Mentre le quotazioni dell’energia si avvicinano al punto più alto degli ultimi 4 anni, abbassare il prezzo delle bollette diventa una questione di mercato, di intese, ma anche di punti di vista. La soluzione è quella di rimborsare una parte dei costi sostenuti dalle centrali a gas tramite la revisione dell’Ets, il meccanismo di tassazione europea delle emissioni.
In Italia, è infatti il gas a fare il prezzo dell’energia e il governo vuole agire sul “problema” applicando questa misura contenuta nel “Dl bollette”, ancora in attesa di essere autorizzata da Bruxelles. C’è un accordo di massima con la Commissione Ue, ma le conseguenze sui consumatori e i costi da sostenere non sono chiari. Chi pagherebbe? Il rischio è di trovarsi in una situazione paradossale.
Cos’è l’Ets e perché incide sul prezzo delle bollette
L’Ets, Emissions Trading System, è il sistema europeo di scambio delle quote di emissione. Le centrali elettriche alimentate da combustibili fossili devono “restituire” – pagando – quote corrispondenti alla CO2 che emettono. Una tassa sull’inquinamento per incentivare la transizione energetica verso le rinnovabili.
Nel mercato elettrico all’ingrosso, però, il prezzo viene determinato attraverso un sistema marginale: l’ultima offerta in grado di soddisfare la domanda contribuisce a determinare il prezzo. E, in Italia, per la maggior parte delle volte è proprio il gas a fare il prezzo. Il costo delle quote Ets può quindi riflettersi sul prezzo pagato nelle bollette di luce e gas.
Il ragionamento del governo nasce da qui: se si riduce il costo che una centrale termoelettrica sostiene, può diminuire il prezzo all’ingrosso dell’energia, dando un beneficio ai consumatori. Ma il costo non scompare: viene trasferito altrove.
Come funzionerebbe il tetto al gas grazie agli Ets
Ancora, nulla è stato messo nero su bianco, ,a ma il meccanismo più vicino alla soluzione in discussione è il tope iberico, introdotto nel 2022 da Spagna e Portogallo durante la crisi energetica. “Potrebbe essere un meccanismo simile: al di sopra di un certo livello di prezzo del gas i prezzi vengono compensati. Il meccanismo rimborsava la differenza tra i prezzi e il tetto”, spiega a DossierToday.it Carlo Stagnaro, direttore delle ricerche dell’Istituto Bruno Leoni.
Il principio consente alle centrali elettriche di formulare offerte sul mercato assumendo un costo convenzionale del gas inferiore a quello effettivo, ricevendo poi una compensazione per la differenza, anche se nel caso italiano la formula potrebbe essere meno diretta.
Arera, l’autorità statale che regolamenta energia, reti e ambiente, aveva proposto due possibili sistemi per determinare il tetto: uno basato su una soglia iniziale predefinita, con aumenti graduali prima della conclusione della misura, e un altro indicizzato parzialmente alle quotazioni del gas. In quest’ultimo caso, la proposta prevede di incorporare nel tetto soltanto una quota delle variazioni del prezzo atteso.
Nel suo decreto Bollette, il governo prevedeva un rimborso collegato ai costi Ets, ma Arera, richiamando la normativa europea, aveva chiarito che il meccanismo non può tradursi in una restituzione diretta o indiretta dei costi Ets: deve preservare gli obblighi ambientali e utilizzare un sistema differente, fondato sul prezzo del gas.
I costi: dagli oneri agli incentivi, cosa succede
Il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha ipotizzato un rimborso medio di 30 euro per megawattora, applicato a una produzione di 110 TWh all’anno. Dunque, il costo per il sistema sarebbe di 3,3 miliardi di euro annui dal 2027.
La stessa relazione tecnica del decreto Bollette stima un beneficio lordo di 7,5 miliardi di euro, grazie alla diminuzione dei prezzi all’ingrosso. Da questa cifra occorre però sottrarre altre voci e non solo i rimborsi ai produttori: 750 milioni di maggiori oneri per gli incentivi alle rinnovabili, 160 milioni per il dispacciamento (la gestione coordinata e in tempo reale dei flussi di energia elettrica sulla rete) e 400 milioni di minori ricavi dalle rendite di congestione alle frontiere. Il risultato è un beneficio netto teorico di 2,89 miliardi di euro all’anno.
