Le tensioni e gli episodi che stanno interessando l’Italia e altri Paesi europei impongono una riflessione seria e interventi concreti. Non possiamo limitarci a rincorrere le emergenze: dobbiamo ascoltare i giovani, comprendere il loro disagio e agire prima che le difficoltà si trasformino in situazioni più gravi.
È l’appello di Enrico Di Giuseppantonio (nella foto), Sindaco di Fossacesia e Presidente della Commissione Nazionale ANCI Inclusione, Famiglia e Pace, che torna su un tema già affrontato pubblicamente lo scorso 1° agosto, richiamando la necessità di investire nella prevenzione e rafforzare il dialogo con le nuove generazioni.
“Non è una preoccupazione nata oggi. Nel corso degli ultimi anni, in diverse occasioni, ho lanciato appelli per richiamare l’attenzione sul disagio giovanile e sulla necessità di intervenire prima che le difficoltà si trasformino in emergenze. È una convinzione maturata attraverso la mia esperienza amministrativa e il rapporto quotidiano con i cittadini. Le difficoltà delle famiglie, l’emarginazione, la mancanza di prospettive e la distanza tra giovani e società sono segnali che non possiamo ignorare. Oggi sento ancora più forte il dovere di ribadire questo messaggio”.
“La legalità va tutelata e chi commette reati deve risponderne. Ma la repressione, da sola, non basta. Occorre una strategia condivisa, con iniziative concrete, risorse adeguate e obiettivi comuni. Non possiamo intervenire soltanto quando un problema diventa visibile: dobbiamo saperlo riconoscere e affrontare prima che si trasformi in emergenza”.
Di Giuseppantonio richiama in particolare il ruolo dei sindaci, primi interlocutori delle comunità e spesso i primi a raccogliere le preoccupazioni delle famiglie.
“Conosciamo i nostri quartieri, le scuole, le piazze e i luoghi di aggregazione. Siamo vicini ai cittadini e possiamo cogliere segnali di disagio che rischiano altrimenti di rimanere nascosti. Questa vicinanza ci assegna una responsabilità importante, ma i Comuni non possono essere lasciati soli ad affrontare problemi tanto complessi. Serve un impegno condiviso, con il sostegno e la collaborazione concreta di tutte le istituzioni”.
È questo il punto centrale dell’appello: dallo Stato alle Regioni, dalle Province ai Comuni, fino a tutti gli enti pubblici coinvolti, occorre costruire un’azione coordinata, superando interventi frammentati e risposte dettate soltanto dall’emergenza.
“Le istituzioni devono fare ciascuna la propria parte, mettendo in comune competenze, risorse e iniziative. Non basta dichiarare che i giovani sono una priorità: bisogna dimostrarlo con progetti, servizi, opportunità e una presenza costante nei territori. La prevenzione deve diventare un impegno concreto e continuativo, non una risposta occasionale dopo un fatto grave”.
Famiglie, scuola, associazioni, parrocchie, società sportive e culturali e servizi sociali devono concorrere a costruire una rete educativa capace di riconoscere le fragilità, sostenere chi è in difficoltà e offrire alternative concrete alla solitudine, all’emarginazione e alla violenza.
“C’è un punto sul quale insisto particolarmente: non dobbiamo trascurare nessuno. Dobbiamo ascoltare tutti i giovani, anche quelli che non frequentano le associazioni, non partecipano alle iniziative organizzate o esprimono il proprio disagio attraverso la protesta. Dobbiamo andare loro incontro e confrontarci nelle scuole, nei quartieri e nelle piazze, senza pregiudizi e senza paura di ascoltare anche ciò che ci mette in discussione”.
Di Giuseppantonio sottolinea l’importanza di distinguere il diritto di manifestare e di esprimere il dissenso dagli atti di violenza, che non possono essere giustificati.
“Ascoltare non significa condividere tutto, così come comprendere un disagio non significa giustificare comportamenti sbagliati. Significa riconoscere che dietro ogni situazione possono esserci problemi e domande ai quali dobbiamo dare risposte. Il dialogo deve accompagnarsi al rispetto della legalità e dei diritti degli altri. Ma non possiamo chiuderci nell’indifferenza o limitarci a giudicare senza prima aver provato a capire”.
Il Sindaco richiama quindi la propria esperienza personale, che ha contribuito a consolidare la sua fiducia nel valore della partecipazione giovanile.
“Ho iniziato il mio impegno politico a sedici anni, in un movimento politico giovanile, e il mio primo incarico amministrativo è stato quello di assessore alle Politiche Giovanili della Provincia. Credo ancora nella capacità dei giovani di essere protagonisti autentici del cambiamento. Non dobbiamo parlare di loro soltanto quando finiscono nelle notizie di cronaca: dobbiamo coinvolgerli nelle decisioni, dare spazio alle loro idee e offrire opportunità concrete di crescita, formazione, lavoro e impegno civile”.
Per Di Giuseppantonio, la prevenzione passa anche attraverso investimenti nell’educazione, nello sport, nella cultura, nella partecipazione e nei luoghi di aggregazione.
“La prevenzione comincia molto prima di un episodio di violenza: quando una famiglia trova sostegno, quando la scuola intercetta una difficoltà, quando un Comune offre occasioni di partecipazione, quando un ragazzo incontra un adulto disposto ad ascoltarlo e ad accompagnarlo. È un lavoro quotidiano che richiede continuità, attenzione e responsabilità condivisa”.
Il Sindaco conclude con un appello diretto ai colleghi amministratori, al Governo e a tutte le istituzioni pubbliche.
“Chiedo allo Stato, alle Regioni, alle Province, ai Comuni e a tutti gli enti pubblici di assumere questo impegno come una priorità, coordinando le iniziative e trasformando le parole in azioni concrete. Ai sindaci rivolgo un invito particolare: continuiamo a stare tra le persone, frequentiamo i luoghi dei giovani, ascoltiamo le famiglie e non rinunciamo mai al dialogo. La nostra vicinanza ai cittadini è una risorsa preziosa, ma deve poter contare su una collaborazione istituzionale vera ed efficace.
Alla politica chiedo di recuperare la capacità di ascoltare, coinvolgere e offrire prospettive, tornando a essere uno strumento di partecipazione e di servizio alla comunità.
Non aspettiamo la prossima emergenza per occuparci dei nostri ragazzi. Non aspettiamo il prossimo episodio di violenza per domandarci che cosa non ha funzionato. Ascoltiamoli tutti, confrontiamoci con loro anche nelle piazze e non lasciamo indietro nessuno.
La sicurezza si costruisce anche prevenendo il disagio, rafforzando le relazioni e offrendo opportunità concrete. Per questo serve l’impegno di tutti, a ogni livello istituzionale, senza deleghe e senza alibi. Non possiamo chiedere alle famiglie, alla scuola o ai sindaci di affrontare da soli una sfida che riguarda l’intera società.
Il futuro dei giovani è il futuro del nostro Paese. Prevenire significa assumersi oggi la responsabilità di ciò che potrebbe accadere domani. È il momento di agire insieme, prima che sia troppo tardi”.
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