Aggiornato al 19 settembre 2026
La Federal Reserve aumenta i tassi d’interesse e il prezzo dell’oro scende.
Sembrerebbe una reazione quasi scontata.
Poi, però, passa appena un giorno e l’oro recupera gran parte del terreno perso.
È esattamente quello che abbiamo visto dopo la riunione della Federal Reserve del 16 settembre 2026.
La banca centrale statunitense ha aumentato i tassi di 0,25 punti percentuali, portando il tasso di riferimento nella fascia 3,75%-4,00%. Subito dopo la decisione, l’oro ha perso oltre l’1%, arrivando intorno a 4.240 dollari l’oncia.
Il giorno successivo, però, il movimento si è praticamente ribaltato: GoldSilver ha rilevato un recupero dell’oro di circa il 2,5%, con quotazioni nuovamente sopra i 4.360 dollari.
Come è possibile?
Per capirlo dobbiamo partire da una distinzione fondamentale: tassi d’interesse nominali e tassi d’interesse reali non sono la stessa cosa.
Perché quando salgono i tassi l’oro può scendere
L’oro fisico ha una caratteristica molto semplice:
non paga interessi.
Un lingotto acquistato oggi continuerà a essere un lingotto anche tra dieci anni. Non distribuisce dividendi e non paga cedole.
Un’obbligazione, invece, normalmente offre un rendimento.
Se i tassi salgono, anche i nuovi titoli di Stato possono diventare più remunerativi.
Un investitore potrebbe quindi ragionare così:
“Perché dovrei tenere una parte del mio patrimonio in oro, che non paga interessi, quando posso acquistare un titolo di Stato che mi offre un rendimento?”
Questo è il cosiddetto costo opportunità dell’oro.
Ed è uno dei motivi per cui un aumento dei tassi può inizialmente esercitare pressione sul prezzo del metallo giallo.
Dopo il rialzo della Fed del 16 settembre, inoltre, il dollaro si è rafforzato. Anche questo può penalizzare l’oro, perché il metallo è quotato prevalentemente in dollari e diventa quindi più costoso per chi utilizza altre valute.
Ma questa è soltanto metà della storia.
Il punto decisivo: quanto rendono davvero quei titoli?
Supponiamo che un titolo di Stato offra un rendimento del 4%.
Sembra interessante.
Ma cosa succede se l’inflazione è al 3%?
Il rendimento reale di quell’investimento non è più del 4%.
In maniera molto semplificata possiamo ragionare così:
rendimento nominale – inflazione = rendimento reale
Quindi:
4% di rendimento – 3% di inflazione = circa 1% di rendimento reale
Ed è proprio il rendimento reale uno degli elementi più importanti nel rapporto tra oro e obbligazioni.
GoldSilver ha evidenziato questo meccanismo analizzando i movimenti di oro e argento dopo la Fed: quando i rendimenti reali sono diminuiti, entrambi i metalli hanno recuperato terreno.
L’oro non teme semplicemente i tassi alti
Una frase può aiutare a capire il concetto:
L’oro non teme necessariamente i tassi alti. Teme soprattutto i tassi reali alti.
Se un titolo di Stato offre un rendimento elevato e l’inflazione è bassa, l’investitore ottiene un buon rendimento reale.
In quella situazione l’oro deve competere con un’alternativa piuttosto interessante.
Se invece i tassi sono alti ma anche l’inflazione rimane elevata, il rendimento reale può essere molto più basso di quanto sembri.
A quel punto il vantaggio delle obbligazioni rispetto all’oro diminuisce.
Ma allora l’inflazione fa sempre salire l’oro?
No.
Ed è importante dirlo perché rappresenta uno degli equivoci più frequenti quando si parla di oro.
Si sente spesso dire:
“Sale l’inflazione, quindi salirà automaticamente anche l’oro.”
Nel lungo periodo l’oro è spesso considerato una forma di protezione dalla perdita di potere d’acquisto delle valute.
Ma nel breve periodo il rapporto non è automatico.
Un aumento dell’inflazione può infatti convincere le banche centrali ad aumentare i tassi d’interesse.
Se i tassi aumentano più velocemente delle aspettative d’inflazione, i rendimenti reali possono salire.
E in quella fase l’oro può anche scendere.
È esattamente per questo che guardare soltanto il dato sull’inflazione non basta.
Fed, inflazione e oro: cosa bisogna guardare veramente?
Quando esce una notizia come:
“La Fed aumenta i tassi”
il mercato non si limita a osservare quel numero.
Gli investitori cercano immediatamente di capire cosa succederà dopo.
Le domande diventano:
- La Fed continuerà ad aumentare i tassi?
- L’inflazione continuerà a salire?
- I rendimenti dei Treasury aumenteranno?
- Il dollaro si rafforzerà?
- L’economia inizierà a rallentare?
- I rendimenti reali saliranno oppure diminuiranno?
Proprio durante la riunione di settembre, 16 membri della Fed su 18 hanno indicato la possibilità di ulteriori strette monetarie nel corso dell’anno.
Questo spiega perché la prima reazione dell’oro sia stata negativa.