Esempio pratico, con la simulazione effettuata da Arera: se il meccanismo abbassasse il prezzo marginale di 30 euro al megawattora, il beneficio lordo degli acquirenti sarebbe di 30mila euro, mentre il rimborso ai produttori a gas ammonterebbe a 15mila euro. Il vantaggio netto semplificato sarebbe quindi di 15mila euro, prima di considerare altri effetti. Ma questo è lo scenario ideale.
Allora quanto si risparmierebbe in bolletta?
Arera precisa anche che, quando il prezzo viene determinato da altre tecnologie, il calmieramento del gas può non produrre effetti sul prezzo di mercato. E nei casi in cui più offerte contribuiscono contemporaneamente a determinare il prezzo, il beneficio può essere inferiore rispetto all’esempio teorico.
Il risultato dipende quindi da quanto spesso le centrali a gas risultano marginali e da come cambiano i prezzi nelle diverse ore. E gli effetti in bolletta? La relazione tecnica governativa permette di costruire un ordine di grandezza, con tutte le cautele necessarie.
Se il beneficio netto stimato di 2,89 miliardi fosse distribuito uniformemente su 250 TWh di consumi elettrici, il vantaggio equivarrebbe a circa 11,6 euro per MWh, ossia 1,16 centesimi per kWh. Per una famiglia con consumi annui di 2.000 kWh significherebbe all’incirca 23 euro all’anno.
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Nella realtà, la distribuzione dei vantaggi potrebbe essere molto diversa. Arera distingue infatti fra clienti con contratti indicizzati al Pun – il prezzo unico nazionale – che beneficerebbero direttamente dell’eventuale diminuzione del prezzo dell’elettricità, e clienti a prezzo fisso, per i quali lo sconto immediato sulla materia energia non è automatico.
Perché rischiamo di pagare il gas ai tedeschi
Di certo, i rimborsi vengono sostenuti dalla collettività. Finiscono quindi in bolletta, e la stessa Arera prevede che la parte non coperta dalle rendite di congestione venga recuperata attraverso un corrispettivo di dispacciamento applicato ai clienti finali, perché ritiene che tutti possano beneficiare almeno indirettamente della misura. Il rischio, quindi, è che alcuni consumatori sostengano il nuovo onere senza ricevere immediatamente un corrispondente sconto sul prezzo contrattuale dell’energia.
Ma bisogna considerare anche il rapporto con i mercati elettrici europei. “A differenza della Spagna, l’Italia è fortemente interconnessa e il rischio è che l’Italia diventi esportatrice di energia prodotta da gas. Si creerebbe un paradosso: il consumatore pagherebbe tramite le bollette un’energia prodotta da fonte fossile – il gas – per venderla ai tedeschi in un momento di scarsità”, avverte Stagnaro.
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È proprio la Spagna che fornisce il precedente: la diminuzione dei prezzi locali ha favorito un incremento delle esportazioni verso Francia e Marocco. Nel caso italiano, il regolatore ha analizzato il rischio che il nuovo meccanismo riduca le importazioni o, in determinate condizioni, aumenti le esportazioni di energia prodotta con il gas. Il problema è che il rimborso ai produttori verrebbe finanziato attraverso i corrispettivi del sistema elettrico italiano. Se l’elettricità agevolata fosse venduta all’estero, una parte dello sconto potrebbe quindi andare oltre confine.
Chi salda davvero il conto e cosa resta da decidere
Resta infine da chiarire il finanziamento. Il governo ha presentato una simulazione capace di generare quasi 3 miliardi di euro di benefici netti all’anno. Ma serve l’autorizzazione della Commissione Ue e i benefici non sono ancora chiari. Le ultime condizioni dell’accordo dovranno infatti stabilire il livello del tetto, la durata della misura, le modalità dei rimborsi e la ripartizione degli oneri.
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È su queste variabili che si giocherà la convenienza dell’intervento. Finché non saranno definiti la soglia e il meccanismo di copertura, non sarà possibile sapere quanti euro usciranno davvero dalle bollette delle famiglie. Il rischio da evitare è che il beneficio ottenuto sul prezzo dell’energia venga assorbito dai rimborsi ai produttori e dagli altri oneri necessari a finanziare l’operazione.
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