Messaggio di auguri al Papa per «una pronta ripresa»
di Francesco Ricupero
Un messaggio di affetto, vicinanza e preghiera nel momento del ricovero in ospedale. È quello che hanno rivolto a Leone XIV i partecipanti all’incontro “A dieci anni da Amoris laetitia: annunciare il Vangelo con le famiglie oggi» questa mattina, martedì 13 ottobre, assicurandogli la propria vicinanza e augurandogli una pronta ripresa. «La accompagniamo con la preghiera», si legge nel messaggio in cui affidano al Signore il Pontefice e quanti si prenderanno cura di lui. L’Assemblea ha espresso, inoltre, gratitudine al Vescovo di Roma per aver promosso l’incontro e aver incoraggiato i partecipanti ad ascoltare le famiglie e i cammini delle Chiese.
Introducendo in Aula Paolo VI l’ultima giornata di lavori che hanno riunito Leone XIV con i capi delle Chiese Orientali, i presidenti delle Conferenze episcopali, coppie sposate e diversi esperti, il cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha ricordato che «se le famiglie sono chiamate a diventare sempre più soggetti della missione della Chiesa, ciò è dovuto anzitutto al dinamismo missionario insito nell’amore coniugale stesso. Esso ha inizio con la trasmissione della fede e della vita cristiana all’interno della famiglia e trova un’espressione più piena nella testimonianza di un amore autentico, capace di suscitare un impegno sia nella Chiesa sia nella società».
Nel corso dei lavori sul tema odierno “Le famiglie cristiane, soggetti della missione della Chiesa”, oltre all’introduzione del cardinale Farrell, si sono avvicendati gli interventi del cardinale Protase Rugambwa, arcivescovo di Tabora, in Tanzania, e di Véronique Longchamp, delegata nazionale della Conferenza episcopale francese per la Pastorale della famiglia.
«Attraverso la loro fede vissuta — ha spiegato Farrell — le famiglie possono portare la tenerezza di Cristo a quanti sono soli o la cui vita è stata segnata dalla fragilità e dalle difficoltà». Pertanto, ha assicurato il porporato, le nostre riflessioni di oggi cercheranno di individuare le iniziative che più efficacemente mettono in luce e promuovono la vocazione missionaria della famiglia.
E un invito a «considerare la realtà delle famiglie cristiane non semplicemente come destinatarie della pastorale familiare della Chiesa, ma piuttosto come soggetti attivi della sua missione» è stato rivolto dal cardinale Rugambwa, il quale ha posto un interrogativo, «a dieci anni dall’Amoris laetitia, cosa abbiamo imparato sul ruolo missionario delle coppie e delle famiglie stesse?».
In Africa, ha spiegato l’arcivescovo di Tabora, «la concezione della Chiesa come famiglia ha favorito un forte senso di appartenenza che ha portato la famiglia di Dio a camminare insieme e ad essere pronta a svolgere il proprio ministero in modo collaborativo. Questo non è altro che un modo sinodale di essere Chiesa, che è stato sperimentato nell’Africa orientale sin dall’introduzione e dall’affermazione delle strutture delle Piccole Comunità Cristiane negli anni ’70, come unità ideali di azione pastorale volte a favorire la collaborazione e la corresponsabilità dei fedeli nella vita e nella missione della Chiesa. Si tratta di un percorso — ha aggiunto — che ha visto le parrocchie trasformarsi in “famiglia di famiglie”, dove i fedeli non sono estranei gli uni agli altri e trovano facile interagire, pianificare e contribuire alla nobile missione dell’evangelizzazione. All’interno di queste strutture, dove si sono sviluppati vari ministeri laicali locali quali: il ministero per le relazioni comunitarie; il ministero per i sacramenti; il ministero per lo sviluppo economico; il ministero per lo sviluppo delle donne; il ministero per la salute della famiglia e della comunità; la pastorale giovanile e il ministero per la promozione delle vocazioni secolari e religiose, compresa la formazione e il sostegno dei futuri agenti pastorali, le famiglie e le coppie sposate si sono trovate coinvolte nella vita e nella missione della Chiesa attraverso la loro partecipazione a varie attività pastorali».
Questa forma di ministero partecipativo «viene estesa — ha sottolineato il porporato — attraverso associazioni, movimenti e gruppi laici, in cui tali iniziative sono pianificate pastoralmente e sostenute sia dai parroci che dagli uomini e dalle donne consacrati. Alla base di tutto ciò, soprattutto nel contesto africano, occorre promuovere la concezione della Chiesa come famiglia, come già proposto da Giovanni Paolo II (Ecclesia in Africa, n. 63). Guidati dal rinnovamento pastorale e missionario — ha tenuto a precisare — questa concezione deve essere ispirata a un modo sinodale di essere Chiesa, radicato nello spirito di comunione e partecipazione alla missione di tutto il Popolo di Dio».
«Le famiglie cristiane non sono semplicemente destinatarie dell’accompagnamento pastorale della Chiesa» ma costituiscono «i principali protagonisti della pastorale familiare» e i soggetti attivi della missione della Chiesa, il cui contributo «è insostituibile»: ne è fermamente convinta Véronique Longchamp, la quale ha affermato che il contributo delle famiglie «non risiede innanzitutto nel loro agire, ma nel loro essere stesso: nel loro modo di vivere quotidianamente la “comunità profonda di vita e di amore”».
Quando la loro vita quotidiana diventa «un luogo in cui il Vangelo prende forma e si manifesta nelle relazioni, nei gesti e nelle prove di ogni giorno — ha sottolineato — esse rendono visibile l’amore di Cristo per la sua Chiesa. E questa è la loro prima missione». Inoltre, la delegata della Conferenza episcopale francese per la Pastorale della famiglia ha ricordato che «crescere insieme nell’amore è una sfida che richiede di coltivare atteggiamenti essenziali», come «dialogo, perdono, pazienza, dono di sé e rispetto reciproco. Questi si traducono, nei momenti ordinari della vita coniugale, nella capacità di ascoltare l’altro, di superare i conflitti, di chiedere e concedere il perdono, di affrontare insieme le prove, di perseverare nella fedeltà, di accogliere un bambino, di prendersi cura l’uno dell’altro o di ricominciare dopo un fallimento». In tale contesto, secondo Longchamp, «gli sposi rendono visibile l’amore di Cristo: ogni passo compiuto nell’amore, anche il più modesto, diventa un segno. Lasciando agire la grazia di Dio nella loro vita, gli sposi diventano per i loro figli e per il loro entourage “cooperatori della grazia e testimoni della fede”».
Di qui, l’invito a tener ben presente come Amoris laetitia «ci ricorda anche che la famiglia è il primo luogo di socializzazione, dove si imparano l’attenzione all’altro, la condivisione, il rispetto e l’aiuto reciproco. È nella quotidianità della vita familiare che si impara concretamente a vivere l’Evangelo. La famiglia è un luogo di accoglienza incondizionata». E quando le famiglie — conclude Longchamp — «sono riconosciute come vere protagoniste della missione, aiutano la Chiesa stessa a diventare più sinodale, missionaria e attenta alle persone».
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