disposizione. L’obiettivo non è eliminare la relazione umana, bensì permettere a chi lavora di essere molto più efficiente ed efficace. È una trasformazione profonda, non marginale, ma nella quale la persona continua a mantenere un ruolo centrale.
Nel settore agricolo il rischio climatico sta diventando sempre più importante. Perché è così difficile trovare un equilibrio assicurativo?
Il comparto agricolo è strutturalmente molto complesso dal punto di vista assicurativo. I rischi sono elevati e possono diventare addirittura esistenziali per un’impresa, perché una grandinata o un altro evento può compromettere una parte importante dei ricavi di un’intera stagione. Di conseguenza una copertura di questo tipo non può avere un costo troppo basso rispetto al rischio effettivamente assunto. Il problema è trovare un equilibrio sostenibile sia per le aziende agricole sia per la catena assicurativa.
L’aumento degli eventi climatici rischia quindi di rendere le coperture sempre più costose?
È già una delle conseguenze possibili. Se un ramo produce perdite strutturali, diminuisce anche la disponibilità degli operatori a offrire coperture e questo, attraverso il rapporto tra domanda e offerta, può spingere i prezzi verso l’alto. Bisogna quindi riconoscere il valore reale della protezione. In agricoltura non parliamo di rischi estremamente remoti: ogni anno si verificano eventi con frequenza elevata e raccolti che possono essere compromessi. Il compito del settore assicurativo è anche spiegare con chiarezza questa realtà.
Net Insurance ha chiuso il primo semestre 2026 con ricavi assicurativi in crescita. Quali indicatori considera più importanti oltre al fatturato?
Ne indicherei tre. Il primo è la solvibilità, perché crescere significa assumere più impegni nei confronti dei clienti e bisogna essere certi di poterli mantenere anche nel lungo periodo. Abbiamo un solvency ratio superiore al 200% e riteniamo che possa rimanere stabilmente su questi livelli. Il secondo indicatore è la soddisfazione dei nostri partner, mentre il terzo è il tasso di reclami dei clienti, che nelle nostre attività e nei canali di bancassicurazione è estremamente contenuto.
Dalla storia di Net Insurance è nato anche il libro “Exit Strategy”, che ora diventerà un docufilm…
Sì. Dopo l’edizione italiana abbiamo pubblicato una versione inglese, che permette al libro di raggiungere un pubblico internazionale. Da qui è nata l’idea di non fermarsi e di trasformare la storia e le riflessioni contenute nel libro in un docufilm. L’immagine può raggiungere un pubblico ancora più ampio rispetto alla parola scritta. Stiamo lavorando al progetto con l’obiettivo di renderlo disponibile nel 2027.
Che cosa racconta, in definitiva, questa storia?
È una storia di impresa che utilizza il settore assicurativo come scenario. Racconta la creazione di un’azienda, il suo sviluppo, la sua crescita e anche passaggi di forte discontinuità come un’exit. Ma allo stesso tempo parla di un settore fondamentale per la protezione delle famiglie e delle imprese. Il docufilm può diventare un ulteriore strumento per raccontare e diffondere queste idee.
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