Dopo settimane in cui il mercato obbligazionario ha dettato il passo a tutto il resto, questa è stata una settimana di tregua: il Tesoro americano ha collocato 119 miliardi di dollari di titoli e il mercato li ha assorbiti senza fatica, i rendimenti sono ripiegati e Wall Street ne ha approfittato per tornare sui massimi. In Italia, intanto, è arrivato il dato sull’inflazione che merita qualche riga in più del solito, perché dietro quel 4,2% c’è una storia meno scontata di quanto sembri. E giovedì, infine, un numero su OpenAI ha fatto tremare per ventiquattr’ore tutto il comparto dei semiconduttori. Andiamo con ordine.
Il test delle aste è superato: 119 miliardi collocati senza strappi
Dopo il collocamento andato male a fine settembre, sul tavolo c’era un carico di emissioni governative americane che in molti temevano potesse incrinare il mercato. È andata diversamente: i 119 miliardi di dollari collocati tra martedì e giovedì hanno trovato compratori senza difficoltà, con la domanda sul decennale la più alta dal 2016 e il trentennale piazzato al rendimento più elevato dal 2000, ma con richieste robuste. Il Treasury a 10 anni, dopo un massimo in seduta al 5,36% che non si vedeva dal 2002, ha chiuso la settimana al 5,24%, tre punti base sotto il venerdì precedente.
I verbali della Fed hanno mostrato una banca centrale compatta nel voto ma divisa sulle ragioni, e nei giorni successivi il messaggio si è fatto più cauto: la probabilità di un rialzo già a fine ottobre è scesa al 17%, mentre una mossa entro dicembre resta ampiamente scontata. In Europa la BCE tiene il tasso sui depositi al 2,50%, con le attese per ottobre ferme a circa il 12%.
Sul fronte europeo la novità arriva ancora da Parigi, ma stavolta in direzione opposta. Dopo essere schizzato fino a 140 punti base a metà settimana sul caos della manovra, il differenziale francese con la Germania ha vissuto il restringimento più ampio dalla pandemia, innescato dal programma di tagli alla spesa annunciato dalla principale candidata all’Eliseo. Resta però il punto che qui segnalavamo sette giorni fa: il rendimento transalpino è sui massimi dal 2022 e venerdì l’OAT decennale rendeva ancora intorno al 4,8%, contro il 4,57% del nostro BTP. La Francia continua a pagare più dell’Italia e della Grecia. Il nostro spread, intanto, si è ristretto a 109 punti base, cinque in meno in una settimana.
Fonte: Milano Finanza, Il Sole 24 Ore, Consultique – Osservatorio sui mercati (dati Bloomberg), 6-9 ottobre 2026
Il greggio corre a metà settimana, poi si raffredda sulle parole di Washington
I rischi lungo le rotte di Hormuz e del Mar Rosso restano sul tavolo, e a metà settimana il greggio è tornato a correre sui timori di un allargamento del conflitto e sui danni alle infrastrutture saudite. Poi la rotta si è invertita, complice il rilascio coordinato di riserve strategiche da parte di G7 e Agenzia Internazionale dell’Energia e le dichiarazioni della Casa Bianca sull’Iran: venerdì il Brent ha chiuso poco sopra i 102 dollari e il WTI intorno ai 90 dollari. Il gas europeo al TTF resta invece sostenuto, tra i 73 e gli 81 euro/MWh, sulle preoccupazioni per le forniture invernali.
Nonostante l’altalena, l’energia si conferma il miglior comparto del 2026: +44% da inizio anno, un dato che da solo racconta buona parte di quello che è successo ai portafogli quest’anno.
Inflazione al 4,2%, ma l’inflazione di fondo è all’1,7%: cosa dicono davvero i numeri
Il dato Istat di settembre ha riportato l’inflazione italiana al 4,2% annuo, dal 3,3% di agosto, il livello più alto degli ultimi tre anni. Preso da solo, è un numero che spaventa. Guardato da vicino, racconta però una cosa diversa da quella che il titolo suggerisce.
