Parità di genere, una leva per la crescita delle Pmi


NAPOLI. Aiutare le imprese e i manager a realizzare luoghi di lavoro sempre più sostenibili e inclusivi, strutturare percorsi di carriera capaci di annullare il divario di genere e la disparità salariale a parità di mansioni, nonché facilitare un più ampio e agevole accesso ai fondi nazionali e agli sgravi fiscali messi a disposizione per le imprese. Sono questi alcuni degli obiettivi di “Managing For Inclusion”, il percorso presentato oggi a Napoli, presso la sede di Manageritalia Campania di via Medina 10, e ideato per far comprendere a imprenditori, in particolare alle PMI, ma più in generale a manager, responsabili risorse umane e sustainability manager i vantaggi economici, sociali e reputazionali della certificazione di genere e dello sviluppo di modelli organizzativi inclusivi, facendo conoscere in modo concreto e operativo tutti gli strumenti immediatamente applicabili alle organizzazioni del territorio analizzare i processi organizzativi, individuare gli squilibri, definire obiettivi misurabili e costruire un percorso verso la certificazione.

Tali obiettivi, del resto, riguardano direttamente la competitività del sistema produttivo italiano. Ad oggi, infatti, poco più di 15mila imprese su oltre 214mila PMI italiane risultano certificate sui temi della parità di genere. Numeri che mostrano quanta strada resti ancora da percorrere per trasformare diversità, equità e inclusione in pratiche organizzative strutturate e misurabili. Il quadro del mercato del lavoro conferma la persistenza di forti squilibri. Secondo il Rendiconto di genere INPS 2024, nel 2023, tra i dipendenti del settore privato con contratto a tempo indeterminato, gli uomini rappresentavano il 59,9% contro il 40,1% delle donne. Nei contratti a tempo determinato la distanza si riduce: 51,7% uomini e 48,3% donne. Il divario aumenta salendo lungo la scala gerarchica: solo il 21,1% delle posizioni dirigenziali è ricoperto da donne, contro il 78,9% degli uomini. Anche tra i quadri la presenza femminile si ferma al 32,4%, rispetto al 67,6% maschile. Dati che evidenziano come l’accesso delle donne ai ruoli di maggiore responsabilità resti uno dei nodi centrali su cui intervenire. Alle differenze di presenza si aggiungono quelle retributive.

Secondo l’indagine “Total Reward Trend 2025” di ODM Consulting – Gi Group su dati INPS, il gender pay gap medio si attesta al 10,4%, con differenze che attraversano tutti i livelli professionali: 12,3% tra gli operai, 10% tra gli impiegati, 5,7% tra i quadri e 10,6% tra i dirigenti. È in questo scenario che si inserisce “Managing for Inclusion”, proponendo una forma di svolgimento innovativa, che ha affiancato a una prima parte interamente dedicata all’acquisizione delle nozioni una seconda più emozionale e culturale, volta a potenziare il networking tra partecipanti. L’incontro ha messo così a confronto imprese, manager e professionisti sui temi della parità di genere, della certificazione e della trasparenza retributiva, approfondendo in particolare i vantaggi che le politiche di Diversity, Equity & Inclusion possono generare per le organizzazioni. Nel corso del pomeriggio Benedetta Pepe, Senior Consultant Diversity & Inclusion di WINclusion, e Micol Magni, DE&I Manager, hanno analizzato il ruolo delle politiche di DE&I come motore di innovazione e il valore dell’inclusione consapevole. Andrea Ragazzini, Sustainability & Impact Advisor di Filiera dell’Impatto srl Società Benefit, si è invece concentrato sul rapporto tra certificazione di genere e valorizzazione degli asset intangibili.

Ampio spazio è stato dedicato alle esperienze concrete delle aziende con una tavola rotonda che ha messo a confronto Andrea Guadalupi, Consigliere di Amministrazione di PRAXI S.p.A.; Alessandra Colpo, Direttore Amministrazione e Finanza di KUVERA S.p.A. (CARPISA); Stefan Henrichs, CFO di Continental Italia S.p.A.; e Davide Behar, Direttore Risorse Umane, Organizzazione e Qualità di GE.S.A.C. Dal confronto è emersa la necessità di considerare l’inclusione come una leva manageriale e organizzativa, capace di incidere sulla crescita professionale, sull’attrazione e valorizzazione dei talenti, sul clima aziendale e sulla competitività. In questa prospettiva, la certificazione non rappresenta soltanto un punto di arrivo, ma uno strumento per misurare e rendere strutturale il cambiamento.

«La parità di genere non è solo una questione di equità, ma una leva strategica per la crescita e la competitività delle imprese – afferma Ciro Turiello, presidente Manageritalia Campania che prosegue – occorre accompagnare soprattutto le PMI nel tradurre questi principi in azioni concrete e misurabili. Servono competenze manageriali e una cultura d’impresa capace di superare gli stereotipi, valorizzare talenti e differenze e garantire a donne e uomini le stesse opportunità di crescita».

Per Federica Cordova, Professore Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Salerno e responsabile gruppo area DEIA Manageritalia Campania: «è stato molto importante coinvolgere aziende del territorio campano e di dimensioni medio piccole, proprio perché interessava avere un polso della situazione sul territorio, lì dove c’è più da fare. Molto utile anche confrontarsi con figure che non fossero solo direttori del personale, ma anche altre posizioni con ruoli più strategici, per condividere e trasmettere loro tutti i vantaggi competitivi di questo percorso. In tal senso – aggiunge Cordova – è stato prezioso parlare dell’inclusione a tutto tondo, non solo in termini di parità di genere ma anche rispetto al mondo delle disabilità, facendo sì che lo spazio di lavoro e di vita sia pienamente accessibile, favorendo l’autodeterminazione e il contributo di ciascuno. La vera svolta – osserva Cordova – arriverà quando l’inclusione non passerà solo per leve fiscali oppure obblighi di legge, ma nascerà col prendere atto che introdurre nel tempo e in modo efficace questi processi in un’azienda, attraverso pratiche virtuose, sostanzierà il solido raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità». A conclusione dell’incontro, i partecipanti hanno preso parte a “I tetti del Duomo di Napoli: un percorso tra storia e panorama”, un’esperienza a circa 40 metri d’altezza per scoprire Napoli da una prospettiva inedita, tra il Vesuvio, il Golfo e Capri.




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