«Anziani, disabili e famiglie possono aiutarsi a vicenda»


Diciotto anni di attività, migliaia di aderenti tra Verona e Vicenza e un obiettivo rimasto immutato nel tempo: creare una rete in cui anziani, persone con disabilità e famiglie possano sostenersi reciprocamente. Mauro Merli, presidente e fondatore dell’Associazione Anziani Disabili La Cancellata Onlus, racconta i progetti avviati sul territorio, il nuovo centro di aggregazione di via Pietro Cossali e le necessità alle quali il volontariato cerca ogni giorno di dare risposta.

La Cancellata ha compiuto 18 anni. Che cosa hai capito all’inizio di questa esperienza che ancora oggi guida il suo modo di essere presidente dell’associazione?
Nel sociale ci sono tante possibilità di discutere dei problemi, ma quando si condividono davvero le esperienze di vita delle persone con disabilità ci si rende conto che spesso manca loro la possibilità di spiegare le proprie difficoltà e che serve qualcuno disposto a dare una mano. Da questa consapevolezza è nata l’associazione, anche grazie al coinvolgimento di genitori e famiglie.

La Cancellata mette insieme due mondi, quello della disabilità e quello degli anziani. Perché avete scelto di occuparvi di entrambi?
Perché sono due realtà strettamente collegate. La disabilità può accompagnare una persona per tutta la vita e, nel frattempo, anche i genitori invecchiano. Abbiamo famiglie con figli disabili di 20 o 30 anni, magari ospitati in strutture come il CERRIS, a Marzana o in altri istituti, mentre i genitori arrivano a 60, 70 o 80 anni. A quel punto anche loro hanno bisogno di un ulteriore aiuto, perché con l’avanzare dell’età diventa più difficile riuscire a fare tutto.

L’associazione è cresciuta molto in questi 18 anni. Quanti aderenti avete oggi?
Siamo intorno ai tremila aderenti a Verona e oltre duemila a Vicenza. Poi abbiamo alcune persone anche a Mantova e in altre zone. Sono numeri importanti perché alla base del progetto c’è l’idea che le famiglie si aiutino tra loro. Ognuno può trovarsi ad affrontare un problema e il passaparola ha fatto crescere progressivamente l’associazione.

Riuscite quindi a rispondere anche a bisogni che le istituzioni non sempre riescono a soddisfare?
Sì. Lo vediamo anche quando chiediamo determinati spazi o servizi e scopriamo che non sono disponibili. Il sociale avrebbe bisogno di un’attenzione maggiore e più concreta.

Nel 2026 avete iniziato a utilizzare nuovi spazi aperti non soltanto ad anziani e persone con disabilità, ma anche a famiglie e giovani. Di che cosa si tratta?
Sono locali che abbiamo ottenuto grazie ad ATER. Erano spazi commerciali inutilizzati da parecchi anni e ci sono stati affidati con l’impegno di sistemarli e realizzare un centro di aggregazione. È nato così il centro di via Pietro Cossali. Ci sono circa quattro locali: in due si possono organizzare giochi, attività di cucito e momenti ricreativi; un altro può essere utilizzato per riunioni e corsi, per esempio sulla sicurezza. Abbiamo già coinvolto anche Polizia di Stato e Carabinieri con l’obiettivo di rendere le famiglie maggiormente partecipi della vita della città.

Un luogo, quindi, capace anche di mettere in relazione generazioni diverse.
Esatto. Ci sono famiglie con bambini che hanno bisogno di un posto in cui incontrarsi e giocare, ma ci sono anche anziani che possono stare con loro, insegnare qualcosa e fare un po’ da nonni. Attraverso questi spazi possiamo dare visibilità alle attività dell’associazione e, soprattutto, aiutare le famiglie.

Come sta rispondendo la cittadinanza al nuovo centro?
Piano piano. Non essendo ancora stato inaugurato ufficialmente, il progetto sta crescendo soprattutto attraverso il passaparola, partendo dalle famiglie che abitano più vicino. È un centro di aggregazione, ma dal punto di vista burocratico deve essere considerato anche un circolo. La burocrazia è sempre complicata. Intanto, però, abbiamo realizzato sale dove le persone possono giocare, stare insieme e condividere momenti della vita quotidiana. Siamo soddisfatti perché è venuto fuori un ambiente molto bello.