L’accelerazione viene quasi tutta da una voce sola: i beni energetici sono saliti del 22,3% su base annua, dal 17,1% di agosto, con un balzo del 4,5% nel solo mese di settembre. L’inflazione di fondo, cioè quella calcolata togliendo energia e alimentari freschi, resta invece all’1,7%. Non siamo di fronte a una spirale generalizzata dei prezzi, ma a uno shock energetico che attraversa l’indice.
C’è però un terzo numero che spiega perché l’inflazione percepita è più alta di quella “di fondo”: i prodotti ad alta frequenza d’acquisto, cioè quelli che compriamo tutte le settimane, sono saliti del 5,3% annuo, contro il 4,3% di agosto. Il carrello della spesa in senso stretto, alimentari e cura della casa e della persona, si ferma all’1,7%. In pratica: la pasta e il detersivo rincarano poco, ma il pieno di benzina e la bolletta pesano ogni volta che li paghiamo, e sono proprio le spese che facciamo più spesso. Questo spiega la distanza tra quello che dicono le statistiche e quello che sentiamo al portafoglio.
Fonte: Istat, stima provvisoria prezzi al consumo settembre 2026
Sul fronte dell’attività, la stessa energia si fa sentire al contrario: ad agosto la produzione industriale italiana è scesa dell’1,3% rispetto a luglio, con i comparti energetici come unica voce in crescita. Anche l’indice PMI manifatturiero di settembre è uscito sotto le attese, a 51,7 contro i 54,6 previsti.
Wall Street torna sui massimi, ma un numero su OpenAI scuote i semiconduttori
Con il freno del reddito fisso allentato, i listini americani si sono ripresi il margine per salire: l’S&P 500 ha segnato il primo record dal 13 agosto, il ventottesimo dell’anno, e il Nasdaq 100 ha superato per la prima volta quota 31 mila. Il Vix è sceso a 14,8.
Giovedì, però, è arrivata la notizia che i ricavi annualizzati di OpenAI si aggirano intorno ai 50 miliardi di dollari, circa venti miliardi sotto quanto il mercato aveva lasciato intendere. Il giorno dopo si è chiarito che buona parte del divario nasce da un criterio contabile diverso, e l’allarme è in parte rientrato, ma i semiconduttori hanno chiuso la settimana in perdita di oltre quattro punti: Intel ha ceduto il 12,3%, SK hynix l’8,7%, Lam Research l’8,2%. In controtendenza Taiwan Semiconductor e Broadcom.
Vale la pena notare due cose. La prima è che sotto i record la rotazione è stata difensiva: nove settori su undici in progresso, con in testa consumi di base ed energia, e informatica e industriali gli unici in rosso. La seconda è che le stime sugli utili del trimestre appena chiuso, invece di sgonfiarsi strada facendo come capita quasi sempre, sono state alzate oltre il trenta per cento annuo. Per la prima volta in venticinque anni nessuno degli undici settori è atteso in calo, né di ricavi né di utili.
Fonte: Financial Times, Consultique – Osservatorio sui mercati (dati Bloomberg), 8-9 ottobre 2026
L’Europa, al contrario, ha pagato il prezzo più alto: al caro greggio e ai rendimenti in salita si è aggiunto il rischio politico, con le elezioni anticipate convocate in Spagna per il 29 novembre e la Francia impegnata fra manovra e scioperi. Il FTSE MIB ha perso l’1,5% nella settimana, l’EuroStoxx 50 l’1%.
L’euro cede ancora terreno, l’oro recupera tutto il perduto
Sul mercato dei cambi l’euro continua ad arretrare nei confronti del dollaro, con l’EUR/USD sceso in area 1,12 e un bilancio da inizio anno del -4,68%. Per chi investe dall’Italia è un dettaglio che conta: è il motivo per cui l’azionario americano, che in dollari guadagna il 15,1% da gennaio, in euro vale oltre diciannove punti.