Ma successivamente i rendimenti obbligazionari hanno iniziato a scendere e oro e argento hanno recuperato rapidamente.
C’è anche un altro fattore: le banche centrali comprano oro
Il rapporto tra oro e tassi d’interesse negli ultimi anni è diventato ancora più interessante per un altro motivo.
Le banche centrali continuano a rappresentare una componente importante della domanda mondiale di oro.
GoldSilver, citando le stime di Goldman Sachs, indica acquisti delle banche centrali nell’ordine di circa 91 tonnellate al mese e ricorda che Goldman mantiene una previsione sull’oro di 5.400 dollari l’oncia per la fine del 2027. Naturalmente si tratta di una previsione, non di una certezza.
Questo significa che oggi il prezzo dell’oro non dipende solamente da quello che fa la Federal Reserve.
Entrano in gioco anche:
banche centrali, investitori istituzionali, domanda di oro fisico, movimenti del dollaro, inflazione, rischi geopolitici e aspettative sui tassi futuri.
Oro e obbligazioni sono davvero concorrenti?
In parte sì.
Ma hanno caratteristiche profondamente differenti.
Un’obbligazione è un credito.
Chi compra un titolo di Stato presta sostanzialmente denaro a uno Stato e riceve in cambio una promessa di pagamento e, normalmente, un interesse.
L’oro fisico funziona diversamente.
Non rappresenta il debito di nessuno.
Non esiste un emittente che deve rimborsarlo.
Questo non significa che l’oro sia “migliore” di un’obbligazione.
Significa semplicemente che svolge una funzione diversa all’interno di un patrimonio.
Le obbligazioni possono avere come obiettivo principale la produzione di rendimento.
L’oro può avere invece una funzione di diversificazione e di conservazione patrimoniale nel lungo periodo.
Un esempio molto semplice
Immaginiamo due scenari.
Scenario A
Titolo di Stato: rendimento 5%
Inflazione: 1%
Rendimento reale approssimativo:
4%
In questo scenario un’obbligazione offre un rendimento reale interessante.
L’oro ha quindi un concorrente forte.
Scenario B
Titolo di Stato: rendimento 5%
Inflazione: 4,5%
Rendimento reale approssimativo:
0,5%
Il tasso nominale è sempre del 5%.
Ma la situazione per l’investitore è completamente diversa.
Ed è proprio per questo che limitarsi a leggere il livello dei tassi d’interesse può essere fuorviante.
La lezione dei giorni successivi alla Fed
Il movimento dell’oro dopo il 16 settembre 2026 è un ottimo esempio.
La Fed aumenta i tassi.
L’oro inizialmente scende.
Poi i rendimenti obbligazionari cambiano direzione e il prezzo dell’oro recupera rapidamente.
La formula:
“I tassi salgono, quindi l’oro scende”
è quindi troppo semplice.
Una descrizione più corretta sarebbe:
Tassi più alti possono penalizzare l’oro soprattutto quando aumentano i rendimenti reali. Se però l’inflazione resta elevata, i rendimenti reali diminuiscono oppure cresce la domanda di protezione e diversificazione, l’effetto può essere completamente diverso.
Cosa può imparare chi vuole acquistare oro?
Probabilmente la lezione più importante è non prendere decisioni sulla base di una singola notizia.
Un aumento dei tassi, una dichiarazione della Federal Reserve o un dato sull’inflazione possono provocare movimenti importanti nel breve periodo.
Ma per capire cosa sta realmente accadendo bisogna inserire quella notizia in un quadro più ampio.
Per chi guarda all’oro fisico con un orizzonte di diversi anni, tentare di indovinare ogni movimento giornaliero può essere molto meno importante che comprendere perché si desidera detenere oro e quale funzione deve avere all’interno del proprio patrimonio.
L’oro non dovrebbe essere acquistato semplicemente perché “domani potrebbe salire”.
E nemmeno venduto automaticamente perché “la Fed ha aumentato i tassi”.
Prima viene la comprensione dello strumento.
Poi viene la decisione.
Domande frequenti
Perché l’oro scende quando aumentano i tassi?
Perché tassi più elevati possono rendere più interessanti titoli di Stato e obbligazioni. Poiché l’oro non paga interessi, aumenta il costo opportunità di detenerlo.
L’aumento dell’inflazione fa sempre salire l’oro?
No. Nel breve periodo dipende anche dalla reazione delle banche centrali, dal livello dei tassi d’interesse, dai rendimenti reali e dall’andamento del dollaro.
Cosa sono i tassi reali?
In maniera semplificata sono il rendimento di un investimento al netto dell’inflazione. Se un titolo rende il 4% e l’inflazione è al 3%, il rendimento reale è approssimativamente dell’1%.
Perché i tassi reali sono importanti per l’oro?
Perché l’oro non paga interessi. Quando il rendimento reale delle alternative finanziarie aumenta, detenere oro diventa relativamente meno interessante. Quando diminuisce, il costo opportunità dell’oro si riduce.
Oro e titoli di Stato sono la stessa cosa?
No. Un titolo di Stato rappresenta un credito verso uno Stato e normalmente offre un interesse. L’oro fisico è invece un bene patrimoniale e non rappresenta il debito di un emittente.
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