Portate avanti da anni anche corsi contro le truffe agli anziani e incontri sulla sicurezza domestica. Quali sono oggi le paure e le fragilità che incontrate più spesso?
Il progetto sulla sicurezza, sia in casa sia all’esterno, lo portiamo avanti dal 2010 nelle varie circoscrizioni. Oggi, non avendo più a disposizione quelle sale, abbiamo concentrato le attività nel nostro centro e in particolare nel rione della Cancellata, il quadrilatero compreso tra viale della Fiera, stradone Santa Lucia, via Roveggia e via Scopoli. In quell’area vivono famiglie che possono avere difficoltà a rapportarsi con la città, anche perché provengono da altri Paesi o perché hanno poche possibilità di trovare luoghi di svago e di incontro. Abbiamo scelto quindi di creare lì un punto capace di unire le persone e stiamo vedendo che, poco alla volta, cominciano a partecipare. Anche sul fronte della sicurezza c’è molto bisogno di interventi.

Quando si parla di anziani si pensa soprattutto all’assistenza, ma un altro grande problema è la solitudine. I centri di aggregazione possono essere una risposta?
Secondo me servono soprattutto a questo. Pensiamo agli anziani che vivono soli e magari hanno difficoltà anche a fare la spesa. Esistono cooperative che portano loro il pranzo a domicilio, ed è sicuramente un aiuto importante. Ma nella mia esperienza come amministratore di sostegno ho visto anziani ai quali il cibo arrivava regolarmente e che, nonostante questo, non mangiavano, proprio perché erano soli. Se invece possono mangiare in compagnia, lo fanno più volentieri e vivono anche più volentieri. Quando gli anziani stanno insieme riescono a parlare, confrontarsi, sfogarsi ed esprimere le proprie difficoltà.

Sul fronte della disabilità rimane centrale anche il tema del lavoro e della possibilità di garantire alle persone una propria dignità lavorativa. Che situazione incontrate?
C’è un forte bisogno di attività rivolte alle persone con disabilità. Esistono centri e strutture dell’ULSS in cui possono imparare delle attività ed essere seguite, ma spesso il problema più grande è riuscire materialmente a raggiungerle. Lo sto vedendo direttamente con alcune famiglie che avrebbero dovuto frequentare una struttura a Zevio: la vera difficoltà è il trasporto.

Perché il trasporto rappresenta un ostacolo così importante?
Un bambino può essere accompagnato dai genitori a scuola percorrendo magari poche centinaia di metri o un chilometro. Per un ragazzo con disabilità, soprattutto se utilizza una carrozzina, raggiungere una struttura specializzata può invece significare affrontare distanze più lunghe e avere bisogno di mezzi adeguati. I trasporti possono essere molto costosi e oggi ci sono difficoltà, sia da parte dell’ULSS sia dei servizi sociali, a garantirli a tutti. Alcune famiglie riescono ad avere questo servizio, altre no.

Guardando al futuro, che cosa ti auguri per La Cancellata?
Prima di tutto spero che riusciremo a ottenere un pulmino, così da aiutare soprattutto le famiglie con persone disabili. È importante dare ai ragazzi la possibilità di uscire, frequentare attività e vivere le proprie esperienze, ma anche permettere alle loro famiglie di avere qualche spazio per sé, perché assistere una persona con disabilità 24 ore su 24 può diventare molto impegnativo.

E oltre al tema dei trasporti?
Vorrei riuscire a far passare il messaggio che servono diversi centri di aggregazione come il nostro, distribuiti in tutta la città. Bisogna comprendere che anziani, persone con disabilità e famiglie con meno possibilità, se vengono messe in relazione, possono darsi una mano reciprocamente. È quello che la nostra associazione ha cercato di fare fino a oggi: aiutarsi a vicenda. Questa è la base di tutto.


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