A Corezzo, nel comune di Chiusi della Verna, lo spopolamento si combatte con un’arma che nessun ministero aveva ancora pensato di inserire nel PNRR: il tortello alla lastra.
E a giudicare dai risultati, sembra funzionare meglio di parecchi convegni sul futuro delle aree interne, dove generalmente si parla per tre ore di come salvare la montagna, possibilmente senza andarci ad abitare.
Corezzo, nel cuore della Vallesanta, conta appena 60 abitanti durante l’inverno. Una di quelle realtà dove ogni famiglia che se ne va è una perdita enorme, ogni bambino che nasce è una festa e ogni servizio che chiude rischia di diventare un biglietto di sola andata verso il fondovalle.
Ma qui, anziché aspettare che qualcuno calasse dall’alto la soluzione, nel 2019 nove persone del territorio hanno deciso di fondare la Cooperativa Vallesanta.
L’idea era semplice, quasi rivoluzionaria per i tempi che corrono: creare lavoro dove si vive, mantenere i servizi e impedire che il paese diventasse una bella cartolina senza più nessuno dentro.
Cinque donne al lavoro. E non è una promessa elettorale
Oggi la cooperativa, secondo quanto racconta la presidente Daiana Dallaporta, dà lavoro a cinque dipendenti, tutte donne e tutte del posto.
Tre si occupano della produzione dei tortelli alla lastra, mentre le altre sono impegnate nella preparazione dei pasti per le scuole di Corezzo e Chiusi della Verna.
«Riuscire a garantire un’occupazione stabile a una mamma vicino a casa rappresenta una garanzia concreta contro lo spopolamento», spiega Dallaporta.
Un ragionamento talmente elementare che rischia di risultare incomprensibile a chi pensa di ripopolare i borghi con qualche panchina panoramica, due cartelli turistici e un bel progetto finanziato.
Perché una famiglia rimane in montagna se può lavorare, mandare i figli a scuola e vivere dignitosamente. Non perché qualcuno ha inaugurato un percorso emozionale con tanto di taglio del nastro.
Il tortello che tiene in piedi un paese
Il motore economico della cooperativa è il tortello alla lastra, specialità della tradizione locale diventata una piccola risorsa contro l’abbandono.
La produzione viene commercializzata tra le province di Arezzo, Forlì-Cesena e Firenze, passando dai piccoli negozi alimentari fino alla grande distribuzione.
Insomma, mentre altrove si cercano complicatissime strategie di marketing territoriale, a Corezzo hanno preso una ricetta tramandata da generazioni e l’hanno trasformata in occupazione.
Il tutto senza chiedere al tortello di partecipare a una conferenza stampa.
Se manca l’autobus, arriva la cooperativa
Ma la Vallesanta non si limita a produrre e vendere.
Tra le iniziative sociali illustrate dalla presidente c’è «C’è posto per te», un servizio di accompagnamento che sfrutta i viaggi settimanali effettuati per consegnare i tortelli.
Chi deve andare dal medico, raggiungere un servizio o sbrigare una commissione può trovare un aiuto concreto.
Perché nelle frazioni di montagna il problema non è soltanto trovare lavoro. È anche riuscire a raggiungere una farmacia, un ufficio postale o un ambulatorio senza dover organizzare una spedizione degna di Marco Polo.
Così un viaggio commerciale diventa anche un’occasione di solidarietà.
La mensa sospesa: qui non si butta via niente
Un’altra iniziativa è la «Mensa Sospesa», pensata per redistribuire gratuitamente le eccedenze della preparazione dei pasti scolastici.
La cooperativa utilizza, secondo quanto riferisce la presidente, materie prime biologiche e a chilometro zero. Il cibo preparato in eccesso viene destinato a chi ne fa richiesta, dagli anziani soli alle famiglie che ne hanno bisogno.
Una soluzione che affronta insieme due problemi: lo spreco alimentare e le necessità quotidiane delle persone.
Da qualche altra parte servirebbero probabilmente un tavolo tecnico, tre commissioni e uno studio di fattibilità per stabilire se sia opportuno dare da mangiare a chi ne ha bisogno.
A Corezzo preferiscono apparecchiare.
Anche lo smartphone può diventare un problema di montagna
La cooperativa offre inoltre un punto di ascolto e facilitazione digitale, dove gli abitanti possono chiedere aiuto per utilizzare lo smartphone, stampare documenti, effettuare pagamenti o affrontare piccole pratiche burocratiche.
Servizi apparentemente banali, almeno per chi ha tutto a portata di mano.
Ma quando per una semplice operazione bisogna scendere a valle, anche stampare un documento può diventare una mezza giornata di lavoro.
E mentre la pubblica amministrazione digitalizza tutto, dando spesso per scontato che ogni cittadino abbia dimestichezza con password, codici e applicazioni, qualcuno deve pur aiutare chi è rimasto indietro.
Trenta bambini valgono più di mille discorsi sul futuro
A Corezzo c’è anche una piccola scuola di montagna che accoglie circa trenta bambini, dal nido fino alla primaria.
Trenta bambini in un paese che d’inverno conta una sessantina di abitanti sono un patrimonio enorme.
Perché una scuola aperta significa famiglie, lavoro, relazioni e futuro. Una scuola chiusa, invece, rischia di essere il primo passo verso un paese che lentamente si spegne.
Ecco perché l’esperienza della Cooperativa Vallesanta merita attenzione: non rappresenta soltanto un’attività economica, ma un modo concreto di tenere insieme una comunità.
Non risolve tutti i problemi della montagna, naturalmente. Servono infrastrutture, trasporti, sanità, collegamenti e politiche pubbliche serie.
Ma dimostra che qualcosa si può fare anche partendo dal basso.
La morale? Meno chiacchiere e più tortelli
La storia di Corezzo racconta una cosa che dovrebbe interessare soprattutto a chi amministra i territori: lo spopolamento non si combatte soltanto finanziando progetti, ma creando le condizioni perché le persone possano continuare a vivere dove sono nate o dove hanno scelto di abitare.
La Cooperativa Vallesanta ha messo insieme tradizione, lavoro femminile, scuola, solidarietà e servizi di prossimità.
Non sarà la soluzione universale per salvare l’Appennino, ma è una dimostrazione concreta che le comunità possono reagire.
E soprattutto che la montagna non ha bisogno soltanto di essere celebrata nelle fotografie dei dépliant turistici.
Ha bisogno di persone che ci vivano.
A Corezzo, intanto, cinque donne lavorano, i bambini vanno a scuola e i tortelli viaggiano.
Altrove si continua a discutere di come fermare lo spopolamento. Qui hanno già acceso la lastra.
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