L’oro ha recuperato l’1,3% nella settimana, riportandosi in area 4.200 dollari l’oncia e azzerando le perdite accumulate: il bilancio da inizio anno torna leggermente positivo in euro, pur restando negativo in dollari. A sostenerlo, il rientro dei tassi reali e la solita domanda delle banche centrali. La Bank of Japan, intanto, resta ferma all’1,25% dopo il rialzo di settembre, con il decennale giapponese intorno al 3% e il Nikkei che si conferma la miglior piazza dell’anno, quasi quaranta punti sopra gennaio.
Performance da inizio anno al 9 ottobre 2026
| Asset Class | Da inizio anno |
|---|---|
| Petrolio WTI | +60,00% |
| Nikkei 225 (Giappone) | +39,20% |
| MSCI Emerging Markets | +23,90% |
| Nasdaq 100 (USA) | +22,90% |
| S&P 500 (USA) | +15,10% |
| Russell 2000 (USA) | +14,30% |
| FTSE MIB (Italia) | +14,20% |
| MSCI World (in USD) | +13,50% |
| EuroStoxx 50 (Europa) | +9,30% |
| Obbligazionario High Yield Euro | -0,19% |
| Obbligazionario Corporate IG Euro | -0,90% |
| Bitcoin (in euro) | -1,94% |
| Obbligazionario Global Aggregate | -2,37% |
| Obbligazionario Governativo USA | -2,43% |
| Oro Spot (in dollari) | -2,90% |
| Obbligazionario Governativo Euro | -2,96% |
| Yen Giapponese (EUR/JPY) | -3,60% |
| Cambio EUR/USD | -4,68% |
Dati aggiornati al 9 ottobre 2026, in valuta locale salvo dove indicato. Fonte: elaborazione su dati Bloomberg (Consultique) e Tekta SCF.
La settimana ha offerto qualcosa che aspettavo: un test vero sul mercato obbligazionario. 119 miliardi di dollari di nuove emissioni, in un momento in cui tutti si chiedevano se ci fosse ancora appetito per il debito americano, sono stati assorbiti senza strappi.
Non ne trarrei però conclusioni affrettate. Una settimana non fa una tendenza, e il quadro di fondo non è cambiato: i rendimenti restano sui massimi di periodo, la Francia resta un problema aperto e lo shock energetico non ha finito di propagarsi. La parte breve della curva resta per me la scelta di base. Il tratto a medio termine è una possibilità che continuo a osservare, non una decisione già presa: se e quando avrà senso allungare, sarà con gradualità e sulla base di più conferme, non di una settimana andata bene.
Una cosa invece la dico senza esitazioni, perché vale a prescindere dalla scadenza: nella parte obbligazionaria resto sempre nell’area euro. Il rendimento di un titolo di Stato è raramente stellare, e basta un movimento avverso del cambio per azzerarlo o trasformarlo in una perdita. Prendersi un rischio valutario su una componente che sta in portafoglio proprio per dare stabilità mi è sempre sembrato un modo per farsi male nel posto sbagliato.
Sull’azionario, l’episodio OpenAI merita una riflessione che va oltre la settimana. Un singolo numero, poi in buona parte spiegato da un diverso criterio contabile, ha fatto perdere oltre quattro punti ai semiconduttori in cinque giorni. Quando le valutazioni incorporano aspettative molto alte, basta poco per rimetterle in discussione: non è un motivo per stare fuori, è un motivo per non avere in portafoglio più rischio di quello che si è disposti a sopportare in una giornata storta.
Come sempre, sono a disposizione per parlarne.
Marco Zanin
Questa lettera è uno strumento di aggiornamento e riflessione, redatta sulla base delle principali fonti economiche della settimana (Il Sole 24 Ore, Milano Finanza, Italia Oggi, The Wall Street Journal, Financial Times, Consultique, Tekta SCF). Non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza personalizzata. Le valutazioni espresse rappresentano un’interpretazione del contesto attuale e non previsioni sui mercati.
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