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Il petrolio torna sopra 110 dollari al barile e riporta al centro dei mercati il problema che nelle ultime settimane ha complicato il lavoro delle banche centrali: l’energia cara alimenta l’inflazione proprio mentre i costi di finanziamento di Stati e imprese restano elevati. Questa mattina le Borse europee si muovono poco sotto la parità, con Milano intorno a 49.050 punti, mentre il rendimento del Btp decennale sale al 4,58% e quello del titolo di Stato francese sfiora il 4,95%. Dalla Gran Bretagna arriva intanto un altro segnale: l’inflazione è salita al 3,5%, più delle attese, rafforzando le aspettative di un nuovo rialzo dei tassi della Bank of England.
Brent sopra 110 dollari dopo una nuova mina nello Stretto di Hormuz
Il Brent sale intorno a 110,3 dollari al barile e il Wti americano si avvicina a 99 dollari. A spingere i prezzi sono ancora le tensioni nello Stretto di Hormuz, dove una superpetroliera sarebbe finita contro una mina marina, mentre nelle ultime settimane sono aumentati gli attacchi contro le navi. Lo Stretto è uno dei passaggi più importanti al mondo per il petrolio: qualsiasi difficoltà nella navigazione rischia quindi di rallentare le consegne e aumentare sia il prezzo del greggio sia quello del trasporto. Negli Stati Uniti, inoltre, le scorte di petrolio sarebbero diminuite di altri 4,9 milioni di barili la scorsa settimana. Il punto per i mercati è semplice: se il petrolio resta sopra 100 dollari, benzina, trasporti e costi delle imprese restano elevati e diventa più difficile riportare l’inflazione verso gli obiettivi delle banche centrali.
Inflazione UK al 3,5%; quasi certo un rialzo dei tassi a novembre
Il problema è già evidente in Gran Bretagna. A settembre l’inflazione è salita dal 3,1% al 3,5%, il livello più alto da quasi un anno, contro il 3,4% previsto dagli economisti. A pesare sono stati soprattutto i carburanti, rincarati di quasi il 30% rispetto a un anno fa. Il mercato considera ormai quasi certo un rialzo dei tassi della Bank of England a novembre. La banca centrale aumenta i tassi quando vuole frenare l’aumento dei prezzi: prestiti e mutui diventano più costosi, famiglie e imprese tendono a spendere meno e la domanda rallenta. Per il governo britannico arriva però anche un secondo problema. Il debito pubblico ha superato per la prima volta 3.000 miliardi di sterline, mentre a settembre lo Stato ha preso a prestito quasi 25 miliardi, più del previsto. Con interessi più alti aumenta quindi anche il costo che il governo deve sostenere per finanziare quel debito.
In Francia il decennale sfiora il 4,95% e trascina anche il Btp
La tensione resta elevata anche sul debito europeo. Il rendimento del titolo di Stato francese a dieci anni è salito questa mattina intorno al 4,95%, mentre il Btp italiano si porta al 4,58%. Il differenziale tra Btp e Bund tedesco è intorno a 115 punti. Il mercato continua a guardare soprattutto alla Francia, dove proteste, difficoltà politiche e un deficit pubblico elevato stanno aumentando i dubbi sulla capacità del governo di mettere ordine nei conti. Gli analisti avvertono che una crisi francese sarebbe più difficile da gestire di quella greca del decennio scorso perché la Francia è un’economia molto più grande e ha circa 3.600 miliardi di euro di debito pubblico. Non significa che una nuova crisi dell’euro sia già iniziata: significa che gli investitori chiedono interessi sempre più elevati per prestare denaro a Parigi e stanno diventando più prudenti anche sugli altri Paesi molto indebitati.
Dow Jones +1% e Nasdaq fermo; Wall Street premia gli utili ma resta prudente sull’AI
Wall Street ha chiuso martedì in rialzo, ma con una forte differenza tra settori. Il Dow Jones ha guadagnato l’1,02%, l’S&P 500 lo 0,28%, mentre il Nasdaq è rimasto praticamente fermo, con un -0,02%. A sostenere il mercato sono stati soprattutto sanità e finanziari, mentre la tecnologia ha continuato a risentire dei dubbi sulle enormi spese necessarie per finanziare l’intelligenza artificiale. Dai risultati societari sono arrivati però anche segnali positivi. SpaceX ha riportato risultati superiori alle attese, mentre Super Micro Computer ha alzato nettamente le proprie previsioni sui ricavi grazie alla domanda di server per l’AI. La società prevede ora vendite trimestrali comprese tra 18,5 e 19,5 miliardi di dollari, contro circa 15,2 miliardi attesi dal mercato, e il titolo è balzato di oltre l’11% negli scambi successivi alla chiusura di Wall Street. Netflix ha invece deluso sulle prospettive dell’ultimo trimestre dell’anno, mostrando che nel settore tecnologico gli investitori non stanno più premiando automaticamente tutte le società: vogliono vedere crescita e profitti sufficienti a giustificare prezzi elevati e grandi investimenti.
