L’Italia deve aspettare l’Europa per definire davvero la sua legge di bilancio per il 2027. «La composizione della manovra sarà quindi definita alla luce del completamento della procedura europea per l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale (NEC – National Elasticity Clause) richiesta dall’Italia, anche se alcuni elementi saranno forniti nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) che, a breve, il Governo trasmetterà al Parlamento e alle Autorità europee». Lo ha precisato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026. «Cercheremo di arrivare prima del 20 ottobre, però questa vicenda, oggettivamente, ci condiziona».
La Commissione europea ha dato infatti lo scorso 8 ottobre il suo ok alla domanda di flessibilità avanzata dal governo italiano, ma adesso il fascicolo è al vaglio del Consiglio dell’Unione Europea (in sede Ecofin per competenza) che ha una mese di tempo per decidere. Insomma massimo l’8 novembre l’Italia saprà ufficialmente se potrà attivare lo strumento Ue e ottenere così 29 miliardi di flessibilità di bilancio extra.
Il ministro poi ha chiamato all’azione anche il Parlamento nello stilare l’ultima manovra della legislatura. Se il Dpfp del governo «definisce la cornice finanziaria entro la quale si svilupperanno le prossime scelte di bilancio», il confronto con il «Parlamento sarà parte essenziale del percorso che porterà alla definizione della prossima legge di bilancio».
La sfida resta, secondo Giorgetti, quella di «contemperare due esigenze imprescindibili: da un lato, la prosecuzione del percorso di consolidamento dei conti al fine di preservare la fiducia dei mercati; dall’altro, l’utilizzo degli spazi disponibili per sostenere, con interventi selettivi, gli investimenti, la competitività e le esigenze concrete di famiglie, lavoratori e imprese. È un equilibrio che richiede sì prudenza, ma soprattutto capacità di individuare con chiarezza le priorità».
L’Italia resiste alla tempesta internazionale
D’altronde, il Documento programmatico di finanza pubblica «si colloca – ancora una volta – in una fase particolarmente delicata per l’economia internazionale e per la finanza pubblica di diversi Stati membri dell’Unione europea». E fotografa l’Italia come «un Paese che, pur trovandosi ad affrontare un contesto internazionale complesso e condizioni finanziarie meno favorevoli, ha continuato a crescere, sostenuto dalla domanda interna e dalla solidità del mercato del lavoro, e può contare su un percorso di finanza pubblica prudente e credibile».
Però, continua Giorgetti, «lo scenario si conferma contraddistinto da elevata incertezza. Le tensioni geopolitiche, l’andamento dei prezzi dell’energia, le politiche commerciali e le condizioni finanziarie possono modificare rapidamente le prospettive economiche e, di conseguenza, incidere significativamente sugli andamenti di finanza pubblica».
In fasi come questa, «la credibilità finanziaria del paese è una risorsa che va assolutamente preservata con l’auspicabile più ampio consenso delle forze parlamentari». E negli ultimi anni l’Italia ha dimostrato «di saper rispettare gli impegni assunti nell’ambito delle nuove regole europee di bilancio e di voler mantenere un percorso di finanza pubblica sostenibile. D’altronde, ribadisce il titolare del Mef «la sostenibilità della finanza pubblica non è un obiettivo fine a sé stesso: è la condizione che consente allo Stato di mantenere nel tempo la capacità di intervenire e di perseguire le proprie priorità».
Prudenza anche nell’uso degli spazi di flessibilità concessi dall’Ue
Negli ultimi anni l’Italia non ha neanche rinunciato, aggiunge Giorgetti, «a mettere in luce alcuni nodi irrisolti della nuova governance economica che solo con la sua concreta applicazione potevano emergere». Nello specifico, la nuova governance richiede che nel piano strutturale di bilancio di medio termine il sentiero della spesa sia fissato in termini nominali, perché si basa su un’analisi di medio periodo in cui le oscillazioni dell’inflazione effettiva rispetto a quella sottostante alle previsioni «dovrebbero compensarsi» e perché intende incentivare politiche anticicliche qualora la maggiore inflazione derivasse da un surriscaldamento dell’economia reale.
L’attuale situazione, ha spiegato Giorgetti, è invece caratterizzata da una deviazione dell’inflazione «piuttosto intensa, importata e del tutto estranea alle condizioni economiche di fondo dei Paesi europei», che avrà conseguenze sulla dinamica nominale della spesa pubblica. Si tratta, ha detto, di sviluppi non prevedibili né incorporabili nelle ipotesi della traiettoria tecnica della spesa, basata sulla Debt Sustainability Analysis (Dsa), «ormai datate alla primavera del 2024». Il ministro si è detto fiducioso che, con gli opportuni approfondimenti tecnici, sia possibile individuare, «sempre nell’ambito della cosiddetta clausola nazionale di salvaguardia», un’interpretazione delle regole che tenga conto di questi elementi, «fermo il rispetto della sostenibilità della finanza pubblica». In caso contrario, ha avvertito, l’inflazione importata per lo shock esterno dell’energia genererebbe un duplice effetto: una politica fiscale restrittiva, a causa del meccanismo della nuova governance, e una politica monetaria restrittiva da parte della Bce, tesa a prevenire un’ondata inflazionistica. Un «combinato disposto assai dannoso per le economie europee», ha spiegato Giorgetti, «già messe a dura prova da anni di tensioni politiche ed economiche internazionali».
Intanto l’Italia ha «scelto di utilizzare in modo prudente e mirato gli spazi di flessibilità previsti dal nuovo quadro di regole europee e di farlo per spese volte, da un lato, a garantire un elevato livello di investimenti in settori strategici e, dall’altro, proteggere i cittadini dagli effetti dell’inflazione». Concretamente, ha anticipato il ministro dell’Economia, «le maggiori risorse per la difesa e la sicurezza energetica saranno destinate in misura significativa per spese in conto capitale, stimolando gli investimenti e l’occupazione e di conseguenza i redditi disponibili reali e i consumi delle famiglie».
Giorgetti apre al contibuto di banche ed energetici
Qualcosa però sulla manovra il ministro Giorgetti ha potuto anticipare. «Tutti quelli avranno la possibilità di contribuire in questo momento contribuiranno», ha dichiarato a margine dell’audizione alla Camera sul Dpfp, rispondendo a chi gli chiede della possibilità di chiedere un contributo in manovra dalle banche e dalle società energetiche.
E l’iperammortamento «sarà sicuramente non soltanto prorogato, ma ulteriormente rinforzato. Crediamo che sia, una volta che l’Europa ci ha fatto archiviare di Transizione 4.0 e 5.0, il più potente strumento per promuovere gli investimenti». (riproduzione riservata)
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