Kospi +4% e Nikkei +1,3%; chip e AI rimbalzano dopo i conti Usa
I risultati americani hanno favorito il recupero dei tecnologici asiatici dopo le forti vendite di martedì. Il Kospi sudcoreano rimbalza di circa il 4% e il Nikkei giapponese dell’1,3%, con acquisti soprattutto sui produttori di chip e componenti per l’intelligenza artificiale. In Giappone Kioxia, Advantest e SoftBank sono tra i titoli più forti. Restano invece deboli le Borse cinesi, con Hong Kong e Shanghai in calo. Dal Giappone è arrivato anche un dato positivo sulle esportazioni, aumentate del 16,7% a settembre rispetto a un anno prima, grazie soprattutto a semiconduttori e prodotti legati all’AI. La crescita è stata comunque inferiore alle attese.
DeepSeek rende pubblico il software per abbassare i costi dell’AI
La competizione tra Stati Uniti e Cina sull’intelligenza artificiale continua intanto su un altro fronte. La cinese DeepSeek ha reso pubblico DeepInfer, un software sviluppato internamente per far funzionare i modelli AI utilizzando in maniera più efficiente chip e potenza di calcolo. In pratica, DeepSeek vuole consentire anche ad altre aziende di utilizzare alcune delle tecniche con cui riesce a ridurre il costo necessario per far funzionare un modello di intelligenza artificiale dopo che è stato addestrato. La mossa arriva subito dopo il divieto imposto dagli Stati Uniti all’utilizzo dei sistemi DeepSeek nelle agenzie federali civili per motivi di sicurezza. Pechino ha chiesto a Washington di ritirare le restrizioni, aprendo un nuovo capitolo della competizione tecnologica tra le due maggiori economie mondiali.
Btp Valore supera 8,6 miliardi di ordini in due giorni
A Piazza Affari resta sotto osservazione anche il mercato dei titoli di Stato. Il nuovo Btp Valore ha raccolto complessivamente circa 8,6 miliardi di euro nei primi due giorni di collocamento, confermando una domanda elevata da parte dei piccoli risparmiatori. L’emissione prevede due versioni: una paga cedole trimestrali con tassi che aumentano nel tempo, mentre l’altra riconosce un unico rendimento alla scadenza. Il collocamento è previsto fino a venerdì, salvo chiusura anticipata. Il risultato è significativo perché arriva mentre i rendimenti dei titoli di Stato europei stanno aumentando: per i risparmiatori significa poter ottenere interessi più elevati, mentre per lo Stato significa pagare di più per finanziarsi.
Stellantis ferma Atessa, Generali cambia organizzazione
Sempre tra i titoli italiani, Stellantis ha fermato altri quattro turni nello stabilimento di Atessa a causa della mancanza di componenti provocata dallo sciopero degli autotrasportatori contro il caro gasolio. Non è quindi un problema di domanda di veicoli: i pezzi necessari alla produzione non riescono ad arrivare regolarmente in fabbrica. Da seguire anche Generali, dopo la riorganizzazione approvata dal consiglio che elimina il ruolo di direttore generale e rafforza le responsabilità del deputy ceo Giulio Terzariol. Nel lusso attenzione a Ferragamo, che nei primi nove mesi ha registrato 675 milioni di euro di ricavi e ha ammesso che raggiungere le previsioni del mercato per l’intero anno sarà difficile, soprattutto a causa della debolezza asiatica. Moncler riunisce invece oggi il consiglio per l’aggiornamento sui primi nove mesi. Infine Recordati resta al centro dell’offerta del consorzio guidato da Cvc: l’investitore Palliser invita gli azionisti a non aderire ai 53 euro per azione, sostenendo che il valore della società sia almeno 60 euro.
Immagine: Pexels
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